S.E. Jevhen Perelygin è il nuovo Ambasciatore della Repubblica d\’Ucraina in Italia: nominato il 28 dicembre scorso, lo scambio delle lettere credenziali è avvenuto...

S.E. Jevhen Perelygin è il nuovo Ambasciatore della Repubblica d\’Ucraina in Italia: nominato il 28 dicembre scorso, lo scambio delle lettere credenziali è avvenuto il 4 aprile. Economista, già ambasciatore in Irlanda e al Consiglio d\’Europa, da diversi anni S.E. Perelygin si occupa dei rapporti dell\’Ucraina con l\’UE: ha diretto il Dipartimento per l\’Integrazione prima del Ministero degli Affari Esteri, poi del Consiglio dei Ministri e infine dell\’Amministrazione presidenziale; è stato membro della delegazione per i negoziati sull\’accordo di associazione dell\’Ucraina all\’UE. Alessandro Lundini, ricercatore associato dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), lo ha intervistato per noi.

 
In Italia è presente una numerosa comunità ucraina e il nostro Paese è la seconda meta di destinazione dei flussi migratori che partono dall’Ucraina. Il 6 aprile Lei ha voluto incontrare a Roma tutte le rappresentanze delle comunità ucraine esistenti sul territorio e, nel corso dell’evento, ha posto l’attenzione su due tematiche sulle quali intende concentrare la propria missione: scuola e integrazione. A Suo avviso, quali sono le iniziative da sviluppare in questi due settori? In che modo la collaborazione con le istituzioni italiane può avere un ruolo importante nell’affrontarle?

È vero, la presenza di ucraini sul territorio italiano è molto rilevante. Secondo i dati ufficiali, la comunità ucraina è la seconda per consistenza numerica tra quelle degli immigrati non comunitari di origine europea e la quarta se riferita al totale dei cittadini non comunitari. La ricerca di lavoro rappresenta la principale motivazione della loro presenza in Italia. Il 76% degli ucraini è titolare di un permesso di lavoro subordinato o autonomo. Il principale settore occupazionale è quello dei servizi alle persone e dei lavori domestici, ambiti forse di non elevato prestigio ma assai importanti per la società italiana. Possiamo comunque affermare con soddisfazione che gli Ucraini non creano problemi alle autorità italiane. È proprio in considerazione di questa forte presenza nel vostro Paese che ho voluto incontrare gli esponenti delle comunità subito dopo il mio arrivo a Roma. In fondo, non dobbiamo dimenticare che la priorità assoluta di ogni Ambasciata è quella di difendere i diritti e gli interessi dei suoi connazionali all’estero. Il nostro primo incontro è servito, innanzitutto, per conoscerci. Abbiamo discusso di alcuni problemi quotidiani degli ucraini in Italia e ho avuto modo di illustrare gli obiettivi generali sui quali intendo concentrare la mia missione. Tra i tanti che ho già avuto modo di rilevare, c’è quello dell’apertura di un vero e proprio centro culturale ucraino a Roma, del quale da diversi anni si sente la necessità ma che, a causa delle difficoltà finanziarie, ancora non siamo riusciti a realizzare. Spero che con degli sforzi comuni si possa uscire fuori da questo impasse. Anche le scuole ucraine meritano la nostra attenzione e la nostra assistenza. I dati statistici dicono che la presenza di minori di origine ucraina in Italia aumenta di anno in anno attestandosi, al momento, al 7% sul totale dei nostri connazionali. Alcuni arrivano in Italia attraverso ricongiungimenti familiari, altri nascono direttamente qui da famiglie ucraine o miste e frequentano le scuole primarie e secondarie italiane. Per noi, però, è molto importante che i bambini ucraini non perdano le loro radici. Proprio per rispondere al bisogno di studiare la lingua, la storia e la cultura del loro Paese d’origine alcune associazioni ucraine hanno già organizzato scuole aperte nei fine settimana, e come Ambasciata è nostro dovere fare tutto il necessario per sostenere queste attività di grande importanza. Di solito, tuttavia, la nostra attività si concentra su problemi di natura quotidiana, per esempio dando un aiuto per trovare un posto adeguato per un soggiorno con i gruppi scolastici oppure fornendo libri e materiale didattico: anche su questo fronte proveremo a fare di meglio. Infine questo recente incontro con le associazioni è stato anche un’occasione per discutere le priorità della politica estera ed interna dell’Ucraina. Sono molto contento che i miei connazionali, pur vivendo all’estero, rimangano sempre molto attivi da un punto di vista politico e che tutti quanti sostengano l’integrazione europea dell’Ucraina.

