Venerdì 13 marzo presso la Sala Lauree della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma, è stato celebrato il cinquantesimo...

Venerdì 13 marzo presso la Sala Lauree della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma, è stato celebrato il cinquantesimo anniversario dell’inizio delle relazioni ufficiali tra l’Italia e la provincia francofona canadese del Québec. Il convegno ha inaugurato l\’edizione 2015 del ciclo seminariale “Incontri con la Diplomazia”, iniziativa nata dalla collaborazione tra l’IsAG, Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, ed il Master in Geopolitica e Sicurezza Globale della Sapienza, al fine di permettere agli studenti di arricchire la propria preparazione ed il proprio bagaglio di conoscenze attraverso il confronto con i rappresentati del mondo diplomatico in Italia.

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L’intervento del dott. Matteo Marconi, tutor e docente del suddetto Master nonché Direttore del Programma \”Teoria Geopolitica\” dell’IsAG, ha dato formalmente inizio all’incontro. Matteo Marconi ha sottolineato l’importanza di focalizzare le analisi geopolitiche sul piano regionale, un metodo che, purtroppo, in molti casi viene trascurato a favore dell’approfondimento di macro-argomenti generali che limitano il campo di studio della geopolitica a discapito della sua produttività analitica. Nelle scale regionali più ridotte, infatti, si ritrova terreno fertile per la misurazione della tenuta di categorie e teorie, percorso di primaria importanza per il completamento di qualsiasi ricerca. In questo senso, il Québec rappresenta un interessante caso di studio in quanto racchiude in sé numerosi elementi che attirano l’attenzione degli studiosi, tra cui il rapporto tra Stato e comunità minoritarie ed il fenomeno della resilienza che si è concretizzato nella regione.
Il concetto di resilienza, adottato dal linguaggio delle scienze biologiche e trapiantato in quelle sociali mediante la considerazione delle realtà statali come organismi naturali, indica la capacità di un organismo di riacquistare la forma originale dopo aver subito un’alterazione o una trasformazione a causa di un evento traumatico. Il Québec, in questo senso, si presenta come una realtà politica che 200 anni fa è stata sottoposta ad una sovranità, quella canadese, con caratteristiche differenti rispetto alle proprie ma che, nonostante ciò, ha saputo mantenere le sue peculiarità, il suo spazio vitale, senza farsi inglobare dallo Stato di appartenenza né culturalmente né politicamente.
Per molti anni il caso del Québec è stato preso poco in considerazione poiché l’attenzione degli studiosi si incentrava sugli Stati, considerati come gli unici attori protagonisti della scena geopolitica, e sulla loro sovranità, da cui si considerava dipendesse la vita intera di tutta la comunità, omogeneizzata dell’influenza dell’entità statale. Dagli anni Novanta, invece, ovvero da quando in Europa sono sorte le spinte autonomistiche di molte comunità che non si riconoscevano nello Stato di cui erano parte, il pensiero si è evoluto fino a considerare i confini statali solo come meri confini geografici, fragili e porosi, che contengono al loro interno comunità molto complesse e uniche per le loro particolarità economiche, politiche e culturali, degne di uno studio approfondito e specifico. Da qui nasce l’interesse per la realtà del Québec, emblema della capacità della comunità di mantenere le proprie caratteristiche originali, di restare fedele alla propria identità e di difenderla, resa impermeabile alla forza crescente del processo uniformante compiuto in larga parte dalla globalizzazione.

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Al termine di questa ampia presentazione ha preso la parola il dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, che ha fornito un quadro completo della realtà del Québec a partire dalla sua storia, spiegando che questa regione rappresenta il primo avamposto francese in Nord America: il centro della Nuova Francia, non tanto dal punto di vista geografico, quanto politico, economico e demografico. Prima di essere incorporato nell’impero britannico, il Québec ha sostenuto una lotta contro le colonie inglesi nordamericane, durata due secoli e mezzo, per difendere la propria libertà, la propria autonomia e la propria identità. Nel 1763, con il trattato di Parigi, il Re di Francia cedette all\’omologo britannico il Canada e tutte le sue dipendenze. Ne seguirà un imponente flusso migratorio dall’Inghilterra, dall’Irlanda e dalla Scozia. A questo punto, il peso politico e militare degli Inglesi diventa sempre più preponderante e la sfida per preservare la propria identità si presenta ancora più ardua. Fino al 1931 il governo di Londra ha solo in parte permesso ai Quebecchesi di preservare le proprie caratteristiche, come la lingua francese e la religione cattolica. Queste concessioni, seppur notevoli, erano comunque molto limitate, poiché lo scopo ultimo della Corona era quello di relegare la regione ad un ruolo di subordinazione alla sovranità statale, al fine di evitare eventuali istanze indipendentiste.
La battaglia politica e democratica condotta dalla popolazione per ottenere maggiore autonomia, questa volta nei confronti del governo canadese, avviene in maniera pacifica e raggiunge il suo apice con la cosiddetta “rivoluzione tranquilla” degli anni Sessanta. Questo rappresenta una fase di grande trasformazione politica e sociale per il Québec, in cui viene avviato un periodo di secolarizzazione che implica anche la rinuncia alla tutela che la Chiesa Cattolica aveva sempre fornito; viene dato più valore, invece, all’identità linguistica e culturale. Dal punto di vista politico, nello stesso periodo, sono presenti due correnti ben definite: quella federalista, che mira ad ottenere una semplice autonomia dal Canada, e quella nazionalista che vorrebbe l’indipendenza. Queste due anime della popolazione, seppur con obbiettivi differenti, finiranno per collaborare e riusciranno ad ottenere quell’elevato grado di autonomia che contraddistingue, oggi, la loro terra.
Il Québec, infatti, gode di alcune caratteristiche di uno Stato sovrano anche nei confronti dell\’estero, secondo quanto definito, nel 1965, da Paul Gerin-Lajoie, allora vice premier e Ministro della Pubblica Istruzione, nella dottrina giuridica sugli affari internazionali del Québec da lui formulata e da cui prende il nome. Questa prevede che, nei settori di sua giurisdizione, la sovranità della provincia possa estendersi anche alle sue relazioni internazionali. Quindi, in termini di cultura, sanità, e istruzione, il Québec, che gode di un’autonomia piena in questi settori nel quadro della costituzione canadese, ha una voce internazionale e può concludere trattati in modo indipendente dal governo federale. Vi sono delegati diplomatici della regione in molti Stati, tra cui l’Italia dove nel 1965 è stato aperto il primo ufficio di rappresentanza del quale, in questa occasione, si celebra il cinquantesimo anniversario.

