Nel pomeriggio di giovedì 11 aprile 2013, presso la sala conferenze del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, ha avuto luogo il...

Nel pomeriggio di giovedì 11 aprile 2013, presso la sala conferenze del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, ha avuto luogo il primo incontro nell’ambito del “Colloquium italo-russo 2013” dell’IsAG, organizzato in collaborazione con il Centro e con la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Sapienza. Mario Ganino, professore di Diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Milano, ha tenuto una lezione seminariale sulla Costituzione russa a vent’anni dalla sua entrata in vigore. L’incontro è stato moderato dal direttore del Programma “Eurasia” dell’IsAG Dario Citati e dal Professor Roberto Valle, docente di Storia dell’Europa Orientale e membro del Comitato Scientifico di Geopolitica.

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Nei saluti d’apertura, il direttore del Centro Russo Oleg Osipov e il Dott. Giacomo Guarini, intervenuto in rappresentanza dell\’IsAG, hanno entrambi ricordato l’importanza delle relazioni fra Italia e Russia nel contesto attuale e il bisogno di approfondire tematiche anche di carattere tecnico e specialistico per una migliore conoscenza reciproca e un rafforzamento dei rapporti bilaterali. Il Prof. Roberto Valle ha quindi aperto i lavori con una prolusione volta a indicare i numerosi riferimenti alla Costituzione russa nel dibattito contemporaneo, da quelli contenuti negli articoli di Vladimir Putin al recente confronto fra il politologo Leon Aron e il presidente della Corte Costituzionale della Federazione Russa Valerij Zor’kin. In materia costituzionale, la maggiore differenza tra le esperienze europee ed occidentali e quella russa consiste, secondo Valle, nel fatto che le prime hanno proceduto ad una progressiva suddivisione e limitazione del potere, mentre in Russia proprio il rafforzamento potestativo è stato storicamente visto come garanzia di sovranità e di unità nazionale.

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Il Professor Ganino ha esordito sostenendo che un approccio corretto allo studio della Costituzione russa non può fondarsi sull’adozione di un paradigma eurocentrico o euro-atlantico: la peculiarità storica del Paese, testimoniata dal fatto che anche oggi esso rientra in un aggregato geoeconomico non occidentale come i BRICS, esige una contestualizzazione che rifugga dall’applicazione di criteri univoci. Prima di giungere ad una disamina dettagliata della Costituzione, Ganino ha quindi tracciato un excursus storico dell’organizzazione dello Stato russo a partire dal periodo della Rus’ kieviana, passando per l’esperienza dell’Impero mongolo, per le vicende della Moscovia e dell’Impero zarista, giungendo dunque al sistema sovietico e ai cambiamenti verificatisi durante il periodo di Gorbacëv e El’cin. Ripercorrere le fasi salienti della storia russa aiuta a meglio comprendere come nel corso dei secoli si siano succedute forme diverse sul piano istituzionale, tutte unificate però dalla necessità di mantenere l’unità del potere dello Stato.
In epoca sovietica, per esempio, l’organo che assumeva le funzioni esecutive era il Praesidium del Soviet Supremo, al quale spettavano le decisioni ultime in merito all’emanazione e all’annullamento di tutti gli atti di governo, mentre un organo di parallela importanza era il Partito Comunista, il quale aveva il compito di delineare le linee guida della politica interna ed estera dello Stato, assumendo quindi un ruolo di indirizzo fondamentale nell’ambito del sistema sovietico. Verso la fine degli anni Ottanta, periodo in cui l’URSS già cominciava a mostrare segni di sfaldamento, Gorbacëv tentò di trasferire la funzione precedentemente assolta dal Partito Comunista al Parlamento.

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Ganino ha dunque illustrato le caratteristiche della Costituzione del 1993. Voluta da El’cin per la nuova Federazione Russa, essa sancisce un ruolo molto forte per il Presidente. Secondo Ganino è in questa carica che risiede il principio unitario nell’architettura politico-costituzionale dello Stato. La scelta di prevedere un’istituzione preminente rispetto alle altre si pone in linea di continuità con le precedenti fasi storiche russe: si passa dal primato del Partito Comunista in epoca sovietica a quello del Parlamento sotto Gorbacëv per finire, nella Federazione Russa, al ruolo svolto del Presidente. La “missione di unificazione” che caratterizzava la storia dell’impero russo permane nel profondo nesso tra unità del potere e unità del territorio.
Analizzando nel dettaglio la Costituzione, Ganino ha spiegato gli elementi più importanti delle funzioni del Presidente in merito alla formazione del governo, allo scioglimento del Parlamento e alle leggi costituzionali che gli conferiscono il ruolo di guida e indirizzo nelle materie principali (interno, esteri, difesa, giustizia) più il controllo delle agenzie governative che operano nel settore della sicurezza. Un passaggio importante è stato inoltre dedicato all’amministrazione presidenziale voluta e costituzionalizzata da El’cin, che ha ereditato molte funzioni che in epoca sovietica erano espletate dagli organi centrali del Partito Comunista.
Ganino si è poi soffermato sulle riforme che a partire dal 2000 sono state attuate dalla Presidenza Putin, riforme che hanno conferito al Capo dello Stato un maggior controllo sull’elezione dei rappresentanti dei due rami del parlamento e soprattutto la riconduzione dei governatori regionali sotto l’autorità presidenziale, invertendo la tendenza sviluppatasi negli anni Novanta di progressiva concessione di poteri alle autonomie locali. L’intervento di Ganino è quindi giunto a termine con un giudizio sulla natura della forma di governo russa. A suo parere essa non può essere definita presidenziale o semipresidenziale secondo i canoni occidentali, ma deve essere considerata come una forma autoctona in quanto rispondente all’esigenza di conferire ad un’unica istituzione il ruolo guida per il compimento della “missione unitaria” dello Stato russo.

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Nel commentare la prospettiva delineata da Ganino, Dario Citati ha rimarcato come l’esperienza storica delle istituzioni russe sia particolarmente adatta ad essere inquadrata da un punto di vista geopolitico. Di fatto, la sola “Russia” non ha mai costituito e non costituisce uno spazio geografico chiaramente definito da confini naturali (come ad esempio nel caso dell’Italia, della Gallia o della Britannia): la sua esistenza era ed è indissociabile dalla progressiva espansione imperiale iniziata nel XVI secolo. Proprio dall’impossibilità di distinguere la geografia russa dalla costruzione dello Stato russo deriva la corrispondenza simmetrica tra unità del potere e unità del territorio che giustifica l’importanza del potere centrale come garante dell’esistenza stessa della Russia. Il percorso democratico e l’estensione dei diritti deve dunque sempre tener conto di questo bisogno di unità, in cui le autonomie locali si armonizzino con la funzione unificatrice incarnata dal centro federale.

A seguire c’è stato uno scambio di opinioni tra Ganino e Valle sui possibili scenari futuri del sistema politico e partitico russo, sollecitato dalle numerose domande del pubblico. Le puntualizzazioni hanno spaziato dall’esistenza di contrappesi al potere presidenziale agli elementi di novità tra l’attuale sistema politico e quello precedente sovietico, per toccare anche argomenti di più stretta attualità legati alla tutela dei diritti e alle strategie di politica internazionale della Federazione Russa.

(Alessandro Lundini)



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