Un accordo di libero scambio con l’Unione Doganale di Russia, Kazakistan e Bielorussia significherà un accesso preferenziale per le esportazioni indiane e potrebbe favorire...

Un accordo di libero scambio con l’Unione Doganale di Russia, Kazakistan e Bielorussia significherà un accesso preferenziale per le esportazioni indiane e potrebbe favorire in maniera estremamente positiva il commercio con la Russia. I colloqui dovrebbero essere avviati a Nuova Delhi questa settimana [la prima di aprile, ndr] per negoziare un “accordo di libero scambio” (Free Trade Agreement – FTA) tra l’India e l’Unione Doganale composta da Russia, Kazakhstan e Bielorussia. Il presidente del consiglio della Commissione Economica Eurasiatica Viktor Borisovich Khristenko è arrivato a Delhi martedì 2 aprile via Hanoi, dove ha avviato dei negoziati per un simile accordo economico con il Vietnam. Una lunga strada si estende in avanti per l’India e i suoi partner dell’Unione Doganale.

Secondo diverse fonti i colloqui ad Hanoi si sono conclusi positivamente. L’accordo di libero scambio proposto tra l’Unione Doganale e il Vietnam riguarderà non solo il commercio di beni e servizi, ma anche gli investimenti e “altre forme di cooperazione che formano l’infrastruttura delle relazioni strategiche”, come sostenuto da Khristenko. L’accordo dell’Unione Doganale con il Vietnam sarà il modello per altri patti strategici simili. La Russia è particolarmente interessata ai grandi progetti infrastrutturali statali. Una difficile questione sarà posta dalle esportazioni verso l’Unione Doganale di imprese basate in Vietnam da terze parti provenienti da Stati come il Giappone, la Corea del Sud o altri paesi dell’ASEAN. Il Vietnam in questo senso è una sorta di grande “globalizzatore”. Il Vietnam è desideroso di partecipare nello sviluppo della Siberia e dell’Estremo Oriente russo, dove potrebbe diventare un forte concorrente dell’India. I legami russo-vietnamiti si stanno sviluppando in modo dinamico. Una direzione chiara verso cui indirizzare il partenariato strategico è volta a rafforzare i legami in settori quali l’energia e la cooperazione militare. La marina russa è ritornata nella base navale della baia di Cam Ranh – il Pentagono ha un concetto sbagliato sul fatto che il Vietnam lo stava corteggiando.

I colloqui di questa settimana a Delhi porranno inevitabilmente l’attenzione sul commercio indo-russo. Le esportazioni indiane verso la Russia sono sulle montagne russe, oscillano selvaggiamente tra depressioni e picchi, ma tutte all’interno di una soglia irrisoria dal valore di circa 2-3 miliardi di dollari, secondo gli ultimi dati indiani. Così, quando le esportazioni indiane aumenteranno di 657 milioni di dollari, sarà un anno impressionante con una crescita del 32% – abbastanza buono per aprire una bottiglia di champagne. Tuttavia, una serie di dati mostrano che le esportazioni indiane, per quanto riguarda la Russia, si attestano a una misera cifra, 2,79 miliardi di dollari – troppo poco per un mercato estremamente interessante come la Russia!
A dire il vero, un accordo di libero scambio con l’Unione Doganale significherebbe un accesso preferenziale per le esportazioni indiane. Se Dio vuole, potrebbero esserci solamente effetti positivi per il commercio con la Russia. Dico “se Dio vuole”, perché il problema, risalente a due decenni fa e riguardante la via d’accesso, è ancora da risolvere.

\"IAlla fine degli anni ’80 gli iraniani per primi spiegarono all’India le potenzialità del Corridoio Nord-Sud in modo tale da collegare l’India all’Eurasia. Eppure continuiamo ancora a parlare del “porto iraniano di Chah-Bahar, che accorcerà ulteriormente le distanze verso il Kazakhstan e perfino verso la Russia, via Semipalatinsk”. (In realtà si tratta di una comprensione insufficiente della geografia, perché l’Iràn è in grado di offrire non una, ma tre vie di accesso tramite Chah-Bahar allo spazio eurasiatico – via Afghanistan, via Turkmenistan e via Azerbaigian; cioè se si dovesse escludere deliberatamente una rotta Pakistan-Iràn-Turchia). Allora dove sta il problema? Una prima cosa riguarda la famigerata inerzia della burocrazia indiana. Improvvisamente, quando i cinesi sono arrivati a Gwadar, l’India si è scossa e ha cominciato ancora una volta a riflettere su Chah-Bahar. In alternativa, siamo in un letargo profondo, che può durare fino a due decenni.

Il secondo punto è che il quadro generale non è presente nelle strategie regionali indiane. Altrimenti, l’India non avrebbe trascurato le relazioni con la Russia, una situazione che ha permesso il loro stato di atrofia fino a questo punto per tutto il periodo a partire dal 2000, quando Mosca ha ricalibrato le sue priorità in politica estera. Oppure, l’India non avrebbe concesso all’ambasciata statunitense a Delhi di porre il veto in modo tale da interferire nel commercio dell’Iràn con le aziende indiane. Così come l’India non avrebbe consentito alla Iran-o-Hind Shipping Company, costituita trentanove anni fa e raro esempio di compagnia di spedizioni indo-iraniana, criticamente necessaria per il commercio tra i porti indiani e Chah-Bahar, di essere liquidata proprio in quella maniera in un momento decisivo per la geopolitica della nostra regione. Senza la Iran-o-Hind Shipping Company chi si prenderà cura delle merci dei nostri esportatori da Mumbai a Chah-Bahar, i sambuchi da Dubai?

Il punto è che a breve i funzionari indiani dovrebbero interrompere l’abitudine di raccontare storielle e attivarsi invece per fare qualcosa e rendere concretamente attiva la via di transito attraverso l’Iràn per raggiungere la regione eurasiatica. La realtà è che vi sono diversi segnali nell’ultimo decennio del ritorno della Russia sulla scena mondiale come grande potenza – il progetto dell’Unione Eurasiatica è un aspetto di tutto ciò – e sembra che l’India non sia capace o non voglia sfruttare questo fattore a dispetto della vasta riserva di buona volontà reciproca tra i due paesi.

NOTE:

M.K. Bhadrakumar è un diplomatico indiano in pensione

FONTE:

Russia&India Report, 2 aprile 2013.


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