Sebbene attualmente in America Latina si privilegino la cooperazione e il consenso per affrontare le nuove minacce alla sicurezza, nel lungo termine ancora restano...

Sebbene attualmente in America Latina si privilegino la cooperazione e il consenso per affrontare le nuove minacce alla sicurezza, nel lungo termine ancora restano da implementare effettive misure comuni. In tal senso, l’obiettivo di questo documento è di delineare una visione generale delle sfide nel campo della sicurezza e della difesa che gli organismi di integrazione stanno affrontando in America Latina.

 

Introduzione

I paesi dell’America Latina, dopo la fine della Guerra Fredda, hanno concentrato i loro sforzi nel potenziamento di relazioni eminentemente cooperative in diversi ambiti. In un contesto che privilegia la risoluzione pacifica dei conflitti e che tende all’integrazione, la scelta di costruire un regime di sicurezza regionale ha trovato consensi sempre più ampi. Ciò significa che le relazioni nel campo della sicurezza e della difesa si sono orientate

«intorno a un asse basato esclusivamente su una strategia di dissuasione (e difesa, a seconda del caso) verso altro, in cui i componenti dissuasivi – che presuppongono conflittualità – devono adattarsi progressivamente e gradualmente a livelli coerenti con l’incremento della cooperazione».

Malgrado ciò, in America Latina sono ancora molte le sfide aperte per ottenere una vera integrazione in materia: finora, generalmente, le suddette iniziative si sono mantenute sul piano bilaterale, né si sono concretizzati spazi multilaterali che si facciano effettivamente carico delle problematiche comuni che riguardano la regione, limitando la possibilità dell’uso della forza per la risoluzione di conflitti e propendendo per il rafforzamento dei valori democratici da un punto di vista che privilegi la salvaguardia dei diritti umani.

Il periodo di transizione democratica tra gli anni ’80 e ’90 fece sì che l’America Latina riconfigurasse le sue priorità da una prospettiva diversa, che sottolineava l’importanza delle «dimensioni economiche (processo di integrazione) e politico-societarie (sistema politico democratico)» nella regione, così come delle nuove problematiche coinvolte nel tema della sicurezza, come l’organizzazione della società civile e delle forze armate.

L’America Latina sta attraversando un periodo di adattamento sia per quanto riguarda il modo di intendere la sicurezza della regione come affare comune (poiché le problematiche in questo ambito non riguardano in egual misura tutti i paesi, e le priorità di ogni Stato sono dissimili), sia per quanto riguarda la maniera di plasmare suddetta visione, in un meccanismo che renda possibile l’integrazione in materia di sicurezza e difesa. In questo ordine di idee, l’obbiettivo di questo documento è quello di delineare una visione generale delle sfide in materia di integrazione, in particolar modo nel campo della sicurezza e della difesa, che l’America Latina sta attualmente affrontando, mettendo in risalto le implicazioni della trasformazione che il concetto di sicurezza ha subito, dalla sua accezione tradizionale all’attuale nozione multidimensionale e cooperativa.

La Guerra Fredda e l’influenza degli Stati Uniti nell’integrazione latinoamericana

La Guerra Fredda rappresentò un momento di estrema bipolarità e lotta ideologica per l’egemonia mondiale; in tale contesto, l’America Latina fu lo scenario di una serie di importanti cambiamenti che, tra altri fattori, contribuirono a riconfigurare i requisiti in termini di sicurezza e difesa della regione. A partire dal periodo dell’indipendenza – e nonostante l’esistenza di diversi organismi che dimostrano preoccupazione per le tematiche di sicurezza e difesa a livello regionale – la relazione tra le Nazioni latinoamericane, come zona eterogenea costituita da paesi differenziati, fu caratterizzata da sfiducia e mancanza di scelte comuni. La conseguente instabilità e mancanza di coesioni in questi termini fecero sì che il Sudamerica non fosse considerato un attore rilevante nello scenario internazionale.

