La crisi finanziaria del 2008 non smette di provocare ripercussioni economiche e sociali, soprattutto nei Ventisette paesi membri dell’Unione europea. Nel 2012 quasi quattro...

La crisi finanziaria del 2008 non smette di provocare ripercussioni economiche e sociali, soprattutto nei Ventisette paesi membri dell’Unione europea. Nel 2012 quasi quattro quinti degli abitanti dell’Unione potranno trovarsi a vivere in un paese segnato da cospiscue difficoltà di ordine economico e sociale. Non tutti, però, si troveranno proprio nella medesima situazione: le previsioni di variazione del Pil per il 2012 vanno dal -3% del Portogallo al + 3,4% della Lituania. Con una crescita dello 0,6% la Francia si collocherà nella media dei Ventisette. Queste previsioni dovrebbero indurre a rimettere in discussione alcune rappresentazioni dell’Ue allargata, dato che i sei paesi in situazione migliore saranno paesi membri di recente adesione.

 
Quali sono le previsioni di Eurostat [1] relative alle variazioni del Prodotto interno lordo (Pil) [2] dei Ventisette paesi membri dell’Unione europea?
La risposta parte da una cartina dell’Ue a 27 messa a punto a partire dalle previsioni della variazione del Pil in volume sul 2012.
Lo studio presenta anche quattro grafici relativi alle previsioni per il 2011 [3], il 2012 e il 2013 [4], in modo tale da mettere il biennio 2012-2013 in rapporto dinamico rispetto al 2011.
Infine, un quinto grafico visualizza la ripartizione della popolazione dei Ventisette in funzione delle previsioni della variazione del Pilper il 2012, in percentuale rispetto alla popolazione totale.

Iniziamo dalla cartina

Iniziamo da una prospettiva d’insieme, ovvero da una cartina dell’ “Ue-27”, contenente “le previsioni di variazione del Pil per l’anno 2012, in percentuale rispetto all’anno precedente”.

\"UE-27:

La suddivisione dei paesi in quattro gruppi è stata realizzata con il metodo dei quantili. Questa cartina nello specifico mostra che gli Stati Baltici, la Polonia, ma anche la Romania e la Bulgaria si troveranno in una situazione più favorevole di Regno Unito, Francia o Italia.
Perfezioniamo l’osservazione dei quattro gruppi di paesi messi in evidenza dalla cartina con i grafici corrispondenti per collocare ogni paese in posizione relativa nell’ambito del suo stesso gruppo. I grafici sono presentati in ordine decrescente di previsioni per il 2012. A ogni grafico si accompagna un commento così articolato: composizione del gruppo nel 2012, peso demografico, previsioni per il 2013 e, all’occorrenza, altro di cui tener conto.

Gruppo verde

Consideriamo il grafico del primo gruppo (in verde sulla cartina): “Previsioni di variazione del Pil in percentuale rispetto all’anno precedente, per il 2011, 2012, 2013. I sei paesi dell’UE-27 tra il 2,1 e il 3,4 per cento nel 2012”.

\"PIL

Composizione del gruppo nel 2012

I sei paesi che per il 2012 possono contare su previsioni di variazione del Pil più alte nell’Ue – tra il 2,1 e il 3,4 per cento – sono tutti membri di recente adesione, entrati nell’Ue nel 2004 o nel 2007 (Bulgaria e Romania). In ordine decrescente si tratta di: Lituania (3,4%), Estonia (3,2), Lettonia e Polonia (2,5), Bulgaria (2,3) e Romania (2,1) [5]. A eccezione degli ultimi due paesi, tutti nel 2012 potrebbero tuttavia andare incontro a un netto rallentamento dell’attività economica in rapporto al 2011.
Questo gruppo conta soltanto un membro della zona euro: l’Estonia. I paesi della zona euro sono dunque sotto-rappresentati nel gruppo dei paesi che beneficeranno nel 2012 delle crescite più significative del Pil.

Peso demografico

Questo gruppo di sei paesi alla metà del 2011 contava una popolazione valutata soltanto al 14,7 per cento della popolazione complessiva dell’UE-27 (pari a 502 milioni di abitanti) [6].

