Giovedì 22 novembre 2012, nella splendida sede di Piazza Cairoli sita nel cuore di Roma, il Centro Russo di Scienza e Cultura (partner dell’Istituto...

Giovedì 22 novembre 2012, nella splendida sede di Piazza Cairoli sita nel cuore di Roma, il Centro Russo di Scienza e Cultura (partner dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) ha ospitato la Conferenza “Il dialogo energetico Russia-Italia: nuove sfide ed opportunità”. All’evento hanno preso parte come relatori diversi specialisti dell’argomento: Natela Šengelija, Rappresentante commerciale della Federazione Russa; Denis Gubarec, Vice-Direttore del Centro Russo di Scienza e Cultura; l’onorevole Ugo Lisi, membro della Grande Commissione interparlamentare Italia-Russia; Igor’ Bogdašev, consigliere dell’Ambasciata russa, Evgenij Utkin, specialista di questioni energetiche e analista di “Russia Oggi”; Svjatoslav Smoljaninov, rappresentante di Lukoil Italia. La Conferenza è stata suddivisa in due sessioni: nella prima, i relatori hanno parlato della collaborazione energetica italo-russa in riferimento al settore del gas e in particolar modo al progetto South Stream; nella seconda sessione è stata invece esaminata la collaborazione nel settore petrolifero alla luce dei recenti accordi tra Eni e Rosneft sulla ricerca congiunta di giacimenti nella regione artica.

La Conferenza è stata aperta dal Direttore del Centro Russo Oleg Osipov. Inaugurando i lavori e presentando gli ospiti, il dott. Osipov ha rimarcato l’importanza dell’iniziativa anche da un punto di vista “umanitario”, sottolineando che il partenariato politico ed economico fra Italia e Russia costituisce uno strumento efficace per far incontrare le realtà culturali dei due Paesi, incentivare la conoscenza reciproca, stimolare la mobilità e il turismo. In diversi Paesi europei (tra gli altri Lussemburgo, Danimarca, Ungheria) i Centri russi locali hanno recentemente organizzato eventi analoghi; la Conferenza di Roma, ha ricordato Osipov, gode però di un simbolico valore aggiunto perché avviene alla vigilia del primo “compleanno” del Centro Russo romano, inaugurato nella capitale italiana proprio un anno fa. Anche Denis Gubarec, Vice-Direttore del Centro, ha voluto insistere sulla portata “simbolica” del dialogo energetico italo-russo: nell’immaginario dell’opinione pubblica, il gasdotto South Stream e il mercato energetico rappresentano la dimensione concreta dei buoni rapporti economici bilaterali. L’intervento di Natela Šengelija ha riassunto i risultati ottenuti dalla cooperazione economica italo-russa, indicando i punti su cui è ancora necessario lavorare. Relativamente alla prospettiva energetica, la relatrice ha auspicato che iniziative di questo tipo possano ripetersi nel segno di una progressiva specializzazione. Se ormai il tema in quanto tale è divenuto senz’altro di rilievo pubblico, le caratteristiche tecniche del settore gasiero richiedono nondimeno una costante sensibilizzazione presso la società civile, al fine di divulgare in modo costante le concrete modalità attraverso cui si attua il partenariato tra i due Paesi. In un quadro più ampio, i risultati raggiunti dall’import-export italo-russo possono dirsi pienamente positivi ma ancora migliorabili. Proprio il fatto che in Russia le piccole e medie imprese sono per molti versi una realtà ancora in via di costituzione aumenta le potenzialità della cooperazione economica: l’Italia, che della laboriosità delle sue PMI ha sempre fatto un punto di forza, può costituire un modello di marketing e una fucina di know-how per la modernizzazione dell’economia russa. L’onorevole Ugo Lisi ha esposto i risultati dei lavori della Grande commissione parlamentare italo-russa, copresieduta dal Vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e dal Vicepresidente della Duma di Stato della Federazione Russa Alexander Žukov. A fine ottobre la Commissione si è riunita in Italia in un incontro di due sessioni, a Palazzo Vecchio a Firenze e alla Farnesina di Roma. Oltre alle discussioni sul dialogo interreligioso, sulla sicurezza e sulla lotta al terrorismo, l’incontro – pubblicamente valutato come molto positivo anche dal Ministro degli Esteri Giulio Terzi – ha aggiornato l’agenda di lavoro sui temi della cooperazione economica, giungendo alla redazione di un Memorandum integrativo del
