La Guerra di Corea è uno di quegli argomenti storici non molto conosciuti e studiati, in Italia. Ma si sa, la storia è ciclica...

La Guerra di Corea è uno di quegli argomenti storici non molto conosciuti e studiati, in Italia. Ma si sa, la storia è ciclica e quello che è successo in passato periodicamente si ripresenta. Forse però nessuno poteva immaginare che questo ciclo fosse così breve e che la storia riprendesse corpo a soli cinquant’anni esatti di distanza.

Il copione non è variato di nulla. All’epoca, la Corea del Nord cercò di invadere la sorella del Sud con il proprio esercito. Era da poco terminata la Seconda Guerra Mondiale e si era agli inizi della Guerra Fredda. Non si erano ancora ricucite le ferite in Europa e in Asia dovute alla distruzione del conflitto mondiale quando la Corea del Nord provava a far paura lasciando nuovamente il mondo intero impaurito e attonito per un possibile nuovo focolaio di guerra. Eppure, era ancora molto vivo all’epoca – più di adesso – il ricordo e il risultato dell’uso indiscriminato di armi su città inermi; non si possono infliggere mali superflui e inutili crudeltà a coloro che non devono essere oggetto di ostilità, ossia i civili. All’epoca il governo di Pyongyang era satellite di Unione Sovietica e Cina, entrambe rette da governi comunisti; ora però la situazione sembra mutata: Cina e Russia non sembrano più “coprire le spalle” all’alleata, in quanto i danni – non solo economici – sarebbero incalcolabili.

Così come all’epoca la Corea del Sud, invece, era alleata con gli Stati Uniti e la coalizione di Stati che facevano parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, con l’appendice dell’Italia. Eh si. Anche l’Italia partecipò al conflitto coreano ma non con il proprio esercito bensì con la Croce Rossa. Fin dall’approvazione della missione da parte dell’O.N.U., gli Stati Uniti chiesero con vigore all’Italia di partecipare con un proprio contingente militare. Ma l’Esercito Italiano non era in grado di affrontare un nuovo conflitto, per lo più all’estero, ed alta era l’influenza del partito comunista sullo scenario nazionale, che si sarebbe certamente opposto fino all’inverosimile in Parlamento se il Presidente del Consiglio De Gasperi avesse mai autorizzato una missione internazionale del genere. Astutamente, allora, per non venir meno alla richiesta americana, De Gasperi giocò la carta della mobilitazione del personale militare della Croce Rossa Italiana ossia del Corpo Militare della C.R.I. e delle Infermiere Volontarie1 (più note come Crocerossine). Nel gennaio 1951 il Presidente De Gasperi firmò l’ordine di mobilitazione della Croce Rossa Italiana indicando che doveva essere costituito un nucleo pronto a partire per la Corea con l’obiettivo di installare un ospedale militare aperto sia al personale delle Forze Armate della coalizione sia alla popolazione locale. L’ospedale, contrassegnato dal numero 68 e agli ordini del Capitano medico Dott. Luigi Coia partì da Napoli nell’ottobre 1951 e arrivò a Pusan, in Corea, il mese successivo. Era costituito da 71 elementi tra ufficiali, sottufficiali, graduati e militari del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

Una volta giunti in Corea, gli americani ispezionarono il materiale caricato a corredo della missione italiana e lo trovarono altamente inadeguato: erano state inviate tende modello prima guerra mondiale, attrezzature sanitarie già obsolete e anche il vestiario per i nostri militari era fuori luogo: divise modello coloniale a fronte di temperature che sfioravano i meno venti gradi d’inverno. Gli americani pensarono quindi a fornire i nostri militari della C.R.I. di attrezzature e mezzi utili per poter lavorare in comodità. L’ospedale fu insediato a Seul nel dicembre 1951 e fu aggregato all’Ottava Armata americana come unità medica. Era responsabile dell’assistenza sanitaria per la popolazione civile dell’area Inchon-Seul-Suwon. Nel luglio 1952 la direzione dell’ospedale passò al Maggiore medico Dott. Fabio Pennacchi. La missione italiana durò quattro anni, in cui furono realizzate duecentotrenta prestazioni ambulatorie, 3.297 interventi chirurgici, 131.513 giornate di degenza e furono ricoverati 7.041 pazienti2. A dire il vero, il Presidente De Gasperi offrì la possibilità di realizzare un analogo invio ospedaliero anche alla Corea del Nord, che però respinse l’invito italiano.