Previsioni per il 2013

Per il 2013, le previsioni di crescita del Pil di questi sei paesi saranno comprese tra il 3 e il 4 per cento (Estonia).

Da tenere presente

Teniamo presente che si tratta di paesi ancora relativamente poveri. Nel 2010 il Pil procapite rispetto all’indice Standard del potere d’acquisto (Spa) nell’UE-27 su base 100 andava da 44 in Bulgaria a 64 in Estonia [7]. In altri termini, tutti continuano a essere di gran lunga meno ricchi della media dell’Ue. Partendo dal basso è per loro più facile generare produttività economica. Inoltre, tutti si avvalgono proficuamente dei fondi per la politica regionale [8]. I sei paesi in questione potrebbero ricevere per il periodo 2007-2013 poco meno di un terzo dei fondi, ovvero 108,4 miliardi di euro [9]. La sola Polonia dovrebbe intascare per il periodo considerato la non trascurabile cifra di 67,3 miliardi di euro. Naturalmente tutto ciò può contribuire in parte, ma non spiegare del tutto il livello di crescita di questi paesi.

Gruppo kaki

Osserviamo ora il grafico del gruppo 2 (sulla cartina in kaki): “Previsioni di variazione del Pil in percentuale rispetto all’anno precedente, per il 2011, 2012, 2013. I sei paesi dell’UE-27 tra l’1,1 e l’1,4 per cento nel 2012”.

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Composizione del gruppo nel 2012

I sei paesi che per il 2012 presentano crescite del Pil comprese tra l’1,4 e l’1,1 per cento sono sia membri dell’Ue di lunga data sia di recente adesione. Si tratta di: Svezia, Finlandia e Danimarca (1,4%), Malta (1,3), Slovacchia e Irlanda (1,1). In termini di livello di vita questo gruppo è eterogeneo: in effetti comprende paesi il cui Pil procapite in Spa UE-27 su base 100 nel 2010 andava da 128 per l’Irlanda a 74 per la Slovacchia. Nel 2012 in Svezia, Finlandia e Slovacchia vi sarà un rallentamento dell’attività particolarmente significativo.
Di questo gruppo fanno parte quattro membri della zona euro e due non membri della zona euro (Svezia e Danimarca).

Peso demografico

Questo gruppo di sei paesi alla metà del 2011 contava una popolazione stimata al 6,1 per cento della popolazione complessiva dell’UE-27. Si tratta del meno popoloso dei quattro gruppi qui rappresentati.

Previsioni per il 2013

Le previsioni di variazione del Pil per questi sei paesi nel 2013 sono tutte in aumento, comprese tra l’1,7 e il 2,9 per cento.

Gruppo marrone

Osserviamo ora il grafico del gruppo 3 (in marrone sulla cartina): “Previsioni di variazione del Pil in percentuale rispetto all’anno precedente, per il 2011, 2012, 2013. I sette paesi dell’UE-27 tra lo 0,7 e l’1 per cento nel 2012”.

\"PIL

Composizione del gruppo nel 2012

I sette paesi che si caratterizzano per previsioni di crescita del Pil comprese nel 2012 tra lo 0,7 e l’1 per cento sono sia paesi fondatori della Comunità economica europea sia paesi di recente adesione. Questi paesi si collocano immediatamente al di sopra della media dell’UE-27 prevista per il 2012, lo 0,6 per cento. In ordine decrescente si tratta di Lussemburgo e Slovenia (1%), Austria e Belgio (0,9), Germania (0,8), Repubblica Ceca e Spagna (0,7).
Questo gruppo di sette paesi in difficoltà, nei quali la disoccupazione nel 2012 potrebbe aumentare, conta soltanto paesi della zona euro con un’unica eccezione: la Repubblica Ceca.

Peso demografico

Questo gruppo di 7 paesi alla metà del 2011 rappresentava una popolazione equivalente al 32 per cento della popolazione complessiva dell’Ue, fattore che le conferisce un peso significativo.

Previsioni per il 2013

Nel 2013, questi 7 paesi potrebbero tuttavia beneficiare di una crescita del Pil più elevata rispetto a quella del 2012.

