La decisione della Chiesa Cattolica di designare papa il cardinale Jorge Bergoglio costituisce, senza ombra di dubbio, un evento epocale. È una decisione straordinaria,...

La decisione della Chiesa Cattolica di designare papa il cardinale Jorge Bergoglio costituisce, senza ombra di dubbio, un evento epocale. È una decisione straordinaria, sia dal punto di vista religioso che politico. Decisione che mette gli analisti della politica internazionale di fronte all’inevitabile necessità di conoscere il profondo pensiero politico dell’uomo che condurrà i destini di uno dei paesi-attori più importanti seduti al tavolo della geopolitica mondiale.

A tal proposito, la grande novità storica è che il pensiero geopolitico del nuovo Grande Timoniere della barca di San Pietro affonda le sue radici più profonde nel nazionalismo popolare latinoamericano di Manuel Ugarte1, José Vasconcelos2, Juan Domingo Perón e Alberto Methol Ferré. Il pensiero politico di Jorge Bergoglio si è formato, fin da giovane, con la dottrina peronista e con l’assidua lettura di articoli e libri – come egli stesso ha espresso in diverse occasioni – del saggista montevideano Alberto Methol Ferré. Plasmato in tal modo, il pensiero politico di Papa Francesco – come egli stesso ha dimostrato, in più occasioni, quando era Vescovo di Buenos Aires – ruota intorno al giocoforza della costruzione dell’unità dell’America Latina nel contesto di un mondo multipolare che riesca a frenare la “…concezione imperiale della globalizzazione”3, sostenuta dal mondo anglosassone.

Papa Francesco è perfettamente consapevole del fatto che da tempo \”Dio è morto\” nel vecchio continente, che le chiese hanno smesso di essere luoghi di Fede per convertirsi in siti turistici o musei, che le uniche cattedrali sono le banche e che gli unici valori che contano sono quelli quotati nelle Borse di Londra o Francoforte; che l’unica ricerca degli uomini e donne post-moderni è quella di un decadente edonismo, venduto spudoratamente come frutto della \”evoluzione dei tempi” quando, in realtà, si tratta di una mera forma d’espressione dell’assenza di valori reali, ed è frutto dell’azione di poteri oscuri che trovano sempre meno difficile dominare gli uomini “distratti” dall’essenziale e, di conseguenza, sempre più “manipolabili e privi di libertà”. Da questa analisi della realtà, Papa Francesco trae una premessa fondamentale che costituisce la pietra angolare di tutto il suo pensiero religioso e geopolitico: nel XXI secolo “i destini dei popoli latinoamericani e della cattolicità sono strettamente connessi”4. “Da soli non andremo da nessuna parte”. Dei numerosi scritti del cardinale Jorge Luis Bergoglio, il più importante dal punto di vista geopolitico è, senza ombra di dubbio, la prefazione che ha scritto nell’aprile del 2005 per il libro del saggista uruguayano Guzmán Carriquiry, intitolato Una scommessa per l’America Latina.

Risulta dunque imprescindibile analizzare e riportare le parti più importanti del suddetto scritto per poter scrutare gli anni a venire dal punto di vista geopolitico. È in tale prefazione che il cardinale Bergoglio sviluppa il concetto ugartiano di Patria Grande e, implicitamente, l’idea peronista di una terza posizione tra il comunismo totalitario e il capitalismo selvaggio. A riguardo, Bergoglio afferma:

Poco tempo dopo la caduta dell’impero totalitario del ‘socialismo reale’… il risorto ricettario neoliberale del vincente capitalismo, alimentato dall’utopia di un mercato autoregolato, dimostrava anch\’esso tutte le sue contraddizioni.5

Se tali sono le circostanze ideologiche in cui prendono corpo gli sviluppi degli Stati, è importante, secondo il cardinale Bergoglio, evidenziare che “nei prossimi venti anni, l’America Latina giocherà il ruolo di protagonista nelle grandi sfide che si prospettano nel XXI secolo e un posto nel nuovo ordine mondiale in nuce6. In questo nuovo ordine – sottolinea il cardinale Bergoglio – l’unica possibilità che i paesi latinoamericani hanno di raggiungere lo sviluppo economico e l’autonomia politica risiede, inevitabilmente, nel progetto di una Patria Grande dell’America Latina. Per questo afferma:

Prima di tutto, bisogna affrontare un percorso di integrazione fino a raggiungere la prospettiva di un’Unione dell’America Latina e di una Patria Grande. Da soli, divisi, contiamo molto poco e in questo modo non andremo da nessuna parte. Significherebbe percorrere un vicolo cieco, condannati ad un ruolo marginale, impoveriti e alle dipendenze delle grandi potenze mondiali.7