Gli italiani si fecero riconoscere per la loro grande umanità e vicinanza in special modo dalle popolazioni locali. L’importanza del contributo italiano fu riconosciuto ufficialmente dal Generale Clark, Comandante in Capo delle forze delle Nazioni Unite in Corea, e dall’allora presidente della Corea del Sud Syngman Rhee che tributò un Encomio Presidenziale all\’Ospedale ed una medaglia all’Ordine del Merito Militare con Stella d\’Oro al Maggiore Med. Prof. Dott. Fabio Pennacchi3. Ogni anno realizzano una grande manifestazione a ricordo del lavoro dei nostri militari, come segno di ringraziamento. In quattro anni di permanenza molteplici furono gli interventi e gli aneddoti riconducibili ai nostri militari4, raccolti in un saggio storico dal titolo Gli italiani nella guerra di Corea. La storia sconosciuta della partecipazione dell’Italia alla guerra coreana 1951-54 di M. Cannonero e M. Pianese, edito dalla Fuoco Edizioni di Roma nel 2012.

Da sottolineare che l’Armistizio che fu siglato dalle due parti in guerra il 27 luglio 1953 vedeva anche la firma del Magg. Fabio Pennacchi, – Comandante dell’Ospedale da guerra n. 68 della Croce Rossa Italiana – il quale fu investito, dal Governo Italiano, dei pieni poteri per firmarlo a nome dell’Italia. Tengo a ricordare che la spedizione in Corea ha segnato per l’Italia la prima partecipazione a una missione militare di pace all’estero dell’era repubblicana. Proprio poco dopo al ritorno in patria dei nostri militari, l’Italia fu ammessa nel consesso delle Nazioni Unite. Di certo non si può dire che fu merito solo di questa missione ma, certamente, l’aver partecipato ha facilitato il tutto. Ancora oggi, la notizia della nostra partecipazione non è inserita nei libri di scuola e pertanto insegnata, ma è praticamente sconosciuta anche alla maggior parte della popolazione; eppure si tratta di una vicenda molto importante per le relazioni internazionali del nostro Paese che, certamente, andrebbe valorizzata.

NOTE:

Matteo Cannonero, dottore magistrale in Scienze internazionali e diplomatiche, è cultore della materia di Diritto Internazionale presso l’Università di Alessandria.

1. I due Corpi della C.R.I. Ausiliari delle Forze Armate sono disciplinati dal Testo Unico sull’Ordinamento Militare, D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90. La loro mobilitazione avviene su richiesta del Ministero della Difesa, in caso di necessità. Solitamente la maggior parte sono in congedo; quando essi sono richiamati in servizio, sono parificati per grado ai militari dell’Esercito.
2. Fonte Ministero della Difesa http://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/PdS-Corea.aspx.
3. Fonte Ministero della Difesa http://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/PdS-Corea.aspx.
4. Il personale mobilitabile della C.R.I. è militare in quanto ausiliario delle Forze Armate, ma non sono soldati ossia non sono né armati né prendono parte ai combattimenti. Per quanto concerne i Volontari del Corpo Militare, essi hanno un grado in tutto egualmente riconosciuto dall’Esercito e il cui brevetto di nomina è a firma del Presidente della Repubblica; le Infermiere Volontarie hanno gradi simili a quelli militari ma sono però solo corrispondenti a incarichi funzionali affidati e non quindi ad una corrispondenza con quelli dell’Esercito.


