Nell\’ambito dell\’iniziativa “L\’Europa è per le donne – la risposta delle donne alla crisi”, promossa dal Parlamento Europeo e giunta alla sua 2^ edizione,...

Nell\’ambito dell\’iniziativa “L\’Europa è per le donne – la risposta delle donne alla crisi”, promossa dal Parlamento Europeo e giunta alla sua 2^ edizione, il 28 marzo scorso si è svolta, nella sede del suo Ufficio di Informazione a Milano, come ultimo di 25 incontri incentrati sul tema dell\’impatto della crisi economica sulla parità di genere e i diritti delle donne, la Conferenza su “I risultati del Vertice UE – Celac”. Nel corso dell\’evento, organizzato dal CEFIAL (Centro di Studio Formazione e Informazione dell\’America Latina) e dal Foro EuroLat delle Donne, la D.ssa Izabel Recavarren, Coordinatrice del Foro stesso, ha dato conto, tra l\’altro, dell\’importante risultato ottenuto nel recente Vertice UE-Celac (Santiago del Cile, 25-28 gennaio 2013): infatti, all\’interno della Dichiarazione finale e del suo Piano di azione è stato inserito, per la prima volta dopo oltre 50 anni di relazioni biregionali, un Capitolo di genere. Recavarren ha evidenziato come sia stato possibile raggiungere questo obiettivo non soltanto grazie all\’impulso dato dal Foro EuroLat al riguardo, ma anche dalla partecipazione determinante dell\’Alto rappresentante per la politica estera dell\’UE, signora Catherine Ashton. La Conferenza è stata anche l\’occasione per riflettere sulle capacità con cui le donne europee ed anche latinoamericane dimostrano di sapere affrontare la crisi economica ed i problemi legati all\’emarginazione ed alla violazione dei dirittti umani. A questo proposito la D.ssa Mirella Ferlazzo, Direttore Generale dell\’Ufficio per le Risorse del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), nonché vicepresidente del Foro EuroLat delle Donne, ha fatto rilevare come tutti i dati dimostrano che le imprese gestite da donne hanno meno difficoltà a resistere alla crisi, sebbene l\’accesso al credito per loro sia, ancora oggi, più difficoltoso che per gli uomini (le banche chiedono alle donne maggiori garanzie rispetto agli uomini, nonostante si dimostrino più affidabili nel pagamento dei debiti). Ferlazzo ha, poi, fatto presente che, per le donne imprenditrici che intendano internazionalizzarsi, il MISE ha istituito un Fondo di garanzia che, probabilmente, è ancora poco conosciuto e che ci s\’impegnerà a pubblicizzare di più. Ha, da ultimo, invitato a seguire i lavori del prossimo incontro del Foro EuroLat, che si terrà in Argentina a giugno prossimo, proprio sul tema dell\’imprenditoria femminile, cui parteciperà anche il MISe. Quanto alla violazione dei diritti umani, molto importante è stato l\’intervento della parlamentare andina Hilaria Supa, che ha reso noto come, durante la Presidenza Fujimori, in Perù siano state sottoposte a sterilizzazione forzata circa 300.000 donne indigene. Queste donne, ripudiate dai mariti ed escluse dal mondo del lavoro, si sono organizzate in associazioni attraverso le quali sono riuscite a sostentarsi ed a trovare il coraggio di denunciare pubblicamente gli abusi e penalmente chi si era reso colpevole di perpetrarli. L\’intervento è stato seguito da un interessante videodocumentario con le testimonianze di molte donne vittime di queste violazioni. A seguire, l\’intervento della D.ssa Simona Bottoni – Direttore di Programma e ricercatrice associata in IsaG – incentrato sul tema de “La sicurezza alimentare in UE ed in America Latina”, ha costituito un momento di riflessione su uno degli argomenti oggetto di progetti di Risoluzione e di proposte dell\’Assemblea Parlamentare EuroLat. Nella sua relazione, la D.ssa Veronica Riniolo, ricercatrice dell\’ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), ha illustrato il problema migratorio, dando conto di alcuni interessanti dati, come ad esempio, quelli secondo cui, negli ultimi 10 anni, sono aumentati i residenti stranieri in italia, come pure il numero di famiglie con almeno uno straniero, gli stranieri che posseggono una casa, gli stranieri che frequentano le scuole (sul numero totale degli studenti). Altri dati importanti: dei 355.000 latinoamericani immigrati in Italia 228.000 sono donne; di esse, il 60,4% lavora nel settore dei servizi, il 19% del commercio. A seguire, il Dr. Renato Sarli, Presidente dei Pubblicitari Professionisti, ha presentato il lavoro di una sua allieva, Martina Carantani, una giovane fotografa che ha ideato la campagna “Contro la violenza sulle donne”, che ha ricevuto il Premio Nazionale Targa Pirella. Prima dei saluti del Dr. Bruno Marasà, Direttore dell\’Ufficio d\’Informazione a Milano del Parlamento Europeo, che ha partecipato la sua soddisfazione per il buon esito dell\’iniziativa dando l\’arrivederci all\’anno prossimo per la 3^ edizione, è intervenuta anche la rappresentante dell\’IsAG D.ssa Simona Bottoni, di cui riportiamo il testo integrale dell\’intervento di seguito.

