Il successo indiano nel testare il missile Agni V due mesi fa ha indirettamente dimostrato la capacità teorica d’intraprendere un test ASAT (anti-satellite), se...

Il successo indiano nel testare il missile Agni V due mesi fa ha indirettamente dimostrato la capacità teorica d’intraprendere un test ASAT (anti-satellite), se necessario. Tuttavia, il possedere questa abilità tecnologica non dovrebbe essere l’unica ragione per predisporre un simile test; è più importante analizzare la necessità politica per realizzarlo. Attualmente, solo tre paesi, vale a dire Stati Uniti, Russia e Cina, hanno dimostrato questa capacità. E’ maturo il tempo per l’India d’intraprendere un test ASAT?

E’ giustificabile dibattere a proposito di un test ASAT senza alcuna grande provocazione (supponendo che il test ASAT cinese del 2007 non fosse una provocazione)? In questo contesto, è importante sottolineare che la politica di sicurezza di uno Stato non è solamente legata a una risposta a una prevalente situazione geopolitica, ma anche al soddisfacimento dei propri interessi di lungo periodo. Non si tratta solamente di reagire a un evento importante, ma anche d’influenzare gli eventi globali in modo tale da favorire l’agenda dello Stato attraverso la diplomazia o mediante azioni che costringano gli altri paesi a prendere atto delle proprie preoccupazioni.

Negli ultimi anni l’Unione Europea (UE) ha avviato un dibattito a proposito della necessità d’introdurre misure di trasparenza e fiducia nelle attività spaziali (Transparency and confidence-building measures, TCBMS). A questo proposito, ha anche preparato un progetto per rendere effettivo un Codice di Condotta (Code of Conduct, CoC), affinché gli altri paesi lo considerino. Nel mese di ottobre 2012 dovrebbero cominciare a New York i negoziati globali per un Codice Internazionale di Condotta (CoC) per lo spazio. Esiste la possibilità che un meccanismo CoC possa essere predisposto a partire dal 2013. Questo processo diplomatico multilaterale per discutere e trattare a proposito del CoC internazionale per lo spazio è il primo serio passo in avanti verso negoziati su questioni spaziali dopo il lancio del primo satellite Sputnik nel 1957.

In questo contesto è importante discutere varie questioni riguardanti la sicurezza dello spazio, e l’ASAT è una di esse. Vi è la necessità d’intraprendere una dettagliata valutazione di questo problema, valutando vari fattori di tipo geostrategico, geopolitico e tecnologico. La prima domanda che l’India deve porsi è la seguente: i paesi che dispongono di una capacità ASAT sarebbero in una posizione di forza per intraprendere i negoziati del CoC rispetto ad altre potenze? E, in tal caso, l’India dovrebbe effettuare una tale dimostrazione di potenza prima di partire per i negoziati? La seconda questione che l’India deve porsi è: qual è la storia dei negoziati a riguardo della non proliferazione, a proposito degli Stati che dispongono di un vantaggio se hanno provato la propria superiorità tecnologica rispetto ad altri? L’esperienza nei negoziati globali in materia di armi nucleari dimostra che il Trattato di Non Proliferazione (TNP) è essenzialmente un gruppo di cinque Stati dotati di armi nucleari che si riuniscono e decidono le politiche per il resto del mondo. Un ipotetico scenario futuro è che gli Stati con capacità ASAT possano riunirsi, predisponendo un trattato che potrebbe rivelarsi simile al TNP. Nel caso in cui l’India non sia una potenza ASAT a quel momento, potrebbe dunque far parte ancora una volta di un gruppo di nazioni discriminate. Anche nel campo delle armi chimiche si è visto che solamente gli Stati Uniti e la Russia non hanno rispettato il termine per la distruzione dei loro arsenali di armi e tutto ciò, secondo le stime correnti, da circa dieci anni. Le ragioni fornite per spiegare tali carenze sono alcune limitazioni di carattere tecnologico ed economico che il resto del mondo ha docilmente accettato.