  • Antonio Fiori

    25/05/2013 #1 Author

    Ho letto l’articolo e vorrei, se possibile, fare alcune precisazioni. Innanzi tutto l’incipit: sono perfettamente d’accordo con l’autore del pezzo sulla scarsa conoscenza dell’argomento “Guerra di Corea” in Italia (e non solo). Ignoro però a che cosa l’autore si riferisca quando richiama la ciclicità della storia: è una maniera per introdurre alla ( forse più presunta che reale) minacciosità della DPRK dell’ultimo periodo? Sul copione e sulla sua immutabilità dissento ampiamente: proprio perché ci sarebbe bisogno di una maggiore conoscenza degli eventi (e ancor più del framework) di quegli anni, credo che un’affermazione come quella riportata nel testo (cercò di invadere la “sorella” col suo esercito) andrebbe sfumata. Cerco di spiegarmi meglio: non metto in dubbio (anche se qualcuno ha cominciato ad avanzare qualche perplessità anche su questa questione) che la DPRK abbia penetrato la ROK alla fine di giugno 1950; tale questione però non può essere isolata dalle condizioni internazionali di quel momento e, soprattutto, rimane ancora da spiegare compiutamente quale sia stata la partita giocata dal presidente sudcoreano Yi Sungman nello scoppio della guerra. Ci sono alcuni studi (anche coreani) in cui si dice che Yi Sungman abbia scientemente deciso di provocare l’avanzata nordcoreana per liberarsi della presenza comunista sulla penisola. Del resto, Yi sapeva benissimo di poter contare sull’appoggio statunitense e ad una settimana dallo scoppio della guerra l’appoggio gli viene ribadito da Dulles, inviato di Truman. A parte questo tengo a ribadire come tutte le fonti concordino sulle scaramucce che da ambedue i lati continuavano da anni sulla zona di confine. Che la Corea del Nord cercasse di “fare paura”, quindi, è un’ipotesi non dimostrata, anche perché Kim Il Sung pensava di poter fare affidamento, nella sua penetrazione a Sud, sui comitati popolari presenti in tutta la penisola, i cui membri avrebbero dovuto facilitare l’avanzata del Nord. Insomma, si sarebbe dovuti giungere ad una unificazione attraverso un percorso molto veloce, che avrebbe consentito di avere un’intera penisola sotto il vessillo nordcoreano. L’autore – trovandomi peraltro d’accordo – si riferisce ai civili come principali vittime di un evento di guerra: vorrei ricordare che nella Guerra di Corea perirono circa 3 milioni di persone, in gran parte, per l’appunto, civili. Sarebbe bene ricordare anche che il territorio nordcoreano fu devastato dalle incursioni aeree alleate ed anche che il napalm non vide la luce, come normalmente si crede, in Vietnam, ma proprio in Corea del Nord. Ci sono moltissime testimonianze sulle efferatezze compiute da ambo le parti e, a questo proposito, potrei per esempio rimandare alla questione di Nogunri, avvenuto ad opera degli americani nel luglio del 1950, quindi agli inizi del conflitto ai danni di un gruppo nutrito di sudcoreani in fuga verso sud. Mi importa in conclusione ricordare, come faccio sempre, che la responsabilità della divisione della penisola è completamente addossabile all’Occidente e non ad una scelta deliberata dei coreani. Questo non lo si riconosce adeguatamente, ma la divisione artificiale della penisola è avvenuta nel quadro di competizione bipolare, anche se non si era ancora nel periodo della Guerra Fredda.
    Sulla questione delle spalle coperte: la Cina non poteva in quel momento coprire le spalle a nessuno, visto che usciva devastata da un ventennio di conflitto interno. Mao venne consultato da Kim Il Sung soltanto perchè chiestogli da Stalin e perché non poteva essere a quel punto escluso, dato che la Rep. Dem. Pop. di Corea confina comunque con la Rep. Pop. Cinese. Il parallelo tra la condizione del 1950 e quella attuale la trovo abbastanza stucchevole e non necessariamente vera: la Cina non ha mai probabilmente coperto le spalle alla DPRK perché é connivente al regime nordcoreano, ma solo perché il regime nordcoreano e lo status quo le fa comodo. D’altra parte la visita di queste ore di un personaggio centrale per il regime nordcoreano come Choe Ryong Hae a Pechino e il suo incontro con Xi Jinping (anche per la consegna al presidente cinese di una missiva da parte di Kim Jong Un) stanno a testimoniare che parlare di uno “sganciamento” come alcuni hanno fatto in questi giorni è assolutamente non rispondente alla verità.
    La ricostruzione dell’intervento italiano durante la Guerra di Corea è molto efficace, ma i sudcoreani ricordano bene che anche noi contribuimmo a portare sollievo alla popolazione. Più volte mi è capitato di parlare con sudcoreani che sapevano distintamente del nostro ruolo nel conflitto. D’altra parte se si visita il War Memorial a Seoul ci si trova davanti perfino alle immagini dell’ospedale da campo italiano.
    Un’ultima questione riguarda la frase “Da sottolineare che l’Armistizio che fu siglato dalle due parti in guerra il 27 luglio 1953”: forse andrebbe sottolineato che le due parti non erano proprio due e forse non quelle che si immaginano: l’armistizio infatti venne ratificato il 27 luglio a Panmunjom dal generale Nam Il per la DPRK e dal generale Harrison per gli alleati; successivamente e in altro luogo (esattamente a Munsan) firmò il generale Clark e a Kaesong firmarono Kim Il Sung e Peng Dehuai, quest’ultimo per la Rep. Pop. Cinese. Da notare, quindi, che i sudcoreani non ratificarono l’armistizio, anche perché Yi Sungman era assolutamente contrario a scendere a patti col nemico e convinto di poter ancora successivamente procedere all’annullamento militare della controparte nordcoreana.

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    • Matteo Cannonero

      26/05/2013 #2 Author

      Io nel mio saggio ho raccontato le vicende riguardanti la partecipazione del nostro contingente militare, non ad ampio raggio sulla guerra di Corea, per quello ci sono molte opere ben dettagliate. Dovendo circoscrivere i fatti a quanto riguardasse l’Italia, non mi è stato possibile dilungarmi molto nella storia del conflitto, altrimenti sarei andato fuori tema.

