L’ascesa dei BRICS è una delle manifestazioni più evidenti del cambiamento maturato sulla scena internazionale dalla fine dell’epoca bipolare. L’acronimo serba una valenza geopolitica...

L’ascesa dei BRICS è una delle manifestazioni più evidenti del cambiamento maturato sulla scena internazionale dalla fine dell’epoca bipolare.

L’acronimo serba una valenza geopolitica che è specchio dei processi e delle relazioni globali nell’attuale fase storica. Esso rileva quanto l’aspetto economico sia inscindibile da quello politico e quanto entrambi siano inscindibili dallo strettissimo legame che intercorre tra il potere e la dimensione geografica. A riguardo, esso rappresenta un tipico caso concreto e reale che rende giustizia dell’analisi geopolitica, strettamente intesa, quale fondamentale strumento di indagine e comprensione del potere politico che si forma e si modella su scala globale. I BRICS esprimono legami e interessi che muovono da orizzonti nazionali, regionali e continentali fino a incrociarsi e organizzarsi all’interno di un quadro internazionale fortemente inter-connesso. In tal senso, essi possono essere letti, nel loro insieme, come un prodotto della globalizzazione intesa, però, in una più precisa e specifica (e corretta) accezione: come quel fenomeno, cioè, che origina dalle scoperte geografiche del ‘500 e si caratterizza per un crescente, per quanto diseguale, prodursi di rapporti politici, economici, sociali e militari a livello mondiale, sulla base di una componente basilare identificabile nel nesso tra motore industriale e progresso tecnologico. La globalizzazione, quindi, come una costante di causa-effetto che è alla base della distribuzione del potere nello spazio geografico in epoca moderna e contemporanea.

Lo sviluppo e l’affermarsi di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa costituiscono, dunque, un fenomeno geopolitico d’insieme la cui ragion d’essere può individuarsi alla luce di due macro-fattori pressoché indicativi della sua vasta portata.

Il fattore politico-economico

Lo strumento-chiave dei cinque Paesi è una (ri-)trovata sovranità come motore di sviluppo. E’ una sovranità che va ovviamente contestualizzata rispetto alle dinamiche e agli assetti globali e regionali del XXI secolo e perciò ponderata nel suo differente grado di intensità per ciascuno di essi. Non vi è dubbio, però, che il loro rilancio nazionale passi, al contempo, per una capacità di ristrutturazione interna e di proiezione esterna. Sotto tale profilo, dunque, essi asseriscono un mutamento strutturale che è il comune denominatore di un processo che si sviluppa su scala internazionale senza per questo porre in secondo piano differenze nazionali, anzi valorizzandole. Ancor prima di rappresentare un gruppo, essi sono specifici casi singoli con un proprio percorso.

Russia e Cina sono due grandi potenze – la prima da sempre, la seconda riemergente – situate sulla scacchiera eurasiatica. Entrambe hanno, in modi e tempi diversi, registrato una fase di cambiamento nel solco di una continuità che consente loro di incidere in maniera determinante sugli equilibri, cavalcando e al tempo stesso elaborando fatti ed eventi che si riflettono sulla scena internazionale.
Brasile, India e Sud Africa sono potenze emergenti che scontano un processo in itinere di rottura col passato e che hanno avviato un nuovo corso non privo di scompensi, ma senz’altro ricco di numerose opportunità.

Un elemento di fondo dei BRICS, da valutarsi in relazione alle rispettive differenze, è senza dubbio il ruolo dello Stato, come nella pianificazione degli investimenti e nel controllo dei capitali. L’impulso statale costituisce quell’elemento principale attraverso cui i Paesi, nel cammino moderno della Storia, sono riusciti ad avviare meccanismi di sviluppo interno tali da porsi al di sopra di quella soglia di potere che segna uno stato di autonomia/sovranità rispetto ad un altro di dipendenza/subalternità. Quanto e come i Paesi BRICS (in specie quelli emergenti) siano in relazione a questa “soglia” è ancora da valutarsi in maniera definitiva. Tuttavia, le tendenze degli ultimi anni mostrano un’assertività e una prospettiva di lungo periodo il cui peso può essere misurato prendendo in considerazione elementi socio-economici di carattere interno che, comparati tra di loro e soprattutto a quelli di altri attori internazionali, danno maggiormente il senso del fenomeno “di gruppo” che essi rappresentano. Le numerose analisi specialistiche, come quelle settoriali, evidenziano dei punti di forza dinamici in una previsione che arriva all’incirca al 2040-50.

