L’importanza geo-economica della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture L’importanza geo-economica della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture
Fin dagli albori della civiltà, a eccezione degli ultimi 250 anni, l’Asia possedeva metà della ricchezza mondiale e due centri di gravità – la... L’importanza geo-economica della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture

Fin dagli albori della civiltà, a eccezione degli ultimi 250 anni, l’Asia possedeva metà della ricchezza mondiale e due centri di gravità – la Cina e l’India. Stimando che l’Asia arrivi a detenere i due terzi del PIL mondiale nel 2050, grazie a una situazione demografica favorevole, l’India ha il potenziale per superare gli Stati Uniti e diventare ancora una volta la seconda economia più grande del mondo. Come nel passato i giganti asiatici condivideranno questo spazio, in cui ora è necessaria un’integrazione economica dell’Asia ancora più stretta che può essere resa possibile dalla Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture.

La nuova banca

Il 24 ottobre 2014, venti Paesi, tra i quali l’India, hanno firmato un protocollo d’intesa a Pechino per istituire la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture che avrà un capitale di 100 miliardi di dollari. Diversamente dal FMI e dalla Banca Mondiale nessun Paese avrà potere di veto in questa nuova banca. Il diritto di voto dovrebbe basarsi su una combinazione di PIL e PPA e ci si aspetta che l’India sia il secondo maggiore azionista. Nel Consiglio, inoltre, ci sono solo tre posti per Paesi non appartenenti alla regione asiatica; una netta inversione rispetto all’attuale situazione nelle istituzioni finanziarie multilaterali. Dopo qualche esitazione iniziale, temendo che la Cina potesse usare la nuova banca per proiettare il suo potere in Asia, l’India, con altri Paesi europei e dell’Asia orientale, sta guardando a questa istituzione come a un qualcosa in grado di offrire nuove opportunità economiche.

L’Asia avrà bisogno di 8.000 miliardi nel prossimo decennio e la nuova banca, supportata da un ammontare di riserve cinesi di 4.000 miliardi di dollari, rappresenta un passo avanti verso il raggiungimento di questa necessità. Finora non era chiaro come sarebbe stata affrontata questa mancanza, siccome le istituzioni finanziarie multilaterali esistenti non avevano preso nessuna iniziativa tranne che segnalarne la necessità. La nuova banca potrebbe essere il detonatore, così com’è stato il Piano Marshall del secondo dopoguerra in Europa, per il “Secolo Asiatico” e riunire così i giganti dell’Asia.

Abbandonare le misure per contenere la Cina

L’ordine geopolitico globale costruito dagli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale è in crisi a causa dello spostamento geo-economico verso l’Asia. La Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture della Cina è stata d’aiuto a mettere a fuoco le opinioni in Europa e nell’Asia orientale. La nuova banca sarà una rivale del FMI e della Banca Mondiale e gli Stati Uniti rischiano di perdere la loro capacità di determinare le regole economiche internazionali e l’influenza globale che ne deriva. Il Regno Unito ha descritto la nuova banca come «un’opportunità irresistibile», affermazione a cui sono seguite, da parte di Washington, accuse per l’atteggiamento di «intesa costante» di Londra nei confronti della Cina, riflettendo le due visioni del mondo sull’ordine globale emergente.

Dal collasso dell’Unione Sovietica, lo scopo della politica americana è stato quello di impedire che qualsiasi potere, o insieme di poteri, assumesse l’egemonia in qualunque regione del mondo. Con il più grande esercito a livello globale, gli obiettivi strategici del Pentagono erano allineati in questa direzione. Conseguentemente, la reazione statunitense alla ricomparsa della Cina quale maggiore economia in termini di parità di potere d’acquisto è stata riposizionare due terzi delle forze militari nel Pacifico e portare avanti un canale di apertura con l’India, incentivando una cooperazione navale rafforzata, con lo scopo di contenere Pechino. Finora l’India è stata ambivalente circa il suo ruolo rispetto alle alleanze che l’America ha con il Giappone e con l’Australia; e adesso questi ultimi stanno anche mettendo in discussione la visione del mondo propria degli Stati Uniti.

Per l’India, la lezione che deriva dal tentativo fallito degli USA di ostacolare la nuova banca è che, siccome l’urbanizzazione asiatica richiederà più di 8.000 miliardi di dollari da spendere in infrastrutture nei prossimi dieci anni, i Paesi della regione accoglieranno tutto il sostegno che riusciranno a ottenere. Piuttosto che essere sospettosi delle motivazioni cinesi e cercare di prevenire la “Via della Seta Marittima”, gli Indiani dovrebbero fare fronte agli interessi strategici prendendo parte ai progetti di sviluppo, fornendo, per esempio, i pacchetti software necessari alla gestione dei porti. Un reciproco riconoscimento degli interessi speciali di ciascuno nel Mar Cinese Meridionale e nell’Oceano Indiano dovrebbe essere un obiettivo strategico e sarà una strategia vincente per entrambi.