In un’intervista rilasciata all\’IsAG nell’agosto 2012, il Ministro degli Esteri Konstantin Griščenko ha affermato: «Gli Ucraini sono tipicamente europei per storia, cultura, mentalità e valori morali» e di conseguenza lo «scopo strategico è ottenere l’adesione all’Unione Europea». Nel frattempo Kiev e Bruxelles hanno raggiunto l’intesa sull’Accordo di Associazione, che dovrebbe essere firmato entro il 2013. La crisi economica e le divisioni interne fra i Paesi europei, tuttavia, sembrano aver indebolito la capacità di Bruxelles di porsi come soggetto internazionale autorevole. A Oriente, invece, sta prendendo piede il progetto russo-kazako-bielorusso dell’Unione Eurasiatica e sono state avanzate ipotesi di un’estensione della partnership anche all’Ucraina non più in qualità di Paese osservatore, ma di vero e proprio Stato membro. Lei che ha rivestito la carica di Direttore del Dipartimento dell’integrazione europea dell’Amministrazione Presidenziale, che ruolo vede per l’Ucraina, in proiezione futura, nei rapporti con queste due organizzazioni sovranazionali?

Innanzitutto, vorrei ancora una volta confermare che l’integrazione europea rimane tra le priorità della politica estera ed interna dell’Ucraina. Siamo convinti che nonostante i problemi molto difficili, legati alla crisi economica ed istituzionale che l’Unione Europea si trova a dover affrontare, sia prematuro parlare del fallimento di questo ambizioso progetto. L’Unione Europea continua ad essere un modello da seguire sotto tanti punti di vista, cominciando da quello della regolazione legislativa nelle varie sfere per arrivare al sistema di garanzia dei diritti umani e dei valori comuni. Sarebbe ridicolo negare la crisi attuale, ma condivido l’opinione di chi sostiene che per risolvere questa crisi “ci vuole più Europa”: l’Ucraina, con i suoi problemi ma anche con i suoi vantaggi e le sue prospettive, è parte di questa Europa allargata. A mio avviso, inoltre, non è corretto ridurre il discorso sull’integrazione europea dell’Ucraina solo all’adesione all’UE. Vorrei a questo proposito sottolineare che Kiev non considera l’integrazione europea come fine a se stessa, ma nei termini d’uno strumento effettivo per promuovere le riforme iniziate nel 2010 per il raggiungimento dei più avanzati standard europei. Il nuovo accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione Europea, in questo senso, potrebbe diventare uno strumento reciprocamente vantaggioso per entrambe le parti. L’Ucraina ha dimostrato di essere in grado di portare avanti il suo processo di riforme ed ha già realizzato molti passi in avanti in questa direzione. Di recente sono state approvate dal Parlamento ucraino diverse leggi fondamentali, in particolare quelle sui nuovi codici fiscale e doganale. Sono state realizzate importanti misure volte a migliorare il clima degli investimenti. Inoltre, siamo pronti ad affrontare questioni difficili ed impopolari come, ad esempio, la riforma del sistema pensionistico. Il rispetto dello Stato di diritto e la riforma giudiziaria rimangono tra le nostre priorità: l’approvazione del nuovo Codice di diritto processuale penale, quella della legge sull’avvocatura e le modifiche apportate al Codice criminale rappresentano la conferma della nostra volontà di progredire seguendo questa via. Non abbiamo altra scelta che continuare questo processo riformatore, ma vogliamo farlo in stretta collaborazione con i nostri partner europei. Sinceramente non vedo ostacoli all’unione dei nostri sforzi, soprattutto nell’attuale fase di crisi economica.
Parlando delle nostre relazioni con la Russia, credo sia un errore contrapporre l’integrazione europea di Kiev alla cooperazione con Mosca. La Federazione Russa rimarrà sempre il nostro partner strategico, anche perché con essa condividiamo profondi legami storici, culturali, economici. A titolo esemplificativo basti pensare che la quota della Federazione Russa del nostro interscambio commerciale si aggira attorno al 30% del totale. Proprio al fine di minimizzare gli effetti negativi sul nostro commercio bilaterale, stiamo negoziando con i nostri partner russi una formula accettabile per entrambe le parti in merito ad una possibile cooperazione dell’Ucraina con l’Unione Doganale. Ma su questo tema è bene essere chiari: per quanto riguarda l’Unione Europea, il nostro obiettivo è l’integrazione; nel caso dell’Unione Doganale puntiamo invece ad una stretta, profonda e reciprocamente proficua cooperazione tra Ucraina e Federazione Russa. Comunque, vorrei farvi notare che anche Mosca sta sviluppando intensamente i suoi rapporti con l’Unione Europea, rapporti che in alcuni settori sono molto più stretti ed avanzati di quelli intrattenuti con l’Ucraina. Parlo soprattutto della cooperazione energetica, del settore dei trasporti, del progetto “Partnership per la modernizzazione” etc. Gli esperti europei, d’intesa con i colleghi russi, stanno lavorando da tempo sul nuovo accordo strategico di partenariato e di cooperazione tra Mosca e Bruxelles. Per questi motivi credo si debba trovare il modo di costruire relazioni proficue e reciprocamente vantaggiose nel triangolo Mosca-Kiev-Bruxelles. Per esempio ci sono temi concreti attorno ai quali è auspicabile sviluppare una tale cooperazione, in particolare per quanto riguarda la modernizzazione del sistema di trasporto del gas ucraino. Sono sicuro che solo la realizzazione di un progetto con la partecipazione di tutte le tre parti interessanti – Paese fornitore, di transito e consumatore del gas – potrà garantire la vera e propria sicurezza energetica dell’Europa.