La crescita del PIL, trainata soprattutto da fattori regionali, in particolare quelli asiatici, è data in significativo aumento fino al superamento di quello dei Paesi G-6; l’indebitamento pubblico è di gran lunga più basso in termini assoluti e relativi, soprattutto rispetto ai Paesi occidentali; l’ammontare delle riserve valutarie internazionali è alto: la Cina è al primo posto, la Russia al terzo, l’India al quarto e il Brasile al sesto; il peso demografico è schiacciante, tanto più che i cinque Paesi insieme misurano circa la metà dell’intera popolazione mondiale. Ciò naturalmente vuol dire una crescita esponenziale della domanda interna e quindi un aumento della produzione e un peso crescente sul mercato globale. I BRICS già oggi sono ormai partner industriali, commerciali e d’investimento di grande rilevanza.

Il fattore strategico

E’ forse quello che presenta più incognite al margine di una serie di dati che possiamo dare per acquisiti.
La singola importanza dei Paesi BRICS si accresce se collocati innanzitutto nelle rispettive realtà regionali.
La Russia è una potenza bi-continentale eurasiatica e quindi nel mezzo di un centro nevralgico ineludibile; la Cina è il protagonista principale del ritorno dell’Asia come soggetto, sebbene non strutturato, negli equilibri mondiali; l’India, con caratteri diversi, è altrettanto inserita in questa fase del ciclo asiatico e in un rapporto ancora incerto col drago cinese; il Sud Africa, invece, è di per sé quasi un unicum nel continente nero e le sue dinamiche non rispecchiano essenzialmente quelle africane; il Brasile è una potenza in gestazione e ricalca a sua volta la spinta autonomista che buona parte dei Paesi sudamericani sta innescando, in maniera costante ma anch’essa non ancora sufficientemente organizzata.

Da qui, è ovvio rilevare come essi non solo siano situati in contesti continentali di particolare dinamismo, ma ne rappresentino contemporaneamente attori-guida che, per risorse e potenzialità, risultano determinanti sia nei processi di sviluppo industriale e commerciale, sia in quelli politico-militari.

Sia su scala regionale, e quindi singolarmente intesi, sia su scala globale, e quindi intesi come gruppo costituito, i BRICS sono un evidente segnale di un multipolarismo crescente ma asimmetrico. I poli e le rispettive zone d’influenza scontano evidenti difformità, ma la ricerca di un terreno d’azione comune sul piano inter-continentale è, in qualche modo, una risposta ad una fase di incertezza generale. Una risposta che punta ad acquisire un valore aggiunto sul piano delle relazioni non solo bilaterali, ma anche multilaterali per fronteggiare problemi e temi specifici riguardanti la cosiddetta governance mondiale, come l’assetto finanziario, il G-20 e il FMI. Essi, insomma, hanno la possibilità di disporsi insieme “a geometria variabile” nei vari consessi internazionali e a seconda dei casi. Possono vincolarsi nella misura giusta, dall’aspetto istituzionale a quello militare, senza pregiudicare i rispettivi margini di movimento, ma guadagnandone altri sul piano regionale e inter-continentale. Sarebbe una sfida alle loro stesse debolezze e l’apertura di nuovo confronto anche politico di livello globale.

Finora il passaggio da aggregato macro-economico a forza politica risulta incompleto né si è nelle condizioni di poter individuare in che forma il gruppo possa strutturarsi oltre quelle che sono state le sessioni d’incontro sul tipo del G-8.

Che i BRICS, però, possano non essere un fenomeno passeggero è dimostrato da un aspetto fondamentale. Essi non ricalcano alleanze di Paesi del Sud del Mondo in contrapposizione a quelli del Nord né frange di “non allineati” ma, molto più concretamente e significativamente, un insieme di grandi e medie potenze che non si fonda sul dissenso quanto su un diverso modello di sviluppo e soprattutto su una serie di interessi da difendere e coltivare a partire da oggettivi punti di forza. In un ordine internazionale che non è più dato, ma variabile indefinita, dove si riconfigurano i rapporti di forza e dove si spostano i centri nevralgici dell’economia e quelli geostrategici, il gruppo dei BRICS ha una piena legittimità geopolitica da conquistare.

NOTE:

Alfredo Musto è ricercatore associato dell'IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie).


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