Il 6 giugno si è svolto presso Palazzo Rondinini a Roma un convegno dal tema “Economic Outlook: Italian Business in Morocco”. L’evento, organizzato dallo...

Il 6 giugno si è svolto presso Palazzo Rondinini a Roma un convegno dal tema “Economic Outlook: Italian Business in Morocco”. L’evento, organizzato dallo IAI in collaborazione con SRM, ha costituito l’occasione per presentare il report sulle relazioni economiche tra Italia e Marocco e discutere delle opportunità di investimento nel Paese maghrebino.

A salutare la platea vi erano Ettore Greco, Direttore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), e Piergiorgio Cherubini, Ambasciatore d’Italia uscente in Marocco, i quali hanno aperto i lavori. E’ in seguito intervenuto il Direttore Generale di SRM, Massimo Deandreis, che ha illustrato la ricerca sul business italiano in Marocco. Essa parte da un’analisi microeconomica delle imprese italiane che operano in loco per arrivare ad una stima macroeconomica del peso della presenza tricolore nel Maghreb, confrontando i dati dell’Italia con quelli di uno dei principali competitor, la Francia. Sono state censite 140 imprese italiane, che hanno complessivamente settemila dipendenti e circa 1 miliardo di euro di fatturato annuo. Le imprese presenti in Francia, legata al Marocco da motivi storici e culturali, sono invece circa mille, con 115.000 dipendenti ed un fatturato che sfiora i 24 miliardi di euro. L’analisi si è poi concentrata su tre casi studio: Air Clima, CristalStrass e Indirri Maroc.

Il Direttore ha innanzitutto sottolineato la doppia valenza del Regno nordafricano, che è contemporaneamente un Paese mediterraneo ed atlantico. Rabat, inoltre, è una “African door”, una “porta sull’Africa”, per i Paesi europei che desiderano investire anche nell’area subsahariana. Attraverso i dati, Deandreis ha evidenziato la crescita economica di cui è testimone il Marocco, favorita anche dalla depressione degli altri Paesi nordafricani investiti dalla cosiddetta “Primavera araba”, che ha dirottato gli investimenti stranieri a Rabat. Il Marocco, inoltre, sta diventando un punto nevralgico nella geografia dei trasporti del Mediterraneo grazie al Tanger Med, un porto situato in una posizione strategica che continua a crescere ed erodere il traffico di altri porti mediterranei, tra i quali quello di Gioia Tauro.

Luca Forte, Responsabile dell’Osservatorio Mediterraneo di SRM, ha approfondito i dati dell’outlook illustrando nel dettaglio i rapporti economici italo-marocchini. L’Italia è il quarto esportatore in Marocco dopo Spagna, Francia e Germania e prima di Arabia Saudita e Brasile. Dal 2000 al 2012 l’export italiano nel Paese è cresciuto del 90%, mentre quello francese del 31%; nel primo trimestre del 2013 l’export italiano è cresciuto del 24,2% rispetto al primo trimestre del 2012, confermando il trend positivo. Le esportazioni riguardano soprattutto macchinari e mezzi di trasporto, con una percentuale del 37,5% (quella francese è del 40,3%), seguiti dal settore tessile, chimico, metallurgico, dei prodotti energetici e dall’agroalimentare. Le imprese italiane hanno inoltre una maggiore solidità finanziaria rispetto a quelle francesi ed un livello di indebitamento più basso.

Il Marocco si presenta in generale come un mercato favorevole per gli IDE (investimenti diretti esteri): esso è 56° nella classifica mondiale di Doing Business per l’avvio di un’attività commerciale (l’Italia è 84°) e 47° in quella relativa al commercio con l’estero (l’Italia è 55°). Nel 2012, il Pil marocchino è cresciuto del 3%, in lieve calo rispetto agli anni precedenti, ma già le stime per il 2013 si attestano intorno al 4%; il Pil pro capite è inoltre raddoppiato negli ultimi dieci anni. Le imprese italiane, dunque, dovrebbero cogliere l’opportunità di internazionalizzarsi ed aprirsi all’emergente mercato marocchino sia in termini commerciali (attraverso l’export) che produttivi (avviando attività in loco).

Il convegno è proseguito con l’intervento del dott. Tripoli, Capo del Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha denunciato la scarsa attenzione pubblica verso questa regione e ha illustrato le diverse iniziative dell’ICE e delle Camere di Commercio per far crescere l’interesse verso il Marocco, come quella dell’Unione per il Mediterraneo e gli aiuti alle piccole imprese.

Il dott. Lambertini, Vice Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri, ha definito il Marocco una “monarchia illuminata”, dove gli interventi del re hanno permesso di evitare sconvolgimenti politici violenti. Egli ha inoltre ricordato come il Marocco sia un Paese a “vocazione europea”, dal momento che in passato ha presentato domanda di adesione alla Comunità Economica Europea dimostrando interesse verso la sponda settentrionale del Mediterraneo. Data la crisi libica, inoltre, Rabat si presenta come una valida alternativa per gli investimenti italiani. Il Paese maghrebino, inoltre, è culturalmente e geograficamente vicino e l’Italia non ha rivalità storiche né rapporti problematici con esso; il problema resta dunque il “pachiderma” burocratico-istituzionale, che deve offrire maggiore supporto alle imprese che desiderano investire in Marocco.