Durante questo periodo storico, la posizione della regione nei confronti del mondo non era molto cambiata e, in qualità di area periferica del conflitto, le sue definizioni in termini di sicurezza rimandavano agli interessi degli Stati Uniti. In questa cornice di grande conflittualità e polarizzazione, le iniziative di sicurezza e difesa coincidevano con la nozione di sicurezza tradizionale, «che risponde fondamentalmente alla dinamica dei conflitti interstatali». In tal senso, il concetto di sicurezza nazionale fu equiparato a quello di sicurezza internazionale, dal momento che la sicurezza veniva considerata terreno quasi esclusivo di

«intervento di caste militari, politiche [e] giudiziarie», e si strutturava intorno alle regole classiche di minaccia interna ed esterna, o della cosiddetta logica «amico/nemico».

In America Latina, questa nozione si materializzò in una ondata di regimi autoritari che, tra l’altro, cercavano di radicare l’influenza sovietica rappresentata dal comunismo. Data la sua situazione politica interna, la posizione della regione nei confronti del sistema internazionale non cambiò, ed essa continuò a essere considerata attore di seconda categoria: il «giardino posteriore» degli Stati Uniti. In tal senso, il sistema internazionale veniva percepito dall’America Latina come unipolare, poiché l’influenza degli Stati Uniti era fondamentale nelle decisioni concernenti sicurezza e difesa. Durante la guerra Fredda come oggi, gli Stati Uniti sono stati attori sempre presenti, in quanto protagonisti di «qualunque processo di integrazione e cooperazione regionale, se ci sono in gioco i loro interessi». Nonostante ciò, in seguito alla caduta del Muro di Berlino si diede per scontato che il sistema internazionale avrebbe continuato a configurarsi in maniera unipolare intorno ai valori e agli interessi degli Stati Uniti, collocati tra le prime potenze mondiali. Tuttavia, in America Latina sorsero una serie di sfumature ideologiche e politiche importanti, che non si allineavano necessariamente ai i valori dell’America del Nord.

«La crisi politico-economica degli Stati Uniti ha portato alcuni a considerare la possibilità che il mondo sia rimasto senza un leader che favorisca e universalizzi i principi della società occidentale. In effetti, l’ordine internazionale, di cui questa nazione era l’attore principale (attore caratterizzato da una grande volontà e capacità di intervento), è entrato in una fase di riordinamento, nella quale potrebbe concretizzarsi la possibilità di nuove leadership e allineamenti politico-strategici diversi».

Alla luce di ciò, è probabile che gli Stati Uniti mantengano il loro ruolo di referente mondiale in materia di sicurezza e difesa, senza però avere in America Latina la stessa influenza avuta in passato, poiché l’attenzione della politica estera statunitense è più concentrata sulla situazione interna del Paese, sul Medio Oriente e sull’Asia. Questo, in un certo senso, implica un cambiamento nel modo in cui gli Stati Uniti partecipano alle dinamiche del sistema internazionale, e ha favorito la nascita di nuovi spazi per attori che in passato rimanevano all’ombra dei dettami nordamericani. Per l’America Latina, ciò significa un cambiamento del modo in cui gli Stati Uniti vedono la regione poiché, anche se durante la Guerra Fredda la relazione tra le due aree era di tu telaggio, ad oggi essa sarà definita a partire dai concetti di eguaglianza, o meglio, a partire dalla condizione di paesi soci.

In questa prospettiva, affinché l’America Latina riesca a innalzarsi al rango di attore rilevante a livello internazionale nel suddetto ambito, essa deve istituzionalizzare un adeguato organo regionale che abbia come obbiettivo quello di favorire la pace, la sicurezza e i sistemi democratici, così come quello di confrontarsi con quei fattori che destabilizzano la regione, come il crimine organizzato, la povertà, l’emarginazione sociale e i rischi per la salute delle persone, adottando una visione cooperativa.

