C’è un profondo e vivo legame storico che lega Messina alla Russia, dopo gli aiuti prestati dai marinai russi alla popolazione colpita dal terribile...

C’è un profondo e vivo legame storico che lega Messina alla Russia, dopo gli aiuti prestati dai marinai russi alla popolazione colpita dal terribile terremoto del 1908. Lo scorso 9 giugno è stata l’occasione per rinvigorire questi rapporti con la scopertura di un grande monumento in ricordo dei morti messinesi e in onore dell’intervento umanitario della Marina dello Zar.

L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Sant’Andrea Apostolo di Mosca, dal Centro per la Gloria Nazionale di Russia e dal Fondo internazionale per la Cultura slava, tutte organizzazioni che gravitano intorno alla figura di Vladimir Jakunin, attuale presidente delle potenti Ferrovie Russe. Jakunin, che è anche il presidente della Fondazione Sant’Andrea, è intervenuto personalmente alle cerimonie dimostrando la sua grande attenzione di amicizia e di cooperazione con l’Italia.

Il 28 dicembre 1908 Messina era stata completamente rasa al suolo da uno dei più violenti terremoti che hanno colpito l’Italia. Dopo le fortissime scosse arrivò anche un violento tsunami con onde alte 10 metri. Vi furono oltre 60.000 morti, la metà della popolazione della città. Anche Reggio Calabria venne pesantemente colpita con grandi distruzioni e oltre 15.000 morti sotto le macerie.

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Di fronte all’immane tragedia, l’ammiraglio russo Ponomareff, senza aspettare conferme dall’alto, ordinò alle quattro navi della Marina Russa ancorate nel porto di Augusta di dirigersi subito verso Messina in aiuto alle popolazioni colpite. Per 6 giorni i marinai russi furono gli unici a portare i primi aiuti ai feriti e ai dispersi, scavarono fra le macerie, salvarono centinaia di persone, trasportarono circa 3.000 feriti negli ospedali di Palermo, distribuirono cibo e vestiti ai superstiti, mantennero l’ordine. Le autorità locali erano state spazzate via dal sisma. La Marina Italiana arrivò e prese il comando delle operazioni solo 6 giorni dopo.

Nacque così il mito degli “angeli russi” che ancora vive nei ricordi e nell’immaginario collettivo di Messina.

Lo zar Nicola II premiò il coraggio dei marinari russi riconoscendo pubblicamente che con il loro intervento avevano fatto di più per l’immagine della Russia che tutta la sua diplomazia durante gli anni del suo governo.

\"MichailIl 9 giugno, dopo la preghiera ecumenica nel Duomo di Messina con la partecipazione anche di ecclesiastici russi e ortodossi, la banda musicale della Marina militare russa ha marciato per le strade di Messina fino al parco di fronte alle Capitaneria. Oltre a Jakunin, erano presenti l’ambasciatore russo a Roma Aleksej Meškov, l’ambasciatore d’Italia a Mosca Antonio Zanardi Landi, il contrammiraglio Leonid Suchanov, vice comandante del quartier generale della Flotta della Marina Russa e le autorità italiane guidate dal sindaco Giuseppe Buzzanca.

Il presidente Giorgio Napolitano ha fatto pervenire al presidente della Fondazione Sant’Andrea un messaggio personale di ringraziamento, gratitudine e amicizia.

L’intera delegazione russa, composta da oltre 150 personalità, insieme agli alti ufficiali della Marina russa presente e alla Banda Musicale russa, nel pomeriggio ha coperto una lapide nei giardini comunali di Reggio Calabria in memoria dei cittadini periti sotto le macerie del terremoto.

Il giorno precedente nella cornice dei giardini della città di Taormina era stato inaugurato un busto dedicato allo zar Nicola II. Lo zar aveva sempre avuto un ottimo rapporto personale con la Sicilia che aveva più volte visitato. Questa iniziativa si situa nel lavoro culturale di molte istituzioni russe che intendono riallacciare il filo della storia secolare della Russia ritrovando la sua continuità e la sua unità superando le passate e profonde divisioni politiche e nazionali.
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[Le foto sono del sen. Gian Guido Folloni, presidente dell’Istituto per l’Asia e il Mediterraneo (Isiamed), che è stato ospite d’onore della Fondazione Sant’Andrea, insieme all’economista Paolo Raimondi e alla moglie Marguerite Lottin]



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