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Subito dopo l’intervento di Daniele Scalea a prendere la parola è stata la dott.ssa Amalia Daniela Renosto, Delegata politica del Québec in Italia. La dott.ssa Renosto ha chiarito di non essere una diplomatica nell’accezione classica del termine, in quanto il Québec non conduce affari esteri, ma dispone di un Ministero delle Relazioni Internazionali che promuove la cultura e coltiva gli interessi quebecchesi nel mondo. Renosto ha comunque sottolineato che il governo del Québec ha saputo costruire gradualmente, a partire dagli anni Sessanta, una rete diplomatica che oggi conta 25 rappresentanze in 14 Paesi. La sua specificità culturale porta il Québec a giocare un ruolo importante nei fora e nei negoziati internazionali; è uno dei membri più attivi nella Organizzazione Internazionale della Francofonia, dove gode dello stato di governo partecipante; nel 2005 ha avuto un ruolo fondamentale nel processo di adozione della Convenzione sulla “Protezione e promozione della diversità e dell’espressione culturale” dell’UNESCO: in tale occasione il governo del Québec fu uno dei primi a raccomandare la creazione di questo strumento giuridico internazionale che riconosce il diritto degli Stati e dei governi di elaborare liberamente le proprie politiche culturali. È stato anche uno dei più ferventi promotori del CETA, l’Accordo economico e commerciale globale tra Canada e Unione Europea, ed ha partecipato attivamente ai negoziati negli ambiti compatibili in tutto o in parte con le sue competenze legislative. Ad oggi, il Québec ha concluso circa 700 intese internazionali con governi stranieri in ambiti che vanno dalla sicurezza sociale all’ambiente e dalla cultura alla scienza e alla tecnologia: di queste, tra le prime risalenti agli anni Sessanta, ci sono quelle con l’Italia, tuttora in vigore. Ovviamente con la Francia vi sono delle relazioni più privilegiate: infatti, dal 1965, essa ha concesso al Québec uno statuto uguale a quello accordato alle missioni diplomatiche. La presenza internazionale del Québec è l’espressione politica della nazione quebecchese nel mondo: la sua missione primaria è quella di difendere i suoi interessi all’estero e rappresenta la proiezione nel mondo di una Provincia aperta all’internazionalizzazione e che riesce ad imporsi sullo scenario globale come un attore incisivo e un protagonista attivo, sfruttando al massimo le proprie capacità e potenzialità.

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A diffondere un messaggio positivo sulle innumerevoli possibilità di crescita e di formazione che il Québec offre, sono anche le testimonianze di coloro che in questa Provincia hanno compiuto un’esperienza di vita, di studio o di lavoro. È questo il caso della prof.ssa Claudia Malvenuto, ricercatrice presso la Facoltà di Matematica dell’Università Sapienza, intervenuta per fornire un resoconto della sua esperienza di studio in Québec. Partita dall’Italia con l’intenzione di intraprendere un dottorato all’estero, dopo una prima esperienza in Ontario ha indirizzato il suo percorso proprio verso il Québec, terra che offre un sistema di istruzione di eccellenza e soprattutto numerose possibilità che in altri Paesi, come l’Italia, non vengono fornite. Nonostante le difficoltà derivanti dalla lingua straniera e dalla necessità di doversi ambientare in un contesto diverso dal proprio, la dott.ssa Malvenuto ha raccontato al pubblico di aver ricevuto gli strumenti necessari per far fruttare al meglio le proprie capacità, in un ambiente di lavoro produttivo e stimolante. Il Québec rappresenta, infatti, anche un’opportunità altamente formativa con i suoi poli di eccellenza, la cui fama è nota in tutto il mondo.

L’incontro si è concluso con un dibattito finale tra i relatori e gli studenti presenti in sala.

(Testo di Maria Monesi, foto di Ugo Gaudino)



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