 
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La definizione comunemente accettata a livello internazionale è quella elaborata al World Food Summit del 1996, secondo la quale la sicurezza alimentare è una situazione in cui “tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti, che garantiscano le loro necessità e preferenze alimentari, per condurre una vita attiva e sana”. Da questa definizione discendono le tre dimensioni fondamentali della sicurezza alimentare:

  1. la disponibilità di alimenti, intesa come un sufficiente quantitativo di cibo sicuro e nutriente disponibile per ciascun individuo o da esso reperibile;
  2. l’accesso all’offerta, in termini di disponibilità di adeguate risorse per ottenere alimenti appropriati per una dieta nutriente;
  3. l’utilizzo degli alimenti, nel senso di loro appropriato uso biologico.

 
Nei paesi in cui il pericolo di carestie generalizzate è basso, le problematiche di sicurezza alimentare sono prevalentemente di tipo qualitativo (igiene alimentare). Il concetto di sicurezza alimentare come possibilità di garantire cibo e acqua alle popolazioni è, invece, prevalente nei paesi dove questo pericolo è alto.
Tra UE ed America Latina e paesi in via di sviluppo (PVS) in genere, esiste una notevole differenza di approccio al concetto di “Alimenti”: laddove per l’una costituiscono una commodity, per gli altri sono principalmente un diritto umano. E questo diverso approccio si riverbera anche sulla “Sicurezza alimentare” laddove l’UE deve affrontare, essenzialmente, problematiche di utilizzo degli alimenti, che rilevano dal punto di vista economico e della tutela della salute pubblica (frodi alimentari, contraffazioni, mancate tracciabilità delle filiere alimentari etc.). Le politiche nutrizionali, quindi, corrispondono alla dimensione dell’«utilizzazione», che promuove il consumo di alimenti di qualità nutritiva e sicurezza richiesti per un corretto sviluppo delle persone. Mentre i PVS e l’America Latina devono affrontare la sicurezza alimentare soprattutto in termini di disponibilità di alimenti e di accesso all’offerta. La sicurezza alimentare si riassume, quindi, nell’obiettivo fondamentale di fare in modo che le persone accedano in modo stabile ad alimenti sani e nutritivi.

Tra le politiche più radicate nella regione ci sono le iniziative di potenziamento nutrizionale degli alimenti: si pensi alla politica del Costa Rica, applicata da oltre 50 anni, per arricchire alimenti come la farina di grano, o di mais o il riso. Oppure la produzione di farina di mais fortificata, detta «Super Tortilla», in Guatemala, per le donne nel periodo di gestazione e per bimbi fino ai 5 anni di età. O ancora il lancio del latte fortificato, chiamato «Más», in Uruguay, destinato a combattere le carenze di ferro.
I paesi che, in generale, hanno un basso livello di malnutrizione mantengono programmi e politiche da lungo tempo, già istituzionalizzate all’interno di propri apparati pubblici.

