La comunità internazionale e, in particolare, la classe politica statunitense, ha grandi aspettative sul contributo che la Cina può dare alla ripresa dell’economia globale...

La comunità internazionale e, in particolare, la classe politica statunitense, ha grandi aspettative sul contributo che la Cina può dare alla ripresa dell’economia globale mediante un ribilanciamento della sua economia, che passa per la crescita dei consumi interni. Le autorità cinesi hanno ampiamente riconosciuto questa priorità ed hanno realizzato un certo numero di misure politiche che puntano a raggiungere questo obiettivo.

Comporre un quadro completo del consumo interno cinese, basandosi su documenti ufficiali e non, rivela alcuni dettagli interessanti su quanta strada la Cina abbia percorso verso lo sviluppo del consumo interno. La quota dei consumi nel PIL cinese è stata probabilmente sottostimata, nell’ultima decade, in media di 3,1 punti percentuali poiché era diminuita progressivamente dal 64% nel 2000 al 50% nel 2008, in linea con le statistiche ufficiali, ma si era ripresa in seguito fino al 54% nel 2010.

Questi dati potrebbero indicare che il tanto atteso ribilanciamento economico è già iniziato, specialmente se si prende in considerazione il brusco declino del surplus commerciale dal 7,5% del PIL nel 2007 al 2,1% nel 2011. L’economia cinese potrebbe passare dal “miracolo” economico a uno sviluppo regolare se questi cambiamenti continueranno, dal momento che la crescita rallenterà, l\’inflazione aumenterà, l’ammodernamento industriale si farà incalzante e i cicli economici più estremi.

La politica chiave del governo cinese è stata quella di innalzare i consumi interni per tentare di ribilanciare l’economia. Tuttavia, secondo le statistiche ufficiali, la quota di consumi sul PIL è scesa in maniera continua dal 62% nel 2000 al 47% nel 2010, evidenziando un grave fallimento politico. Ancora più sorprendente è la sempre maggiore divergenza negli ultimi anni tra la crescita delle vendite al dettaglio e quella del consumo totale. Il fatto che le vendite al dettaglio di beni di consumo crescano più veloci dei consumi totali, indica la relativa debolezza dei componenti dei consumi non legati alla vendita al dettaglio. Tale fragilità, che riguarda principalmente il settore dei servizi, costituisce, tuttavia, un’anomalia poiché abitualmente l’elasticità reddituale della domanda per i servizi è più alta di quella per i beni di consumo.

L’Ufficio Nazionale Cinese per le Statistiche trae i dati sul consumo dalle indagini sulle famiglie. Se il reddito delle famiglie è stato sottostimato in maniera significativa, come hanno suggerito numerosi studi, è molto probabile, allora, che anche il consumo delle famiglie e i tassi di crescita dei consumi in generale siano stati sottovalutati.
In realtà, una stima che tiene conto di queste distorsioni, indica che la quota dei consumi è diminuita dal 64% del PIL nel 2000 (mentre le statistiche ufficiali registrano solo il 62%) al 50% nel 2008 (dato ufficiale 48.4%), ma in seguito si è ristabilita al 54% nel 2010 (ufficialmente a 47%).

Che cosa potrebbe aver determinato questo miglioramento?

C’è una tesi sostenuta con forza secondo cui la “crescita miracolosa” della Cina e i suoi squilibri economici, manifestatisi durante il periodo di riforma, siano attribuibili alle diffuse distorsioni nei mercati dei fattori di produzione. Le distorsioni generalmente deprimono il costo dei fattori, e si comportano, pertanto, come sussidi per i produttori, investitori ed esportatori ma, allo stesso tempo, come una tassa per le famiglie. Ciò spiega sia la crescente prevalenza degli investimenti e delle esportazioni nella crescita cinese sia l’indebolimento dei consumi durante l’ultima decade, ed implica che la chiave per ribilanciare l’economia cinese sia un’ulteriore liberalizzazione dei suoi mercati dei fattori e la rimozione delle distorsioni dei costi.

Evidenze empiriche suggeriscono che il terreno fertile per l’aumento dei consumi è maturato negli ultimi anni ed è stato innescato dal cambiamento dei costi e dei rendimenti dei fattori, ma più significativamente, da risposte naturali dei mercati anziché da intenzionali correzioni politiche. Il governo ha certamente fatto dei passi avanti per riformare il meccanismo dei prezzi nei mercati dei fattori, in particolare per l’energia e i tassi di cambio. Tuttavia, i cambiamenti più significativi riguardano la rapida crescita dei salari e l’accresciuto ruolo dei tassi d’interesse di mercato.

Mentre la Banca Popolare Cinese non ha concretamente operato per liberalizzare i tassi d’interesse, quelli basati sul mercato hanno iniziato a giocare un ruolo sempre più importante nell’intermediazione finanziaria cinese. Cambiamenti nel mercato del lavoro e in quello dei capitali stanno influenzando positivamente il consumo in almeno due modi: primo, stanno aumentando il reddito delle famiglie e riducendo i “sussidi” alle imprese cinesi; secondo, l’aumento dei salari e dei redditi sta avvantaggiando le famiglie dai redditi più bassi e dovrebbe migliorare la distribuzione del reddito.

Questa analisi ha incontrato incredulità e scetticismo.

Alcuni critici sostengono che le vendite al dettaglio siano un elemento debole per valutare la domanda di beni di consumo, poiché i dati cinesi devono incorporare le vendite all’ingrosso, l’approvvigionamento delle aziende e del governo. Tuttavia, i dati del commercio al dettaglio cinese non includono il commercio all’ingrosso e l’analisi non usa le vendite al dettaglio come dato per determinare il consumo.

Altre critici hanno asserito che la moneta cinese svalutata, la crescita relativamente bassa dei salari e i tassi d’interesse contenuti mostrano pochi segnali di inversione di tendenza. E questi ultimi sono dei fattori cruciali nel deprimere la crescita del reddito familiare.

Ma con un surplus commerciale che diminuisce, le riserve di valuta straniera declinanti e occasioni aspettative di deprezzamento della moneta, l\’entità della sottovalutazione dello yuan è stata significativamente rivista al ribasso.
Infatti, i salari sono cresciuti rapidamente e, mentre i tassi d’interessi regolamentati non sono cambiati di molto, la proporzione dell’intermediazione finanziaria soggetta al tasso d’interesse di mercato è aumentata fortemente. Questo tipo di cambiamenti stanno, di fatto, guidando il ribilanciamento dell’economia cinese e la ripresa dei consumi.

I rapporti riguardati il declino della quota di consumi cinesi sono esagerati e le statistiche ufficiali ne hanno parzialmente la responsabilità. Sembra invece essere vero il contrario, ossia che la quota dei consumi in Cina ha iniziato a espandersi.

(Traduzione di Emanuela Foglietta)

NOTE:

Yiping Huang è professore di Economia dell’Università di Pechino e professore al "China Economy Program" dell’Università Nazionale Australiana. É inoltre "Chief Economist" per l’Asia presso Barclays Bank, Hong Kong.

FONTE:

East Asia Forum, 12 febbraio 2012.


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