Il cardinale Bergoglio prosegue la sua analisi affermando che, di fronte ad uno scenario internazionale che si presenta drammatico, l’America Latina, partendo da un realismo pragmatico, deve elaborare “un nuovo paradigma di sviluppo auto-sostenibile”, senza dimenticare o tradire i propri ideali e radici culturali. Il pensiero di Bergoglio è un pensiero basato sul realismo politico e, proprio per questo, è importante sottolineare che il cardinale Bergoglio è perfettamente cosciente dello scarso margine di manovra che ha l’America Latina per portare avanti una politica volta ad ottenere risultati come giustizia sociale, sovranità politica ed indipendenza economica. In tal senso, afferma:

L’America Latina è capace e ha bisogno di confrontarsi, a partire dai propri interessi e ideali, con le esigenze e le sfide della globalizzazione ed i nuovi scenari della drammatica convivenza mondiale. E, allo stesso tempo, l’America Latina ha bisogno di esplorare, munita di realismo pragmatico – imposto anche dalla propria vulnerabilità e dallo scarso margine di manovra – nuovi modelli di sviluppo in grado di innescare una serie programmatica di azioni, uno sviluppo economico autonomo, persistente e di rilievo; la lotta alla povertà per una maggiore uguaglianza in una terra che detiene un triste primato, quello delle più forti disuguaglianze sociali del pianeta.8

Ma in seguito, e in maniera acuta, Bergoglio spiega:

Non si potrà ottenere nulla di stabile o duraturo se non attraverso un impegnativo lavoro di educazione, mobilitazione e partecipazione costruttiva dei popoli latinoamericani.9

Il cardinale Bergoglio continua il suo lungo ragionamento geopolitico, affermando nuovamente che la sfida di ottenere l’unione politica della Patria Grande e l’uguaglianza sociale per la sua popolazione non potrà mai essere vinta né “resuscitando” – in maniera anacronistica – il socialismo totalitario, né accettando la proposta imperiale di un ultra-liberismo individualista:

Gli ingenti problemi e le sfide della realtà latinoamericana non possono essere affrontati né risolti riproponendo anacronistici e dannosi assetti ideologici o diffondendo decadenti sottoprodotti culturali dell’ultra-liberismo individualista e dell’edonismo consumista della società dello spettacolo.10

Il minuzioso e acuto ragionamento geopolitico del cardinale Bergoglio culmina con la dichiarazione secondo cui la solidità culturale dell’America Latina – senza la quale nessun progetto politico realmente efficace e autonomo potrebbe essere concretizzato – “è un patrimonio soggetto ad una forte aggressione ed erosione”11. Per il cardinal Bergoglio, non c’è alcun dubbio: la cultura del grande “popolo-continente”12– che si estende dal Rio Grande alla Terra del Fuoco -, è assediata da due correnti di pensiero debole che costituiscono, in realtà e molto più delle apparenze, le due facce della stessa medaglia: “il colonialismo culturale degli imperi”13. In tal senso, il cardinal Bergoglio afferma:

È importante notare come la solidità della cultura dei popoli latinoamericani è minacciata e indebolita fondamentalmente da due correnti di pensiero debole. La prima, che potremmo definire come la concezione imperiale della globalizzazione, secondo la quale tutti i popoli dovrebbero fondersi tra loro, uniformarsi, annullando le particolarità specifiche […]. Questo tipo di globalizzazione costituisce il totalitarismo più pericoloso del postmodernismo […]. La seconda corrente, invece, è quella che, in gergo quotidiano, potremmo chiamare ‘progressismo adolescente’. Tale corrente dà forma al colonialismo culturale degli imperi e ha una relazione con una concezione di laicità dello Stato che è, invece, laicismo militante. Queste due posizioni costituiscono una minaccia antipopolare, antinazionale, anti-latinoamericana, nonostante siano spacciate, a volte, per atteggiamenti progressisti14.

(Traduzione dallo spagnolo di Davide Armento)

NOTE:

Marcelo Gullo, dottore di ricerca in Scienze Politiche presso l’Università del Salvador (Argentina), ha insegnato nelle più prestigiose università argentine. È membro del Comitato Scientifico di "Geopolitica".