A dispetto della crisi economica nel 2012, gli scambi commerciali italo-ucraini sono cresciuti e l’Italia è diventata per l\’Ucraina il settimo partner commerciale al mondo e il terzo tra i paesi dell’UE, segno di una cooperazione economica solida e dinamica. Il proseguimento della fase di difficoltà economica e di incertezza politica italiana ed europea può danneggiare l’ulteriore sviluppo di questa tendenza positiva? Inoltre, al di là delle rilevazioni statistiche, ritiene che ci siano delle criticità o dei settori specifici in cui la collaborazione con il governo italiano sia maggiormente necessaria?

È vero, l’Italia è senz’altro uno dei più importanti partner commerciali dell’Ucraina in Europa. Nel 2011 il nostro interscambio commerciale è stato pari a 5 miliardi di euro; purtroppo l’anno scorso, a causa della crisi economica mondiale, sono stati registrati i primi segni negativi nel commercio tra i nostri paesi. I dati statistici relativi all’interscambio Italia-Ucraina nel 2012 infatti rilevano un piccolo calo rispetto all’anno precedente. È necessario compiere tutti gli sforzi per recuperare terreno e il nuovo Accordo di associazione tra Ucraina e Unione Europea potrebbe aiutare a raggiungere tale scopo strategico. L’Accordo prevede la creazione di un’ampia area di libero scambio tra l’Unione Europea e l’Ucraina che potrebbe far raddoppiare in pochi anni l’attuale interscambio. Siamo sicuri che tale scenario potrebbe favorire in special modo l’Italia, che al momento è il nostro terzo partner commerciale in Europa. Nella sfera degli affari l’Accordo comporterà per l’Ucraina l’introduzione di norme simili a quelle già esistenti nell’Unione Europea, in modo tale che le aziende europee nel nostro Paese potranno sentirsi come a casa loro. L’Ucraina, con i suoi 46 milioni di abitanti, rappresenta un mercato abbastanza grande nel panorama internazionale. In un momento di grave crisi della domanda interna, la possibilità di accrescere la presenza delle imprese italiane anche nel nostro mercato nazionale, in particolare nei settori più dinamici e attrattivi, costituisce un’importante leva per incentivare la ripresa economica del Paese. Ciò può contribuire non poco alla crescita dell’interscambio per i nostri Paesi, ma nostro interesse è anche la diversificazione dei rapporti economici e in particolare c’è la necessità di incoraggiare gli investimenti bilaterali. Di settori interessanti per gli investimenti ce ne sono tanti, ma voglio attirare la vostra attenzione su quello delle alte tecnologie. Tutti sanno che l’Ucraina è considerata da secoli il granaio d’Europa, ma pochi che è anche uno dei cinque Paesi al mondo ad avere un ciclo nazionale chiuso di produzione d’impianti aerospaziali. La nostra famosa azienda Antonov è una delle principali ditte produttrici di aerei da trasporto e dalle sue fabbriche sono usciti alcuni tra i velivoli più grandi mai realizzati, in particolare gli An-225 Mriya. Un altro fatto interessante è che in Ucraina il settore dell’energia rinnovabile ed alternativa è sempre più in espansione. Negli ultimi anni l’Ucraina ha realizzato uno dei più grandi impianti solari d’Europa, un parco eolico di notevoli dimensioni e tanti altri progetti in fase di realizzazione non meno attraenti in termini di investimenti. A questo proposito invitiamo tutti i partner interessati a venire in Ucraina e scoprire i grandi vantaggi del nostro mercato.



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