Al contrario, nei paesi più colpiti dalla malnutrizione, i programmi e le politiche tendono a cambiare spesso nel corso del tempo; e questo è dovuto spesso all’urgenza con cui si pone il problema. Il che comporta il moltiplicarsi di iniziative, appoggiate dalla cooperazione internazionale ed applicate, non di rado, senza la necessaria coordinazione, incidendo negativamente sul raggiungimento degli obiettivi.

Data l’importanza che il problema della denutrizione ha assunto nell’agenda pubblica, praticamente tutti i paesi dell’America Latina e Caraibi hanno programmi per migliorare lo stato nutrizionale dei bambini ed affrontare la malnutrizione cronica. Quanto alle fonti di finanziamento, in Centroamerica e nei paesi andini si osserva una maggiore presenza di finanziamento internazionale, mentre nel Cono Sud si verifica una preminenza dell’applicazione di risorse pubbliche dei paesi. Al riguardo, uno studio del Programma Mondiale degli Alimenti (2010) indica che, dal campione di 120 programmi sociali del Centroamerica che avevano una componente nutrizionale all’interno dei loro obiettivi, solo il 21 % era finanziato esclusivamente con fondi pubblici; mentre il 30 % veniva finanziato con fondi pubblici ed internazionali; ed un 21 % esclusi¬vamente con fondi della cooperazione internazionale. La percentuale restante corrispondeva ad altre fonti di finanziamento.

La sicurezza alimentare rappresenta un tema centrale nel quadro della problematica della crescita delle economie arretrate. Il principale obiettivo di sviluppo fissato a livello internazionale per il nuovo millennio è l’eliminazione della povertà; e, considerato che la fame è, allo stesso tempo, causa e manifestazione della povertà, si assiste ad un forte interesse per la promozione di politiche per la sicurezza alimentare. Secondo le stime della Fao contenute nel ”Panorama de la Seguridad alimentaria y nutricional 2012 en Amèrica Latina y Caribe” (FAO, 2012), 868 milioni di persone sono tuttora sottonutrite, e, di queste, 820 milioni si concentrano nei Paesi in via di sviluppo, con India (212 milioni) e Africa Sub-Sahariana (206 milioni) che fanno registrare valori particolarmente elevati; e con l’A.L. che ne fa registrare 49 milioni.
Nel 1996 il World Food Summit si è posto l’obiettivo ambizioso di dimezzare il numero dei sottonutriti al 2015, ma, secondo le proiezioni della Fao, i progressi compiuti verso la riduzione della fame sono troppo lenti per raggiungere la soglia fissata dal World Food Summit. Se le attuali tendenze non si modificheranno, nei Paesi in via di sviluppo avremo 170 milioni in più di persone sottonutrite rispetto a quanto stabilito dal suddetto Summit e i divari saranno particolarmente severi in termini assoluti per l’Africa Sub-Sahariana e il Sud Asia.

Il quadro normativo sulla sicurezza alimentare nell\’UE

La finalità primaria della legislazione alimentare dell’UE è la tutela della salute dei consumatori.
Vediamo rapidamente l’Evoluzione della Normativa Comunitaria in materia di sicurezza alimentare:

• Negli anni ’90 (1° gennaio 1993), col Mercato Unico Europeo, è stata prevista la libera circolazione di persone, capitali e merci tra i Paesi membri. Riguardo alla commercializzazione degli alimenti il Mercato Unico ha previsto: l’abolizione dei controlli alle frontiere; il controllo dei prodotti nei paesi di origine; controlli sulla destinazione “non discriminatoria” dei prodotti provenienti dai Paesi membri. Sempre in quegli anni, alcune gravi crisi nel settore alimentare (la BSE, cosiddetta “mucca pazza” e la diossina) hanno evidenziato carenze in alcune strutture ufficiali. In particolare: difficoltà del mondo politico, amministrativo e scientifico di comprendere la gravità delle crisi, tanto a livello europeo che nazionale; disorganizzazione e frammentazione dei controlli; carenza dei controlli sugli alimenti; carenze nell’analisi dei rischi; differenze nell’applicazione della normativa comunitaria tra gli Stati membri.