Integrazione in materia di sicurezza e difesa in America Latina: definizioni concettuale e partecipazione di nuovi attori

A partire dagli anni Novanta è riemersa, tra le altre cose, la messa in discussione del concetto di sicurezza, data la sopraggiunta impossibilità di equiparare la sicurezza nazionale con quella internazionale. Ciò ha comportato un cambiamento rilevante, poiché si è manifestata la necessità di ridefinire le politiche in materia: la sicurezza si è trasformata in un argomento più complesso, che doveva comprendere problematiche che non sono di ordine esclusivamente strategico e che rappresentano una minaccia per la stabilità delle nazioni. Il dibattito che si è generato in relazione alla sicurezza ha evidenziato, tra altri elementi, che, comunque questa si consideri, le decisioni in merito

«non possono essere prese in maniere astratta. In definitiva, è il potere politico a determinare l’orientamento e il significato della sicurezza».

In questo ordine di idee, è possibile affermare che il Sudamerica si trova in un periodo di transizione, che coniuga l’intenzione di consolidare un sistema di difesa di integrazione regionale con l’esistenza di un’ampia serie di istituzioni, obiettivi e interessi più o meno differenziati. In tal senso, risulta pertinente far riferimento al concetto di sicurezza per come si è evoluto all’interno della regione: in America Latina, la sicurezza ha avuto la tendenza a,

«Almeno congiunturalmente, concentrarsi sulla vulnerabilità economica della regione (specialmente dopo aver perso la sua capacità di negoziazione nel contesto del confronto strategico bipolare) e sulle minacce conseguenti, rappresentate dalle dinamiche dell’economia politica internazionale; allo stesso modo, sull’instabilità politica derivata dalle pressioni sociali e dalle politiche interne e sull’incomprensione degli attori strategici».

L’influenza degli Stati Uniti nelle definizioni in materia di sicurezza in Sudamerica si concretizzò, durante la Guerra Fredda, nella Conferenza Interamericana sui Problemi della Guerra e della Pace (1945) e nel Trattato di Assistenza Reciproca (TIAR, 1947). Entrambi gli organismi furono strutturati secondo l’accezione collettiva di sicurezza, che presuppone

«un impegno da parte degli Stati ad agire [collettivamente] davanti alle minacce quando questo venga disposto secondo quanto stipulato tra i membri».

Ciononostante, a partire dagli anni Novanta, il modello emisferico di sicurezza che si fondava sull’idea di sicurezza collettiva non corrispondeva più alla realtà interna dei paesi latinoamericani, che allora si trovavano in un periodo di ridemocratizzazione e di apertura al mondo, sia a livello di scambi economici che di politica estera. Ciò preparò il terreno per l’affermarsi della nozione cooperativa della sicurezza come asse per il nuovo modello di sicurezza in America.

«La sicurezza cooperativa emisferica si potrebbe definire come un sistema di interazioni intestatali che, coordinando politiche governative, previene e contiene le minacce agli interessi nazionali ed evita che le percezioni che i diversi Stati hanno di esse si trasformino in tensioni, crisi o contrasti aperti.
Questa visione della sicurezza emisferica non deve essere in contraddizione con le politiche di difesa nazionale dei diversi Stati della regione, né per gli accordi di pace globali e regionali esistenti e ai quali prendono parte i Paesi dell’emisfero. Al contrario, questi insiemi di politiche devono rafforzarsi reciprocamente».

La nozione di sicurezza cooperativa prevede che le problematiche che attualmente affliggono gli Stati non possono essere affrontate isolatamente.

«Questo concetto promuove l’idea che è necessario “costruire” la fiducia non solo tra gli Stati, ma anche con altri attori non statali, attraverso il dialogo, la negoziazione, la cooperazione e l’impegno comune».

A tale scopo la sicurezza cooperativa prende in considerazione il coinvolgimento di diversi attori nel dibattito al riguardo, e in più stabilisce che qualunque risoluzione a lungo termine deve considerare la partecipazione, tra gli altri, della società civile, delle forze armate, della diplomazia e delle forze politiche. Come proposta di sicurezza emisferica per la prevenzione dei conflitti, l’idea di sicurezza cooperativa ha raggiunto un alto grado di riconoscimento della regione, soprattutto nel contesto dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e delle Riunioni Ministeriali. Nel 1991, a Santiago del Cile, si è tenuta la prima Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA). In questa occasione, i membri dell’OEA hanno firmato il Compromesso di Santiago e si sono impegnati a rispettare e difendere la democrazia e i diritti umani, e a promuovere lo sviluppo economico.

