1. Testare il consenso interno: le elezioni presidenziali kazake come referendum nazionale Le quinte elezioni presidenziali nella storia del Kazakhstan indipendente, tenutesi domenica 26...
1. Testare il consenso interno: le elezioni presidenziali kazake come referendum nazionale

Le quinte elezioni presidenziali nella storia del Kazakhstan indipendente, tenutesi domenica 26 aprile 2015, si sono concluse con l’ampiamente prevista vittoria del Presidente uscente Nursultan Nazarbaev, che guida lo Stato centroasiatico dal 1991, anno in cui il Paese ottenne la piena sovranità dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il verdetto delle urne è risultato un autentico plebiscito, con il 97,7% delle preferenze che hanno premiato Nazarbaev. I due semisconosciuti avversari, il candidato «verde» autoproclamato Abelgazi Kussainov e Tunguz Syzdykov del Partito Comunista del Popolo, hanno raccolto rispettivamente l’1,6% e lo 0,7%.

Se la riconferma di Nazarbaev rientrava ampiamente nei pronostici pre-elettorali, altrettanto prevedibile era il giudizio di fronte a tali percentuali poi espresso dagli osservatori europei della missione OSCE-ODHIR, i quali da un lato hanno riconosciuto che «le elezioni sono state gestite in modo efficiente, con tutte le scadenze rispettate e le commissioni a tutti i livelli aperte agli osservatori e ai media», ma dall’altro lato hanno lamentato l’assenza di autentiche alternative al Presidente uscente e al suo partito di governo Nur Otan1.

Prima ancora delle valutazioni sul significato di tali percentuali – cioè nei briefing e nelle conferenze stampa tenutesi nella giornata del voto quando non si conoscevano i risultati definitivi – diversi osservatori internazionali avevano comunque tenuto a sottolineare la regolarità procedurale del voto. Per l’Italia erano presenti, in qualità di osservatori OSCE, il Sen. Sergio Divina e l’On. Riccardo Migliori, Presidente emerito dell’Assemblea Interparlamentare OSCE. Entrambi hanno affermato che le operazioni di voto si sono svolte con trasparenza, in un clima di elevata partecipazione ai seggi e quasi di «festa nazionale». Il Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, Dmitrij Mezencev, ha parimenti confermato la regolarità delle operazioni di voto in tutti i seggi visitati.

Per quanto attiene invece al significato politico della tornata elettorale, nonché al livello di democratizzazione del Paese, altri osservatori indipendenti hanno fornito analoghi elementi di valutazione. Secondo Richard Weitz dello Hudson Institute di Washington, ad esempio, «le elezioni del 2015 confermano che in Kazakhstan gli istituti di rappresentanza si sviluppano positivamente»2. Per comprendere l’enorme divario percentuale tra il vincitore e gli sconfitti, ha quindi sostenuto che «la qualità intrinseca delle elezioni non può essere valutata in base ai criteri europeo-occidentali, perché simili paragoni indurrebbero a un giudizio sbagliato sugli sforzi del Paese nell’implementazione delle proprie riforme: queste ultime vanno invece valutate alla luce dell’eredità storica del Kazakhstan, nonché del suo livello di sviluppo sociale»3.

Anche un altro osservatore occidentale, Daniel Witt, ha affermato che «il giudizio sulla qualità democratica delle elezioni non si può basare solo sulla descrizione di un singolo evento» in quanto «gli appuntamenti elettorali sono un processo continuo di perfezionamento, da condurre attraverso la comparazione tra le elezioni di oggi e quelle del passato, per verificare il progresso raggiunto a ogni tornata elettorale»4.

Appare dunque evidente che per la maggioranza degli osservatori internazionali il giudizio ha oscillato esattamente fra questi due poli: una sostanziale adesione ai parametri internazionali per ciò che riguarda la trasparenza delle operazioni di voto, ma anche risultati finali che lasciano ben poco da dire circa il livello di competizione politica nel Paese. Si può affermare in conclusione che il senso politico della tornata elettorale è consistito soprattutto in una sorta di referendum per verificare il livello di popolarità di Nazarbaev, che alla vigilia del voto appariva ben saldo non solo nel giudizio gli analisti, ma anche nelle ricerche sociologiche e statistiche.

