La morte di Nelson Mandela, padre del moderno Sudafrica post-apartheid, ha colpito il mondo. Campione della lotta dei neri contro la segregazione razziale e...

La morte di Nelson Mandela, padre del moderno Sudafrica post-apartheid, ha colpito il mondo. Campione della lotta dei neri contro la segregazione razziale e l\’esclusione dal potere per mano dei discendenti dei colonizzatori bianchi, Mandela ha scontato una lunga prigionia prima di traghettare il paese verso un regime e una società post-razzisti. Ripercorriamo in breve la sua vicenda nella seguente foto-storia:

 

La giovinezza

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Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918 a Mvezu, Provincia del Capo dell\’Impero Britannico, da un ramo cadetto della famiglia reale thembu. Il padre Gadla ha quattro mogli e Rolihlahla vive con due sorelle e la madre in un piccolo villaggio di pastori. A sette anni la madre, cristiana, lo fa battezzare e iscrivere a una scuola metodista: riceve il nome di Nelson. Dopo la morte del padre, quando lui ha nove anni, si trasferisce presso il reggente dei Thembu ma continua a studiare in scuole metodiste per neri. Nella foto (la prima conosciuta di Mandela) è al college di Healdtown, una scuola elitaria per neri. Frequenta successivamente l\’Università di Fort Hare (sempre per soli neri ma prestigiosa), ma senza laurearsi. Si distingue per la sua fervente fede cristiana e il sostegno alla causa britannica nella Seconda Guerra Mondiale.

A Johannesburg

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Di fronte alla prospettiva di un matrimonio combinato, assieme all\’amico Justice nel 1940 fugge a Johannesburg, dove trova il cugino Bikitsha (con lui nella foto). Entra in contatto con Walter Sisulu del African National Congress (ANC), l\’organizzazione dei neri opposta alla politica discriminatoria del apartheid, e riesce a trovare lavoro in uno studio legale i cui soci, ebrei e liberali, simpatizzano per la causa dell\’ANC. Mandela s\’avvicina anche al Partito Comunista, ma non vi aderisce perché contrario al suo ateismo e perché ritiene che in Sudafrica la questione sia razziale e non classista. Tramite un corso per corrispondenza riesce a laurearsi in Legge.

Adesione all\’ANC

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Mandela incontro Anton Lembede, il giovane attivista dell\’ANC sostenitore di un nazionalismo integralmente africano, senza compromessi coi comunisti o altri bianchi empatici verso la loro causa. Nel 1944 Mandela sostiene Lembede nella fondazione della Lega Giovanile dell\’ANC (destinata a imprimere una svolta militante al partito) e sposa Evelyn Mase, anch\’ella attivista. Dopo la morte prematura di Lembede, Mandela diviene il capofila della corrente \”purista\”, opponendosi a ogni collaborazione coi seguaci d\’ideologie considerate estranee all\’Africa. La vittoria elettorale, nel 1948, dei nazionalisti bianchi, con l\’inasprimento della segregazione, porta l\’ala intransigente e rivoluzionaria a prendere il controllo dell\’ANC. Negli anni seguenti Mandela rivedrà la propria posizione, accettando la collaborazione con la comunità indiana e i bianchi anti-razzisti e interessandosi all\’ideologia comunista.

Gli anni della lotta pacifica

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Lo sciopero generale anti-segregazione razziale del 1950, indetto da neri, indiani e comunisti, apre la stagione della lotta contro il governo, che risponde con leggi speciali repressive. La strategia scelta dall\’ANC è quella della resistenza non violenta (sul modello del Congresso indiano). Mandela sperimenta i primi arresti e periodi di detenzione. Nel 1953 con Oliver Tambo fonda il primo studio legale sudafricano guidato da neri, subito specializzatosi nella difesa dei diritti civili. Nel 1955 il Governo deporta la popolazione di Sophiatown a Soweto per fare posto a un nuovo quartiere bianco: l\’insuccesso della resistenza non violenta convince Mandela della necessità della lotta armata. Nel frattempo, Mandela divorzia dalla prima moglie e si sposa con Winnie Madikizela.

Lotta armata e prigionia

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Nel 1956 Mandela e numerosi altri dirigenti dell\’ANC affrontano un lungo processo per alto tradimento, che si concluderà sei anni dopo con l\’assoluzione. Nel 1960 la polizia apre il fuoco su una manifestazione a Sharpville uccidendo 70 dimostranti: il governo vieta l\’assembramento di neri e mette al bando l\’ANC. Mandela riorganizza il partito in cellule clandestine e, assieme ai comunisti, crea un\’ala militare, MK, che avvia una campagna di sabotaggio. Studia i manuali di guerriglia e viaggia per l\’Africa cercando il sostegno dei leader dei paesi indipendenti. Rientrato in patria, nel 1962 è catturato dal governo e condannato a cinque anni di carcere per incitamento allo sciopero ed espatrio non autorizzato. Nel 1964, riconosciuto colpevole di sabotaggio e cospirazione per l\’attività di MK, Mandela è condannato all\’ergastolo. Passerà in carcere più di un quarto di secolo.

Rilascio e presidenza

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Nel corso di questi anni la situazione si deteriora in Sudafrica e la violenza esplode. Nel 1990, conscio dell\’insostenibilità dell\’apartheid, il presidente F.W. de Klerk decide il suo rilascio (nella foto, Mandela lascia il carcere assieme alla moglie Winnie) ed elimina il bando all\’ANC. Negli anni seguenti, eletto presidente dell\’ANC, Mandela conduce i negoziati che portano alla fine dell\’apartheid e alle prime elezioni a suffragio universale del 1994. Deciso a favorire la riconciliazione nazionale, eletto presidente Mandela nomina suo vice de Klerk e lancia lo slogan della \”nazione arcobaleno\”, riservando a bianchi diversi ministeri, incontrando e perdonando pubblicamente artefici dell\’apartheid e invitando la popolazione nera a sentire come propria la nazionale di rugby (un tradizionale simbolo del Sudafrica bianco). Infine, un\’amnistia generale in cambio della piena confessione chiude le ferite aperte della pluridecennale lotta razziale.

Ritiro e ultimi anni

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Ormai ottantenne, Mandela lascia la presidenza dell\’ANC nel 1997 e, terminata la sua presidenza nel 1999, si ritira dalla vita politica. Dopo aver divorziato dalla moglie Winnie, accusata di numerosi crimini e violenze nel periodo della lotta contro il governo, nel 1998 Mandela sposa in terze nozze Graça Machel, vedova del presidente mozambicano Samora Machel. Il leader sudafricano dedica i suoi ultimi anni principalmente a iniziative filantropiche. Si spegne, all\’età di 95 anni, il 5 dicembre 2013.



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