A distanza di un paio di settimane dal rientro da Mosca della delegazione della Lega Nord, abbiamo potuto intervistare l’Onorevole Matteo Salvini, capo delegazione,...

A distanza di un paio di settimane dal rientro da Mosca della delegazione della Lega Nord, abbiamo potuto intervistare l’Onorevole Matteo Salvini, capo delegazione, e il presidente dell’Associazione culturale Lombardia-Russia Gianluca Savoini. Durante le intense giornate moscovite la delegazione è stata ricevuta dal presidente della Commissione degli Affari Esteri della Duma Aleksey Pushkov e dallo stesso presidente della Duma Sergey Naryshkin. Ecco quali sono le impressioni dei protagonisti sull’esito degli incontri.

 
Eliseo Bertolasi – Onorevole Salvini, da poco la vostra delegazione è tornata da Mosca. Com’è andata? E, soprattutto, si può già parlare di primi risultati?

Matteo Salvini – È andata come meglio non poteva andare. Il lavoro di collegamento fatto nei mesi scorsi dal mio portavoce Gianluca Savoini e da Claudio D’Amico, già nostro parlamentare nell’Ocse, ha poi prodotto una missione in terra russa che, tra Mosca e la Crimea, ci ha permesso di incontrare importanti esponenti governativi. Il culmine è stato l’incontro con il Presidente della Duma Naryshkin, che ci ha fatto entrare nel Parlamento a seduta in corso e presentati a tutti i deputati, i quali ci hanno applaudito, ringraziandoci per la nostra chiara presa di posizione contro le sanzioni alla Russia. Ma come dimenticare l’accoglienza tributataci a Simferopoli dove, nel palazzo presidenziale, abbiamo incontrato il Presidente della Crimea Aksenov, il Presidente del Parlamento crimeano Konstantinov e il plenipotenziario di Putin in Crimea, Belaventsev. Il primo risultato è stata la firma di un accordo programmatico tra la Lega Nord e il partito Russia Unita su temi comuni che svilupperemo in tutte le sedi europee dove siamo entrambi presenti. Mi dicono che si tratta di un documento senza precedenti tra un partito russo e uno europeo, non solo italiano. Ma altre questioni di primaria importanza sono state avviate e presto ne vedremo i frutti…

E. B. – Sappiamo che a Milano c’è stato il vostro incontro col presidente Putin. Anche in quell’occasione si è parlato di “Non-sanzioni alla Russia”?

M. Salvini – L’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, che ci ha gentilmente intrattenuti mentre attendevamo di incontrare Vladimir Putin, ci raccontava della “tre giorni” intensissima del presidente russo: da Belgrado a Milano una serie di incontri senza respiro e con poche ore a disposizione per il sonno. Eppure, subito dopo l’ultimo incontro in programma con Poroshenko, Putin ha voluto incontrarci e bere un té insieme. Naturalmente abbiamo parlato delle assurde sanzioni contro la Russia decise da una imbelle Unione europea, che fa gli interessi non dei suoi cittadini, ma di potentati economici e lobbies di potere mondialiste. Ma abbiamo anche condiviso importanti tematiche: dalla difesa della sovranità nazionale alla lotta all’immigrazione clandestina, alla difesa dei valori tradizionali.

E. B. – Sappiamo che l’applicazione delle sanzioni alla Russia sta già facendo sentire i suoi effetti boomerang soprattutto tra le aziende del nord-Italia. Avete già dei dati per quantificare a quanto ammontano queste perdite?

\"matteo-salvini-aleksey-pushkov\"M. Salvini. – Abbiamo visitato il Salone del Mobile a Mosca, dove erano presenti 450 espositori italiani. Tutti quanti disperati per le sanzioni, che costano all’Italia circa 5 miliardi di euro, come se già non bastasse la grave crisi economica in atto. E la metà di questa perdita è a carico delle imprese, dei commercianti, degli agricoltori di Lombardia e Veneto.

E. B. – Vista l\’importanza della Russia come partner commerciale affidabile, soprattutto in un contesto economico già gravemente colpito dalla crisi in corso, vi siete fatti un’idea del perché delle scelte governative?

