Da Mahan e Mackinder fino alla scuola francese di Thual, la storia della geopolitica intesa come disciplina ha attraversato una parabola controversa: l’apice del...

Da Mahan e Mackinder fino alla scuola francese di Thual, la storia della geopolitica intesa come disciplina ha attraversato una parabola controversa: l’apice del primo dibattito in materia si ebbe quando, di fronte ad un globo ormai interamente conosciuto da un punto di vista geografico, in diversi vollero dare una spiegazione spaziale all’espansione coloniale dell’Europa e alla Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia. Fu con la Seconda Guerra Mondiale che la geopolitica venne tacciata di estremismo, come materia in grado solo di fornire una giustificazione causale alla dittatura nazista, con gli scritti di Haushofer ritenuto il diretto ispiratore dell’espansionismo hitleriano. La Geopolitica rimase poi negli anni successivi al ’45 esclusivo appannaggio degli esperti militari, fino agli anni ’70, quando lo studioso francese Yves Lacoste provò a coniugare l’approccio razionale con le rappresentazioni delle rivalità dei diversi tipi di potere sui territori. Ad oggi il termine “geopolitica” ed il suo utilizzo sono spesso abusati, a volte confusi con le teorie delle Relazioni Internazionali. Anche tra i suoi cultori rimane viva la discussione riguardo alla definizione più stringente, se dunque essa sia una disciplina, piuttosto che una scienza o un paradigma.

Se n’è dibattuto presso l’Università degli Studi di Perugia, martedì 16 aprile 2013, con Valter Coralluzzo ed Emidio Diodato, Professori di Relazioni Internazionali rispettivamente presso l’Ateneo perugino e l’Università per Stranieri di Perugia, ed insieme al Presidente dell\’IsAG e direttore di Geopolitica Tiberio Graziani e a Matteo Marconi, dell’Università La Sapienza di Roma. La conferenza ha avuto lo scopo di riprendere le fila del dibattito, partendo proprio dal numero della rivista dell’ISAG Che cos’è la Geopolitica? (Vol. 1, num. 3, Autunno 2012), la quale, attraverso i suoi contributi, affronta una disamina storica e teorica con l’intento di fornire una spiegazione del termine, passando anche per l’analisi dell’utilizzo delle risorse e della dicotomia geopolitica terra-mare nell’epoca della globalizzazione. Al suo interno, dai saggi di autori come Aymeric Chauprade, Geoffrey Sloan e Dario Citati, non mancano poi gli spunti applicativi, legati dunque non sono alla geopolitica delle idee, ma anche a quella dei fatti.

L’introduzione dell’incontro ha visto la lettura di brevi passi di Pier Paolo Portinaro e dello stesso Yves Lacoste, fino a toccare il contributo di Ernesto Massi, professore universitario di geografia noto per aver introdotto e aver fatto conoscere negli ambienti accademici italiani la geopolitica negli anni trenta. Dall’incontro a Perugia è emerso come nella geopolitica convergano criteri non solo geografici, ma anche di origine identitaria, e dunque etnica e religiosa. La geopolitica può essere intesa perciò come una scienza in evoluzione o uno strumento per lo studio più approfondito della politica estera. Lo studio delle relazioni politiche tra poteri statali, intra-statali e trans-statali convergono all’interno dell’analisi, utili a “geo-localizzare” il rapporto tra i vari tipi di potere rappresentati dagli attori internazionali. Le definizioni dunque sono varie: ad esempio “la geopolitica – come ha affermato il Professor Coralluzzo – è lo studio dell’insieme delle relazioni internazionali in una prospettiva geografica e spaziale”. Al suo interno dunque si possono trovare lo studio delle determinanti geografiche e spaziali, l’analisi dei conflitti innescati da variabili territoriali, così come l’osservazione delle culture e delle rappresentazioni culturali geopolitiche degli stati, ossia ciò che la Geopolitica Critica, in maniera postmoderna e decostruttivista, ha apportato come innovazione della geopolitica stessa.

Dall’altro lato, elemento che è fortemente emerso durante la conferenza presso l’Università degli Studi di Perugia, si può affermare come la geopolitica serva e sia funzionale ad esprimere l’interesse nazionale e le percezioni spaziali dei popoli. La polarità della struttura del sistema internazionale e l’egemonia che lo governa, in un’ottica realista, sono dunque due importanti variabili che intervengono nella definizione della stessa geopolitica, in particolare da un punto di vista della metodologia attraverso la quale essa vuole porsi come cartina di tornasole utile a studiare e cercare di decifrare l’attuale complessità del mondo. Ciò nello specifico se si ammette che esista un continuo mutamento e un cambiamento della struttura del sistema globale. Le nuove frontiere sono ora non più solo quelle tra gli stati, ma anche quelle regionali, così come i confini transnazionali, la cui distanza si accorcia se pensiamo alla velocità delle comunicazioni e delle tecnologie raggiunta ai nostri giorni. L’accesso alle strategie, siano esse legate al soft power o all’hard power, consente poi di chiudere il cerchio e di ritornare sul quesito legato all’egemonia e all’interesse statale. La formulazione di scenari geopolitici, infine, potrebbe essere utile non solo in un’ottica previsionale, ma soprattutto per cercare di conoscere quali siano le principali sfide mondiali: è con quest’auspicio, e in particolare con riferimento alla situazione attuale italiana, che la conferenza a Perugia si è conclusa. Comprendere quali siano le minacce future o i nuovi spazi di cooperazione per il nostro paese può essere, infatti, funzionale, in un’ottica geopolitica, a fornire un giusto input alle future direttrici della politica estera italiana.



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