In occasione della conferenza \”L\’Unione Eurasiatica: sfida od opportunità per l\’Europa?\”, organizzata dall\’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) a Roma...

In occasione della conferenza \”L\’Unione Eurasiatica: sfida od opportunità per l\’Europa?\”, organizzata dall\’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) a Roma per mercoledì 19 settembre, il Programma \”Eurasia\” dell\’IsAG ha redatto il seguente rapporto.

 

1. Introduzione

La complessa e articolata storia dell’attuale Unione Doganale fra Bielorussia, Kazakhstan e Russia inizia già a partire dai primi anni Novanta. Il presidente kazako Nursultan Nazarbaev ne è stato probabilmente il primo sostenitore pubblico: nel 1997 dava alle stampe a Mosca un corposo volume dal titolo L’Unione Eurasiatica. Idee, pratica e prospettive (1994-1997), in cui esponeva, sulla base dei colloqui e dei progetti discussi in quegli anni con altri capi di Stato, la sua visione circa la necessità di un’integrazione politico-economica fra Paesi legati dalla storia e dalla geografia.

La nascita del progetto dell’odierna Unione Doganale può essere infatti datata già ai primi due mesi del 1995, quando Bielorussia, Kazakhstan e Russia sottoscrivono due accordi programmatici: il Trattato sull’Unione Doganale (20 gennaio) il Trattato sullo Spazio Economico Comune (26 febbraio). Questi accordi danno inizio ad un processo che vede i tre summenzionati Paesi al centro delle trattative per la costituzione di una zona di libero scambio di merci e servizi (per l’appunto l’Unione Doganale), ma che al tempo stesso getta le basi per un disegno più ampio, mirante nel lungo periodo ad inserire anche altri Paesi ex sovietici in una struttura sovranazionale integrata in vista della creazione di uno spazio economico comune, che in linea di principio possa comprendere anche i Paesi dell’Unione Europea.

In questo Rapporto IsAG viene offerta un’esposizione sistematica del processo di integrazione eurasiatica. Dapprima viene ricostruito il profilo dell’EurAsEC, supremo organismo sovranazionale che rappresenta cinque Paesi (Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan) e presiede alla realizzazione di obiettivi di lungo periodo aventi anche un carattere politico. Nel secondo paragrafo viene poi illustrata l’attività della Commissione Economica Eurasiatica, organo che invece si occupa del funzionamento dell’Unione Doganale di cui attualmente fanno parte solo Bielorussia, Kazakhstan e Russia. Viene quindi analizzato il volume di interscambio commerciale dei Paesi europei – e dell’Italia in particolare – con quelli dell’Unione Doganale, per trarre infine un bilancio della situazione presente e delineare un quadro di prospettive future.

Le denominazioni ufficiali dei diversi organismi vengono riportate anche in russo, lingua franca per lo spazio eurasiatico nella quale sono usualmente redatti i documenti, le risoluzioni e le delibere ufficiali.

2. La Comunità Economica Eurasiatica (EurAsEC): struttura, funzionamento e obiettivi

Il 10 ottobre del 2000 ad Astanà, capitale della Repubblica del Kazakhstan, viene istituita la Comunità Economica Eurasiatica, nota internazionalmente con l’acronimo inglese di EurAsEC (l’acronimo russo è invece EvrAzES – Evrazijskoe Êkonomičeskoe Soobščestvo), di cui fanno parte la Bielorussia, il Kazakhstan, il Kirghizistan, la Russia e il Tagikistan. L’EurAsEC è un’organizzazione internazionale di natura economica, creata per il perseguimento dell’intento delle Parti contraenti di stabilire un’unione doganale ed uno spazio economico comune e la promozione dell’integrazione in ambito economico ed umanitario. L’organizzazione è stata realizzata nel pieno rispetto dei principi delle Nazioni Unite e delle norme di diritto internazionale, gode di personalità giuridica internazionale ed è stata investita nel 2003 dello status di osservatore all’Assemblea Generale dell’ONU.

