Nel pomeriggio di martedì 10 dicembre, presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica, si è tenuta la prima presentazione del volume L’unità nella...

Nel pomeriggio di martedì 10 dicembre, presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica, si è tenuta la prima presentazione del volume L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo, a cura di Dario Citati e Alessandro Lundini. L’evento è stato organizzato e promosso dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), che con questo libro inaugura la prima pubblicazione della collana «Orizzonti d’Eurasia» presso Fuoco Edizioni.

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I lavori sono stati aperti dal Presidente IsAG Tiberio Graziani, che ha introdotto i relatori presenti e ha spiegato il significato dell’iniziativa. In primo luogo, ha sottolineato Graziani, l’evento ha la funzione di promuovere i risultati di una ricerca scientifica del programma «Eurasia» dell’IsAG che si è protratta per tutto il 2013. Al tempo stesso, la tavola rotonda è una prima, importante occasione di dibattito su una realtà relativamente poco conosciuta in Italia, quella del Kazakhstan, e su una tematica, quella del dialogo di civiltà, che risulta particolarmente attuale nel contesto di declino dell’unipolarismo occidentale.

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Nella parte dei saluti introduttivi è quindi intervenuto l’Ambasciatore del Kazakhstan in Italia Andrian Yelemessov. Il diplomatico kazako ha affermato che il libro costituisce un lavoro importante anche perché, con un approccio che si presenta insieme descrittivo ed analitico, offre diversi spunti di critica relativamente ai problemi del Paese centroasiatico. Yelemessov ha quindi parlato di alcune istituzioni del Kazakhstan, come l’Assemblea del Popolo (che raccoglie i rappresentanti dei diversi gruppi etnici), iniziative ecumeniche internazionali quali il Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali, enumerando infine una serie di dati statistici sulla situazione demografica ed economica. Una delle idee-guida che ispira l’organizzazione interna del Kazakhstan indipendente, ha affermato l’Ambasciatore, è quella di tolleranza e di uguale dignità di tutte le culture che popolano il Paese.

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Illustrando il nucleo fondamentale della ricerca, il Direttore del Programma di ricerca “Eurasia” Dario Citati, curatore del volume, ha aggiunto che, proprio a causa dell’esaltazione enfatica dei concetti di tolleranza e concordia, le politiche di unità inter-culturale del governo di Astana presentano in realtà diversi aspetti problematici. Esse risultano infatti gravate da una tendenza sincretistica in tema di religione e da un potenziale di strumentalizzazione da parte della classe dirigente. Si tratta tuttavia di politiche complesse, con cui l’élite al potere ha cercato di gestire un contesto oggettivamente molto frammentato sul piano etno-confessionale. La ricostruzione della storia kazaka e delle misure legislative del Paese mette quindi bene in evidenza gli elementi di continuità e di rottura con il passato. I primi due capitoli del libro L’unità della diversità sono infatti dedicati alla storia dell’Asia centrale in epoca pre-sovietica (dagli antichi khanati turco-persiani alla colonizzazione russa) e descrivono con ricchezza di fonti e documentazione come la composizione multietnica, favorita dalla relativa uniformità orografica del territorio, è stata una caratteristica costante della storia della regione. L’esperienza settantennale delle repubbliche socialiste, nella misura in cui ha istituito barriere amministrative fra i popoli e ha tentato di sradicare antiche culture, è invece alla radice delle tensioni poi emerse in seguito alla caduta dell’URSS che lo stesso Kazakhstan indipendente si è trovato ad affrontare.

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A seguire è intervenuto Padre Luciano Larivera S.J., redattore specialista di politica estera della rivista «La Civiltà Cattolica». Lo studioso gesuita ha in primo luogo commentato uno dei documenti originali pubblicati nel volume, l’intervista al vescovo di Astana Athanasius Schneider. Riallacciandosi alle considerazioni espresse in quest’intervista, Larivera ha quindi rimarcato che l’umanesimo e il senso di solidarietà verso l’altro da sé appaiono tratti caratteristici della cultura nazionale kazaka, come dimostrano alcune recenti espressioni culturali quali la pellicola cinematografica Tulpan. Secondo il religioso cattolico, questo film premiato in sede internazionale è un buon esempio della commistione di elementi locali e universali che caratterizzano la mentalità del popolo kazako, storicamente vissuto «tra il cielo e la steppa», ossia manifestando sempre un peculiare sentimento religioso che si è radicato nei grandi spazi delle civiltà nomadi.

