La questione dell’uranio continua ad interessare i rapporti economici e politici fra il governo di Nuova Delhi e l’Australia. Durante l’ultimo incontro fra capi...

La questione dell’uranio continua ad interessare i rapporti economici e politici fra il governo di Nuova Delhi e l’Australia. Durante l’ultimo incontro fra capi di governo, tenutosi il 17 ottobre scorso, si è ribadita l’importanza di intensificare i legami fra i due paesi, soprattutto per quel che concerne la vendita di uranio al governo indiano da parte dell’Australia, uno dei più grandi produttori mondiali di energia nucleare che detiene più del 40% delle riserve di uranio del pianeta. Tale decisione, però, collide con i provvedimenti stabiliti dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) che l’India, insieme ad altri Stati come Israele e Pakistan, non ha mai firmato. Inoltre, la possibile vendita di uranio australiano all’India coinvolge numerosi aspetti politici, economici e militari che avranno ripercussioni sull’assetto geopolitico dell’Asia e dell’area del Pacifico.

 
La continua crescita dell’economia indiana va di pari passo con l’aumento del fabbisogno energetico dell’intero paese; per tale ragione il governo di Nuova Delhi sembra aver gradito l’attenzione che il primo ministro australiano, Julia Gillard, ha rivolto verso il gigante asiatico sul tema dell’energia nucleare. L’enorme rilievo che l’India ha acquisito nel panorama economico mondiale ha portato il ministro australiano a cambiare l’atteggiamento del proprio governo nei riguardi della potenza asiatica. In passato, infatti, fu proprio il partito laburista, ora al potere, a contestare la decisione dell’allora primo ministro John Howard, secondo il quale era necessario dare inizio a un dialogo con l’India riguardo l’uso, da parte di quest’ultima, dell’uranio australiano per scopi civili. Il dialogo sul nucleare intrapreso fra i due paesi, quindi, rappresenta un rilevante cambiamento nella politica estera dell’attuale governo australiano, il quale in questo modo sembra aver posto fine al divieto, varato nel 1998, alla vendita di uranio all’India in quanto paese non firmatario del Trattato di non proliferazione.

Il cambiamento nelle relazioni fra le due nazioni porterà vantaggi da entrambe le parti, in quanto da un lato l’Australia potrà stringere i suoi rapporti con un paese la cui importanza economica è divenuta sempre più rilevante ed influente nel panorama mondiale; dall’altro l’India, che oggi produce meno del 3% della propria energia, potrà soddisfare il suo bisogno di energia elettrica e consolidare sempre più la propria crescita economica. Ciò che ha favorito la nascita di una relazione fra le due potenze in questione non è soltanto l’uranio; vi sono infatti molti altri fattori di natura economica e geopolitica che hanno incoraggiato l’avvicinamento tra India e Australia: la volontà d’incrementare le relazioni commerciali e gli scambi culturali, così come la cooperazione alla lotta al terrorismo e, in modo particolare, la comune visione dell’importanza strategica dell’area dell’Oceano Indiano, che ha favorito la nascita di un accordo che prevede lo svolgimento di esercitazioni navali congiunte per poter garantire la sicurezza dell’area Asia-Pacifico.

Gli iniziali accordi indo-australiani a proposito dell’uso civile dell’uranio australiano da parte dell’India si ripercuotono fortemente sulla politica estera di Nuova Delhi, poiché coinvolgono ed influenzano i rapporti politici, economici e militari che il paese asiatico detiene con i principali protagonisti della zona Asia-Pacifico: Cina, Giappone, Australia e Stati Uniti.

La Cina giudica negativamente i nuovi accordi fra India e Australia per diverse ragioni, in primo luogo perché l’India, al contrario di Pechino, non ha firmato il Trattato di non proliferazione e, di conseguenza, vi è il timore che fra qualche decennio gli accordi sul nucleare civile possano trasformarsi in accordi di tipo militare; in secondo luogo, la Cina teme che tramite questa nuova alleanza l’India riesca a consolidare sempre più la propria crescita economica in Asia e nel Pacifico ostacolando in questo modo l’ascesa cinese; ma l’elemento che più di ogni altro scontenta la Cina è che, dal suo punto di vista, la nuova alleanza rappresenterebbe una vera e propria strategia politica il cui obiettivo principale è quello di limitare il consolidamento dell’ascesa geopolitica di Pechino in Asia e nel Pacifico. Questa forma di contenimento rivolta verso la Repubblica Popolare è sostenuta principalmente dagli Stati Uniti, che riconoscono in Pechino un ostacolo all’ascesa statunitense nel Pacifico. Per tale ragione Washington ha rinsaldato i propri rapporti militari, politici ed economici con Australia e Giappone, due nazioni che guardano entrambe con sospetto lo sviluppo economico e la grande influenza politica che la Cina ha acquisito nella zona Asia-Pacifico.

All’interno di questo quadro geografico si colloca Nuova Delhi, la cui crescita economica e il cui peso politico sono riconosciuti da tutti i principali protagonisti dell’area. L’enorme rilevanza dell’India deriva non soltanto dal progresso economico che il paese si trova ad attraversare in questo momento storico, bensì anche dalla sua favorevole posizione geografica, grazie alla quale è divenuto un soggetto importante capace di influenzare il panorama politico, economico e militare dell’Asia.

