Da quando hanno preso il via le politiche di riforma e apertura della Cina, negli anni Settanta, il tasso medio annuo di crescita economica...

Da quando hanno preso il via le politiche di riforma e apertura della Cina, negli anni Settanta, il tasso medio annuo di crescita economica del Paese si è attestato intorno al 10%.

Al momento, il prodotto interno lordo della Cina è secondo solo agli Stati Uniti; Pechino è il maggior importatore ed esportatore del mondo e il maggiore possessore di riserve di valuta estera. Alla notevole ascesa economica cinese si aggiunge un potenziamento del ruolo della Cina nello sviluppo e nella governance sia regionali sia globali.

Con le economie degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del Giappone che barcollano tra crescita debole e pesanti livelli di debito, la Cina è un motore fondamentale della crescita economica globale che contribuisce, insieme ad altre importanti economie emergenti, quasi per due terzi della nuova produzione economica mondiale. Secondo numerose proiezioni, per il 2030 la Cina supererà gli Stati Uniti come maggiore economia del mondo.

Con l’affermarsi della sua potenza, la Cina diventerà naturalmente una protagonista più importante nel delineare lo sviluppo e la governance regionale e globale. Allo stesso modo, con la sua economia che entra in una nuova fase attraverso una costante innovazione tecnologica e un boom della domanda interna, la Cina avrà un ruolo maggiore quale importante mercato e risorsa capitale per la crescita economica regionale e globale.

L’economia cinese è fortemente integrata nel mercato globale, quindi il Paese dovrebbe partecipare attivamente ad iniziative per riformare il sistema economico internazionale. Mentre un processo di riforma stabile e evolutivo è importante per la Cina, il risultato desiderato dovrebbe vedere modifiche strutturali che producano un nuovo e più efficace sistema internazionale.

La Cina è attiva nel promuovere sforzi per migliorare la governance regionale attraverso diversi forum che coinvolgono la regione dell’Asia-Pacifico nel suo complesso: Asia Orientale, Asia Centrale e Asia Nordorientale. L’obiettivo è chiaro: aiutare a creare un ambiente favorevole per la cooperazione economica, migliorare la fiducia a livello politico e la sicurezza nella regione.

È significativo che la strategia della Cina sia multidimensionale, comprendendo più delle sole questioni economiche. Una parte importante di questi sforzi sono gli accordi di libero scambio, bilaterali o sub-regionali, come l\’accordo \"Idi libero scambio (FTA) tra la Cina e l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN). Essi sono differenti dall’integrazione dettata dalle leggi del mercato, perché oltre ad essere conformi alle norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, forniscono una base più ampia per la cooperazione tra i governi di diversi paesi. L’esperienza dimostra che gli accordi di libero scambio possono avere un impatto profondo sul miglioramento della governance nelle singole economie e nei sistemi regionali.

Durante lo scorso decennio, la Cina prese l’iniziativa di stabilire l’accordo di libero scambio tra Cina e ASEAN (CAFTA) e giocò il ruolo principale nello studio sulla fattibilità dell’Accordo di Libero Scambio per l’Asia Orientale. La Cina ha anche cercato di promuovere attivamente una cooperazione trilaterale con il Giappone e la Corea del Sud. Per la Cina il CAFTA è più di un accordo commerciale. Esso contribuisce a fornire un’ampia base per la cooperazione tra la Cina e gli stati dell’ASEAN. La Cina è attualmente il più vasto mercato di esportazione per l’ASEAN, ma i rapporti vanno ben al di là del commercio per includere infrastrutture, connettività e rafforzamento di competenze per lo sviluppo umano.

Sebbene la Cina prenda parte a tutti gli accordi regionali, considera l’ASEAN+1 il principale strumento per relazionarsi, seguiti dall\’ASEAN+3. La Cina è preoccupata che il recente allargamento dall\’ASEAN+6 al EAS, per includere gli Stati Uniti e la Russia, possa indebolire lo spirito di cooperazione dell’Asia Orientale, a causa di diversi interessi strategici.

\"IRecentemente ha ricevuto molta attenzione la Trans-Pacific Partnership (TPP) guidata dagli Stati Uniti. Nonostante la Cina sia la seconda più grande economia della regione, è esclusa dai negoziati della TPP. Il parere della Cina è che il forum dell’Asia Pacific Economic Cooperation (APEC) sia il più appropriato per le questioni regionali del tipo concepite per la TPP.

Mentre gli Stati Uniti presentano la TPP come un accordo di libero scambio ad alto livello per il ventunesimo secolo, essa modificherà radicalmente la natura dell’approccio dell’APEC alle relazioni nella regione. Può anche essere vista come una mossa da parte degli Stati Uniti per indebolire l’integrazione e la cooperazione dell’Asia Orientale. Ciò dovrebbe preoccupare l’ASEAN per due motivi. Il primo è che molti Stati membri non sono inclusi nella TPP. E secondo, potrebbe avere un impatto negativo sul ruolo centrale dell’ASEAN nel costruire una comunità dell’Asia Orientale.

In questo contesto è di grande interesse come la Cina gestisce le sue relazioni con gli Stati Uniti. Oggi questo rapporto include sia prosperità economica sia sicurezza politica. Concentrandosi su obiettivi comuni quali crescita e prosperità globale, Cina e Stati Uniti possono stabilire e promuovere una partnership che dia benefici a entrambe le nazioni oltre che al resto del mondo.

Ma la promozione di un’interdipendenza economica richiede l’istituzione di interessi comuni e la riduzione dei motivi di conflitto e instabilità. Ciò risulta difficile nel clima attuale in cui gli squilibri strutturali negli scambi tra Cina e Stati Uniti alimentano tensioni. Gli Stati Uniti spingono con forza affinché la Cina permetta una rapida rivalutazione del Renminbi, mentre la Cina insiste su una rivalutazione graduale della moneta. Con gli Stati Uniti ora parte dell’East Asia Summit, si spera che i due Paesi possano usare questa base per gestire i loro interessi e le loro relazioni in modo collaborativo.

L’ascesa della Cina porrà fine all’ordine mondiale attuale dominato dall’Occidente, ma non porrà fine al mondo occidentale, come alcuni allarmisti in Occidente temono. In un mondo fortemente interdipendente, il futuro della società umana si regge su un’autentica cooperazione da parte di tutti.

NOTE:

Zhang Yunling è docente di Economia Internazionale e direttore degli Studi Internazionali presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali.

FONTE:

East Asia Forum, 6 febbraio 2012.


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