Protocollo di collaborazione che sarà sottoposto alla firma del Presidente della Camera e del Presidente della Duma. Lisi ha ricordato, dati Istat alla mano, che l’interscambio commerciale italo-russo nel 2011 ha raggiunto i 27,3 miliardi, di cui circa 18 (dunque il 71% del totale) concernono proprio il settore energetico. Se da parte italiana la strategia nazionale appare segnata da un orientamento pragmatico all’insegna “dell’interdipendenza tra i due Paesi, e non della dipendenza a senso unico”, le maggiori criticità riguardano invece la difficoltà di elaborare una politica di buon vicinato con la Russia a livello europeo. Si può anzi affermare, ha sostenuto Lisi, che le incertezze e la mancanza di unità nell’atteggiamento verso la Russia costituiscono uno degli esempi più tangibili della mancanza quanto di una visione strategica da parte dell’UE. Il diplomatico russo Igor’ Bogdašev ha definito il gasdotto South Stream “la locomotiva dei rapporti bilaterali italo-russi”, rammentando inoltre che nella graduatoria russa di partner economici per volume di scambi l’Italia si piazza oggi al quinto posto. Il progetto di costruzione del gasdotto concorrente di South Stream, cioè Nabucco, negli ultimi anni si è decisamente arenato, registrando la rinuncia di molte aziende che avevano aderito all’iniziativa per problematiche tecniche relative alla quantità di riserve accertate di idrocarburi: Nabucco, di fatto, è oggi sostenuto dal solo Azerbaigian. Sulla stessa lunghezza d’onda Denis Gubarec, Vice-Direttore del Centro Russo, ha affrontato il problema della “diversificazione energetica”, una questione che viene spesso mal posta. Essa non deve essere intesa soltanto come una diversificazione di fornitori, ma soprattutto come diversificazione di itinerari dei gasdotti, privilegiando dunque l’affidabilità tecnica: l’Europa e l’Italia possono garantirsi fonti di approvvigionamento sicure comprando gas da più fornitori ma soprattutto da più giacimenti accertati, non essendo la gestione di più gasdotti da parte del medesimo operatore minimamente di ostacolo alla certezza e all’affidabilità dei rifornimenti. Gubarec ha inoltre ricordato che il gas naturale liquefatto, presentato spesso troppo ottimisticamente come un’altra alternativa da opporre al South Stream, comporta considerevoli costi tecnici e di manutenzione relativi soprattutto agli impianti di rigassificazione. Il Vice-Presidente del Centro Russo ha ricordato quindi il costo complessivo per la costruzione e l’avviamento di South Stream, stimato intorno ai 16 miliardi: di questi, circa 10 sono destinati agli investimenti per costruire la parte tecnicamente più complessa, cioè il tratto che poggerà sui fondali del Mar Nero (circa 700 km). I motivi per appoggiare il progetto sembrano rispondere in sostanza a criteri di redditività economica e di buon senso, perché si basano sui margini di profitto per due importanti aziende a partecipazione statale e sul sicuro rifornimento energetico per le popolazioni. In conclusione Gubarec ha quindi affermato che, per il buon andamento del progetto, oggi i principali nodi da sciogliere in sede europea sono due: la mancata concessione dello status di progetto privilegiato e l’esclusione di South Stream dal Terzo Pacchetto Energia UE. Tale problema è stato quindi approfondito da Evgenij Utkin, che ha dettagliatamente esposto la distanza esistente tra le dichiarazioni ufficiali e la pratica politica dell’Unione Europa. Formalmente l’UE non ostacola apertamente la costruzione di South Stream; osservando tuttavia le agevolazioni di cui ha goduto il progetto Nabucco (al quale il bilancio europeo prevedeva di destinare congrui finanziamenti) emerge una chiara disparità di trattamento verso le due iniziative imprenditoriali. Questa vicenda evidenzia un aspetto molto importante, relativo all’astrattezza dei richiami al non ostacolare le leggi di mercato in un campo particolare quale è quello del gas. Il carattere specifico delle risorse energetiche, di cui non si dispone certo come di una qualsiasi altra merce, fa sì che i rappresentanti politici in certa misura siano obbligati ad optare per delle corsie preferenziali, prevedendo agevolazioni e favorendo alcuni progetti in luogo di altri. Questa fisiologica componente di interventismo pubblico rende imperativa una riflessione critica sulla scarsa lungimiranza che ha caratterizzato il sostegno a Nabucco, oggi destinato all’oblio, e sull’opportunità di considerare ormai South Stream come un progetto di rilievo strategico.