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Gianfranco Lizza, docente di Geopolitica presso l’Università Sapienza di Roma, ha tenuto un lungo intervento di tipo comparatistico sul piano storico e politologico. La realtà del Kazakhstan va compresa a partire dalla dimensione multietnica e multireligiosa ed è dunque particolarmente fecondo il paragone con situazioni analoghe. Operando quindi un confronto tra il Kazakhstan indipendente e la ex Jugoslavia, appare evidente che Astana ha saputo costruire un collante identitario che Paesi altrettanto frammentati non sono riusciti a trovare. Inoltre, l’esperienza del Kazakhstan smentisce o quantomeno problematizza enormemente la nota tesi di Samuel Huntington sullo «scontro delle civiltà». In virtù di tale tesi, il Kazakhstan sarebbe dovuto rapidamente implodere, piombando in guerre civili e soccombendo a spinte separatistiche proprio a causa della sua condizione di «faglia» tra le culture occidentale e orientale. Ciò non è accaduto e il merito del volume L’unità nella diversità è proprio quello di spiegare e analizzare le basi storiche e le riformulazioni ideologiche che hanno consentito di conservare l’integrità territoriale e il senso dell’unità nazionale.

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La situazione odierna dei musulmani del Kazakhstan è stata invece oggetto dell’intervento di Gabriele Tecchiato, esponente del Centro Islamico Culturale d’Italia. Tecchiato ha sottolineato anzitutto che il volume apporta un contributo di rilievo anche per gli studi di islamistica, perché in certa misura colma un vuoto d’attenzione su un Paese profondamente intrecciato alle dinamiche dell’Islam in Asia centrale, di cui egli ha poi delineato un quadro d’insieme a partire dalla dominazione mongola e dall’epoca timuride. I musulmani in Kazakhstan si presentano oggi nella maggior parte dei casi distanti da forme di estremismo politico: l’attività di monitoraggio delle religioni da parte dello Stato, qualora non pretenda però di intromettersi nella coscienza individuale dei fedeli, può essere un fatto positivo per garantire alle nuove generazioni libertà di culto e al contempo sottrarle alle tendenze radicali provenienti dai Paesi confinanti.

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Nella relazione di Padre Gonzalo Ruiz, intervenuto in rappresentanza del Cardinale Angelo Sodano, è stata ricordata la visita ad Astana nel 2001 di Giovanni Paolo II. Dopo la caduta del comunismo, il ruolo della Chiesa cattolica, che pure rappresenta un’esigua minoranza nel Paese, ha offerto un contributo importante per riaffermare i valori spirituali dopo settant’anni di ateismo di Stato. Anche in questo intervento è stata rimarcata l’importanza della comprensione del contesto centroasiatico per valutare in modo obiettivo la situazione del Kazakhstan. Padre Ruiz ha ricordato infatti che il vicino Tagikistan, ad esempio, dopo l’indipendenza è stato dilaniato da una sanguinosa guerra civile e la legislazione del Paese impedisce tuttora ogni forma di educazione religiosa, costringendo di fatto i fedeli cattolici e di molti altri culti alla clandestinità. La gestione dei medesimi problemi in Kazakhstan, non esente da aspetti critici e difficoltà, appare dunque abbastanza positiva se letta in un’ottica comparativa con queste realtà limitrofe.

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Alessandro Lundini, ricercatore del Programma «Eurasia» e curatore con Dario Citati del volume, ha descritto le caratteristiche fondamentali dell’ideologia unitaria del Kazakhstan. Il concetto chiave è la cosiddetta identità «kazakistana», che sotto la bandiera del multiculturalismo include tutte le etnie del Paese ed è dunque più ampia della semplice identità etnico-linguistica del popolo kazako. La conservazione della lingua russa, lo stimolo alla creazione di scuole e associazioni per i diversi gruppi etnici, la distanza dal nazionalismo etnico kazako sono stati gli ingredienti per sviluppare un patriottismo civile che accomuna sia la nazionalità autoctona sia le minoranze. Al contempo, nel libro L’unità nella diversità viene spiegato come la legislazione kazaka, che per i primi vent’anni di indipendenza è stata estremamente liberale in tema di associazionismo religioso, abbia conosciuto recentemente delle restrizioni in seguito ad alcuni attacchi terroristici e al proliferare di sette e gruppi che hanno creato tensioni con comunità religiose molto radicate nel Paese, quali la confessione cristiano-ortodossa e l’Islam sunnita.

Dopo gli interventi dei relatori, il pubblico presente in sala è intervenuto con numerose domande che hanno confermato il livello di interesse per la tematica e il profilo scientifico dell\’iniziativa. Tra le questioni sollevate, è stato ad esempio chiesto se la situazione odierna dell’Ucraina possa in qualche modo essere accostata al Kazakhstan. Gianfranco Lizza ha spiegato che il caso ucraino mostra in realtà una polarizzazione ideologica e culturale, più che una frammentazione in senso proprio, ma il paragone tra le due realtà può aiutare a capire ancora una volta l’originalità del modello «kazakistano». Tra gli altri temi dibattuti tra il pubblico e i relatori, si è parlato inoltre del ruolo delle confraternite sufi nello sviluppo dell’Islam kazako contemporaneo e della crescita demografica favorita dalla valorizzazione della famiglia.

L’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie ringrazia tutti i relatori intervenuti alla presentazione del volume, che è stato valutato come una ricerca scientifica approfondita e originale che colma un vuoto nel panorama editoriale italiano.



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