L’EurAsEC, che copre un territorio di circa 20.300 km2 e 180 milioni di abitanti, un territorio ricco di minerali e materie prime, è un’organizzazione aperta, in quanto qualsiasi Stato disposto ad assumersi gli obblighi di cui al trattato istitutivo ed alle risoluzioni del Consiglio Interstatale può in linea di principio diventarne membro. Nel gennaio 2006 è stato siglato l’atto di adesione all’organizzazione da parte dell’Uzbekistan, Paese che tuttavia nell’ottobre 2008 ha sospeso la propria partecipazione ai lavori degli organi comunitari. All’Ucraina e alla Moldavia (sin dal maggio 2002), e all’Armenia (dal gennaio 2003), è stato riconosciuto lo status di osservatori, che conferisce loro il diritto di partecipare alle riunioni degli organismi comunitari e di accedere ai relativi documenti e risoluzioni, ma non quello di voto nella risoluzioni e nelle delibere. L’EurAsEC è stata istituita con l’obiettivo di sviluppare cooperazione economica e commerciale ed avviare il processo di realizzazione di Unione Doganale e Spazio Economico Comune, coordinando contestualmente le attività degli Stati contraenti nell’ambito del sistema internazionale. Il coordinamento delle condotte delle parti firmatarie è inteso quale vettore di sviluppo per il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini interessati.

Qui di seguito vengono elencati i principali organismi in ambito EurAsEC: il Consiglio Interstatale, il Comitato per l’Integrazione, il Segretariato, l’Assemblea Interparlamentare, la Banca Eurasiatica per lo Sviluppo, il Fondo Anti-Crisi, la Corte Comunitaria.

a. Consiglio Interstatale (Mežgosudarstvennyj Sovet)

Il Consiglio Interstatale è il supremo organismo dell’EURASEC ed è composto dai capi di Stato e di governo dei paesi membri. Esso lavora sulle questioni di principio nelle attività dell’organizzazione, occupandosi degli interessi comuni alle parti contraenti, definisce la strategia per lo sviluppo dell’integrazione ed assume risoluzioni per il conseguimento degli obiettivi comuni. Le questioni in merito alle quali il Consiglio approva risoluzioni sono:

  1. la regolamentazione dei reciproci termini commerciali tra i membri dell’organizzazione;
    la condotta da seguire verso gli Stati terzi;
  2. l’armonizzazione delle legislazioni commerciali.
     
    Le risoluzioni del Consiglio sono assunte per consensus e necessitano, per dispiegare effetti concreti sul territorio dei firmatari, di un atto normativo di recepimento dei singoli governi. Il Consiglio si riunisce, a livello di capi di Stato, almeno una volta l’anno; a livello di capi di governo almeno due volte l’anno.

    b. Comitato per l’Integrazione (Integracionnyj Komitet)

    Si tratta di un organismo composto da membri dei governi degli Stati contraenti, con il compito di:

  1. analizzare lo stato del processo integrativo e predisporre proposte per la sua promozione;
  2. esaminare questioni e sottoporre all’attenzione del Consiglio interstatale risoluzioni per la regolamentazione del mutuo commercio, l’armonizzazione delle legislazioni ecc.;
  3. elaborare ed implementare progetti comuni agli Stati membri.

 
Il Comitato predispone l’agenda per gli incontri del Consiglio, elabora le decisioni ed i documenti da discutere in quella sede e monitora l’esecuzione delle determinazioni assunte. L’organismo si riunisce almeno quattro volte l’anno. Le decisioni sono adottate a maggioranza di due terzi e ciascun paese ha un numero di voti così ripartito:

  1. Federazione Russa – 40 voti;
  2. Bielorussia – 15 voti
  3. Kazakhstan – 15 voti
  4. Kirghizistan – 7,5 voti
  5. Tagikistan – 7,5 voti.

 
Il lavoro dell’organizzazione tra un incontro e l’altro del Comitato è svolto dalla Commissione dei rappresentanti permanenti.

c. Segretariato (Sekretariat)

Il Segretariato assicura l’organizzazione e la necessaria informazione all’operato del Consiglio e del Comitato. Al vertice della struttura vi è la figura del Segretario Generale della Comunità Economica Eurasiatica, il più alto funzionario amministrativo dell’organismo, il quale è nominato dal Consiglio. L’attuale Segretario Generale dell’EurAsEC, nominato il 6 settembre 2007, è Tair Ajmuchametovič Mansurov, diplomatico di lungo corso già membro del Consiglio Supremo della Repubblica del Kazakhstan.