Da tenere presente

In termini di qualità della vita, questo gruppo è più eterogeneo, in quanto comprende paesi il cui Pil procapite in SPA UE-27 su base 100 andava nel 2010 da 271 in Lussemburgo a 80 nella Repubblica Ceca.
Notiamo che di questo gruppo fa parte il pezzo grosso economico dell’UE, la Germania, per la quale si prevede “soltanto” lo 0,8 per cento di variazione del Pil in volume per il 2012, ovvero un calo di 2,1 punti percentuali in rapporto alle previsioni per il 2011 [10]. Essendo la Germania l’unica vera potenza commerciale esportatrice dell’Ue, ci si può domandare quale sarà l’incidenza di questo rallentamento della locomotiva sul saldo commerciale extracomunitario dell’Ue, già di norma in deficit.

Gruppo rosso

Consideriamo infine il grafico del gruppo 4 (in rosso sulla carta): “Previsioni di variazione del Pil, in percentuale rispetto all’anno precedente, per il 2011, 2012, 2013. Gli otto paesi dell’UE-27 tra il -3 e il +0,6 per cento nel 2012”.

\"PIL

Composizione del gruppo per il 2012

Gli 8 paesi membri che nel 2012 possono evidenziare le più deboli crescite del Pil – talvolta negative – appartengono a più tipologie e generazioni. In effetti vi si trovano sia alcuni paesi fondatori della CEE, sia altri paesi entrati a farne parte negli anni Settanta e Ottanta e altri ancora entrati nel 2004. In ordine decrescente di previsione di variazione del Pil per il 2012 si tratta di: Regno Unito e Francia (0,6%), Ungheria e Paesi Bassi (0,5), Italia (0,1), Cipro (0), Grecia (-2,8) e Portogallo (-2,8). È facile notare che il Portogallo nel 2012 potrà andare incontro a un calo del Pil più consistente ancora di quello del 2011.
Sei di questi 8 paesi sono membri della zona euro (a esclusione di Regno Unito e Ungheria). Si prende pertanto atto di una rappresentanza particolarmente forte dei paesi della zona euro nei gruppi dei paesi maggiormente in difficoltà (il 3 e il 4). I sostenitori dell’euro di sicuro auspicavano un risultato di tutt’altro tenore per il decimo anniversario della moneta unica…

Peso demografico

Questo gruppo di 8 paesi contava alla metà del 2011 una popolazione stimata al 47,2 per cento della popolazione complessiva dell’UE, fattore che gli conferisce un peso determinante sulla dinamica complessiva dell’UE.

Previsioni per il 2013

Per tutti i paesi di quest’ultimo gruppo, le previsioni di variazione del Pil per il 2013 sono al rialzo, ma in modo modesto, compreso tra lo 0,7% (Grecia) e l’1,8 (Cipro). La Francia nel 2013 dovrebbe far registrare un aumento dell’1,4 per cento, ovvero pari alla media prevista per quella data per l’UE (1,5%).

Da tenere presente

Con tali previsioni di variazione del Pil, non è necessario essere grandi esperti per comprendere che i mercati finanziari diverranno sempre più esigenti prima di prestare soldi e finanziare questi debiti sovrani. Una crescita economica così debole rischia di contribuire a far aumentare la disoccupazione, nel momento stesso in cui coloro che hanno perduto il loro posto di lavoro alla fine del 2008 o del 2009 sono spesso già vicini alla fine dei sussidi. Ebbene, la maggior parte dei paesi del quarto gruppo già nel mese di ottobre 2011 aveva un tasso di disoccupazione compreso tra l’8,2 per cento (Cipro) e oltre il 18 per cento (Grecia) della popolazione attiva, a esclusione dei Paesi Bassi (4,8) [11].

Quattro europei su cinque

Al fine di meglio visualizzare il peso di ciascun gruppo nell’ambito dell’UE, osserviamo infine il grafico 5, che ha altri codici colore. “Ripartizione della popolazione dell’UE-27 in funzione delle previsioni della variazione del Pil per il 2012, in percentuale rispetto alla popolazione complessiva”.