Il governo di Nuova Delhi considera come una minaccia la grande ascesa economica della Cina e, in particolar modo, l’interesse che il governo di Pechino ha mostrato verso l’area dell’Oceano Indiano, considerata, insieme al Golfo Persico, una rotta fondamentale per l’approvigionamento di risorse energetiche quali petrolio e gas. Inoltre, l’India guarda con sospetto le relazioni che Pechino ha instaurato con i paesi vicini come Nepal, Bangladesh, Myanmar e Sri Lanka; soprattutto quest’ultimo può rivelarsi utile alla Repubblica Popolare per poter incrementare la propria presenza nell’area dell’Oceano Indiano, ma ciò che preoccupa maggiormente il governo indiano è il legame fra Cina e Pakistan. Le relazioni sino-pakistane si concentrano essenzialmente su accordi di tipo militare, in base ai quali la Cina si è mostrata disposta ad aiutare il Pakistan nella costruzione di reattori nucleari volti a soddisfare il fabbisogno energetico del paese. Questa alleanza si è consolidata in risposta agli accordi stipulati fra USA e India, i quali hanno permesso a quest’ultima di prendere parte al commercio nucleare con Washington pur non aderendo al Trattato di non proliferazione. L’India auspica l’interruzione dello sviluppo nucleare in Pakistan, valutato come una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

La presenza cinese in Asia Meridionale è vista con diffidenza da Nuova Delhi che considera la politica estera cinese un chiaro tentativo da parte di Pechino di limitare l’espansione economica e militare dell’India in Asia Meridionale e di controbilanciare la presenza indiana verso il Sud-est asiatico. Infatti, nel corso degli anni, l’India, seguendo la linea della Look East Policy, ha stretto accordi di tipo militare e politico con molti paesi geograficamente vicini alla Cina, primo fra tutti il Giappone. La politica del “guardare ad est” si è rivelata proficua per l’economia indiana poiché ha favorito la sua accelerazione e ha portato alla realizzazione di accordi di libero scambio con alcuni paesi dell’area, come Tailandia, Giappone, Vietnam, Indonesia, Corea del Sud e Malesia, paesi, questi, che temono in maniera differente la crescita della Cina. La politica di espansione dell’India verso est ha alla base non soltanto interessi economici ed energetici, ma anche il bisogno, da parte di Nuova Delhi, di controbilanciare lo sviluppo e l’influenza della Cina verso tutte quelle zone, come Oceano Indiano, Bangladesh e Sri Lanka, le quali da sempre rientrano nell’orbita dell’interesse indiano. Attraverso questo tipo di politica, inoltre, il governo di Nuova Delhi è riuscito anche ad aumentare la propria influenza nella zona del Mar Cinese Meridionale, area ricca di risorse energetiche, provocando lo scontento del governo di Pechino che rivendica una maggiore influenza in quel tratto di mare.

Tutto ciò si collega all’attuale disputa per le isole Senkaku o Diaoyu che vede come principali attori protagonisti Giappone e Cina. La grande rilevanza delle isole in questione è legata a diversi motivi: innanzitutto vi sono ragioni di tipo economico, vista l’ingente presenza di risorse energetiche nell’area, di cui sia Cina sia Giappone sono in continua ricerca; in più, la disputa fra le due potenze asiatiche è connessa alla posizione geografica delle isole che permetterebbe ad entrambi i paesi di garantire la sicurezza del proprio territorio. Questo scenario politico coinvolge anche gli interessi degli Stati Uniti che, considerando minacciosa l’ascesa militare ed economica cinese nel Pacifico, hanno ribadito il loro sostegno nei confronti del Giappone e, allo stesso tempo, hanno consolidato gli accordi militari ed economici con Australia e India creando così un’alleanza che Pechino considera come una pericolosa forma di contrapposizione alla propria ascesa in Asia. È bene ricordare però che l’India mantiene al momento una posizione bilanciata fra Washington e Pechino perché, nonostante sia in competizione con la Cina per quel che concerne la questione energetica e l’egemonia politica in Asia, i due paesi hanno instaurato nel tempo salde relazioni commerciali; in più, sono entrambi membri del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud-Africa) e cooperano assieme all’ASEAN; i due paesi si trovano inoltre d’accordo su determinate questioni legate alla politica estera: la lotta al terrorismo, i cambiamenti climatici e l’inquinamento globale, e, infine, entrambi hanno mostrato il loro dissenso nei confronti di un possibile intervento militare in Siria e Iran, così com’erano contrari a quello avvenuto lo scorso anno in Libia.

L’accordo sul nucleare tra India e Australia, malgrado sia alle fasi iniziali, s’inserisce dunque in questo particolare contesto ed avrà dei sicuri risvolti geopolitici nel caso di un suo consolidamento. Il nuovo fulcro del potere economico mondiale è infatti rappresentato dall’Asia e lo scenario politico che si presenta in quest’area è in equilibrio precario poiché coinvolge importanti interessi economici, politici e militari in grado di sconvolgere l’attuale assetto geopolitico dell’intera zona.

NOTE:

Marcella La Cioppa è laureata in Lingue e civiltà orientali (Università La Sapienza di Roma).


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