d. Assemblea interparlamentare (Mežparlamentskaja Assembleja)

L’EurAsEC dispone anche di un’assemblea parlamentare, composta da deputati delegati dai Parlamenti nazionali degli Stati membri. Ciascun paese dispone di un numero di seggi in proporzione alla consistenza della popolazione. Ne risulta che il numero di seggi è così distribuito:

  1. Kirghizistan e Tagikistan: 8 seggi;
  2. Bielorussia e Kazakhstan: 16 seggi;
  3. Federazione Russa: 42 seggi.

 
e. La Banca Eurasiatica per lo Sviluppo (Evrazijskij Bank Razvitija)

Nel 2006 la Federazione Russa e la Repubblica del Kazakhstan hanno costituito la Banca Eurasiatica dello Sviluppo, con sede centrale ad Almaty (Kazakhstan) ed un capitale sociale iniziale superiore a 1,5 miliardi di dollari. La mission della Banca consiste nel promuovere lo sviluppo delle economie degli Stati membri, stimolandone la crescita economica e l’espansione dei traffici commerciali. I suoi obiettivi possono essere così sintetizzati:

  1. promozione dello sviluppo sostenibile;
  2. supporto al processo d’integrazione;
  3. sviluppo infrastrutturale nell’ambito dei Paesi membri.

 
L’istituto è catalizzatore di processi d’integrazione perché promotore di investimenti volti alla reciproca funzionalità ed interdipendenza delle economie coinvolte. Nel corso degli ultimi anni ne sono divenuti azionisti l’Armenia, il Tagikistan, il Kirghizistan e la Bielorussia. Si può dire che la caratteristica principale della Banca Eurasiatica per lo Sviluppo è di essere stata pensata come possibilità privilegiata di accesso al credito soprattutto per quei progetti imprenditoriali che abbiano una portata sovranazionale ed un effetto di integrazione. A dicembre del 2011, secondo quanto dichiarato dal Presidente della Banca Igor’ Finogenov, vi erano già 46 progetti in via di realizzazione grazie al finanziamento dell’istituto di credito, che ha nel frattempo ottenuto lo status di osservatore presso le Nazioni Unite.

f. Fondo anti-crisi (Antikrizisnyj Fond EvrAzES)

Dal 2009 l’EurAsEC dispone di un Fondo anti-crisi, creato da Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, per contrastare gli effetti recessivi della crisi internazionale, sostenere la crescita di lungo periodo delle economie dei Paesi coinvolti e promuovere il processo di integrazione regionale. Il fondo eroga finanziamenti per sostenere il bilancio, la valuta nazionale e la bilancia dei pagamenti e mette a disposizione risorse per progetti capaci di ingenerare spinte integrative tra i membri dell’organizzazione.

g. La Corte Comunitaria (Sud Soobščestva)

A partire dal gennaio 2012 l’EurAsEC si avvale anche di un organo giudiziario, la Corte Comunitaria, chiamato ad assicurare l’uniforme applicazione del trattato istitutivo dell’organizzazione e delle decisioni assunte dagli organismi comunitari nei territori delle parti contraenti, ereditando così le funzioni precedentemente svolte dalla Corte Economica della CSI.

La Corte Comunitaria è anche chiamata a dirimere le eventuali dispute di natura economica che dovessero sorgere in relazione all’applicazione delle risoluzioni dell’EurAsEC e dei trattati sottoscritti in tale ambito. L’organismo si occupa non solo delle controversie tra Stati membri dello spazio economico comune, ma anche di quelle tra singole imprese.

3. La Commissione Economica Eurasiatica (EEC): il funzionamento operativo dell’Unione Doganale e la transizione allo Spazio Economico Comune

Con gli Accordi del 6 ottobre 2007 a Dušanbe, in Tagikistan, Il Consiglio Interstatale dell’EurAsEC firma la risoluzione istitutiva dell’Unione Doganale, la cui entrata in vigore viene calendarizzata per il gennaio 2010. L’incontro delibera che provvisoriamente soltanto Bielorussia, Kazakhstan e Russia faranno parte di detta Unione Doganale, mentre i rimanenti membri dell’EurAsEC potranno aggregarsi quando i loro rispettivi sistemi economici e giuridici lo consentiranno.

