Si è svolto nella giornata di mercoledì 19 febbraio, presso la Camera dei Deputati, nella sala delle Colonne di Palazzo Marini, il convegno Ghiaccio...

Si è svolto nella giornata di mercoledì 19 febbraio, presso la Camera dei Deputati, nella sala delle Colonne di Palazzo Marini, il convegno Ghiaccio e risorse: l’Artico come nuovo scenario geopolitico organizzato dall’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’evento ha rappresentato un’interessante opportunità per approfondire la conoscenza di una regione al centro di sempre maggiori attenzioni legate ad interessi economici, ma nella quale è possibile ritrovare altre importanti tematiche, tra le quali quelle relative alla ricerca scientifica e alla tutela ambientale.

Ad aprire i lavori è stato il deputato della Repubblica Italiana On. Andrea Colletti. Porgendo i suoi saluti agli ospiti e al pubblico presente in sala, il parlamentare ha tenuto a sottolineare la grande rilevanza dell’incontro per promuovere il confronto e il dialogo, seppure informale, tra gli Stati costieri, in quanto consente di comprendere le loro posizioni, anche e soprattutto in prospettiva futura. Per Colletti l’ulteriore elemento di interesse della conferenza è dato dalla possibilità di approfondire le ragioni della presenza italiana, che è andata consolidandosi in particolare per scopi scientifici ed economici.

A seguire è intervenuto il dottor Enrico Brugnoli, Direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l\’Ambiente del CNR, che all’inizio del suo intervento ha voluto rivolgere ai presenti il saluto del Presidente del CNR Luigi Nicolais. Brugnoli, confermando quanto accennato precedentemente dall’On. Colletti, ha posto al centro del suo intervento l’attenzione con la quale l’Italia e il CNR guardano alla regione artica. Il rappresentante del CNR ha ricordato il successo ottenuto dal nostro Paese, che nel maggio dello scorso anno è divenuto membro osservatore permanente del Consiglio Artico. Questa, per Brugnoli, è la conferma di un impegno che, oltre ad avere radici ben radicate nel tempo, ha assunto ulteriore importanza anche grazie ai progetti realizzati dal CNR nel campo della ricerca scientifica, affinché le prospettive di sviluppo che sembrano schiudersi nella regione possano procedere senza incidere negativamente sull\’ambiente.

La parte introduttiva si è conclusa con il saluto del presidente dell’IsAG Tiberio Graziani il quale, interpretando la questione artica da una prospettiva politica, ha affermato come l’impegno italiano nell’Artico rappresenti una di quelle situazioni nelle quali l’Italia riesce a ben figurare sulla scena internazionale grazie soprattutto alla tecnologia, alla ricerca scientifica e alla cultura, le armi del soft power. In quest’ottica, ha proseguito Graziani, questi fattori potrebbero rappresentare un investimento da non sottovalutare per la nostra politica estera e sarebbe necessario che anche i decisori politici ne tengano conto, soprattutto in vista dell’assunzione della presidenza europea nel secondo semestre del 2014.

Chiusa la parte introduttiva dell’incontro, si è passati al primo panel della giornata, quello istituzionale, caratterizzato dagli interventi dei rappresentanti diplomatici di ben sei Paesi costieri. I lavori sono stati moderati da Dario Citati, direttore del Programma «Eurasia» dell’IsAG, il quale aprendo i lavori ha sottolineato come fino ad oggi il tema dell’Artico, nonostante la complessità derivante dall’intreccio di più aspetti (geopolitico, ambientale, economico, scientifico), sia rimasto un campo inesplorato rispetto ad altre regioni. Il dato interessante sul quale riflettere, ha sostenuto Citati, è che l’Artico può essere interpretato non solo sulla base della categoria marittima dell’oceano, ma anche come un “Mediterraneo del Polo Nord”, ossia come un “mare in mezzo alle terre” che può avere la funzione di unire, invece che dividere, i Paesi costieri, incentivando i rapporti e gli scambi tra i Paesi costieri e rafforzando la cooperazione per la risoluzione delle principali problematiche, prima fra tutte quella ambientale.

Il primo rappresentante diplomatico a prendere la parola è stata l’Ambasciatrice del Regno di Svezia Ruth Evelyn Jacoby, la quale ha voluto ricordare gli ottimi rapporti tra il Paese scandinavo e l’Italia. Secondo l’Ambasciatrice svedese queste relazioni cordiali in passato hanno riguardato anche l’Artico, per esempio la collaborazione tra i due Stati nel caso della vicenda del «Dirigibile Italia» di Umberto Nobile del 1928. L’Ambasciatrice ha poi ricordato la rilevanza dell’Artico in termini territoriali ed economici per la Svezia, in quanto è dalle regioni poste a nord del Circolo Polare Artico che viene la maggiore parte della produzione di energia idroelettrica e la quasi totalità della produzione di ferro e legname, ma ha anche ricordato che di prioritario interesse è pure la tutela delle popolazioni indigene, che potrebbero risultare danneggiate dal cambiamento climatico. In questo senso l’Ambasciatrice Jacoby ha sottolineato come la presenza nell’ambito Consiglio Artico sia assolutamente un fattore positivo affinché siano tutelati gli interessi dei popoli autoctoni.