\"PIL

Osservando questo grafico, il complesso dei paesi dei gruppi 3 (32 per cento della popolazione dell’UE) e 4 (47,2 per cento) nei quali le crescite del Pil nel 2012 saranno uguali o inferiori all’1 per cento – ovvero molto scarse – rappresenta il 79,2 per cento della popolazione complessiva dell’UE-27. Ciò significa che i quattro quinti circa degli abitanti dell’UE potrebbero vivere nel 2012 in un paese segnato da pesanti difficoltà economiche e sociali. Non dimentichiamo tuttavia che all’interno di ogni paese le situazioni possono variare da una regione all’altra come pure da un individuo all’altro.

In un certo senso, il 2012 potrebbe essere definito per ciò che concerne l’attività economica dell’UE-27 “l’anno del grande rallentamento”. In effetti, la crescita del PIL rallenterà di un punto percentuale nel 2012 (0,6 per cento) in rapporto al risultato del 2011 (1,6 per cento). Pare probabile che questo rallentamento economico produrrà accelerazioni in molti ambiti, per esempio finanziario, sociale, territoriale, politico, istituzionale, diplomatico e strategico. In poche parole, geopolitico.

(Traduzione di Anna Bissanti)

NOTE:

* Pierre Verluise è direttore di Diploweb.com, docente di Geopolitica presso la Ecole de Management di Grenoble, direttore di ricerca all'IRIS, direttore di seminario all'Ecole de Guerre di Parigi.

[1] Il database online di Eurostat è consultabile gratuitamente in varie lingue al seguente indirizzo: epp.eurostat.ec.europa.eu/
[2] Tutti i dati sono stati estrapolati dal database online di Eurostat. Eurostat definisce il Pil in questi termini: “Il prodotto interno lordo (Pil) è un indice dell’attività economica. Esso indica il valore di tutti i beni e i servizi prodotti una volta sottratti i valori dei beni e dei servizi utilizzati per la loro creazione. Il calcolo del tasso di crescita annuale del Pil in volume è destinato a permettere un confronto delle dinamiche di sviluppo economiche sia nel tempo sia tra economie di diverse dimensioni. Per il calcolo del tasso di crescita del Pil in volume, il Pil a prezzi fissi è confrontato con quello dell’anno precedente e i cambiamenti di volume così calcolati sono imputati al livello di un anno di riferimento. Si definisce questa una serie concatenata. Di conseguenza le alterazioni del prezzo non contribuiscono ad aumentare il tasso di crescita”. In altre parole, si tiene conto dell’inflazione.
[3] Alla fine di dicembre 2011, Eurostat presenta le variazioni consolidate del Pil in volume per l’anno…2010. Alla fine di dicembre 2011 le variazioni del Pil in volume per l’anno 2011 sono presentate ancora come previsioni. Probabilmente dunque occorrerà attendere la fine del 2012 per disporre di informazioni consolidate per tutti i paesi membri nel 2011.
[4] É superfluo notare che questi dati – aggiornati alla fine del dicembre 2011 – devono essere presi in considerazione con cautela, specialmente per il 2013, perché il margine d’errore pare più importante.
[5] Osserviamo che questi 6 stati membri nel 2012 secondo Eurostat avrebbero una crescita del Pil superiore a quella degli Stati Uniti (1,5%) e del Giappone (1,8%). Si tratta tuttavia di volumi non comparabili, ovviamente.
[6] Fonte dei dati su scala nazionale : Jean-Paul Sardon, «La population des continents et des pays en 2011 », Population et Avenir, n°705, novembre-dicembre 2011, pp.18-23.
[7] Fonte: Eurostat, database, consultato il 27 dicembre 2011.
[8] Ricordiamo che 347 miliardi di euro, pari al 35,7 per cento del budget complessivo dell’Unione Europea, sono stati allocati alle politiche regionali per il periodo 2007-2013, per un corrispettivo di oltre 49 miliardi per anno.
[9] Fonte : Sito della Commissione Europea, Politica regionale Inforegio, ec.europa.eu/regional_policy/thefunds/funding/index_fr.cfm#1; consultato il 27 dicembre 2011.
[10] La cancelliera Angela Merkel disponeva già di queste cattive notizie in occasione dei negoziati del secondo semestre 2011 sulla zona euro, e ciò potrebbe contribuire a spiegarne il comportamento.
[11] Fonte : Eurostat, database consultato il 27 dicembre 2011.


FONTE:

Diploweb
Traduzione di Anna Bissanti


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