Per rendere operativo il regime doganale comune, sulla base di detti Accordi viene fondato un organismo specifico e distinto dall’ EurAsEC: la Commissione Doganale, a cui le autorità doganali nazionali di Bielorussia, Kazakhstan e Russia demandano le competenze per l’istituzione di un regime tariffario comune. A partire dal 2012 la Commissione Doganale ha ufficialmente cambiato nome in Commissione Economica Eurasiatica, abbreviata in EEC (acronimo russo EEK – Evrazijskaja Êkonomičeskaja Kommissja) e istituita sulla base dell’accordo “Sulla Commissione Economica Eurasiatica” del 19 dicembre 2011, che ne fissa le principali competenze all’articolo 2.

EurAsEC e Commissione Economica Eurasiatica costituiscono dunque i due motori del processo di integrazione eurasiatica. I lavori di questi due organi sono spesso incrociati ma si configurano come diversi per scopi e competenze.

Come visto al paragrafo 2, l’EurAsEC è insieme l’organo supremo di discussione tra i vertici politici di cinque Paesi (Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan) ed una struttura preposta all’attuazione, fra gli altri, di obiettivi economici di lunga durata come l’ambizioso progetto di creare una valuta comune. La Commissione Economica Eurasiatica (ex Commissione Doganale), invece, è un organo preposto più specificamente al funzionamento dell’Unione Doganale che attualmente coinvolge solo Bielorussia, Kazakhstan e Russia, dacché ne fanno parte solo rappresentanti di questi tre Stati con attribuzioni relative prevalentemente all’ambito tariffario, alla vigilanza e al coordinamento delle normative comuni.

La Commissione Economica Eurasiatica ha sede a Mosca e le spese per le strutture e l’alloggiamento dei commissari sono a carico della Federazione Russia. Il budget messo a disposizione della Commissione è in ogni caso finanziato dai tre Paesi, in misura proporzionale alla rilevanza delle loro economie. L’organismo è modellato sull’esempio della Commissione europea. Si tratta di una struttura a due livelli: il Consiglio, composto di tre vice-premier espressi dai governi degli Stati membri, e il Collegio, che raggruppa tre rappresentanti per ciascun Paese coordinati da un Presidente nominato e costituisce l’organo di gestione operativa con potere di assumere decisioni. Come Presidente del Collegio è stato nominato l’ex Ministro dell’Industria e del Commercio della Federazione Russa Viktor Christenko.
La Commissione Economica Eurasiatica opera servendosi di una serie di dicasteri, i cui ranghi provengono dai tre Paesi in misura proporzionale alla loro consistenza demografica, con la Federazione Russia che fornisce l’84% del personale, il Kazakhstan il 10% e la Bielorussia il 6%.

I vantaggi pratici del regime tariffario comune, entrato in vigore nel 2010, non si limitano all’eliminazione delle barriere doganali, ma coinvolgono anche la rimozione di ostacoli burocratici in modo da creare un clima di investimento favorevole alle imprese di molti settori. Il tutto va inquadrato nell’ambito di un già consolidato interscambio tra le economie coinvolte, con indici a doppia cifra. Kazakhstan e Bielorussia beneficeranno, ad esempio, di un prezzo del gas favorevole e potranno proporre sul mercato russo beni più economici dei pari comparto prodotti in Russia. Le imprese russe, allo stesso modo, potranno cercare in Kazakhstan vantaggi competitivi, quali ad esempio un livello di tassazione favorevole. La semplificazione generata da un disciplinamento unificato implica effetti positivi nello stesso processo produttivo, ovvero prima ancora della commercializzazione di un prodotto. Nei territori degli Stati appartenenti all’Unione Doganale, ad esempio, per le merci prodotte non vigono più attestazioni nazionali di conformità a requisiti nazionali, bensì certificati di conformità dell’Unione Doganale che attestano l’idoneità di un prodotto ai sensi di un regolamento tecnico dell’Unione Doganale. L’evidente vantaggio è la possibilità di importare e commercializzare contemporaneamente nel territorio doganale (ossia nei tre Paesi membri), grazie ad un unico documento di conformità.