• Alla fine degli anni ‘90 la Commissione Europea ha operato una profonda revisione della normativa sulla sicurezza alimentare, le cui conclusioni finali sono riassunte in due documenti: il Libro Verde, che definisce i principii generali della legislazione alimentare dell’Unione Europea; ed il Libro Bianco, che definisce gli impegni in materia di sicurezza alimentare.

• Negli anni ‘2000, la Comunità inizia il lavoro di attualizzazione della legislazione alimentare con il Regolamento (CE) n. 178/2002. Esso stabilisce i principii ed i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e fissa procedimenti nel campo della sicurezza alimentare (come il Sistema di Allerta Rapida). L\’art. 18 del Reg. CE n.178/2002 introduce il concetto di “rintracciabilità” che si basa sulla necessità del consumatore e delle Amministrazioni di risalire a tutte le materie prime utilizzate dal produttore, al fine di poter individuare eventuali responsabili di presenze indesiderate nei cibi.

C’è, poi, un insieme di Regolamenti che, prendendo come riferimento di carattere generale il Regolamento CE n.178/2002, sostituisce gran parte delle Direttive emanate dalla Comunità Europea negli anni precedenti, ed è denominato \”Pacchetto Igiene\”. Esso prevede un controllo lungo tutta la filiera produttiva e distributiva degli alimenti, allo scopo di garantirne la salubrità e le caratteristiche organolettiche e nutrizionali, a tutela del consumatore e del mercato. In quest\’attività di controllo un ruolo centrale è affidato agli operatori dell\’industria alimentare. Nella normativa, infatti, viene definito come \”responsabile dell\’industria alimentare (RIA) il titolare dell\’industria alimentare ovvero il responsabile specificamente delegato\”. Nella pratica questa figura è il \”rappresentante legale\” della società, che è il referente giuridico per tutto ciò che riguarda la sicurezza alimentare dei propri prodotti.

I recenti sviluppi della normativa alimentare, quindi, richiedono che il controllo sulla sicurezza degli alimenti sia articolato su 2 diversi livelli: un livello esterno, rappresentato dalle Autorità di controllo; ed uno interno, rappresentato dal titolare dell\’industria alimentare o dal suo delegato (c.d. principio dell’autocontrollo). Il pacchetto igiene è costituito dai seguenti Regolamenti:

  1. Reg. n.852/2004;
  2. Reg. n.853/2004;
  3. Reg. n.854/2004;
  4. Reg. n.882/2004;
  5. Reg. n.183/2005;
  6. Reg. n.2073/2005;
  7. Reg. n.2074/2005;
  8. Reg. n.2075/2005.

Da ultimo il Regolamento CE n. 178/2008 ha istituito il Sistema di Allerta Rapido RASFF (acronimo per Rapid Alert System for Food and Feed) sotto forma di network in cui sono coinvolti: gli Stati Membri, con i punti di contatto designati dalla Commissione; la Commissione Europea – Direzione Generale SANCO, con sede a Bruxelles – come amministratore del sistema di rete; l’Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA) con sede a Parma; i Paesi dell’EEA (area economica europea) Norvegia, Liechtenstein e Islanda. Ogni qualvolta uno Stato Membro è a conoscenza di un serio rischio, diretto o indiretto, per la salute del consumatore, derivante da un alimento, informa immediatamente, con una notifica di allerta, la Commissione Europea, tramite il sistema di notifica del RASFF. La Commissione registra la notifica di allerta e la invia, immediatamente, ai membri del network, attraverso l’utilizzo di posta elettronica dedicata, che ogni punto di contatto ha istituito per la rete del sistema (nel caso dell’Italia, il Ministero della Salute). Gli Stati Membri comunicano alla Commissione, attraverso il Sistema Rapido di Allerta, le misure adottate per limitare il rischio per il consumatore, dal ritiro al richiamo del prodotto, ed ogni altra informazione che richieda un’azione rapida di intervento, sia su base volontaria che obbligatoria, a seguito di controllo sul mercato o al confine.

