La sera del 28 maggio a Bergamo, presso il centro “La Porta”, grazie ad un’iniziativa dell’Associazione Italia – Russia (sezione di Bergamo) con la...

La sera del 28 maggio a Bergamo, presso il centro “La Porta”, grazie ad un’iniziativa dell’Associazione Italia – Russia (sezione di Bergamo) con la collaborazione dell’Associazione culturale “Alle radici della comunità” è stata promossa una conferenza interamente dedicata alla Russia.

I relatori della serata: il professor Aldo Ferrari, docente di Lingua e Letteratura Armena e Storia del Caucaso presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, responsabile dei Programmi di Ricerca “Russia/Vicini Orientali” e “Caucaso/Asia Centrale” presso l’ISPI di Milano, vicepresidente dell’Associazione per lo Studio in Italia dell’Asia centrale e del Caucaso (ASIAC); e il dottor Eliseo Bertolasi, dottorando di ricerca in Antropologia della contemporaneità all’Università di Milano Bicocca, dove si occupa della “Questione identitaria dei popoli slavi”, ricercatore associato all’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie). I relatori sono stati introdotti dal dottor Stefano Citterio, vice-segretario della sezione di Bergamo dell’Associazione Italia-Russia.

Eliseo Bertolasi ha iniziato la sua relazione presentando il primo numero della rivista Geopolitica, monografia interamente dedicata ai Vent’anni di Russia. Il 26 dicembre 1991 veniva ammainata la bandiera sovietica dal Cremlino, fatto che decretò la fine, dell’Unione Sovietica. Nasceva ufficialmente la Federazione Russa indipendente. A distanza di vent’anni da quegli eventi cruciali non solo per i destini d’una nazione, ma per il mondo intero ed i suoi equilibri geopolitici, Geopolitica ha scelto di dedicare il suo primo numero all’analisi di quelli che sono stati i primi tormentati due decenni di vita della Federazione Russa: quale lo stato attuale e quali le prospettive per il futuro? Proprio mentre Vladimir Putin si è di nuovo reinsediato al Cremlino.

Nello specifico Eliseo Bertolasi, facendo riferimento ai primi turbolenti anni della Federazione Russa, ha trattato il tema: \”L’impatto delle politiche neoliberiste in Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica” (titolo dell\’articolo dello stesso Bertolasi contenuto nel numero di Geopolitica). Cosa causò nell’immediato, in Russia, il crollo dell’Unione Sovietica? Cosa accadde realmente al popolo russo in quegli anni all’impatto con le politiche neoliberiste? Quali, nel Paese, le conseguenze di tale cambiamento? Fame, povertà, disperazione e soprattutto delusione non solo in Russia ma anche nella maggior parte dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Oxford, intitolato: Mass privatisation and the post-communist mortality crisis: a cross-national analysis (31/01/2009), pubblicato su una delle più autorevoli riviste mediche internazionali, “The Lancet”, è stato dimostrato che a causa delle politiche di privatizzazione di massa condotte nella ex-Unione Sovietica dopo la caduta del comunismo, morirono circa un milione di persone. La tremenda cifra è la trasposizione di quel 12,8 % di aumento della mortalità che lo studio su Lancet ci mostra essere direttamente legato, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, all’aumento della disoccupazione e alle dure condizioni di vita dovute all’applicazione ortodossa delle politiche neoliberiste.

Oltre che ad una approfondita analisi di tale cambiamento, sia nella sua scansione storica che nella cornice di autorevoli teorie dell’antropologia medica ed economica, Eliseo Bertolasi non ha potuto far a meno di raccontare, come testimonianza diretta di tali eventi, alcuni suoi toccanti ricordi dai soggiorni nella Russia di quegli anni.

In continuità “fisiologica” col precedente intervento, ha preso la parola Aldo Ferrari che trattando il tema “Putin e l’opzione eurasista” ha presentando la nuova edizione del suo volume La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa.

\"Vent\'anniIl volume, estremamente curato nell’indagine storico-culturologica e nella ricerca bibliografica, indaga sulla definizione dell’identità russa sviscerando la sua innegabile componente orientale. Le complesse e variegate relazioni, storiche e ideali, del mondo politico e culturale russo con un Oriente “prossimo e consonante” si dipanano in modo articolato in questa attenta e suggestiva esplorazione del tema in senso diacronico e multidisciplinare, evidenziando in vari ambiti (filosofia, letteratura, arte, politica) alcuni momenti di effettiva interazione e altri, invece, di più sfocata compenetrazione. Nella multiforme esperienza culturale russa la componente asiatica del vasto Impero Russo ne consolida la sua dimensione “bicontinentale” e “multiculturale”. L’ampio spazio dedicato in questo studio all’eurasismo parte innanzi tutto da un’accurata esposizione delle teorie degli anni Venti e Trenta (Trubeckoj, Vernadskij, Savickij, Jakobson, Alekseev), momento fondante ma concettualmente non definitivo dell’elaborazione ideologica del movimento, che continua con i successivi studi sulle popolazioni nomadi di Gumilev, ideale trait d’union tra l’eurasismo classico e quello contemporaneo. La ripresa di interesse per questa teoria in epoca post-sovietica nasce dalla rinnovata ricerca di una identità russa che proprio nella sua variante neo-eurasista si propone come alternativa sia a quella filo-occidentalista sia a quella etno-nazionalista. Alla fine del volume viene condotta una disamina della ricezione della ideologia eurasista in correnti politiche contemporanee (estrema destra e nazional-comunismo), giungendo a più ampie considerazioni su un possibile fecondo nuovo orizzonte identitario neo-eurasista quale modello geopolitico adeguato alla Russia del XXI secolo (“Russia, URSS, Eurasia”), nell’ambito di una visione mondiale multipolare.



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