M. Salvini. – Stiamo parlando di un governo non eletto da nessuno. Diretto da un premier molto bravo a parlare, parlare, parlare e ad incontrare ogni mese la Merkel, vero sponsor degli ultimi tre governi italiani (Monti, Letta e appunto Renzi). La risposta alla domanda sta in questo dato di fatto. Questi signori, messi lì da ben precisi poteri europei e non solo, rispondono a loro e fanno quello che dicono loro. Quindi avanti con le sanzioni alla Russia, che rovinano la nostra economia. Tanto ci guadagna qualcuno in ogni caso: peccato che non sia il popolo italiano, né tantomeno padano.

E. B. – Nel variegato panorama politico italiano ci sembra di osservare che la Lega Nord sia però l\’unico partito a difendere la Russia…

M. Salvini – Lo dimostrano i fatti concreti. Le uniche due regioni che hanno prodotto documenti formali e ufficiali contro le sanzioni alla Russia sono, guarda caso, Lombardia e Veneto, entrambe governate dalla Lega. Il Veneto ha fatto un passo più deciso rispetto alla Lombardia, visto che Luca Zaia ha portato in Giunta il documento di condanna alle sanzioni e il governo veneto lo ha approvato. In Lombardia il Consiglio regionale ha votato a favore di una mozione leghista anti-sanzioni. Alte regioni hanno fatto qualcosa? Niet! In parlamento, a parte noi della Lega, qualcuno ha proposto qualcosa in tal senso? Niet! Al parlamento europeo ci sono stati parlamentari che hanno indossato, come noi, la maglietta “No sanzioni alla Russia”, stampata in collaborazione con la attivissima “Associazione culturale Lombardia Russia”? Anche qui, per dirla alla russa: niet!

E. B. – Passiamo ora alla politica internazionale. Dottor Savoini, in Ucraina la guerra continua e la tregua, sappiamo, non c’è mai stata davvero. Kiev non allenta la presa sul Donbass, a sua volta ben determinato a continuare la lotta fino alla totale indipendenza. Esisterà mai una soluzione a questa guerra fratricida?

\"matteo-salvini-eliseo-bertolasi\"Gianluca Savoini – È evidente che è solo grazie ai nervi saldi di Putin se il conflitto non è finora degenerato in una guerra vera e propria. Il governo ucraino ha infatti da mesi intrapreso una tattica di provocazioni continue contro Mosca nella “speranza” di costringere i russi ad intervenire con il loro esercito contro l’Ucraina e quindi scatenare una guerra dagli esiti sicuramente drammatici e che potrebbe coinvolgere la Nato e quindi diventare mondiale. Cui prodest? Non certo alla Russia e tantomeno alla povera Ucraina, vittima sacrificale sull’altare degli interessi mondialisti che vogliono indebolire la Russia e l’Europa, impedendo collaborazione e fratellanza tra i due territori. Questo perché l’Ue non è l’Europa vera, ma una cricca di tecno-burocrati e banchieri internazionali che perseguono propri interessi. A loro del destino degli ucraini non interessa nulla: l’Ucraina è solo un pretesto da utilizzare in funzione antirussa. Ma per fortuna anche fra i cittadini europei aumentano quelli che hanno capito questo gioco sporco. La soluzione può essere solo una: dividere l’Ucraina in due parti, federate e con un alto livello di autonomia. A ovest l’Ucraina che guarda, sbagliando, all’Ue come ad una soluzione per i suoi drammatici problemi economici. A est gli ucraini che non accettano il regime golpista di Kiev e vogliono restare collegati con i russi, che sentono giustamente affini per storia, cultura e rapporti economico-commerciali. Non vedo altra possibilità.

E. B. – Con la Crimea ormai Russia e il Donbass sul piede di guerra, Kiev dovrebbe affidarsi meno ai \”consigli\” dell\’Occidente?

G. Savoini – Sta per arrivare l’inverno, anzi in Ucraina già il freddo si fa sentire. E ci sono grandi possibilità che la Russia chiuda i rubinetti del gas ad un regime insolvente e debitore nei confronti di Mosca. Nessuno vuole pagare al posto di Kiev le bollette del gas per il riscaldamento. Né l’Ue né tantomeno gli americani. I cittadini ucraini rischiano di provare sulla loro pelle cosa significa fidarsi di chi non ha alcuna intenzione di accollarsi più di tanto i problemi finanziari di Kiev, dopo aver però sponsorizzato Maidan e quello che ne è derivato. Speriamo che siano gli stessi cittadini ucraini a sbattere fuori gli attuali governanti, anche perché le elezioni di ottobre sono state una mezza farsa, visto che tutto il Donbass non ha votato.



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