Come si è detto, la normativa europea stabilisce che siano gli operatori del settore alimentare a dover garantire che, nelle imprese che controllano, gli alimenti soddisfino le disposizioni della legislazione alimentare, inerenti alle loro attività, in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione (art. 17 Reg. CE n.178/2002): è il principio dell’autocontrollo. L\’obiettivo è di ottenere prodotti alimentari il più possibile sicuri. Gli strumenti per raggiungere tale obiettivo sono molteplici. La legislazione alimentare prevede che gli operatori predispongano ed attuino adeguate procedure operative, e che si possano avvalere anche di appositi manuali redatti su base volontaria. Tra le procedure obbligatorie vi sono quelle basate sul sistema HACCP (art. 5 del Reg. CE n.852/2004 e succ. mod.), cioè di Analisi del Pericolo e Punto Critico di Controllo.

L’HACCP (acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points) è un sistema che previene i pericoli di contaminazione alimentare attraverso l’analisi dei rischi che caratterizzano il processo produttivo degli alimenti, col monitoraggio dei punti della lavorazione degli alimenti in cui si prospetta una contaminazione sia di natura biologica che chimica o fisica. La sua finalità è quella di individuare ed analizzare pericoli e mettere a punto sistemi adatti per il loro controllo per garantire salubrità e sicurezza degli alimenti. Il sistema HACCP ha introdotto il concetto di prevenzione, perché analizza i possibili pericoli che si possono verificare in ogni fase del processo produttivo e nelle fasi successive, come lo stoccaggio, il trasporto, la conservazione e la vendita al consumatore. Esso si prefigge di monitorare tutta la filiera del processo di produzione e distribuzione degli alimenti allo scopo di individuare le fasi del processo che possono rappresentare un punto critico. Il sistema HACCP è stato introdotto nella legislazione dell\’Unione Europea con la Direttiva 93/43/CEE (recepita in Italia col D.Lgs 155/97), poi abrogata dal Regolamento (CE) n.852/2004, che ha, però, confermato (all’art. 5) l\’obbligo del c.d. “autocontrollo” per gli operatori del settore alimentare. La Commissione Europea ha redatto delle Linee Guida Generali sull’applicazione delle procedure riferite ai principii del sistema HACCP per aiutare tutti coloro che intervengono nella catena della produzione alimentare.

I controlli ufficiali per verificare il rispetto della normativa in materia di sicurezza alimentare sono eseguiti dall\’Autorità competente che ha anche il potere di adottare tutti i provvedimenti per tutelare la Salute Pubblica (Reg. CE n.882/2004 e succ. modifiche). L\’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – EFSA, acronimo di European Food Safety Authority, è un\’agenzia indipendente, finanziata dal bilancio dell’UE, istituita nel gennaio del 2002, che ha sede in Italia, a Parma. Fornisce consulenza scientifica ed una comunicazione efficace in materia di rischi, esistenti ed emergenti, associati alla catena alimentare.
Offre una consulenza specialistica per consentire alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo ed agli Stati membri dell’UE per consentire loro di prendere decisioni efficaci e puntuali in materia di gestione del rischio, grazie alle quali viene assicurata la protezione della salute dei consumatori europei e la sicurezza del cibo e della catena alimentare.

Cosa fa l\’UE in America Latina sul tema \”Sicurezza Alimentare\”?