In questo senso la terza questione per l’India è: il test ASAT avvierebbe un processo di militarizzazione dello spazio e una corsa agli armamenti nella regione? Il contesto geopolitico regionale indica la possibilità di una reazione istintiva da parte del Pakistan o della Cina. Tuttavia, la Cina ha già dimostrato le sue capacità ASAT e i suoi investimenti e risultati in ambito spaziale superano quelli dell’India. Il Pakistan essendo una potenza non spaziale non appartiene alla medesima categoria a cui appartengono invece India e Cina. In ogni caso, è importante sottolineare il fatto che una nazione non spaziale può sviluppare una capacità ASAT nel caso in cui sia una potenza missilistica. Inoltre, la conoscenza della scienza per la costruzione dei razzi non è essenziale per sviluppare capacità di disturbo.

La quarta questione per l’India è: qual è la natura della minaccia agli interessi spaziali dell’India e quali attori rappresentano una probabile minaccia? Per qualsiasi avversario, i satelliti di telerilevamento dell’India come i satelliti cartografici e i satelliti radar possono diventare bersagli principali. La Cina ha dimostrato la propria capacità di effettuare simili attacchi. La quinta questione è: se l’India dovesse dimostrare le sue capacità ASAT, che tipo di traiettoria tecnologica dovrebbe seguire? In generale, vi sono due percorsi tecnologici a questo riguardo. Il primo, il metodo Veicolo d\’Uccisione Cinetica (Kinetic Kill Vehicle – KKV), in cui viene sparato dal suolo verso l’obiettivo un missile con una testata di metallo (senza munizioni) e l’obiettivo viene disintegrato dall’impatto. La seconda opzione è quella di utilizzare tecnologie di disturbo (metodi “più morbidi”). Tuttavia, l’azione di disturbo può non essere “un’arma d’impatto”. A proposito di KKV, è importante notare che l’accurato ingaggio dell’obiettivo rappresenta un punto critico per ottenere il successo. La Cina aveva usato una tecnologia simile per dimostrare il suo potenziale ASAT nel gennaio 2007 e diverse relazioni suggeriscono che la Cina abbia avuto successo solamente al suo terzo o quarto tentativo.

La sesta questione è: l’India dovrebbe comportarsi da nazione irresponsabile, aumentando i detriti nello spazio, effettuando un test ASAT simile a quello cinese? L’ovvia risposta a questa questione è no. E’ possibile dimostrare una capacità ASAT senza creare detriti? A tale scopo l’India potrebbe condurre un test nella parte inferiore dell’atmosfera (diciamo tra i 150 e i 250 km d’altitudine), dove i detriti creati entrerebbero nell’atmosfera terrestre e si brucerebbero. Per una tale dimostrazione, per prima cosa l’India avrebbe dovuto lanciare un satellite fittizio come bersaglio.

La settima questione è: quale potrebbe essere la reazione globale a una simile azione dimostrativa da parte dell’India? A livello globale, sono stati condotti due test principali (da parte di Cina e Stati Uniti) durante gli ultimi cinque anni. Il test cinese è stato criticato rumorosamente soprattutto perché è terminato con la creazione massiccia di detriti, mentre il test statunitense è stato condotto sotto la veste della “trasparenza” ed era stato annunciato in anticipo. Il test degli Stati Uniti è stato fatto a quote più basse, evitando così un maggiore rilascio di detriti nello spazio. Sembra che gli obiettivi nascosti per i test di entrambi questi Stati siano stati raggiunti con successo. Dal momento che in ambito spaziale non esiste alcun regime giuridico adeguato, tecnicamente nessuno ha violato alcun tipo di norma di carattere globale. Ipoteticamente, se l’India dovesse condurre un simile test (senza creare alcun tipo di detriti) dovrebbe dunque essere considerata come un’apportatrice di una novità tecnologica.
Queste sono alcune questioni fondamentali che l’India necessita di porsi. La decisione di condurre un test ASAT deve considerare i vantaggi strategici che un simile test può offrire e le conseguenze diplomatiche che può apportare durante i negoziati riguardanti il meccanismo di controllo delle armi spaziali.

(Traduzione dall\’inglese di Francesco Brunello Zanitti)

NOTE:

Ajey Lele è Research Fellow presso l’Institute for Defence Studies and Analyses di Nuova Delhi.

FONTE:

Institute for Defence Studies & Analyses, 11 luglio 2012.


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