«A partire da questo, hanno incominciato a generarsi numerosi sforzi multilaterali […] che concentrano il loro interesse in tematiche di pace e sicurezza, in misure di incremento della fiducia, in materia di non proliferazione e proscrizione di armi di distruzione di massa, e in materia di armi chimiche e batteriologiche».

Nello stesso anno fu creata la Commissione di Sicurezza Emisferica, un organismo politico che ha come obbiettivo quello di canalizzare gli accordi di sicurezza nella regione latinoamericana. Nel 1995, alla Commissione venne conferito il ruolo di comitato permanente dell’OEA, e le vennero assegnati nuovi compiti: potenziare, tra le altre cose, l’educazione alla pace, la trasparenza e la cooperazione. Da parte sua, la Conferenza dei Ministri della Difesa delle Americhe nasce come un’iniziativa degli Stati Uniti per ampliare la cooperazione nel campo della sicurezza. La prima si è conclusa nel 1995 a Williamsburg, e ha gettato le basi per la politica americana di sicurezza, che continuarono ad ampliarsi e delinearsi nel corso delle seguenti Conferenze, realizzate periodicamente in diversi Paesi della regione. Anche questo fatto è stato oggetto di dibattito a livello presidenziale durante i Vertici delle Americhe, nei quali

«si è fatto riferimento al tema della sicurezza nel continente, e contestualmente all’istituzione di compiti specifici che i paesi della regione dovranno assumere; la OEA e la Commissione di Sicurezza Emisferica hanno raggiunto nella regione un livello importante di protagonismo, dal momento che dovranno organizzare e convocare una Conferenza Speciale sulla Sicurezza che consenta di valutare le tendenze provenienti dalle subregioni e di progettare meccanismi appropriati per ogni tipo di conflitto».

La difesa della democrazia, il lento superamento dei conflitti classici e la canalizzazione degli stessi in mezzi pacifici, il dialogo tra i paesi e l’avvicinamento del settore militare a quello civile in seguito ai regimi autoritari vissuti in America del Sud, contribuiscono affinché oggi questa possa definirsi in termini generali come una zona che avanza fermamente verso il consolidamento della pace. I fattori esposti, sommati agli effetti della globalizzazione e alla crescente porosità delle frontiere, che consente tanto lo scambio pacifico e legittimo tra i paesi quanto le attività illecite, hanno condotto a considerare la sicurezza non solo come un problema la cui risolvibilità richiede cooperazione, ma anche come una tematica multidimensionale.
Per includere questo tema nel dibattito sulla sicurezza emisferica, durante la Conferenza Speciale sulla Sicurezza che si è tenuta in Messico nel 2003, è stato proposto che

«La nostra nuova concezione della sicurezza nell’Emisfero è di portata multidimensionale: comprende le minacce tradizionali e quelle nuove, le preoccupazioni e altre sfide alla sicurezza degli Stati dell’Emisfero; si fa carico delle priorità di ogni Stato, contribuisce al consolidamento della pace, allo sviluppo integrale e alla giustizia sociale, e si basa su valori democratici, come il rispetto, la promozione e la difesa dei diritti umani, la solidarietà, la cooperazione e il rispetto della sovranità nazionale».

In questa visione è possibile distinguere le seguenti minacce alla sicurezza:

  •  La criminalità organizzata transnazionale, il terrorismo, la droga, la corruzione, il riciclaggio, il traffico di armi.
  • La povertà estrema e l’emarginazione, poiché minacciano la stabilità, la democrazia e la coesione sociale.
  • I disastri di origine naturale o umana, i rischi per la salute o per l’ambiente.
  • La tratta di esseri umani.
  • Gli attacchi alla sicurezza cibernetica.
  • La possibilità di danni durante il trasporto marittimo di materiali pericolosi.
  • La possibilità di accesso, possesso e utilizzo di armi di distruzione di massa da parte di terroristi.