1.- Nell’opera Il futuro dell’America Spagnola, Manuel Ugarte afferma: “Osserviamo la cartina dell’America Latina. La prima cosa che salta agli occhi, è il contrasto tra l’unità degli anglosassoni, riuniti sotto l’autonomia che implica un solido regime federale, sotto la stessa bandiera, in un’unica nazione, e lo sbriciolamento dei ‘latinos’, divisi in venti nazioni, più volte dimostratisi indifferenti ed ostili fra loro. Di fronte alla cartina che rappresenta il Nuovo Mondo è impossibile evitare il paragone. Se l’America del Nord, in seguito alle spinte interne del 1775, avesse sanzionato la dispersione dei suoi frammenti affinch formassero repubbliche indipendenti; se Georgia, Maryland, Rhode Island, New York, New Jersey, Connecticut, New Hampshire, Maine, North Carolina e South Carolina, e Pennsylvania si fossero erette colonie autonome, si sarebbe verificato il progresso inverosimile che è la caratteristica che contraddistingue gli yankee? Ciò che ha facilitato tale progresso, è stata l’unione delle tredici giurisdizioni coloniali che si separarono dall’Inghilterra, giurisdizioni lontane dal presentare l’omogeneità che legava quelle che si separarono dalla Spagna. E’ questo il punto di partenza della superiorità anglosassone nel Nuovo Mondo. Nonostante la Guerra di Secessione, nel Nordamerica l’interesse ultimo, supremo, ha preso il sopravvento sugli interessi regionali, e un popolo interò si è lanciato all’assalto alla vetta, mentre al sud abbiamo indebolito gli sforzi, accecati da avidità di interessi e libertà che avrebbero dovuto placarci”. UGARTE, Manuel, Il futuro dell’America Spagnola, Valenzia, Ed. F. Sempere, 1911, pag. 110.
2.- In maniera significativa, nel 1923, José Vasconcelos in occasione del discorso che pronunciò presso la Facoltà di Scienze Umanistiche di Santiago del Chile, il giorno in cui gli venne conferito il titolo di professore onorario, disse: “Vedo la bandiera ibero-americana diffondersi in Brasile e Messico, in Perù e Argentina, in Cile ed Equador, e mi sento, in questa Università di Santiago, così carico di responsabilità del presente, come se avessi trascorso qui tutta la mia vita”. Claridad, Lima, Anno I, n°1, maggio, 1923, pag. 2.
3.- BERGOGLIO, Jorge, prefazione del libro Una scommessa per l’America Latina di Guzmán Carriquiry, Bs. As, Ed. Sudamericana, 2005, pag. 10.
4.- Ibid., pag. 10.
5.- Ibid., pag. 7.
6.- Ibid., pag. 8.
7.- Ibid., pag. 8.
8.- Ibid., pagg. 8-9.
9.- Ibid., pag. 9.
10.- Ibid., pag. 10.
11.- Ibid., pag. 10.
12.- Il concetto di “popolo-continente” fu espresso, per la prima volta, dal pensatore peruviano Antenor Orrego – di grande vicinanza intellettuale (ma non solo) con il noto leader politico Víctor Raúl Haya de la Torre. “C’è più distanza psicologica da parigi a Berlino, o a Londra, - afferma Antenor Orrego – che dal Messico a Buenos Aires, e c’è più estensione storica, politica o etnologica che tra Rio Bravo e Cabo de Hornos; mentre in Europa il confine è, fino ad un certo punto, naturale, perchè dipende da un determinato sistema fisico e biologico, in America Latina si tratta di una semplice convenzione giuridica, una mera, puntigliosa delimitazione che non va di pari passo con gli interessi, nè con le necessità politiche, nè, tantomeno, con le realtà religiose o economiche degli Stati; mentre in Europa, spesso, sono i rispettivi popoli a dar vita agli Stati, in America Latina, il popolo costituisce un grande blocco unitario, e gli Stati sono solo delimitazioni artificiali; e mentre in Europa popolo e Stato sono quasi sinonimi poichè fanno riferimento alle medesime realtà, dato che l’uno è la traduzione politica e giuridica dello stato economico, fisico e “spirituale” dell’altro, in America Latina popolo e Stato hanno un significato diverso e, a volte, persino contrastante, perchè quella di Stato, è una semplice delimitazione, convenzione (o definizione) che non indica una parte fondamentale della realtà…Le differenze tra le popolazioni ‘indio-latine’ sono talmente minime che non arrivano mai a costituire personalità separate, come accade, invece, nel Vecchio Continente. Da nord a sud, gli uomini hanno le stesse pulsazioni, la stessa linfa vitale. Costituiscono, in realtà, un solo popolo unitario, con caratteristiche tipiche, specifiche, generali ed universali… Siamo, dunque, gli ‘indio-latini’, il primo POPOLO-CONTINENTE della storia, e il nostro patriottismo, il nostro nazionalismo, deve essere di carattere continentale.” ORREGO, Antenor, Popolo-Continente. Saggi per un’interpretazione dell’America Latina, Buenos Aires, Ed. Continente, 1957, pagg. 73-75.
13.- BERGOGLIO, Jorge, Op.Cit. p. 10.
14.- Ibid., pag. 11.


  • Luis Lens

    06/04/2013 #1 Author

    habia escuchado a muchos aqui en America Latina sobre la idea de la Grande Patria, en los 60 y 70 politisada e interpretada por el marxismo, que en el caso peruano genero uno de los mayores genocidios, pues con esa idea del campo a la ciudad los senderistas encontraron en el campo a um pueblo “campesinos” que no conseguiam entender las reinvindicaciones marxistas de sendero Luminoso.
    Ninguna de las partes comprendio ni quizo comprender al pueblo latinoamericano ni la izquierda ni la derecha.
    Es bueno saber que Bergoglio piensa a partir del pueblo que por el texto conoce bien.

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