La seconda parte della Conferenza, dedicata alla collaborazione energetica italo-russa nel settore petrolifero, ha portato la discussione sulle prospettive degli accordi Eni-Rosneft che prevedono l’esplorazione della regione artica. Evgenij Utkin ha riportato alcuni dati relativi all’azienda Rosneft, tra i protagonisti assoluti del mercato petrolifero mondiale, rimarcando quindi il grande attivismo in Russia dell’italiana Eni, partner delle holding più importanti sia nel settore del gas che del petrolio. L’attrattiva che l’impresa fondata da Enrico Mattei ha esercitato in questo caso è dovuta all’esperienza: già attiva nella ricerca petrolifera nell’offshore norvegese, Eni potrà fornire know-how per un ambizioso progetto, che – ha ricordato Utkin – punta ad aumentare di cinque volte la produzione di petrolio entro il 2030. In particolare, il potenziale scientifico e tecnologico dell’Eni permetterà di adeguare progressivamente la ricerca nell’Artico ai requisiti tecnici anti-inquinamento e alle norme di protezione ambientale. Nel suo intervento, l’on. Ugo Lisi ha anche in questo caso riportato i risultati del recente incontro della Grande Commissione interparlamentare Italia-Russia. Un aspetto, in particolar modo, sembra degno di attenzione dal punto di vista politico. Nel 1996 è stato costituito il Consiglio Artico, Forum internazionale dedicato all’estremo Nord del Pianeta, composto da 8 membri permanenti (Canada, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Svezia) ed una serie di osservatori esterni (Cina, Corea del Sud, Italia, Giappone e altri) che stanno avanzando richiesta di passare allo status di osservatori permanenti. Lisi ha sottolineato che Mosca, membro permanente, ha già pubblicamente sostenuto la candidatura italiana: un segnale estremamente positivo, che si auspica possa favorire l’accoglimento dell’Italia con il consenso degli altri Paesi. Già nel 1998, d’altronde, la Repubblica Italiana siglò con la Norvegia l’Intergovernmental Agreement on Arctic Science, in cui entrarono a far parte numerose istituzioni scientifiche italiane, in special modo il CNR, che hanno contribuito a migliorare la ricerca scientifica nella regione. Proprio il prestigio e i risultati già ottenuti dal CNR hanno incoraggiato, secondo il Deputato italiano, la sponsorizzazione della candidatura italiana da parte della Russia. Specularmente, ha affermato Lisi ricordando il vertice della Commissione Italia-Russia , “la candidatura dell’Unione Europea è comprensibilmente vista con scetticismo dai nostri colleghi russi”, in ragione dell’atteggiamento poco collaborativo che Bruxelles ha sinora manifestato con Mosca e che – si può affermare – ha già probabilmente limitato il potenziale delle relazioni bilaterali non solo fra la Russia e l’Italia, ma anche fra la Russia ed altri Paesi europei. Come ha soggiunto Evgenij Utkin, per quanto sembri paradossale la Russia guarda al futuro dei Paesi d’Europa con maggiore ottimismo e spirito d’iniziativa della stessa Unione Europea. L’ultimo intervento è stato quello di Svjatoslav Smoljaninov, rappresentante di Lukoil in Italia. Con la sua relazione il discorso si è allargato al di là dell’intesa fra Eni e Rosneft, aprendo uno squarcio sulle prospettive degli investimenti reciproci. Smoljaninov ha presentato un bilancio di tre anni di lavoro in Italia (la Lukoil ha iniziato ad operare nella Penisola nel 2009), rimarcando che, configurandosi come un gruppo industriale e non finanziario, questa impresa russa costituisce un buon esempio di investimenti diretti all’economia reale, in un momento storico in cui quest’ultima pare subissata da manovre recessive, forti tassazioni dirette e speculazione borsistica. Lukoil ha acquisito il 49% della ISAB (Industria Siciliana Asfalti e Bitumi), raffineria di petrolio nel nord della Sicilia, specializzandosi nella vendita al dettaglio e garantendo il funzionamento di 80 stazioni situate tra la Sicilia e l’Italia centro-meridionale con oltre mille posti di lavoro. Concludendo e ringraziando relatori e pubblico – intervenuto con alcune domande tra la prima e seconda sessione – Denis Gubarec ha espresso l’auspicio che proprio la direzione indicata da Smoljaninov costituisca il motore dello sviluppo negli anni a venire. Affinché vi sia piena interdipendenza e complementarità fra le economie russa e italiana, infatti, è essenziale che aumentino gli investimenti russi all’estero laddove l’esperienza imprenditoriale ed il settore produttivo permettono un’affermazione di competitività; investimenti che facciano da contraltare a quella politica di attrazione di capitali che a sua volta Mosca sta cercando di attuare per differenziare maggiormente il proprio sistema produttivo.



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