Allo stesso modo operano le normative e le certificazioni sanitarie dell’Unione Doganale, che attestano la conformità di un prodotto ai requisiti minimi di sicurezza e sostituiscono le precedenti diverse attestazioni nazionali. Dette misure palesano la volontà di tutelare i diritti dei consumatori in maniera uniforme sul territorio doganale. Il documento tecnico più rappresentativo dell’Unione è probabilmente il Codice Doganale (in russo Tamožennyj Kodeks) entrato in vigore il 1 luglio 2010. Esso si divide in due parti, otto sezioni, cinquanta capitoli per un totale di 372 articoli, costituendo il corpus di regole comuni oggi vigenti nei tre Paesi.

In conclusione, si può affermare che l’Unione Doganale rappresenta un risultato concreto del processo di integrazione eurasiatica ed al tempo stesso ambisce ad essere la tappa di un percorso più ampio, in grado di permettere non soltanto l’allargamento dell’Unione Doganale ad altri Paesi EurAsEC, ma anche di favorire il commercio e la circolazione di persone con i Paesi d’Europa. A partire dal 1 gennaio 2012 il territorio di Russia, Bielorussia e Kazakhstan è stato dichiarato ufficialmente “Spazio Economico Comune” (Edinoe êkonomičeskoe prostranstvo) sulla base di quattro princìpi: 1. Libero scambio di merci; 2. Libero scambio di servizi; 3. Libera circolazione di cittadini; 4. Libera circolazione di capitali. Questa definizione è il punto di partenza per l’idea di una “comunità armoniosa di economie da Lisbona a Vladivostok” lanciata da Vladimir Putin in riferimento alla possibilità di abolire il regime dei visti tra Paesi CSI e Paesi dell’Unione Europea, favorendo una libera circolazione che dia vita ad un mercato continentale del valore di svariati miliardi di dollari.

Per comprendere l’importanza che l’Unione Doganale e la prospettiva di uno spazio economico comune rivestono per i Paesi europei (e per l’Italia in particolare), può essere utile dare un’occhiata agli indicatori di spesa per quanto attiene al commercio internazionale con Bielorussia, Kazakhstan e Russia.

4. Il commercio europeo con i Paesi dell’Unione Doganale negli ultimi anni

L’attuale livello di cooperazione economica tra i Paesi dell’Unione Europea e quelli dell’Unione Doganale è più alto di quanto si possa pensare. Vale la pena sottolineare che spesso proprio l’Italia risulta essere tra i principali attori economici coinvolti nello scambio di beni e servizi. I dati ufficiali proposti dall’Unione Doganale (calcolati sul periodo gennaio-dicembre 2011) dimostrano inequivocabilmente questa affermazione: si pensi che, considerando i dati della bilancia commerciale (import-export) di tutti i tre Paesi membri (valore misurato in dollari USA) l’Italia si piazza al quarto posto per volume totale di scambi, con 15.175 milioni di dollari (pari al 6,8% dell’attività economica estera totale dell’Unione Doganale). In particolare, l’Italia è il terzo Paese destinatario di esportazione di prodotti dell’Unione Doganale, con 12.012 milioni di dollari; al secondo posto vi è la Cina (13.159 milioni) e in cima vi è l’Olanda, a 23.254 milioni. In media, anche altri Paesi europei fanno segnare una cooperazione costante con l’Unione Doganale: tra i principali partner economici dell’Unione Doganale figurano, oltre all’Italia, Germania, Francia, Polonia e Regno Unito. In totale, essi pesano per il 36,2% dell’attività economica dell’Unione Doganale con l’estero – cifra che sale al 38,3% se prendiamo in considerazione anche il 2,1% della Svizzera.

Scorporando questi dati ed analizzando la rete di scambi che i singoli Paesi europei intrattengono con i singoli Paesi dell’Unione Doganale, il bilancio mostra che in ordine Russia, Kazakhstan e Bielorussia rappresentano tre partner di rilievo per l’Italia. Se l’Olanda si conferma il primo importatore europeo di prodotti sia russi sia bielorussi (le cifre ammontano, rispettivamente, a 18.634 milioni di dollari, cioè il 10,7% dell’attività con l’estero della Russia, e a 2.986 milioni, cioè il 26,3% dell’attività della Bielorussia), Roma è il primo partner commerciale europeo di Astana e il primo mondiale per importazioni dal Kazakhstan (16,7% dell’attività commerciale con l’estero); è il quinto e il settimo nei confronti di Federazione Russa e Bielorussia.

