La Nigeria continua a essere pervasa da un’ondata di violenza che ormai sembra essere assolutamente ingestibile. Boko Haram è ancora protagonista di una stagione...

La Nigeria continua a essere pervasa da un’ondata di violenza che ormai sembra essere assolutamente ingestibile. Boko Haram è ancora protagonista di una stagione di violenze che ne evidenziano un cambio di direzione operativa e strutturale. Infatti, nonostante il movente ideologico sia sempre presente, in alcuni contesti questo sembra assumere un carattere consciamente strumentale al fine di legittimare azioni mirate che hanno i tratti propri della criminalità organizzata ordinaria piuttosto che quelli di un gruppo terrorista ideologicamente coinvolto. La diffusione del fenomeno verso altri stati come Niger e soprattutto Camerun apre nuovi scenari e interrogativi circa il futuro del gruppo terrorista nigeriano sempre più pervaso da logiche di guadagno e sempre meno cosciente rispetto alla propria natura, ormai indefinita. Sembrano esserci tutti i presupposti perché possano proliferare divisioni interne e scissioni animate dagli interessi particolari dei vari gruppi armati che compongono la complessa struttura di Boko Haram.

 
Da ormai quattro anni la Nigeria del nord a prevalenza musulmana è in preda alle incessanti violenze del gruppo terrorista di matrice islamica Boko Haram1. Questo gruppo terrorista cosi comunemente conosciuto è anche identificato con il nome arabo Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’Awati Wal Jihad2 ovvero “Gruppo impegnato nella propagazione degli insegnamenti del profeta ed il Jihad” che meglio lo colloca nel contesto jihadista. Nonostante la struttura e la “mission” di Boko Haram, siano state ricondotte nel classico sistema di lotta jihadista prima locale e poi globale, determinate modalità d’azione ne fanno un attore anomalo e dai tratti unici nel panorama del terrorismo africano.

Le origini di Boko Haram sono lontane nel tempo e, come spesso accade, non sono più rispecchiate da quello che il gruppo è diventato oggi. Boko Haram non nasce come un’organizzazione violenta, ma come un gruppo di studi religioso. Successivamente, sotto la guida del suo primo vero leader carismatico Mohamed Yusuf3 e premesse alcune condizioni politiche degli Stati del nord-est della Nigeria, Boko Haram si ridefinì secondo una dottrina salafita radicale, arrivando a identificarsi come “Talebani nigeriani”. Tuttavia, pur iniziando a manifestare delle idee estreme e denunciando, anche in chiave sociale, le ingiustizie subite dal popolo musulmano negli Stati federali della Nigeria, il gruppo dal 2002 al 2009 mantiene un basso profilo teso a rinforzare le proprie fila e a collaborare con i politici locali in cambio di un ritorno economico.

Con la morte del leader Yusuf e la conseguente presa del potere da parte di Abubakar Shekau si è definita la vera natura del gruppo terrorista Boko Haram che, a partire dal 2010, dà il via ad una serie incessante di attacchi contro le strutture governative prima e contro gli stessi civili, anche musulmani4, poi. La cruenta attività di Boko Haram ne definisce il carattere, facendolo assurgere alle cronache come un gruppo terrorista jihadista che, a seguito di dimostrate collaborazioni con Al Qaeda nel Maghreb Islamico e con il gruppo terrorista somalo Al Shabaab5, assume i caratteri di un’organizzazione terroristica di livello internazionale, mutuando da questi gruppi abilità operative e tecniche militari prima precluse. In questo contesto di collaborazioni emerge lo spirito del jihad globale di Boko Haram che, tuttavia, continua a presentare dei caratteri propri e contraddittori che originano al suo interno una scissione6 tra i gruppi più radicali. In particolare si apre un fronte tra chi, influenzato dall’idea qaedista, è votato a un’agenda di carattere internazionale, e quanti sono decisi a meglio definire la lotta in un ambito più ristretto e nazionale contro il governo nigeriano.

Quanto detto sopra è premessa necessaria per comprendere la vera trasformazione di Boko Haram che proprio nell’ultimo anno sembra aver preso piede. Infatti, se prima il gruppo – pur diviso al proprio interno – intendeva continuare a presentare un’unità fittizia, le differenti tecniche operative e gli stessi spazi geografici dove queste vengono attuate, portano oggi a dover necessariamente ridefinire il concetto strutturale di Boko Haram che da organizzazione reale sembra essersi posta sulla via della trasformazione in associazione ideale composta da vari gruppi indipendenti. Questo processo sembra ricalcare il medesimo destino di Al Qaeda e rafforza la convinzione che il terrorismo puramente ideologico sia destinato a rimodellarsi secondo i caratteri più consueti dell’affarismo e delle logiche geopolitiche.