La “Belt and Road initiative” della Cina riguarda proprio l’integrazione economica dell’Asia con l’economia cinese e i mercati asiatici emergenti; inoltre, nel prendere parte e nel determinare l’allineamento delle vie ferroviarie, stradali, marittime e dei gasdotti (dall’Iran, con l’accordo incombente sulla questione nucleare) l’India può diventare un punto cruciale per l’Asia Occidentale e Meridionale. Includere la componente servizi nei progetti accrescerà la produttività e supporterà la cooperazione tra i giganti asiatici; il commercio è una proposta vincente per tutti.

India e Cina hanno ruoli complementari nel “Secolo Asiatico”

La tendenza a livello globale mostra che i Paesi stanno accrescendo la loro influenza grazie soprattutto alla forza delle proprie economie piuttosto che al potere delle loro forze armate, e le istituzioni e le regole servono per conservare questa autorità. L’India può scegliere di andare alla deriva in futuro rimanendo nella sua periferia oppure può determinare un avvenire in collaborazione con la Cina per diventare uno dei due motori dell’economia asiatica. È probabile che Pechino resti il principale produttore mondiale di beni e che l’India abbia il potenziale per essere il maggior fornitore di servizi nel più grande mercato di consumo.

Secondo McKinsey & Company, il settore dei servizi sarà il vero motore della crescita asiatica dal momento che la ricchezza sarà concentrata nelle città. La digitalizzazione sta mettendo alla prova il modo in cui le banche operano. Un numero crescente di società sta incorporando i processi di pagamento e altri servizi finanziari che, tradizionalmente, erano svolti dalle banche. Istituire delle reti sicure di dati per consentire i flussi tra i Paesi è diventata una necessità urgente. L’India può unire la competenza cinese nel campo delle infrastrutture con prodotti altrettanto importanti di cui un’Asia urbanizzata avrà bisogno – governance digitale implementando carte del tipo Aadhaar collegate con l’amministrazione e con altri servizi, e-commerce, trattamenti sanitari e farmaceutici economici, nuove varietà di semi, sono tutti esempi. L’India e la Cina si sono evolute in un modo complementare che riduce quindi la loro competitività reciproca.

Il trionfo della geo-economia

Le opportunità future richiedono una nuova visione coraggiosa. Le aziende in entrambi i Paesi dovranno sviluppare dei rapporti di cooperazione con una nuova mentalità e modelli di business in grado di rendere la regione maggiormente aperta agli investimenti integrati e al commercio. L’Asia è un mercato diversificato e dinamico, e le società di successo stanno già pensando alle opportunità di collegamento attraverso la regione. La capacità di progettare, finanziare, costruire e implementare i grandi sistemi di tecnologia dei dati sarà il vantaggio comparato che definirà il futuro, e l’India e la Cina dovrebbero, condividendo le rispettive competenze, lavorare insieme per far sì che questo accada. Le interrelazioni complesse saranno una solida forza di stabilizzazione.

La nuova banca dovrebbe focalizzarsi su tre aree definendo le “infrastrutture” in senso ampio per incrementare la produttività; primo, una “iniziativa Asia Digitale” per integrare la “Road and Belt Initiative”; secondo, incentivare lo sviluppo di Shangai e Mumbai in qualità di città realmente globali e di centri finanziari per incoraggiare il capitale; e terzo, istituire congiuntamente una think-tank a Delhi, sulle linee dell’OCSE, per costituire un forum dove i governi asiatici lavorino insieme per analizzare i dati al fine di prevedere i trend futuri, sviluppare delle norme per l’Asia, cercare delle soluzioni per migliorare la qualità della vita e apportare contributi ai governi e alla nuova banca. Il nuovo ordine mondiale non avrà solo bisogno di nuove istituzioni ma anche di nuove norme, regole e prassi.

Secondo il Primo Ministro Modi, Cina e India sono «due corpi, un’anima», e dal canto suo il Presidente Xi ha sottolineato il «bisogno di diventare partner globali tramite un coordinamento strategico». Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale indiano ha espresso soddisfazione per il progresso nel dialogo relativo ai confini, dove è stato raggiunto un accordo per mantenere la pace e velocizzare una giusta soluzione. Il Premier cinese ha anche suggerito una partnership triangolare rispetto allo Sri Lanka che includerebbe l’India, ed è ora giunto il momento per Nuova Delhi di approfondire questo aspetto. La nascente banca offre una nuova opportunità ai due giganti asiatici per lavorare insieme per la prosperità del loro futuro e far sì che il “Secolo Asiatico” diventi una realtà a tutti gli effetti.

(Traduzione dall\’inglese di Arianna Scotto)

NOTE:

Mukul Sanwal è un ex funzionario e diplomatico

FONTE:

IDSA, 30 marzo, 2015.


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