Questi fenomeni sono caratterizzati da una forte interrelazione e dall’essere eminentemente transnazionali, poiché incombono in misura diversa in tutti i paesi; sono caratterizzati inoltre dalla necessità di oltrepassare le frontiere, fatto che rende imprescindibile il consolidamento dei sistemi di cooperazione e integrazione latinoamericani.

La condizione multidimensionale della sicurezza comprende in un’unica definizione le minacce tradizionali e le nuove minacce che colpiscono, in questo caso, il Sudamerica. Vale a dire, le minacce che la sicurezza multidimensionale si trova ad affrontare non sono minacce che coinvolgono esclusivamente lo Stato (sicurezza nazionale), l’individuo (sicurezza umana) o il panorama internazionale (sicurezza internazionale), bensì una rete che coniuga una grande varietà di dimensioni nelle quali la sicurezza potrebbe essere minata e che, così intesa, si adatta alle suddette realtà e ai suddetti interessi differenziati che esistono in America Latina.
L’America Latina sta affrontando una tappa di trasformazioni in questo ambito, che si relazionano con l’intento di riformulare il sistema di cooperazione e integrazione in materia, al fine di affrontare in modo coordinato le problematiche che la sicurezza multidimensionale comporta, articolando le politiche di sicurezza e difesa e formulando una agenda di sicurezza comune.

In questo contesto, risulta interessante soffermarsi brevemente sul ruolo della società civile e delle forze armate di fronte alle decisioni di sicurezza e difesa, poiché hanno acquisito una rinnovata notorietà al rispetto. È evidente che oggi, e in grande misura grazie alla globalizzazione e allo sviluppo delle tecnologie dell’informazione, gli Stati interagiscono con una serie di attori non statali che rappresentano tanto l’interesse dei governi quanto quello della società e che, inoltre, sottolineano l’importanza di affrontare in maniera congiunta le problematiche del mondo di oggi in materia.

«Questo nuovo scenario trova il Sudamerica come immerso in diverse ipotesi su come gestire il proprio sviluppo, le quali si configurano in un ulteriore ostacolo per affrontare l’anelata integrazione […]. A quanto detto si sommano la perdita di influenza degli Stati Uniti nella regione, e la comparsa di nuovi poteri nella regione. Di questi, i più visibili sono la Cina e la Russia. Tuttavia, il dato più rilevante è costituito dalla comparsa del Brasile come leader regionale con volontà politica e, potenzialmente, ogni capacità di consolidare e articolare una nuova relazione di questo spazio geografico nel concerto internazionale».

Attualmente i paesi dell’America Latina cercano, in modi diversi, di migliorare i loro livelli di governabilità e di istituzionalizzazione, partendo dal presupposto che uno Stato rafforzato può affrontare meglio le eventuali minacce alla sicurezza. Con questa premessa, i governi hanno dovuto gestire una costante messa in discussione da parte della popolazione, che cerca maggiore rappresentazione, miglioramento effettivo della propria qualità della vita e che si pronuncia a favore di una maggiore trasparenza nella gestione fiscale. Per quanto riguarda sicurezza e difesa, si è assistito a una lenta estensione, da parte della società civile, della pretesa di un cambiamento nel modo di condurre le politiche, al fine di mettere da parte la segretezza eccessiva e di informare adeguatamente la popolazione di ciò che accade. Analogamente, si stima che i conflitti tra Stati siano risolti con mezzi pacifici.

Parallelamente, e considerando che la sicurezza cooperativa promuove la difesa non offensiva, il compito delle forze armate si è ridefinito, poiché i suoi ruoli tradizionali sono diventati complementari ad altri.

«Le sfide nel campo della sicurezza e della difesa, così come la realtà di cambiamento dei nostri tempi, richiedono una valutazione permanente degli strumenti e dei meccanismi di cooperazione appropriata tra Stati».

