Introduzione Il 27 gennaio scorso, la Repubblica Argentina e la Repubblica Islamica d’Iran, hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per l’istituzione di una commissione d’inchiesta...
Introduzione

Il 27 gennaio scorso, la Repubblica Argentina e la Repubblica Islamica d’Iran, hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per l’istituzione di una commissione d’inchiesta che possa far luce sull’attentato terroristico che nel 1994 fece esplodere, a Buenos Aires la sede dell’Associazione Mutuale Israelitica Argentina – nota con l’acronimo AMIA – provocando ottantacinque morti e trecento feriti1.

L’inchiesta giudiziaria che seguì l’attentato si contraddistinse per le gravi irregolarità e rimase senza imputati. La svolta si ebbe nel 2006 quando il pubblico ministero argentino Alberto Nisman accusò formalmente il governo iraniano di aver pianificato l’attentato e incolpò Hezbollah di averlo materialmente eseguito. Da quel momento in poi, fra l’Argentina e l’Iran, si susseguirono una serie di accuse e controaccuse. L’accordo fu ratificato dal governo argentino il 28 febbraio scorso e dal governo iraniano in data 20 maggio. Le polemiche, tuttavia, non si placcano. Cerchiamo di capire il perché.

La Commissione per la Verità

Il recente memorandum, siglato nella città di Addis Abeba (Etiopia) dal Ministro degli Esteri argentino Héctor Timerman e dal suo omologo iraniano Ali Akbar Salehi, allenta le tensioni fra Teheran e Buenos Aires dato che si propone di istituire una “commissione per la verità” integrata da cinque commissari indipendenti, vale a dire, che non siano cittadini né argentini né iraniani ai quali si aggiungono altri due membri designati da ciascun paese, scelti fra personalità di prestigio internazionale.

Secondo l’accordo, la commissione, dopo aver deliberato il suo regolamento interno, valuterà le prove contro gli accusati – la maggior parte di origine iraniana – fra i quali spiccano alcuni alti funzionari dell’amministrazione Ahmadinejad. In questo modo, il governo argentino, potrà proseguire il filone dell’inchiesta giudiziaria denominato, appunto, “pista iraní” e sulla base della documentazione acquisita, la commissione, redigerà una apposita relazione indirizzata alle parti, contenenti indicazioni di massima su come meglio procedere nei confronti degli imputati.

Le autorità argentine potranno interrogare gli imputati a Teheran ai quali verranno garantiti i diritti fondamentali come stabilito chiaramente dall’accordo che “non inficerà i diritti delle persone garantiti dalla legge”.

Aspetti significativi della vicenda

Occorrerebbe soffermarsi su alcuni aspetti importanti per capire meglio perché le polemiche non si placcano.

Il primo aspetto che si vorrà qui sottolineare, tiene conto della forte valenza non solo politica ma anche diplomatica dell’accordo siglato per entrambi i governi.

Per il governo iraniano, la disponibilità a collaborare con la giustizia argentina, rappresenta un chiaro segnale di apertura nei confronti dei Paesi della regione che giova non solo alla relazione bilaterale con l’Argentina, ma anche ai rapporti che l’Iran intrattiene con i principali attori sudamericani, Brasile e Venezuela in primis, tradizionali alleati di Buenos Aires.

Per il governo argentino si tratta di un evento senza precedenti ed è stato celebrato dalla cancillería come una vittoria diplomatica del governo guidato da Cristina Fernández de Kirchner dato che, dopo diciannove anni, i principali imputati per la strage potranno essere interrogati dalle autorità argentine. Di stampo contrario, invece, sono state le dichiarazioni di Guillermo Borger, presidente dell’AMIA, che pur affermando che l’Iran “non è un interlocutore valido” ha ribadito la sua disponibilità a dialogare “perché l’obiettivo non è confrontare, bensì che vi sia giustizia per i nostri morti2. Secondo le notizie battute dalle agenzie di stampa argentina, i rappresentanti dell’AMIA, avrebbero prima chiesto al governo argentino di rifiutare l’accordo3 e poi successivamente di annullarlo4. Tali richieste furono rispedite al mittente poiché avrebbero messo a repentaglio il compromesso raggiunto con Teheran per le vie diplomatiche.

Il secondo aspetto riflette sull’interessamento degli Stati Uniti nei confronti della triangolazione Iran – Venezuela – Argentina. L’8 luglio 2011, tre parlamentari americani, indirizzarono una lettera all’allora segretario di Stato Hillary Clinton5 nella quale manifestavano forte preoccupazione nell’eventualità che l’Argentina potesse essere ingaggiata dal Venezuela al fine di collaborare, segretamente, con il programma nucleare iraniano dato che l’Argentina, come noto, domina questo tipo di tecnologia. Anche l’International Assesstment and Strategy Center, in un suo recente documento6 riprende l’idea della triangolazione Teheran-Caracas-Buenos Aires segnalando che a seguito di un accordo fra l’Argentina e Venezuela, la Compañía Anónima Venezolana de Industrias Militares (CAVIM) avrebbe ricevuto informazioni riguardanti il missile Cóndor II (si veda il nostro report al riguardo) e che tale tecnologia sia stata ceduta, a sua volta, dal Venezuela all’Iran, a cambio del supporto di Teheran nella costruzione di droni “venezuelani”.