Vediamo alcune iniziative:
1. Il progetto \”From European Fork to Latin American Farm\”

Nel 2005 La Commissione Europea ha finanziato un Progetto triennale denominato: “From European fork to Latin American farm: an innovative networking platform for EU-LAC partnerships in food quality and safety, Research & Development” con uno stanziamento di circa 800.000 Euro. I paesi coinvolti sono 32; i paesi che lavorano al Progetto sono: Argentina, Brasile, Uruguay, Cile per l’A.L.; Belgio, Portogallo e Spagna per l’UE. Il dialogo di scienza e tecnologia tra EU ed A.L. e Caraibi ha suggerito una piattaforma in rete per promuovere una collaborazione sulle scienze e le tecnologie per lo sviluppo agroalimentare.
In cosa consiste il Progetto:
Quattro membri dell’UE e quattro paesi del Cono Sud hanno unito i loro sforzi in una piattaforma in rete per scambiarsi informazioni sulle politiche di sicurezza alimentare dell’UE, sui prodotti agroalimentari dell’A.L. e dei Caraibi e sulle iniziative bilaterali di ricerca. L’approccio del Progetto “From European fork to Latin American farm” svilupperà cibo più sicuro e catene di produzione alimentare che raggiungono i requisiti di sicurezza e qualità dell’UE. L’approccio alla catena alimentare nel suo complesso porterà benefici ai paesi produttori in termini di salute, amministrazione delle risorse e protezione ambientale. I risultati saranno condivisi con tutti i paesi dell’America Latina e dei Caraibi.
Significato scientifico:
Attraverso la creazione di reti in collaborazione, il Progetto contribuirà alle seguenti aree scientifiche:

  1. Argomenti di ricerca e sviluppo basati sull’analisi della domanda sociale e sui bisogni dell’agro-business dell’EU-ALC;
  2. Energie rinnovabili ed uso efficiente dell’energia;
  3. Produzioni alimentari e sistemi di conservazione innovativi e progrediti;
  4. Nuove colture con alto potenziale nei mercati di nicchia dell’UE;
  5. Sicurezza alimentare e strumenti per la garanzia della qualità;
  6. Differenziazione dei prodotti, norme e politiche

 
Risultati del Progetto:

  1. Formazione di gruppi di scienziati ricercatori a livello bi-regionale
  2. Organizzazione di un sistema d’informazione innovative e globale
  3. Promozione del dialogo tra tutti gli stakeholders (parti interessate), incluse le industrie, i vertici politici e le organizzazioni dei consumatori
  4. Proposte di nuovi argomenti di ricerca e di sviluppo per soddisfare bisogni specifici nel dialogo della rete
  5. Promozione dell’etichettatura trasparente degli alimenti e di strumenti di gestione della qualità
  6. Maggiore sinergia tra le politiche di Ricerca e Sviluppo dell’UE ed i paesi dell’A.L. e dei Caraibi

 
2. Progetto per il miglioramento degli standard di food safety nel MERCOSUR

Sempre in seno alla Commissione Europea, la Direzione Generale Sviluppo e Cooperazione EuropeAid, di recente istituzione, in collaborazione con la Direzione America Latina del SEAE (= Servizio Europeo per l’Azione Esterna, cioè la struttura di supporto del Ministro degli Esteri Europeo, Catherine Asthon), sta varando in questo periodo un Progetto, che sarà finanziato con i fondi destinati alla cooperazione con il Mercosur, finalizzato a migliorare gli standards di Food Safety del Mercosur, in vista della conclusione dell’Accordo di Associazione.