Questo nuovo ruolo delle forze armate nella regione si riflette nell’inclusione di nuovi compiti. Tra questi ci sono:

  • L’implementazione di meccanismi per affrontare le nuove minacce alla sicurezza nella regione, con particolare attenzione al consolidamento degli accordi di cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa bilaterali, subregionali e regionali, al fine di raggiungere un obbiettivo cooperativo multilaterale.
  • Lo sviluppo di misure di reciproca fiducia e sicurezza, con una visione integrale, regionale e multidimensionale. In tal senso, si prende in considerazione l’implementazione di un inventario comune delle suddette misure, al fine di scambiarsi esperienze al riguardo.
  • La partecipazione delle forze armate in operazioni di mantenimento della pace, di sminamento terrestre e in operazioni di supporto in caso di disastri naturali.
  • L’implementazione di misure di sviluppo professionale militare a livello regionale, di omologazione dei sistemi di misurazione dei costi della difesa, di situazione emisferica di controllo delle armi e cooperazione per la non proliferazione di armi di distruzione di massa.
Sfide per l’integrazione nel campo della sicurezza in America Latina

Il panorama latinoamericano in materia di sicurezza e difesa è caratterizzato da molti fenomeni interstatali e transnazionali, ragion per cui l’attenzione è concentrata principalmente sull’avanzamento in termini di sicurezza e sviluppo, e in particolar modo, tra le altre cose, sul traffico di droga, sulle dispute storiche per la definizione dei confini, sulla possibile esistenza di una corsa agli armamenti da parte di alcuni paesi del continente e sull’ineguaglianza. Il problema è che

«il panorama emisferico evidenzia integrazione e identità regionale deboli, in un contesto di significative asimmetrie ed eterogeneità strutturale di società, economie e sistemi politici, che rendono difficoltoso lo stabilirsi di un ordine di interessi comuni in materia di sicurezza regionale […]. Le diverse prospettive e posizioni nel quadro regionale si evidenziano soprattutto nelle limitazioni del consolidamento di un ampio consenso di integrazione e di commercio emisferico, e di uno schema di sicurezza collettiva comune».

Vale a dire, i paesi della regione affrontano realtà dissimili e hanno diversi interessi in materia di integrazione; pertanto non c’è consenso per quanto riguarda la definizione di obbiettivi regionali prioritari. Ciò si è riverberato nel frazionamento dell’istituzionalizzazione pertinente, data la coesistenza di processi politici di fori multilaterali, processi di cooperazione in ambito subregionale e programmi di cooperazione militare. Tuttavia, vige la volontà di procedere in direzione di una maggiore cooperazione. Nel campo della sicurezza e della difesa, questo comporta l’implementazione e il rafforzamento delle misure di fiducia reciproca e di dialogo, tanto a livello dei ministeri della difesa quanto a quello delle forze armate. Analogamente, ciò richiede grandi progressi nelle infrastrutture e nell’«inversione dell’attuale dinamica “criminalità organizzata versus Stato disorganizzato”».

L’America Latina sta ancora affrontando la sfida di definire quali siano i requisiti o gli interessi comuni della regione in materia di sicurezza e difesa, al fine di creare, a partire da questi, un’agenda locale pertinente e di successo; superando i conflitti classici e le sfiducie storiche; identificando quali saranno i ruoli e le attività a breve e lungo termine in materia, con l’obbiettivo di affrontare efficacemente le nuove problematiche e di consolidare un meccanismo di integrazione regionale in materia di sicurezza e difesa.
In America Latina, sebbene non esista ancora a livello strategico uno sguardo regionale consolidato per affrontare le suddette problematiche, esiste invece una tendenza a stabilire conferenze subregionali in materia di sicurezza e difesa. L’integrazione, come processo che mira allo stabilimento di decisioni collettive, si è trasformata in una tendenza non solo regionale, ma mondiale, nelle forme di una strategia per affrontare le sfide del panorama internazionale, «benché, nella pratica e malgrado la globalizzazione, suddetti processi non sono universali né uniformi».