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  • Daniele Scalea

    26/05/2013 #3 Author

    Ringrazio il Prof. Fiori per il dettagliato e interessante intervento. A ulteriore beneficio dei lettori, fornisco un paio di coordinate bibliografiche per quanti volessero approfondire il tema delle cause della Guerra di Corea.
    John Lewis Gaddis vi ha dedicato uno studio approfondito nel suo “La guerra fredda: rivelazioni e riflessioni”. Anche sulla scorta delle ricerche di Gaddis, Henry Kissinger ha realizzato una efficace sintesi nel suo “On China”.
    Il Prof. Fiori e il Dott. Cannonero potranno eventualmente integrare questo brevissimo elenco.

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  • Antonio Fiori

    28/05/2013 #4 Author

    Dott. Cannonero: il mio intervento infatti riguardava principalmente la parte iniziale del suo pezzo che, a mio avviso, contiene alcune imprecisioni, forse più nella forma che nella sostanza.
    Dott. Scalea: le opere sulla Guerra di Corea sono innumerevoli. Lei ha giustamente citato Gaddis e Kissinger, ottimi lavori.
    Si potrebbe guardare anche il libro di Peter Lowe “The Korean War” e in generale le opere sull’argomento di Bruce Cumings.
    Molte grazie per lo spazio nei commenti.

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  • Marco

    18/03/2014 #5 Author

    Pur non essendo uno storico di professione, né particolarmente competente in materia, mi unisco a quanto sostenuto dal professor Fiori nel crititicare un’attribuzione unilaterale di responsabilità alla politica aggressiva nord-coreana (ufficialmente, reazione ad un attacco della controparte meridionale le cui forze, il giorno precedente la tanto biasimata invasione, sarebbero giunte fino alla città di Haeju nel Nord — e da inserire comunque nel contesto di una serie di schermaglie periodiche al confine, rivendicazioni e sconfinamenti territoriali da entrambe le parti). Altrettanto discutibile mi pare anche l’omissione di riferimenti al ruolo giocato da forze alleate e regime autoritario di Rhee nel quadro di massacri di civili e violenze verso la popolazione. La celebre rivista militare britannica “Brassey’s Guide” riporta, nella sua edizione del 1951 (prima della ulteriore recrudescenza provocata dall’intervento cinese), in riferimento alla politica delle forze alleate:
    « It is no exaggeration to state that South Korea no longer exists as a country. Its towns have been destroyed, much of its means of livelihood eradicated, and its people reduced to a sullen mass dependent upon charity and exposed to subversive influence. When the war ends no gratitude can be expected from the South Koreans, but it is to be hoped that the lesson will have been learned that it is worse than useless to destroy to liberate. Certainly, western Europe would never have accepted such a “liberation”». (Consultabile in “Killing Hope”, Blum William).

    Tra l’altro, tanto per precisare, il napalm, pur essendo ampiamente usato in Corea, preannunciando quanto avverrà in Vietnam, compare in realtà sul finire della guerra mondiale trovando un primo impiego nella guerra civile greca, per quanto a livello sperimentale.

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  • Col. Gaetano Schiliro’

    18/10/2014 #6 Author

    Sono Direttore della nuova rivista telematica TRUPPE CORAZZATE e sarei interessato a parlare della CRI ITALIANA nella Campagna di Korea nell’apposita rubrica dedicata alla STORIA. Vi chiedo se fosse possibile impiegare ampi stralci oppure riportare integralmente il Vostro articolo sulla mia rivista, ovviamente invitandovi tutti i riferimenti che Voi otterrete i più opportuni ( GEOPOLITICA, AUTORE, RIFERIMENTI DELLA VOSTRA PUBBLICAZIONE ed altro). Resto in attesa di Vostre cortesi istruzioni in materia. Col.Gaetano Schiliro’ ( Tel. 06-5193998) email: gschilir@msn.com

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    • Daniele Scalea

      18/10/2014 #7 Author

      Certo, si senta pure libero di ripubblicare integralmente l’articolo.

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  • Col. Gaetano Schiliro’

    18/10/2014 #8 Author

    Non “invitandovi” (errato), ma “inviandovi” (corretto)

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  • Grazie Direttore, Le sono particolarmente grato per la disponibilità e l’apertura ma non ne approfitterò perchè ne riporterò soltanto gli elementi essenziali. E’ mio intendimento inserire l’argomento in un’ apposita rubrica titolata “PARLIAMO UN PO’ DI STORIA” Siamo ancora ai primi passi ed ho pubblicato un Numero Zero (sperimentale) leggibile sul sito http://www.euravia.it
    Mi ritenga a Sua disposizione per qualunque ausilio o collaborazione fra le nostre riviste e non esiti a contattarmi, se lo ritenesse. Intanto, DEVO rivolgerle il mio totale apprezzamento per il Suo sito e per i contenuti di alto livello. Io sono un vecchio lettore della rivista “POLITICA E STRATEGIA” dell’Avvocato Filippo De Jorio, che ho conosciuto ed apprezzato personalmente.
    Con stima, Gaetano Schilirò

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