L’Ambasciatore della Federazione Russa Sergej Razov ha ricordato come per estensione territoriale ed economica quella russa sia la più grande “nazione artica”. Per Mosca, in relazione all’Artico, ci sono quattro priorità fondamentali, rappresentate dalla creazione di una zona di pace e stabilità, dall’uso delle risorse per lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni locali, dalla tutela dell’ambiente e, infine, dall’adeguamento delle infrastrutture portuali per favorire lo sviluppo della rotta marittima nord-orientale dell’Artico. Lo Stato russo, per Razov, è aperto a tutti quegli Stati e quelle imprese che sono intenzionate a portare il loro contributo nella ricerca scientifica e nell\’ambito dello sviluppo economico. In questo senso, l’Ambasciatore russo ritiene positivo l’ingresso dell’Italia nel Consiglio Artico, nonché l’impegno del nostro Paese nel settore economico e della ricerca. Al tempo stesso, la Russia concepisce l’Artico come “Casa Madre” della nazione, una casa aperta alla cooperazione, ma per la quale al tempo stesso si esige il rispetto delle norme dei singoli Stati detentori della sovranità su questi territori.

La cooperazione intergovernativa e il ruolo dell’Unione Europea sono stati i temi al centro dell’intervento dell’Ambasciatore finlandese Petri Tuomas Tuomi-Nikula, il quale ha illustrato il ruolo attivo del suo Paese nell’ambito dello sviluppo del processo di collaborazione tra i Paesi costieri a partire dal 1991, quando con la prima conferenza intergovernativa sull’Artico si diede il via al cosiddetto “Processo di Rovaniemi”, che porterà in seguito alla istituzione del Consiglio Artico. L\’Ambasciatore ha sottolineato anche l\’attività finlandese per l\’instaurazione di buoni rapporti bilaterali con i Paesi costieri che, per esempio, nel 2010 hanno portato al Partenariato Artico bilaterale con la Federazione Russa. Il rappresentante di Helsinki ha posto l’accento anche sul ruolo che l’Unione Europea può svolgere, evidenziando come ben tre Stati (Finlandia, Svezia e Danimarca) su otto sono membri UE, mentre altri due (Norvegia e Islanda) sono legati all’Europa da rapporti molto consolidati. L’Unione Europea, per Tuomi-Nikula, è pertanto competente ad agire come protagonista in questa regione, sulla base di ragioni sia politico-territoriali sia economiche. Questo orientamento è dimostrato, per esempio, dallo stabilimento proprio nella città lappone di Rovaniemi del Centro Informazioni Artico dell’UE.

L’Ambasciatore del Regno di Danimarca Birger Riis-Jorgensen all’inizio della sua relazione ha voluto mettere in risalto l’ottima cooperazione tra i Paesi membri del Consiglio Artico, caratterizzata da una grande diponibilità alla collaborazione e alla ricerca di un compromesso anche nei casi più complessi. Ciò, per l’Ambasciatore danese, lo si è potuto vedere in occasione del raggiungimento delle intese sulla convenzione atta a reagire contro la diffusione di petrolio nell’Artico e su quella per la ricerca e il salvataggio aereo e marittimo. Dopo questa introduzione Birger Riis-Jorgensen ha poi spiegato il rapporto tra la Danimarca e la Groenlandia, terra danese che dal 2008 è dotata di un\’ampia autonomia, in grado di consentire all’amministrazione dell’isola di usufruire di ampi poteri soprattutto in tema di sviluppo economico. Per l’Ambasciatore danese tale autonomia darà la possibilità alle popolazioni locali di gestire anche i possibili futuri introiti derivanti dallo sfruttamento delle risorse energetiche. Al tempo stesso Riis-Jorgensen ha precisato come l’ampia autonomia goduta dalla Groenlandia sia bilanciata dal fatto che Copenaghen ha mantenuto le competenze in materia di affari esteri e di difesa ricordando, infine, che sulla base di alcuni studi difficilmente la Groenlandia potrà fare a meno del sostegno economico garantito dalla Danimarca.

