La China National Petroleum Corporation (CNPC), compagnia statale cinese, il 28 maggio 2013 ha completato la costruzione di un gasdotto dalla Birmania alla Cina...

La China National Petroleum Corporation (CNPC), compagnia statale cinese, il 28 maggio 2013 ha completato la costruzione di un gasdotto dalla Birmania alla Cina ed ha quasi terminato un oleodotto. Il gasdotto inizierà a consegnare gas il primo luglio dalla costa ovest della Birmania nel Golfo del Bengala fino a Kunming (la capitale della provincia dello Yunnan cinese), mentre l’oleodotto trasporterà il petrolio greggio per la Cina dal Golfo Persico e dall’Africa, quando sarà completato entro la fine dell’anno. La nuova strada delle importazioni di petrolio e gas della Cina rappresenta un evento significativo nel panorama geopolitico della regione e un fattore chiave nei calcoli strategici dei principali interessati. Le condotte costituiscono anche la realizzazione del sogno cinese di aprire le sue province del sud-ovest all’Oceano Indiano. La Cina si sta avvicinando verso tutto ciò che è stato descritto dagli intellettuali cinesi come la “strategia dei due oceani” di Pechino, in altre parole, ottenere il controllo navale nei due oceani, Pacifico e Indiano.

Le condotte sono state completate in un momento strategico e favorevole. La sicurezza energetica è giunta a dominare la geopolitica dell’area e l’oleodotto permetterà a un terzo delle importazioni grezze della Cina di aggirare lo strategico Stretto di Malacca. Pechino considera questo passaggio marittimo una zona controllata dagli Stati Uniti e teme che la dipendenza da esso per le risorse energetiche possa esporre la Cina ad un conflitto. In questo momento, circa l’80% delle importazioni cinesi di petrolio grezzo passano attraverso lo Stretto. La posizione delle condotte è molto importante per altre ragioni. La Birmania è diventata il centro dell’attenzione nella rivalità fra le maggiori potenze per l’influenza territoriale. Mentre la Cina ha fortemente aumentato le sue mire economiche in Birmania, alcuni recenti cambiamenti all’interno del paese hanno creato nuove sfide per Pechino, costringendola a confrontarsi con la “nuova Birmania” e a riequilibrare la sua linea politica contro i rinnovati interessi americani e giapponesi.

La Cina ha sviluppato dei forti legami politici, economici e militari con gli stati litorali del Golfo del Bengala, con la prospettiva di assicurarsi soprattutto l’accesso alle risorse energetiche del Medio Oriente e dell’Africa. Di tutte queste nazioni, la Birmania è la più importante ai fini delle ambizioni strategiche cinesi sull’Oceano Indiano. Sebbene la Cina ufficialmente approvi il rinnovato impegno della Birmania con la comunità internazionale, vuole anche che i suoi interessi strategici a lungo termine siano garantiti. Pechino vuole l’apertura di questa strada alternativa di rifornimento delle risorse energetiche sullo sfondo delle dispute territoriali marittime nei mari della Cina orientale e meridionale. Le condotte che vanno dalla Birmania alla Cina danno a quest’ultima la possibilità di spostarsi verso l’Oceano Indiano e rappresentano una nuova dinamica nei giochi di potere dell’Asia.

Tuttavia la Cina non è più sola in Birmania. La visita di Thein Sein negli Stati Uniti a maggio è avvenuta solo sei mesi dopo la storica visita di Barack Obama in Birmania. L’aumento dello scambio di visite dimostra il crescente interesse statunitense verso la Birmania, vista dagli americani come punto cruciale per la sua strategia pivot. Gli Stati Uniti hanno ribadito il loro sostegno alle iniziative di riforme del governo birmano e quest’ultimo spera che la visita del Presidente Thein Sein negli Stati Uniti possa favorire gli investimenti americani. Gli intellettuali cinesi vedono la riconciliazione Stati Uniti d’America – Birmania come un tentativo da parte degli americani di “contenere” l’espansione cinese. Anche il Giappone ha ripristinato i rapporti con la Birmania. La visita del Primo Ministro Shinzo Abe a maggio ha seguito la visita del leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Durante la visita di Abe, il Giappone ha offerto circa 500 milioni di dollari in nuovi prestiti e ha eliminato 1,74 miliardi di dollari del debito birmano. Per il Japan Times, le ragioni di ciò sono molto chiare. In un editoriale uscito poco prima della visita di Abe, il giornale commenta: “ Uno degli obiettivi dell’apertura giapponese nei confronti della Birmania è di controbattere la crescente influenza cinese nel paese”.

L’India, finora, è rimasta in disparte. Quando il Premier cinese Li Keqiang si è recato in India a maggio, ha dichiarato che l’India e la Cina hanno deciso di “sostenersi a vicenda e migliorare le relazioni amichevoli con i loro vicini comuni per il reciproco beneficio e per creare una situazione vantaggiosa a tutti”. Le condotte offriranno un percorso alternativo di approvvigionamento energetico per Pechino. Questo è molto importante per la Cina, data la supremazia marittima statunitense nella regione. Tuttavia il vantaggio strategico che Pechino otterrà a lungo termine dipenderà dagli sviluppi interni della Birmania e dei suoi rapporti con la Cina.

(Traduzione dall’inglese di Chiara Pasquin)

NOTE:

K. Yhome, Observer Research Foundation

FONTE:

East Asia Forum, 19 giugno 2013.


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