La struttura monolitica e verticistica originaria di Boko Haram ha certamente subito dei mutamenti ridefinendo il gruppo secondo una forma articolata e composta da varie fazioni anche estranee, ideologicamente, al concetto di jihad globale. Questa nuova mappa organica ha realmente rimodulato lo spazio d’azione dei vari e indipendenti gruppi armati, sempre più decisi a raggiungere obiettivi individuali. In questo contesto si può leggere l’attività oltre frontiera di alcuni gruppi armati di Boko Haram che sono riusciti a posizionarsi nelle aree di confine con il Niger e a penetrare in modo significativo le zone della parte nord del Camerun. I motivi di questo riposizionamento sono diversi ed estremamente interessanti.

Se una prima causa può essere ravvisata nell’imponente risposta antiterrorismo del governo nigeriano che ha costretto Boko Haram a ripiegare sempre più a nord nello Stato del Borno, una ulteriore motivazione può essere rinvenuta nella volontà di alcuni gruppi armati dipendenti da Boko Haram di ritagliarsi una propria zona di competenza esclusiva oltre frontiera, lontana da logiche comuni. Del resto non vi sono altre soluzioni: è infatti da escludere categoricamente un tentativo di espansione nella Nigeria del Sud cristiana dove sono attivi, sotto forma di confraternite e gruppi indipendentisti, altre organizzazioni criminali che detengono un forte controllo, anche politico, di tutta l’area.

L’ingresso in Camerun è probabilmente stato facilitato anche da dinamiche verificatesi nel corso della guerra in Mali che potrebbero aver consentito ad alcuni combattenti di Boko Haram, lì intervenuti, di acquisire ulteriori conoscenze e tecniche operative, nonché di stringere collaborazioni anche in funzione operativa7. In questo senso non è da escludere un loro riavvicinamento con i membri di Ansaru8, gruppo terrorista scisso da Boko Haram nel 2012 e divenuto celebre per aver posto in essere numerosi rapimenti di occidentali a scopo di estorsione, che per primo ha iniziato a operare in Camerun. Infatti, il Camerun offre a questi gruppi terroristi il modo di gestire i propri affari in un ambiente tendenzialmente poco ostile e incapace di gestire un fenomeno nuovo e insidioso come il terrorismo. Inoltre, questo Stato, contrariamente al Niger, non ha una sufficiente esperienza antiterrorismo per contrastare in modo efficace il fenomeno, né tantomeno ha la capacità di esercitare un controllo del territorio capillare che sia in grado di garantire l’esercizio della sovranità dello Stato9. Non bisogna poi dimenticare la struttura “sociale” di Boko Haram che fin dall’inizio ha accolto nelle proprie fila elementi nigerini e camerunensi, agevolando di certo la penetrazione dei terroristi all’interno del tessuto sociale del Camerun.

In relazione a quanto sopra è dunque possibile ipotizzare un nuovo corso di Boko Haram, o meglio di alcuni gruppi incardinati sotto il suo brand, in questo contesto geografico; è inoltre plausibile che questo avverrà seguendo nuove logiche diverse per forma e contenuti. Appare infatti improbabile che i gruppi armati porteranno in Camerun una lotta senza quartiere contro il governo e la popolazione locale seguendo il modello di lotta nigeriana, mentre appare più veritiero un tentativo di infiltrazione sempre più incisivo all’interno del tessuto sociale in modo da instillare logiche di sovranità parallela a quelle del governo camerunense. Ciò potrà avvenire anche grazie alle ingenti somme di denaro, proventi dei già numerosi sequestri di persona a scopo di estorsione, e dalla nuova tendenza a indirizzare la propria azione verso obiettivi affaristici più che verso astratti riferimenti ideologici che, tuttavia, saranno sempre presenti e rivendicati in modo strumentale per legittimare le proprie azioni.

Presto sarà dunque possibile cristallizzare e comprendere cambiamenti radicali che potrebbero rompere equilibri già precari all’interno di Boko Haram, i quali saranno contestuali a una ridefinizione di parte del gruppo in chiave propriamente criminale, con una logica sempre più votata all’esercizio dei traffici illeciti transnazionali e sempre meno interessata alla rivendicazione di un concetto ideologico. Negli ultimi mesi i gruppi legati a Boko Haram hanno chiaramente mostrato di poter godere di consistenti appoggi sia nel nord del Camerun che nel sud del Niger disegnando una geografia del terrore diffusa e non priva di consistenti collegamenti. L’esplosione della tragica situazione oltre confine sembra ormai inevitabile e appare chiaro che in determinati contesti assumerà caratteri sempre più critici.