Il rapporto tra il Governo centrale e le popolazioni autoctone è stato al centro dell’intervento dell’Ambasciatore Peter McGovern, il quale voluto ribadire la centralità delle terre artiche per il Canada, sostenendo che le priorità principali del Paese sono rivolte allo sviluppo economico e al sostegno delle popolazioni che vivono nei territori a nord del Circolo Polare Artico. Secondo il diplomatico canadese vanno lette in quest’ottica alcune iniziative recentemente promosse del Governo. Peter McGovern ha ricordato l’annuncio da parte del Primo Ministro Stephen Harper della costruzione di una nuova autostrada settentrionale destinata a collegare alcune province del nord del Paese, al fine di creare nuova occupazione e ridurre i tempi e i costi di trasporto. Sempre da un punto di vista economico, il Canada si è fatto promotore in sede di Consiglio Artico dell’istituzione del Consiglio Economico Artico, estendendo quindi le competenze in materia di economia di quest’organo. L’attenzione alle popolazioni indigene, secondo l’Ambasciatore McGovern, è portata avanti anche in ambito culturale, tant’è che il Paese nord-americano presenterà un progetto riguardante il territorio artico del Nunavut alla Biennale di Architettura di Venezia. Sempre nell’ambito della strategia di sviluppo del governo canadese, McGovern ha voluto ricordare la realizzazione prossima della base di ricerca High Arctic Research Station nell’area di Cambridge Bay.

Infine, a conclusione del panel istituzionale, è intervenuto Mathias Rongved, incaricato d’affari dell’Ambasciata del Regno di Norvegia. Rongved ha sostenuto l’infondatezza della cosiddetta “corsa all’Artico”, in quanto i rapporti tra i vari Paesi sono, in generale, caratterizzati da un clima di cooperazione. Per questo motivo, ha spiegato il diplomatico norvegese, l’interesse mostrato per l’Artico da alcuni Paesi, e tra questi anche dall’Italia, è visto con favore specialmente nel campo dell’energia, del trasporto marittimo e della ricerca. La Norvegia, che per popolazione residente oltre il Circolo Polare e per superficie, è il primo Paese artico in termini percentuali in rapporto al resto del Paese, a partire dagli anni Ottanta ha fortemente promosso la sua industria petrolifera ma, al tempo stesso, altre attività di primario interesse nazionale, come quella ittica, non hanno risentito di questi sviluppi. Pertanto, secondo Rongved, il Paese scandinavo ha già mostrato al mondo di essere in grado di far coesistere sviluppo economico e tutela ambientale, poiché la via per lo sfruttamento sostenibile delle risorse artiche esiste ed è percorribile.

Il panel tecnico si è aperto con l’intervento della dottoressa Alessandra Caruso, ricercatrice associata dell’IsAG e studiosa delle questioni dell’Artico. L’esperta si è soffermata in particolare su due fattori che possono risultare potenzialmente destabilizzanti nel quadro attuale. Il primo è legato alle rivendicazioni territoriali e soprattutto alla questione giuridica riguardante la Dorsale Lomonosov e alla possibilità che alcuni Paesi, come Canada e Federazione Russa, possano estendere da 200 a 350 miglia la piattaforma continentale sotto la loro sovranità, scatenando quella che è stata definita la “corsa all’Artico”. Altro aspetto d’interesse per gli Stati costieri è invece quello relativo allo sfruttamento delle ingenti risorse di petrolio e gas presenti nella regione. Secondo la ricercatrice, nonostante un diverso approccio legato alle diverse strategie, gli Stati artici si stanno attrezzando per supportare adeguatamente lo sviluppo ulteriore del settore energetico, anche attraverso un quadro normativo finalizzato ad attrarre maggiori investimenti dall’estero. In merito alle relazioni intergovernative, per Alessandra Caruso una possibilità per avviare un processo che porti alla conclusione di un trattato internazionale sull’Artico potrebbe essere data dalla cooperazione nel settore ambientale, in particolare partendo dalle convenzioni già esistenti.

A seguire ad intervenire è stato il Professor Paolo Sellari, docente dell’Università “La Sapienza” di Roma. Dopo aver sottolineato la particolarità della regione artica, consistente nell’intreccio di più questioni che vanno dallo sfruttamento delle risorse, alla ricerca scientifica e alla tutela ambientale, il Professor Sellari, anche nell’intento di rispondere ad alcuni quesiti precedentemente posti dal pubblico, si è soffermato sulle prospettive future del trasporto marittimo. Sellari ha affermato che, in realtà, difficilmente lo sviluppo delle rotte artiche potrà sostituire le rotte consolidate. Nonostante le rotte artiche possano effettivamente garantire una riduzione dei tempi e dei costi di percorrenza grazie alla possibilità di ridurre le distanze da coprire, le vie di trasporto consolidate almeno per i prossimi decenni manterranno un vantaggio competitivo dettato dal fatto di toccare tutti i grandi mercati asiatici e medio-orientali oggi in forte espansione, nonché dall’assenza di problemi logistici e ambientali che, per quanto riguarda l’Artico, rappresentano ancora un problema. Di conseguenza, è improbabile che, per esempio, il passaggio dei mercantili attraverso l’Oceano Indiano, il canale di Suez e il Mar Mediterraneo possa essere sostituito da quello lungo la rotta nord-orientale artica.