Cosa fa l\’Italia? L’esperienza della Red Andina de Alimentos ed i NAS dei Carabinieri

E’ una rete informale tra dipartimenti universitari di scienze e tecnologie alimentari costituita dall’IILA (Istituto Italo Latino-Americano), dai paesi andini (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela) e dall’Italia (col CIRA – Centro Interdipartimentale di Ricerca sugli Alimenti – dell’Università degli Studi di Milano). L\’obiettivo principale è la creazione di una Rete Andina di esperti ed Istituti di Scienza e Tecnologia degli Alimenti per il potenziamento delle loro attività ed il miglioramento della produzione nel Paese. Tra le attività poste in essere:

  1. Identificare i punti di forza e le esigenze di ricerca e sviluppo di ciascuno degli Istituti che formano la Rete
  2. Identificare la capacità, le esigenze tecnico-scientifiche ed infrastrutturali (macchine ed attrezzature) degli Istituti partecipanti attraverso delle visite di un esperto dell’ICTA (Istituto di Scienze e Tecnologie degli Alimenti dell’Università di Colombia-Bogotà) e di un esperto del CIRA (Centro Interdipartimentale di Ricerca sugli Alimenti – dell’Università degli Studi di Milano).
  3. Identificare un referente tecnico in ciascun Paese.
  4. Rafforzare opportunamente le competenze esistenti, attraverso un’adeguata programmazione e formazione in loco ed in Italia del personale docente, di ricerca e tecnico.
  5. Workshop all’ICTA per i destinatari degli altri Paesi Andini in temi identificati durante la visita preliminare, con la docenza di 2 esperti del CIRA, oltre a quelli dell’ICTA, e 12 partecipanti degli altri Paesi Andini.
  6. Realizzare degli stage per il personale degli Istituti coinvolti (uno per paese) all’ICTA o al CIRA secondo le necessità di approfondimento identificate nel corso delle visite di identificazione e durante il workshop. Rafforzare opportunamente le competenze esistenti, attraverso un’adeguata programmazione e formazione in loco ed in Italia del personale docente, di ricerca e tecnico.
  7. Corsi nei diversi Paesi Andini con docenti ed esperti dell’ICTA e del CIRA (questi corsi saranno specificati in accordo con le necessità specifiche di ciascuna Istituzione)
  8. Creazione di una pagina web di esperti ed Istituti di Scienza e Tecnologia degli Alimenti nei paesi coinvolti.
  9. Designazione di un responsabile in ciascun Paese per la gestione della pagina web.
  10. Definizione del materiale e della documentazione che integrerá la pagina web
  11. Rafforzamento della capacità degli Istituti di prestare assistenza tecnica e consulenza al settore privato
  12. Organizzazione di laboratori (uno per paese), con la partecipazione del settore privato, nei quali si insegnerà la capacità di ciascun Istituto de prestare assistenza tecnica al settore privato.

 
Prima della realizzazione di alcuni progetti che vedremo in seguito, l’IILA ha organizzato un Seminario a Bogotà nel dicembre 2011 dal titolo:“Calidad y Inocuidad de Alimentos: Retos, Responsabilidades y Estrategias” col proposito di attualizzare, integrare e discutere concetti di interesse su questa tematica tra i partecipanti, con l’apporto dell’esperienza del Ministero della Sanità Italiano e dei Carabinieri – Gruppo Tutela Salute – Nucleo Antisofisticazioni e Salute – NAS di Roma, delle Università e delle Istituzioni di controllo ufficiale degli alimenti dei paesi andini. Si intende ampliare le conoscenze e rafforzare la fissazione di obiettivi ed azioni per intraprendere i progetti che si svilupperanno, attraverso relazioni efficaci e di sostegno reciproco, per il miglioramento della qualità di vita dei paesi coinvolti.

Progetto:

L’IILA, col coordinamento del CIRA (Centro Interdipartimentale di Ricerca sugli Alimenti – dell’Università degli Studi di Milano), ha realizzato, nel periodo 2000-2006, un Programma di potenziamento dell’Istituto di Scienze e Tecnologie degli Alimenti (ICTA) – dell’Università Nazionale di Colombia, Bogotà fornendo assistenza tecnico-scientifica vòlta allo sviluppo razionale e programmato del settore agro-zootecnico (carne e latte) e dell’industria agro-alimentare (frutta e vegetali) in Colombia, con particolare riferimento al controllo di qualità. Grazie a questo programma l’ICTA ha raggiunto un significativo miglioramento delle strutture preesistenti ed ha creato competenze tecnico-scientifiche tali da assumere un ruolo di riferimento e consulenza agroalimentare nel Paese, ed anche per il Governo colombiano.

