Potrebbero mai, due potenze mondiali essere più diverse? Probabilmente no. I loro tratti geopolitici, economici e culturali difficilmente potrebbero essere più differenti, per non...

Potrebbero mai, due potenze mondiali essere più diverse? Probabilmente no. I loro tratti geopolitici, economici e culturali difficilmente potrebbero essere più differenti, per non parlare delle mentalitá interne: una Europa guidata dal dubbio e una Cina splendidamente fiduciosa in se stessa. E nonostante ciò le due potenze stanno affrontando lo stesso dilemma: la loro posizione nel mondo. Più le si guarda da vicino e più queste due potenze sembrano gemelle strategiche.

Sia la Cina che l\’Europa si sono concentrate per almeno una generazione sugli affari interni e sul loro sviluppo economico a discapito delle politiche estere. Entrambe temono di perdere stabilitá politica e il benessere creati da questi sforzi. Entrambe hanno un\’impronta di politica estera ridotto rispetto alle loro dimensioni e peso economico. Ed entrambe sono riluttanti all\’idea di assumere un ruolo più attivo sulla scena internazionale. L\’inattivitá della politica estera europea crea un vuoto geopolitico nei dintorni della regione e crea divisione rispetto all\’alleato d\’oltreatlantico. La riluttanza cinese unita allo spasmodico tentativo di vedersi riconosciuti come una grande potenza creano sospetti sia nelle immediate vicinanze sia negli Stati Uniti.

Più importante ancora, tuttavia, è che sia Europa sia Cina devono il loro benessere economico a un ordine mondiale liberale che funziona ragionevolmente bene, ma che nessuna delle due ha la forza di proteggere. Contano su qualcun altro che lo faccia per loro: gli Stati Uniti. Nonostante ciò, gli Stati Uniti stanno perdendo potere e si stanno indebolendo come potenza mondiale. Sono anche diventati meno disposti a provvedere alla stabilitá globale dalla quale dipendono sia la Cina che l\’Europa. Ora entrambe devono decidere se assumersi da sé la responsabilitá di questo fardello. I dirigenti cinesi ed europei trovano difficile assumere questa decisione. Vorrebbero evitare i costi economici e politici nei quali incorrerebbero con questi nuovi ruoli. Hanno paura anche dell\’esposizione al pubblico globale, all\’opposizione e all\’odio, i quali sono i prezzi della leadership. Esse temono anche che i progetti di politica estera potrebbero distogliere risorse e attenzione dalle questioni delicate di politica interna, lasciando queste ultime insolute. Tali paure sono giustificate, ma sostenere l\’ordine liberale mondiale – per quanto deficitario possa essere – non è una semplice vanità: è semplicemente una questione di sopravvivenza e dunque la questione geopolitca primaria dei nostri tempi.

Quando ho provato a sperimentare l\’idea di Europa e Cina come gemelle strategiche durante il mio recente viaggio a Bejing, Xi\’an e Shangai, né i miei intelocutori cinesi né quelli europei hanno apprezzato l\’idea. \”Gli europei hanno l\’America ma la Cina é da sola\” disse uno di loro. \”La riluttanza europea essenzialmente riguarda gli affari militari, in qualsiasi altro campo essa è molto attiva\” disse un\’altro. Un terzo confermò che la Cina, non avento soft power, non sarebbe mai stata accettata come potenza legittimata a provvedere alla stabilitá della regione e del mondo. Non sorprende che la consapevolezza di quanto entrambe le potenze facciano tacitamente conto sull\’alleanza con gli Stati Uniti sia più alta a Beijing che a Bruxelles. Gli analisti cinesi cominciano immediatamente ad annuire non appena si solleva l\’argomento, mentre gli europei spesso rifiutano l\’idea della dipentenza dagli USA. Gli europei si sono adagiati sulla loro confortevole miopia, mentre i cinesi sembrono acuti e coscienti di quanto lavoro sia necessario per godere della stabilitá. Potrebbero saperlo per le (errate) ragioni interne, ma almeno lo sanno.

A un certo punto termina il parallelismo tra Cina ed Europa, non ultimo perché una è un attore unitario e l\’altra no; e una ha un sistema monopartitico autoritario mentre l\’altra costituisce un club di democrazie liberali occidentali. Il fatto che importanti similitudini possano comunque riscontrarsi illustra le profonde debolezze intrinseche nell\’ordine globale corrente: che poggia in maniera sproporzionata su un attore che lo sostiene, mentre gli scrocconi continuano a godere dei sussidi geopolitici. Questo disequilibrio non é sostenibile.

Cosa consegue dalla teoria dei gemelli strategici? La buona notizia e che ci sono due potenze lá fuori le quali necessitano \”solo\” di svegliarsi e cominciare ad assumersi le proprie responsabilità. Il sistema internazionale ha una riserva di stabilità. Quello che manca è la volontá di usarla. La cattiva notizia è che, anche se l\’Europa e la Cina dovessero decidere di assumersi una responsabilitá maggiore in futuro, la divisione del lavoro tra i tre pilastri del sistema internazionale diventerebbe estremamente complicato. La sfiducia reciproca prevarrebbe. Tra Europa, Cina e Stati Uniti l\’interpretazione della sovranità, dell\’uso leggittimo della forza, del buon governo e dell\’utilità delle Nazioni Unite differisce notevolmente. Per coprire questa mancanza ci sarebbe bisogno di avere una sovrapposizione consistente degli interessi delle tre.
Ma che altra scelta abbiamo? Sicuramente preservare e rinforzare l\’ordine liberale mondiale sará un compito arduo, che Cina ed Europa accettino o meno le loro nuove responsabilità. Ma sarebbe decisamente più semplice se lo facessero. É tempo per le gemelle strategiche di svegliarsi.

(Traduzione dall\’inglese di Maria Cristina Longobardi)

NOTE:

Jan Techau è direttore di Carnegie Europe.

FONTE:

Carnegie Europe, 28 maggio 2013.


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