Ha in seguito preso la parola il dott. D’Agata, Direttore Generale di Confindustria Assafrica e Mediterraneo, che ha nuovamente sottolineato gli sforzi della monarchia marocchina per trainare il Paese verso la modernità pur nel rispetto della tradizione. Quello del Marocco, comunque, è anche un problema di immagine, poiché per l’opinione pubblica all’estero rappresenta soprattutto una meta turistica e non un Paese dove investire. Questo gap è stato colmato grazie soprattutto all’opera dell’Ambasciatore del Regno in Italia Abouyoub, che ha lanciato una campagna di informazione sul Marocco industriale. Egli ha inoltre ricordato che il 22 febbraio 2013 si è tenuta l’Assise Nazionale delle Industrie del Marocco a Tangeri, nella quale è stato firmato un impegno formale a rendere il Paese industrializzato entro il 2016: un’occasione dunque importante per le imprese italiane, considerando anche che l’internazionalizzazione dell’industria marocchina verso l’Africa può costituire un’ulteriore possibilità per penetrare il mercato africano. Tale progetto è stato confermato, ad esempio, dalle nuove tratte della compagnia di bandiera Royal Air Maroc verso le principali capitali africane. Il nostro sviluppo, dunque, è “al di là del mare”.

Il dott. Paoloni, Responsabile Amministrazione e Finanza di Interpaoli Europe, che opera nel settore dei trasporti internazionali, ha infine illustrato l’esperienza della sua azienda in Marocco. La possibilità di trasportare merce da e per il Paese nordafricano in circa 2 giorni è un aspetto fondamentale per garantire la rapidità dei commerci e l’interscambio anche di merci facilmente deperibili; la logistica e la capacità gestionale sono dunque i fattori chiave per assicurare il successo dell’impresa. Grazie ad una serie di attività interconnesse, inoltre, la sua azienda ha stretto rapporti commerciali con la Tiyya, di proprietà del re, che produce olio di Argan, prodotto di punta dell’export marocchino. Egli ha illustrato gli aspetti positivi dell’investimento in Marocco, che è un polo turistico mondiale, con un sistema fiscale incentivante e costi del lavoro competitivi; bisogna inoltre sfruttare la percezione positiva degli italiani nel Paese per promuovere il “made in Italy” e il know-how italiano.

Ha concluso i lavori l’Ambasciatore Abouyoub, che ha evidenziato i pregiudizi sul Marocco e i punti in comune con l’Italia, in particolare la storia e l’assenza di petrolio. Nella letteratura marocchina ci si è sempre riferiti all’Italia come “nazione amica”, a sottolineare il legame antico fra i due Paesi. Il vantaggio del Marocco, inoltre, è che attraverso la monarchia, un sistema più stabile e duraturo di quello repubblicano, riesce a fare progetti a lungo termine. Il Marocco ha compiuto enormi passi in avanti: si pensi solo che il 7 marzo 1983 il Regno aveva dichiarato il default, mentre oggi è una nazione in crescita. Nel mondo globalizzato, dove il concetto westfaliano di sovranità si è svuotato, nord e sud del Mediterraneo devono unire le loro forze: il nord con le tecnologie e l’expertise, il sud con il vero motore della crescita, cioè la popolazione giovane (che manca invece all’Europa). In Marocco studiano migliaia di africani, e questo gli ha consentito di diventare un vero e proprio hub verso l’interno del continente nero. Non avendo risorse petrolifere sul proprio territorio, il Marocco sta inoltre investendo molto nelle energie rinnovabili e sulla ricerca. Il vantaggio francese negli investimenti in Marocco deriva soprattutto da un forte appoggio statale, logistico e finanziario; il valore aggiunto di Parigi, infatti, è quello di investire molto nel Paese, non solo a livello economico, ma anche culturale, mantenendo vivi i legami con il Paese francofono. L’Italia, che nel \’800 aveva rapporti molto stretti con il Marocco, si è poi rivolta verso altri Paesi, mentre ora sarebbe fondamentale rinsaldare tali vincoli, ad esempio promuovendo lo studio della lingua e della cultura italiana. La conferenza si è quindi conclusa con l’invito dell’Ambasciatore a guardare al Marocco con nuovi occhi e ad affrontare insieme il mercato globale.

Proprio nell’ambito di questa nuova partnership euro-mediterranea Fabiana Urbani, ricercatrice associata dell’IsAG nell’ambito del programma “Nord Africa e Vicino Oriente”, si è recata nella città marocchina di Safi per partecipare ad un seminario giovanile internazionale sul tema “Spazi di partecipazione dei giovani nei cambiamenti democratici”. Il progetto, promosso dallo Youth Engaged Citizens Program, ha riunito ragazzi provenienti da diversi Paesi del Nord Africa e dell’Europa che per cinque giorni hanno discusso della partecipazione dei giovani al dibattito politico e il contributo che le giovani generazioni possono dare alla governance locale, soprattutto all’indomani della “Primavera araba”. Mai come in questo momento, comunque, i giovani delle due sponde del Mediterraneo si trovano uniti in un destino comune: la mancanza di lavoro, la preoccupazione per il futuro, la sfiducia nella politica e l’assenza di prospettive. Ecco perché questi scambi giovanili possono costituire un’importante occasione di condivisione e dibattito sulle problematiche comuni ma anche sulle soluzioni, per conoscere realtà diverse e superare le reciproche diffidenze e, proprio come diceva l’Ambasciatore marocchino in Italia, rispondere insieme alle sfide del futuro.

(F.U.)



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