La Repubblica Ceca è oggi un Paese perfettamente integrato nell’Unione Europea che presenta una crescita economica stabile ed un discreto grado di stabilità istituzionale....

La Repubblica Ceca è oggi un Paese perfettamente integrato nell’Unione Europea che presenta una crescita economica stabile ed un discreto grado di stabilità istituzionale. Viene correntemente definita una “democrazia stabilizzata” in seguito alla rapida transizione che ha portato in breve tempo il Paese fuori dall’esperienza del socialismo reale. Come Stato sovrano e indipendente, la Repubblica Ceca nasce il 1 gennaio del 1993 in seguito alla divisione pacifica dalla Slovacchia e da questa data il Paese inizia un processo di transizione verso la democrazia e l’economia di mercato con il suo primo presidente della Repubblica Václav Havel, intellettuale filoatlantista, molto amato dalla popolazione e leader, nel 1989, della cosiddetta Rivoluzione di Velluto, attraverso la quale venne rovesciato il regime comunista cecoslovacco.

I primi passi della neocostituita repubblica nello scenario internazionale furono infatti dapprima l’adesione al programma Partnership for Peace della NATO nel 1994, e più tardi, nel 1999, la piena adesione all’organizzazione. Il processo di integrazione della Repubblica Ceca nel sistema delle relazioni euro-atlantiche venne poi suggellato dall’ingresso del Paese nell’Unione Europea, il 1 maggio del 2004. Il processo di adesione non fu però lineare e caratterizzato anzi da una certa ambiguità di fondo, suscitando numerose controversie interne al Paese, dominato per anni da una buona dose di euroscetticismo.

Il primo rappresentante dell’euroscetticismo ceco, condiviso da un’ampia fetta della popolazione, era infatti proprio l’allora Premier Václav Klaus, che si opponeva in particolar modo all’«Europa burocratica» che rischiava di imporre dei meccanismi decisionali tarati sui parametri adatti alle grandi potenze europee e quindi considerati inadeguati per un Paese piccolo che aveva appena ritrovato la propria sovranità. In realtà a fare da contraltare all’integrazione europea c’è sempre stato il forte sentimento filoamericano, sposato sia dal premier Klaus che dai successivi governi socialdemocratici: un sentimento che ha portato a considerare l’adesione alla NATO come uno dei principali obiettivi della politica estera ceca degli anni ’90, proprio in relazione ad un sempre maggiore avvicinamento agli Stati Uniti.

Le ragioni della ricerca di un legame sempre più stretto con gli USA piuttosto che con l’UE va ricercata probabilmente nel tradizionale timore per la politica estera di influenza della vicina Federazione Russa, che gli Stati europei, a parere della Repubblica Ceca, non avrebbero saputo arginare abbastanza. Inoltre, posizioni filoamericane erano condivise anche da altri Paesi dell’area come ad esempio la Polonia e l’Ungheria, con cui la Repubblica Ceca ha pure condiviso alcune importanti iniziative di supporto agli USA, talvolta anche in contrasto con la linea politica dell’UE. Non a caso nelle prime elezioni europee del 2004 i partiti euroscettici, l’Ods (Partito Democratico Civico) e i comunisti, ottennero più della metà dei seggi spettanti alla rappresentanza ceca al Parlamento Europeo. Le polemiche non hanno risparmiato neanche il testo del trattato costituzionale europeo, del quale la Repubblica Ceca, come molti ricorderanno, è stata nel 2009 l’ultimo dei paesi firmatari, quando l’allora Presidente della Repubblica Václav Klaus ratificò in novembre il Trattato di Lisbona. Proprio la tradizionale tendenza filoamericana della politica estera del Paese ha determinato l’apertura nel 2007 del negoziato con gli Usa per l’istallazione dei sistemi dello scudo antimissile della NATO in Repubblica Ceca. Il progetto è però stato successivamente abbandonato da Obama nel 2009.

Il dibattito politico interno dell’ultimo decennio è principalmente legato agli scandali politici dovuti soprattutto all’intreccio tra rappresentanti delle istituzioni ed interessi economici, che hanno determinato una disaffezione dei cittadini verso la politica e un calo della partecipazione ai principali appuntamenti elettorali. Tuttavia, grazie ad alcune misure legislative introdotte nel 2006 e rivolti al contrasto alla corruzione, la situazione sembra essere nettamente migliorata.