L’interscambio italiano con la Russia ha superato i 27 miliardi di euro nel 2011 (nel 2010 si attestava a circa 22). In Russia sono attive circa 500 aziende italiane. I settori più rilevanti del nostro export sono macchine e apparecchi meccanici, prodotti tessili, prodotti in cuoio e arredamento. Il successo dell’export italiano in Russia, come hanno spiegato Roberto Pelo e Vittorio Torrembini nel loro volume Sdelano v Italii, si deve al fatto che le imprese italiane hanno individuato nella Russia «un mercato strategico, e non una base dove produrre per poi vendere su altri mercati». Su scala ridotta si può applicare lo stesso discorso al Kazakhstan e alla Bielorussia: la presenza di piccole e medie imprese italiane in tutti e tre i Paesi è legata molto più all’esportazione di lavorati e di semilavorati, favorita dall’aumento di domanda interna soprattutto di Russia e Kazakhstan, che alla delocalizzazione di impianti produttivi.

Nel settore energetico l’Italia intrattiene con Mosca un fruttuoso partenariato, alla luce di un’oggettiva interdipendenza che sempre Pelo e Torrembini hanno sintetizzato con la formula «made in Italy per pagare la bolletta del gas»: la necessità di approvvigionamento energetico da parte italiana viene bilanciata dalla crescente esportazione di beni di consumo e beni intermedi cui si è fatto riferimento poc’anzi. ENI, ENEL e Saipem sono molto attive nel Paese. La Russia è complessivamente il principale fornitore di energia all’Italia: da essa acquistiamo infatti petrolio per circa il 15% delle nostre importazioni e gas per il 30% delle nostre importazioni. Mosca è fornitore tradizionalmente affidabile, cui si è fatto ricorso in caso di difficoltà contingenti di altri produttori.

Nel settore industriale e high-tech, le aziende Finmeccanica collaborano con successo con imprese russe: Alenia produce e commercializza con Sukhoi il velivolo Super jet 100. Sono inoltre significativi gli investimenti di Pirelli, Danieli, Gruppo Marcegaglia, Ferrero, Indesit, Cremonini, Coeclerici, Marazzi, Barbaro. Di recente si è inoltre consolidata la strategia russa di FIAT che annovera la joint venture con la banca pubblica Sberbank per l’assemblaggio a San Pietroburgo di 120.000 Jeep l’anno, l’intesa per un investimento con la società locale ZIL (20% Sberbank), l’attivazione dello stabilimento della joint venture Case-NewHolland-Kamaz per l’assemblaggio di macchinari agricoli, e quella Iveco/OboronService per la prossima produzione di veicoli militari Lince. Nel settore bancario, Unicredit Banca è l’ottavo istituto di credito del Paese in termini di assets, mentre Banca Intesa risulta tra i primi cinque istituti per credito alle piccole e medie imprese in Russia. Nel Paese sono presenti uffici di rappresentanza di Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare Italiana e Unione Bancaria Italiana. Assicurazioni Generali detiene un pacchetto di azioni nella seconda banca Russa, VTB, e nella società russa Ingostrakh. Da segnalare la nascita, a febbraio 2012, della nuova Agenzia russa di credito alle esportazioni, la “EXIAR”, che ha siglato con la SACE un accordo che posiziona la nostra Società nel ruolo di advisor. Intensa è anche l’attività degli investitori russi in Italia, in particolare nel settore energetico (Gazprom, LuKoil e Renova), siderurgico (Severstal, RusAl, Evraz), e in altri comparti (come testimoniato, ad esempio, dalla recente acquisizione da parte di Russkij Standard della casa vinicola Gancia e della Wind da parte della Vimpelcom). Da ultimo, la visita di Mario Monti e Paolo Scaroni in Russia lo scorso 24 luglio 2012 ha ulteriormente rafforzato il legame tra Roma e Mosca, grazie agli accordi tra ENI e Rosneft sulla prospezione nel Mare di Barents e nel Mar Nero per la ricerca di giacimenti petroliferi, nonché ai progetti di ristrutturazione infrastrutturale che Rizzani De Eccher ha siglato per la riqualificazione di un quartiere di Mosca e all’accordo fra Selex Elsag e la Posta Russa per la fornitura di tecnologie digitali e strumenti logistici.