Si assiste ancora una volta a un’interazione tra movente ideologico e convenienza criminale. Ne risulta un quadro sfumato, mal compreso dal quale però ci si deve aspettare un cambiamento importante capace di ridefinire lo stesso concetto di terrorismo. In questo contesto deve leggersi la “politica” dei rapimenti a scopo di estorsione operata dai gruppi oltre frontiera di Boko Haram. Infatti detta pratica rappresenta una novità per il gruppo terrorista nigeriano che ha da sempre preferito condurre una lotta senza quartiere e indiscriminata anche contro i civili. Se il rapimento delle trecento ragazze cristiane sembra avere un carattere propagandistico, la liberazione dei tre religiosi cristiani detenuti in Camerun assume un valore importantissimo rispetto all’analisi del nuovo modus operandi del gruppo. Infatti in questo caso emergono due elementi chiari: il primo è la conferma del Camerun come base logistica dove detenere i rapiti e la seconda riguarda la superiore importanza dell’interesse particolare seguito alla liberazione rispetto al gesto simbolico, precedentemente sempre praticato, del sacrificio di religiosi occidentali in quanto infedeli.

È lampante un nuovo atteggiamento dei gruppi legati a Boko Haram rispetto alla situazione attuale ed appare altrettanto evidente la loro capacità di adeguarsi e reinventarsi seguendo le dinamiche geopolitiche della regione del West Africa sempre più interessata da influenze esterne e da interessi diffusi.

NOTE:

1Boko Haram è un nome composto dalla parola Boko, i tradizione hausa e dalla parola araba Haram “La cultura (occidentale) è proibita” . Per approfondimenti si veda: Zenn J. “Northern Nigeria’s Boko Haram - The prize in Al Qaeda’s Africa Strategy“, Jamestown Foundation, November 2012, Washington D.C.
Il nome sarebbe legato a un aneddoto rispetto la storia di un giovane studente universitario che, per unirsi al gruppo, abbandonò i propri studi universitari.
2Nome arabo del gruppo terrorista che lo colloca all’interno della tradizione del jihad globale.
3 Nigeria’s Boko Haram chief killed, Aljazeera, 31 July 2009.
4 Mintheh, B., Terrorism in West Africa Boko Haram’s Evolution, Strategy and Affiliations, Presented at the Mid-West Political Science Association ‘71th Annual Conference, 2013, Chicago
5Subcommittee on Counterterrorism and Intelligence, Boko Haram: Emerging threat to the U.S. Homeland, House of Representatives, U.S. Government printing Office, Washington, 2011, p.12.
6Dalla scissione nacque Ansaru.
7Raghavan, S., Nigerian Islamist militants return from Mali with weapons, skills , The Washingthon Post, 31 maggio 2013
8Ansaru o Vanguard for the Protection of Muslims in Black Lands, gruppo jihadista fondato ufficialmente nel febbraio del 2012 nato da elementi dissident di Boko Haram e , probabilmente , da elementi di Al Qaeda nel Maghreb Islamico.
9Ewi M., Terrorism and the threat radical Islam poses to Cameroon , Institute for Security Studies, Pretoria, December 2013


  • antonella

    20/08/2014 #1 Author

    Trovo l’articolo di grande spessore culturale, dove l’autore riesce con grande forza e competenza a dare a noi lettori una chiara e precisa visione di questo grande fenomeno che è il terrorismo islamico. Interessante la visione del dott. Sperini e la sua brillante vivacità intellettiva nell’analisi del problema.

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    • Massimo

      30/08/2014 #2 Author

      Chiaro, preciso e compendioso! Molto ultile a coloro che si occupano di informazione avere la chiara tipologia di quel fenomeno terrorista così rapido nel suo mutamento verso più prosaiche convenienze criminali.

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  • The Green

    25/08/2014 #4 Author

    Complimenti al Dott. Sperini per avermi chiarito in modo semplice e preciso l’interessante “mondo” del terrorismo islamico nord africano.

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  • Mariangela

    04/09/2014 #5 Author

    In questo articolo si configura una visione precisa, puntuale e dettagliata di quelle che sono le dinamiche ideologiche ed attuative di questo gruppo terroristico non solo nella storia passata, ma soprattutto nel presente, spingendosi anche a previsioni realistiche per il futuro più o meno immediato. Complimenti all’autore.

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