A dispetto del passato euroscettico, oggi la Repubblica Ceca, con l’elezione del nuovo Presidente Miloš Zeman alla guida un proprio soggetto politico di centro-sinistra (il Partito dei Diritti Civici, di orientamento non ostile all’Europa), potrebbe intraprendere un cambiamento di rotta verso posizioni favorevoli ad una maggiore integrazione su molte questioni del dibattito politico comunitario. Oltre al riavvicinamento all’Europa e alla volontà del Paese di assumere un nuovo ruolo di leadership verso i Balcani orientali nel cammino verso l’integrazione europea di alcuni di questi Paesi, la Repubblica Ceca sembra concedere segnali di disgelo ad oriente soprattutto verso la Russia. Le relazioni con Mosca sono divenute infatti oggi sempre più importanti, in relazione soprattutto ad esigenze di Realpolitik: gli investimenti economici e finanziari russi in Repubblica Ceca infatti sono cresciuti in modo considerevole e la Russia rappresenta uno dei principali fornitori di idrocarburi per il Paese.

La Repubblica Ceca è infatti uno dei più sviluppati fra i Paesi ex-comunisti dell’Europa orientale, con un PIL pro capite di 28.000 dollari circa in crescita costante negli ultimi anni, un mercato in espansione, un costante avanzo della bilancia commerciale, un progressivo arricchimento della fascia media della popolazione ed un clima positivo per il lavoro e gli investimenti. Da questo punto di vista il Paese è tra i primi 15 in termini di attrattività degli investimenti diretti esteri per via delle interessanti prospettive offerte dal mercato interno. I maggiori partner commerciali sono la Germania, la Polonia e la Slovacchia, mentre l’Italia è al settimo posto. La Repubblica Ceca possiede inoltre una consolidata tradizione industriale, una forza lavoro qualificata, delle infrastrutture sviluppate e una posizione geografica strategica che la colloca al cuore dell’Europa: tutti fattori che hanno consentito al Paese di mantenere una crescita stabile nonostante fisiologiche contrazioni temporanee imputabili alla crisi economica del 2009. Una delle principali industrie è quella automobilistica, che rappresenta una fetta consistente delle esportazioni.

La principale fonte energetica della Repubblica Ceca è il carbone, di cui il Paese possiede notevoli riserve. Grazie alla disponibilità di questa materia prima la Repubblica Ceca è il terzo esportatore di energia elettrica dell’Unione Europea, puntando a rafforzare la sicurezza energetica del Paese e a mantenere un ruolo leader in Europa nell’esportazione dell’elettricità. Il Paese possiede anche riserve di petrolio e gas, ma per le importazioni, pur perseguendo una politica di differenziazione dei fornitori, rimane fortemente dipendente dalla Russia, in special modo per quanto riguarda le importazioni di gas.

Proprio i rapporti sempre più stretti con Mosca sono costati al Presidente Zeman dure critiche da parte di una fetta dell’opinione pubblica. Lo scorso novembre infatti, i festeggiamenti per l’anniversario della Rivoluzione di Velluto si sono trasformati in una manifestazione anti-Zeman, nella quale migliaia di cittadini hanno riempito le strade di Praga mostrando dei cartellini rossi contro le posizioni giudicate troppo filorusse del Presidente. Se è vero che Zeman si è più volte espresso contro le sanzioni occidentali alla Russia e ha riconosciuto come legittima l’annessione russa della Crimea, più di una volta le dichiarazioni del Presidente si sono rivolte contro il Cremlino, in special modo riguardo l’intervento russo negli affari ucraini. Le proteste potrebbero comunque aver contribuito alla spaccatura interna tra Zeman e il primo ministro Bohuslav Sobotka, più vicino alla corrente politica/intellettuale che si riallaccia ai valori del primo Presidente della Repubblica Havel.

I rapporti tra l’Italia e la Repubblica Ceca sono, infine, in continua crescita. La collaborazione bilaterale dei due Paesi è ottima, in particolare con riferimento agli scambi commerciali e al settore del turismo, che ha fatto registrare trend positivi sempre crescenti negli ultimi anni. Anello imprescindibile della catena di Paesi dell’Europa orientale che si stanno integrando nelle strutture comunitarie europee, Praga rappresenta dunque una delle realtà da monitorare sia per lo sviluppo dei rapporti bilaterali con l’Italia, sia per il rilievo assunto nel contesto geopolitico internazionale.

NOTE:

Alessandra Benignetti è Ricercatrice associata dell'IsAG, Programma "Eurasia"


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