In tal senso, vale la pena soffermarsi ad analizzare il Consiglio Sudamericano di Difesa, una delle principali iniziative nell’area dopo il cosiddetto Sistema di Sicurezza Emisferico. Nel 2008, a Brasilia, 12 Paesi della regione hanno firmato il Trattato Costitutivo dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), che si configura, da un lato, come un organismo di partecipazione regionale nel panorama internazionale, e dall’altro come:

«[Uno] spazio di integrazione e unione culturale, sociale, economica e politica tra i suoi popoli, che conferisce priorità, tra le altre cose, al dialogo politico, alle politiche sociali, all’istruzione, all’energia, alle infrastrutture, al finanziamento e all’ambiente, con l’obbiettivo di eliminare la disuguaglianza socioeconomica, di raggiungere l’inclusione sociale e la partecipazione civica, di rafforzare la democrazia e ridurre le asimmetrie in un contesto di rafforzamento della sovranità e indipendenza degli Stati».

L’UNASUR ha come antecedente immediato la Comunità Sudamericana delle Nazioni (2004), e si sviluppa in base ad un’identità di valori condivisi che «riempiono lo spazio intermedio tra un organismo emisferico (OEA) e organismi subregionali (Comunità Andina delle Nazioni e Mercosur), secondo un criterio geografico». In tale contesto, e al fine di articolare a livello regionale le politiche di difesa, l’organizzazione delle forze di pace e di eserciti congiunti, e di prevenire i conflitti interstatali, il progetto di formazione del Consiglio Sudamericano di Difesa è stato concepito come un organo di consulta, cooperazione e coordinazione in materia, valendo i principi di trasparenza, sicurezza e fiducia. Il Consiglio Sudamericano di Difesa, nel tentativo di fornire una voce comune alla regione nel panorama internazionale e davanti ad organizzazioni simili, radunando gli sforzi e le sfide in materia di sicurezza e difesa, dimostra che questo è un «processo con grandi potenzialità, perché abbiamo ancora molta strada da fare per giungere a poter contare su una politica di difesa comune in America del Sud, che intendiamo inoltre come parte di un processo di integrazione sudamericano più ampio e ambizioso»; un processo che miri, innanzitutto, al consolidamento del lavoro realizzato nel Consiglio Sudamericano di Difesa e a una congiunzione, o meglio, una complementazione tra questo e il Sistema di Sicurezza Emisferico esistente.

Conclusioni

In termini globali resta palese che, a partire dalla Guerra Fredda fino ad oggi, la nozione di sicurezza è cambiata; pertanto oggi si privilegiano la cooperazione e il consenso per affrontare le minacce alla sicurezza e al benestare delle persone, in un panorama di crescente interdipendenza tra le nazioni. Gli assunti relativi alla sicurezza e alla difesa hanno un ruolo centrale in America Latina, non solo per la loro rilevanza intrinseca, ma anche per il loro elevato grado di correlazione con il livello di sviluppo sociale e economico dei paesi. Allo stesso tempo, ciò ha determinato che lentamente si stiano accantonando i conflitti classici.

Dal momento che i problemi di sicurezza non rispettano le frontiere, si devono trovare soluzioni effettive per affrontarli. Solo la messa in opera di misure in cui partecipino i diversi Stati e i diversi organismi regionali consentirà di trionfare nelle sfide che le suddette minacce impongono alla regione. Per quanto riguarda le forze armate, anche queste devono orientare le loro azioni intorno alle nuove problematiche in materia, con particolare attenzione al rafforzamento degli accordi di cooperazione in materia di sicurezza e difesa, e allo sviluppo di misure di fiducia reciproca. Benché l’evoluzione del concetto di sicurezza significhi un progresso necessario, tale evoluzione non è stata sufficiente affinché le agende nazionali degli Stati dell’America Latina integrassero le loro politiche in materia, e superassero le proprie differenze inseguendo la cooperazione. Tuttavia, organismi come il Consiglio Sudamericano di Difesa rappresentano l’interesse delle nazioni latinoamericane di intraprendere sforzi comuni in materia e di acquisire una posizione strategica rilevante nello scenario internazionale.

NOTE:

Daniela Briones Riveros è ricercatrice politica del Centro di Studi e Ricerche Militari dell'Esercito Cileno.

FONTE:

IEEE, documento di opinione n° 52/2013, 11 giugno 2013.


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