L’intervento di Gianfranco Tamburelli, ricercatore dell\’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del CNR, si è incentrato sugli aspetti giuridico-politici che negli ultimi anni hanno attirato sempre di più l’attenzione degli studiosi. In particolare Tamburelli si è soffermato sul fatto che risulta sempre più necessario interrogarsi sulla necessità, al di là delle competenze nazionali degli Stati membri, di trovare un governance più ampia su tutti gli aspetti che riguardano l’Artico, dai trasporti alla questione ambientale. Proprio in quest’ultima materia Tamburelli ritiene siano applicabili all’Artico diversi trattati internazionali. Infine, in relazione ai lavori in seno al Consiglio Artico, Tamburelli ritiene che la sua struttura non consenta in realtà un’ampia condivisione delle diverse problematiche, poiché anche la stessa natura del Consiglio Artico non concede ai Paesi membri osservatori una reale possibilità di incidere effettivamente sui risultati dei lavori.

Nel suo intervento Marco Filippo Tornetta, Senior Arctic Officer per il Ministero degli Affari Esteri, parlando dell’ingresso dell’Italia nel Consiglio Artico come membro osservatore, ha voluto ricordare come il nostro Paese abbia potuto raggiungere questo risultato non solo per meriti “storici” relativi all’interesse scientifico, culturale ed economico dimostrato verso questa regione, ma anche per gli ottimi rapporti bilaterali intrattenuti con i Paesi artici. Il diplomatico italiano ha spiegato come la presenza dei Paesi osservatori sia in realtà attiva e incentivata anche dagli stessi Paesi membri, i quali hanno riconosciuto all’allargamento del Consiglio una funzione positiva. Tornetta, infine, rispondendo ad alcune richieste emerse nel corso dei lavori del panel istituzionale, ha affermato l’intenzione di voler sottoporre ai vertici ministeriali la questione dell’inserimento della questione artica nell’agenda politica della presidenza italiana dell’UE.

Infine, a conclusione degli interventi del secondo panel, ha ripreso la parola, dopo i saluti iniziali, Enrico Brugnoli, Direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l\’Ambiente del CNR. Brugnoli ha illustrato ai presenti come il cambiamento climatico e il ritiro della calotta polare artica, che all’inizio di quest’anno ha fatto registrare un nuovo record negativo, rischiano di avere effetti negativi a livello planetario. Lo scioglimento dei ghiacci artici, che al ritmo attuale si completerà nel giro di 30-40 anni, può avere gravi conseguenze, in particolare andando ad alterare la circolazione termoalina. Per Brugnoli l’interesse del CNR in Artico, pertanto, non è legato a questioni politiche, quanto invece allo sviluppo della ricerca scientifica per lo studio di questi cambiamenti. È per questo motivo, ha proseguito il Direttore, che il CNR è presente in Artico attraverso la stazione di ricerca “Dirigibile Italia” nel villaggio Ny-Ålesund nell’isola di Svalberg ed ha in attivo numerosi progetti e programmi di carattere scientifico a livello internazionale.

Al termine del panel tecnico si è aperto il dibattito conclusivo, con la possibilità per il pubblico presente in sala di intervenire. Uno dei temi affrontati, come già accennato, è stato quello legato alle nuove rotte dei trasporti marittimi, mentre alcuni commenti si sono incentrati sulla natura giuridica dell’Artico e in particolare sul rapporto tra le questioni di interesse globale e le legittime rivendicazioni di sovranità avanzate dagli Stati costieri. Altra questione oggetto del dibattito, è stata quella relativa al ruolo della compagnia italiana ENI in Artico. A tal proposito Marco Filippo Tornetta ha spiegato che la società italiana è da tempo presente in alcuni Paesi della regione, come del resto altre compagnie, in particolare in Norvegia e Russia. Il diplomatico ha evidenziato come ENI abbia risposto alle esigenze poste dagli Stati artici per uno sviluppo del settore energetico che sia il più rispettoso possibile sia dell’ambiente sia delle popolazioni autoctone presentando un dossier in merito in seno al Consiglio Artico.

L’IsAG, Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, ringrazia tutti i diplomatici e i relatori intervenuti alla conferenza, nonché il pubblico presente in sala.

(A.L.)



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