Nel pomeriggio di martedì 23 aprile, presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, ha avuto luogo il secondo seminario del Colloquium...

Nel pomeriggio di martedì 23 aprile, presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma, ha avuto luogo il secondo seminario del Colloquium Italo-Russo 2013 organizzato dall’IsAG in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma La Sapienza. I lavori sono stati aperti dai saluti del Direttore del Centro Russo Oleg Osipov, che ha ringraziato l’IsAG per la promozione dell’iniziativa, e dal Direttore del Programma “Eurasia” dell\’Istituto Dario Citati, moderatore dell’evento. Il professor Roberto Valle, docente di Storia dell’Europa Orientale alla Sapienza e membro del Comitato Scientifico di Geopolitica, ha quindi tenuto una approfondita lezione sulla dottrina della democrazia sovrana.

Il seminario si è incentrato sul duplice versante della storia del pensiero e della storia politica. Da una parte, infatti, la democrazia sovrana può essere intesa come una rielaborazione ed un’attualizzazione di diverse espressioni della filosofia politica russa del XIX e del XX secolo; dall’altra parte, alla sua formulazione ha indubbiamente contribuito il periodo caotico degli anni Novanta, quando il passaggio repentino all’economia di mercato ha determinato una reazione identitaria di rifiuto verso le forme politiche occidentali e una conseguente ricerca d’una “via russa” alla democrazia.

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Valle ha iniziato con un’importante annotazione di carattere filologico. La parola russa che esprime il concetto di “autocrazia”, cioè samoderžavie, non è di derivazione greca come nell’equivalente italiano e non indica la concentrazione del potere nelle mani d’un singolo, bensì l’idea di sovranità e di “potenza” (deržava) dello Stato, configurandosi dunque come una dottrina assai più complessa dello stereotipo sul “dispotismo orientale” che la cultura illuminista ha tramandato sino ai nostri giorni. La riflessione sulla sovranità, sul rapporto simbiotico tra popolo, territorio e Stato, ha da sempre caratterizzato la filosofia politica russa, costantemente orientata ad affermare la supremazia normativa dei valori spirituali e a riferirsi ai fatti storici come manifestazioni contingenti di principî di ordine superiore.

La democrazia sovrana è stata elaborata nei primi anni del XXI secolo dal Vice-Primo ministro russo Vladislav Surkov e si può riassumere nell’idea che la coesione nazionale, l’integrità del territorio e la forza del centro decisionale sono le precondizioni per definire la stessa partecipazione democratica. Quest’ultima deve realizzarsi, secondo un’idea già cara ad Aleksandr Solženicyn, nell’autogoverno locale delle piccole realtà urbane e agricole, recuperando l’antica tradizione degli zemstva (assemblee locali d’epoca zarista), mentre alla suddivisione occidentale del potere e alla frammentazione del corpo sociale in organi autonomi e in reciproco conflitto deve sostituirsi un trasversale sentimento di appartenenza allo Stato.

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Le fonti intellettuali di questa dottrina possono ricercarsi, secondo Valle, nella corrente di pensiero ottocentesca del počvenničestvo (approssimativamente, “nativismo”), il cui massimo rappresentante fu Fëdor Dostoevskij, ma anche nel decisionismo di Carl Schmitt – autore molto conosciuto e letto in Russia – nonché nell’anti-liberoscambismo di François Guizot. Al tempo stesso, la percezione della democrazia occidentale come sfaldamento dei legami comunitari, come anarchia potestativa e trionfo dell’economico sul politico ha rappresentato una potente leva di legittimazione della democrazia sovrana. In questo senso il politologo Aleksej Čaadaev ha parlato del modello occidentale introdotto in Russia come “privatizzazione del potere” che ha generato una vera e propria “aristocrazia dell’offshore”, cioè un’oligarchia finanziaria a cui si è opposta proprio la democrazia sovrana.

È importante sottolineare che la dottrina della democrazia sovrana non si limita ad affermare la necessità di un potere forte unitario, ma sottolinea l’importanza del consenso popolare, anche espresso in forma plebiscitaria e con un forte ricorso all’uso di Internet, come più volte auspicato da Vladimir Putin. Vladislav Surkov, in linea con il pensiero dello stesso Solženicyn, ha spesso ribadito come la cultura politica russa sia di per sé molto lontana dall’idea e dalla pratica del totalitarismo, frutto invece del pensiero marxista e della filosofia occidentale. Da questo punto di vista la democrazia sovrana vuole porsi in rottura rispetto al passato sovietico, rispetto al quale viene rivendicata la dimensione di radicamento territoriale ma non l’ideologia antinazionale e antireligiosa.

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Il legame tra democrazia e sovranità, e dunque la necessaria correlazione della democrazia sovrana con la geopolitica, è evidente nel fatto che la dottrina di Surkov si è esplicitamente posta il compito di arginare l’ideologia delle rivoluzioni colorate. Il profondo legame tra introduzione di forme politiche occidentali e inserimento geopolitico nell’orbita atlantica ha consentito di elaborare la democrazia sovrana anche nei termini d’una dottrina che si pone a difesa di un ordinamento multipolare, salvaguardando la sovranità dei soggetti geopolitici in quanto tali. Il progetto dell’Unione Eurasiatica, recuperando in parte il pensiero eurasista che costituisce un altro dei riferimenti della democrazia sovrana, è in questo senso un’affermazione sul piano internazionale dei principî di dialogo di civiltà che difendono parallelamente autonomia internazionale e originalità di forme politiche.

Commentando questo ultimo aspetto, Dario Citati ha ricordato che il concetto di eurasismo è in realtà molto complesso e di non univoca significazione. L’eurasismo cosiddetto “classico”, sorto negli anni Venti nei circoli praghesi e parigini dell’emigrazione russa, postulava un’idea di Eurasia intesa non come commistione di Europa e Asia, bensì come terzo continente assolutamente autonomo in termini geografico-climatici e di civiltà, radicalmente opposto alla cultura europea e di fatto coincidente con l’impero russo. Il neo-eurasismo contemporaneo da un lato ha abbandonato l’antieuropeismo dei primi eurasisti, aprendosi ad un’idea di Eurasia sensu latiore che include tutta la massa continentale del Mondo Antico (pur giocando sull’ambiguità con l’Eurasia sensu stricto che indica invece solo lo spazio post-sovietico). Dall’altro lato, tuttavia, nella commistione non sempre intellettualmente fondata tra diverse dottrine politico-filosofiche e prospettive di integrazione continentale, il neo-eurasismo si configura però come un’elaborazione più ideologizzata e poco condivisa a livello sovranazionale, come dimostrato dall’esistenza di diversi “eurasismi” (russo, kazako, turco o islamico) non sempre in sintonia. Affinché l’Unione Eurasiatica abbia successo e riesca a porsi come soggetto autonomo e dialogante nell’arena internazionale, è importante dunque che essa non accolga quegli elementi di ideologizzazione delle diverse filosofie eurasiste soprattutto laddove esse esprimono tentazioni etnocentriche.

Al termine della lezione si sono avuti numerosi interventi da parte del pubblico, che hanno riguardato gli echi della democrazia sovrana nella filosofia politica dei Paesi europei, la prospettiva che i BRICS elaborino congiuntamente una nuova concezione del soft power opposta a quella di stampo anglosassone, le possibili evoluzioni della democrazia sovrana in seguito all’espansione di una forte classe media in Russia.



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