In un articolo, pubblicato il 23 gennaio scorso, ci siamo soffermati sui “considerando” della legge americana approvata a gennaio di quest’anno, appunto, per contrastare la presenza iraniana in America Latina i quali si basano, prevalentemente, sui report del Dipartimento della Difesa e non sulla documentazione del Dipartimento di Stato, un dato significativo che dimostra, ancora una volta, quanto la politica estera americana sia sempre più legata ad un sempre più crescente bisogno di sicurezza.

Ma vi è di più.

In effetti vincolare l’Iran alla strage dell’AMIA oltreché ai gruppi fondamentalisti operanti nella zona della triple frontera – punto tripartito della frontiera fra l’Argentina, Brasile e Paraguay -, potrebbe sembrare un valido pretesto per estendere l’influenza americana in un territorio ove non abbondano i terroristi bensì importanti risorse naturali. Tuttavia il dato davvero emblematico riguarda la politica di Teheran verso l’America Latina, dato che da almeno dieci anni, sta intensificando le sue missioni diplomatiche in Venezuela, Bolivia, Nicaragua, Ecuador, Argentina e Brasile.

Attualmente vi sono diciassette centri culturali operanti nella regione ed alcune nazioni – fra le quali si possono annoverare la Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela – hanno apertamente dichiarato di voler fornire assistenza all’Iran, ove fosse necessario, arginando le sanzioni o le restrizioni commerciali imposte unilateralmente o dagli organismi multilaterali.

Il terzo aspetto riflette sulla memoria di circa cinquecento pagine depositata dal procuratore Alberto Nisman nel mese di maggio scorso ove ribadisce le sue accuse contro la Repubblica Islamica d’Iran, imputata, oltreché di essere una nazione terrorista, d’infiltrare cellule clandestine di terroristi in vaste aree dell’America Latina. Secondo la relazione del procuratore, questa rete terrorista, avrebbe cercato, nel 2007, di portare a temine un attentato contro i serbatoi di carburante dell’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York. In realtà Nisman, da quando ha assunto la direzione delle indagini nel 2006, ha puntato il dito contro l’Iran indicando quale movente dell’attentato la brusca interruzione da parte del governo argentino guidato allora dall’ex presidente Carlos S. Menem dei rifornimenti di materiale nucleare. Perciò l’attentato contro l’AMIA non può essere considerato come un “fatto isolato” ma inserito all’interno di un piano molto più vasto7.

Conclusione

L’apertura di Teheran nei confronti di Buenos Aires si propone di “neutralizzare” il pacchetto di misure che il governo americano ha approvato per contrastare la sua avanzata diplomatica in America Latina.
Inoltre, il memorandum d’Intesa firmato con l’Argentina dimostra quanto sia importante per l’Iran la relazione bilaterale con l’Argentina non solo dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista diplomatico e tecnologico.

Se da una parte è vero che l’Argentina ha sviluppato un avanzato programma nucleare per scopi non bellici e che in passato ha ottenuto discreti successi nella progettazione, produzione e messa a punto di propri missili e vettori, una triangolazione Teheran-Caracas-Buenos Aires non sembrerebbe credibile per un solo motivo: il progetto missilistico Cóndor II, di quasi trent’anni fa, non solo fu smantellato sotto la diretta supervisione degli Stati Uniti8, ma fu progettato secondo una tecnologia ormai obsoleta.

I dubbi degli analisti permangono. Resta da vedere se la giustizia Argentina, grazie ai buoni uffici della “commissione per la verità“, sarà in grado di redimere questo capitolo oscuro della storia recente Argentina che, purtroppo, resta tutt’ora da chiarire.

NOTE:

Francesco G. Leone è direttore del programma di ricerca "America Latina" dell'IsAG.
1.- Fonte: "Senado de la Nación, mesa de entradas del 07.02.2013 con exp. PE n° 296/12 delle ore 21.30".
2.- Fonte: Télam - Agencia Nacional de Noticias del 28.01.2013 ore 12.35.
3.- Fonte: Giornale "Clarín" del 01.02.2013 ore 16:58
4.- Fonte: Giornale "Página 12" del 01.03.2013".
5.- Fonte: U.S. Congress. Lettera del 08.11.2011 indirizzata al Segretario di Stato
6.- Fonte: Douglas Farah, "Back to future: Argentina unravels", International Assesstment and Strategy Center, 2013.
7.- Fonte: Il riassunto della relazione è disponibile qui.
8.- Fonte: Rapporto della CIA, declassificato, "Condor II Accounting" del 22.07.1993.


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