5. Conclusioni e prospettive: l’Unione Eurasiatica e il futuro dell’Europa

Alla luce delle informazioni sin qui riportate, è evidente il beneficio che i Paesi dell’Unione Europea e soprattutto l’Italia possono trarre dal consolidamento dell’Unione Doganale. I dati dimostrano infatti che il sistema-Italia vanta già un livello di interscambio molto alto con tutti i tre soggetti che compongono l’Unione Doganale. La diversa proporzione del volume di scambi con ciascuno di essi (il fatto cioè che Mosca giochi il ruolo di carro trainante, il Kazakhstan si collochi al secondo posto e la Bielorussia al terzo), non è dovuto soltanto alla diversità di fondamentali dell’economia fra i singoli Paesi, ma anche alla diversità di normative e regolamenti vigenti sino a poco tempo fa.

L’unificazione – in buona parte già avvenuta e in parte ancora in atto – di parametri sanitari, norme tariffarie e politiche sulla concorrenza permette oggi agli imprenditori italiani di rapportarsi ai tre Paesi come ad un soggetto progressivamente sempre più unitario per ciò che concerne il commercio internazionale. Ad esempio, le molte imprese che oggi già lavorano nella Federazione Russa ma magari non sono ancora entrate nel mercato kazako potranno affacciarsi verso di esso con maggiore facilità, proprio sulla base dell’esperienza già maturata in Russia. I recenti cambiamenti delle normative nella Federazione Russa hanno costituito infatti un adeguamento alle regole comuni dell’Unione Doganale: le imprese italiane od europee che lavorano in Russia troveranno negli altri due Paesi condizioni analoghe. Se ovviamente le caratteristiche di ogni singolo sistema-Paese continueranno ad influenzare le variabili sul piano operativo, l’ingresso e il consolidamento in questo mercato comune risulterà favorito da meccanismi regolatori sempre più equipollenti.

L’Unione Doganale può rappresentare insomma un segno di costante coinvolgimento in un percorso di sviluppo economico, favorendo ad esempio la graduale transizione di un Paese come la Bielorussia – più atipico rispetto agli altri due membri dell’Unione – verso standard economici prossimi a quelli europei. Vale la pena, a questo proposito, sottolineare un ultimo aspetto. L’Ucraina, il Paese che funge geograficamente da anello di congiunzione tra i Paesi dell’Unione Europea e i Paesi dell’Unione Doganale, è intenzionata a stabilire una proficua collaborazione con entrambi i poli. Nella primavera 2012 è stato infatti siglato l’Accordo di Associazione Ucraina-UE, che sancisce un zona di libero scambio con i Paesi UE. Al tempo stesso Kiev ha da tempo intavolato trattative per definire con i Paesi dell’Unione Doganale una forte semplificazione delle regole del mercato, che conduca ad una zona di libero scambio secondo la formula “3+1”. Questo fatto evidenzia che il processo di integrazione eurasiatica non deve essere inteso come antagonista a quello europeo, bensì complementare ad esso.

I promotori del processo di integrazione eurasiatica, in particolar modo il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, hanno più volte insistito sull’affinità dei princìpi che regolano la zona di libero scambio dell’Unione Doganale a quelli del WTO, auspicando soprattutto una progressiva “europeizzazione” degli standard di sicurezza e dei meccanismi anti-trust all’interno dei Paesi membri. Ciò costituisce la precondizione per l’ambizioso progetto di uno spazio economico comune che comprenda l’abolizione del regime dei visti con i Paesi europei. In un frangente storico in cui l’Italia e l’Europa faticano a trovare stimoli per rilanciare l’economia reale e superare la crisi del debito, le opportunità aperte dall’Unione Doganale e dal futuro progetto di uno spazio economico comune con i Paesi che la compongono si presentano come un fenomeno da seguire e monitorare con la massima attenzione.

NOTE:

Riferimenti essenziali:

www.evrazes.ru
www.tsouz.ru
http://d5055.u24.altasoft.biz/userfiles/file/bibl/AF_all.pdf
N. NAZARBAEV, Evrazijskij Sojuz. Idej, praktika, perspektivy (1994-1997)
R. PELO, V. TORREMBINI, Sdelano v Italii. La presenza italiana in Russia: successi, problemi e prospettive, Milano 2010.


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