Altro progetto:

L’IILA, col coordinamento del CIRA, in prosecuzione dell’attività di cooperazione realizzata nel periodo 2000-2006, che ha dato ottimi risultati di miglioramento nell’ICTA dell’Università Nazionale di Colombia, ha proposto lo stesso ICTA come Centro di riferimento per la formazione, l’aggiornamento ed il perfezionamento del quadro tecnico-operativo nel settore alimentare in altri paesi andini, coordinando una Rete di Istituzioni di riferimento in questo campo per ogni paese. Ciò ha consentito loro di diventare Centri Nazionali di riferimento nel settore dell’industria alimentare, migliorando in tal modo i sistemi nazionali di controllo di qualità degli alimenti. Sulla scia dei positivi risultati ottenuti da questi progetti, nel 2011, diverse Istituzioni della Rete hanno chiesto di realizzare iniziative di formazione in materia di controlli della qualità e della sicurezza degli alimenti, nonché di vigilanza del settore della vendita ambulante, mercati, ristoranti popolari e mense. L’IILA, vista l’ottima collaborazione avviata con l’Arma dei Carabinieri, ha richiesto l’expertise del Comando per la Tutela della Salute (NAS), fino a giungere alla firma di una Dichiarazione d’intenti nel maggio 2012.

La dichiarazione di intenti per la cooperazione congiunta tra IILA e Comando dei Carabinieri Tutela per la Salute

Il 30 maggio 2012 – presso la sede dell\’IILA – è stata firmata la Dichiarazione di Intenti per la Cooperazione Congiunta tra l\’Istituto Italo-Latino Americano e il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS). La Dichiarazione d\’Intenti s’inserisce nella già fattiva e fruttuosa collaborazione tra le due Istituzioni nell\’area della cooperazione allo sviluppo e si propone di incrementare la realizzazione di attività di cooperazione in America Latina in tema di sicurezza e salubrità degli alimenti, settore prioritario sia per la cooperazione internazionale sia per le politiche sanitarie dei diversi paesi membri dell\’IILA. La firma della Dichiarazione d\’Intenti consentirà lo scambio di dati, documentazione e materiale scientifico connessi allo svolgimento delle attività istituzionali, la partecipazione di esperti ad iniziative organizzate da entrambe le parti e la cooperazione con i paesi dell\’America Latina per l\’organizzazione delle attività richieste. In particolare, Ministero della salute e NAS dei Carabinieri, in coordinamento con l\’IILA, forniranno consulenza tecnica a favore delle istituzioni di controllo dei cinque Paesi andini, per realizzare un modulo didattico, replicabile a tutti i livelli, sulla corretta preparazione ed igiene degli alimenti, destinato alla formazione degli operatori addetti alla vendita ambulante in America Latina (mercati, associazioni di venditori, ristoranti popolari, mense, etc.).

In attuazione della suddetta Dichiarazione di Intenti per la Cooperazione tra IILA e NAS dei Carabinieri:
Ancora un altro progetto. Sempre nell’ámbito della Red Andina de Alimentos, l’IILA sta organizzando, insieme alla Secretaría de Salud Distrital dell’Ufficio del Sindaco di Bogotà ed all’Istituto di Scienza e Tecnologia degli Alimenti (ICTA) dell’Università Nazionale di Colombia Bogotà, una formazione rivolta ad ispettori sanitari ed a funzionari della Segreteria incaricati della vigilanza sanitaria degli alimenti e delle bevande nelle imprese dello Stato. L’iniziativa si svolgerà a Bogotá dal 15 al 19 aprile 2013 e vedrà la partecipazione dei docenti del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS) e del Ministero della Salute Italiano, come pure del personale delle forze di polizia colombiane e del Fisco con competenze nell’ámbito in questione, oltre a rappresentanti del settore privato (associazioni di produttori e distributori).



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