La società di mercato britannica Ipsos-Mori ha effettuato ad esempio un sondaggio su un campione di 1000 cittadini kazaki in un’inchiesta sul campo condotta dal 16 marzo al 3 aprile 2015, i cui risultati anticipano in gran parte quelli usciti dalle urne. Il 53% degli intervistati aveva dichiarato infatti di giudicare «molto positivo» il corso politico del Paese, mentre il 39% aveva risposto «abbastanza positivo». Alla domanda che toccava più direttamente le preferenze specifiche di voto, il 59% si era detto «molto soddisfatto» del Presidente in carica e il 32% «abbastanza soddisfatto», lasciando presagire così che non meno dei 9/10 degli aventi diritto avrebbero votato per Nursultan Nazarbaev5.

2. Gli elementi concomitanti di una vittoria annunciata

Il primo aspetto da considerare per un’analisi più dettagliata del voto di domenica 26 aprile in Kazakhstan è il fatto che si è trattato di elezioni anticipate. In base al mandato precedentemente vinto da Nazarbaev, le elezioni avrebbero infatti dovuto tenersi nel 2016. Una delle ragioni addotte per l’anticipazione del voto è la coincidenza con le elezioni parlamentari che si terranno l’anno prossimo: per evitare una sovrapposizione tra i due appuntamenti, si sarebbe preferito anticipare di un anno. Ma a questa considerazione di forma si aggiungono elementi più di sostanza, in quanto il Kazakhstan si trova oggi in una congiuntura politico-economica insieme delicata e promettente.

Da un lato, il Paese risente indubbiamente del regime di sanzioni reciproche tra Europa e Russia, come dimostrato dalla recente svalutazione della moneta nazione e dal grande afflusso di prodotti russi che aumentano vertiginosamente nel mercato kazako, nonché dal crescente sentimento critico verso alcune possibili evoluzioni dell’Unione Eurasiatica, quali ad esempio l’introduzione di una moneta sovranazionale (ipotesi di recente esclusa con toni molto netti dal Vice-Ministro dell’Economia del Kazakhstan Timur Žaksylykov6). Dall’altro lato, la Repubblica del Kazakhstan continua a perseguire una politica di forte internazionalizzazione verso l’esterno, con l’intensa partecipazione a organizzazioni multilaterali e l’attrazione di investimenti stranieri: dall’anno scorso, ad esempio, è stato temporaneamente abolito il visto d’ingresso per i cittadini provenienti dai dieci maggiori Paesi investitori in Kazakhstan, fra cui rientra anche l’Italia. L’Expo2017 di Astana costituirà in questo senso la vetrina per eccellenza per mostrare il dinamismo e le prospettive dell’economia kazaka: la capitale Astana è già piena di cantieri e si comprende facilmente la necessità di conferire una stabilità interna a due anni di distanza dall’evento.

Un altro fattore di cui tener conto, relativo alla situazione interna e agli equilibri del sistema politico kazako, concerne la possibile formazione di un nuovo governo. In base al comma 1 dell’articolo 70 della Costituzione della Repubblica del Kazakhstan, «il governo rassegna le proprie dimissioni in caso di nuova elezione del Presidente della Repubblica»7. Se la riconferma al potere di Nursultan Nazarbaev era praticamente scontata, lo stesso non poteva dirsi quindi della composizione del governo, dei Ministeri e delle più alte cariche dello Stato. In un contesto di stabilizzazione per gli ambiziosi progetti futuri, le elezioni hanno avuto pertanto anche la funzione di fornire una legittimazione costituzionale ad un eventuale cambio dei quadri dirigenti, oppure ad una riconferma dell’assetto esistente. Al momento, risulta che tutti gli esponenti del precedente esecutivo abbiano mantenuto le proprie cariche8.

3. La Presidenza Nazarbaev tra «modello singaporese» e necessità di una cultura delle istituzioni

Le caratteristiche della Repubblica del Kazakhstan, imperniata sulla figura carismatica del Presidente Nazarbaev, colpiscono l’osservatore esterno per la compresenza di elementi contrastanti: uno sviluppo dinamico che ambisce e raggiungere appieno i parametri occidentali, parallelamente ad un sistema interno molto attento alle particolarità nazionali e che ruota attorno a una visione propria della democrazia, della legittimità politica e dello sviluppo sociale.

In uno degli studî scientifici più documentati sulla formazione del multipartitismo, della democrazia e della competizione politica nello spazio CSI, è stata osservata la tendenza a tre tipi di soluzioni: la «tradizionalizzazione» (cioè il recupero di prassi politiche pre-sovietiche), la «periferizzazione» (la tendenza a fondare l’economia sulle risorse naturali e su dinamiche politiche interne di tipo ancora sovietico), e la «globalizzazione» (l’integrazione nel sistema internazionale sul piano economico e politico)9. Secondo gli autori di tale studio, «all’inizio del XXI secolo, la vita politica in Kazakhstan si presenta come un complesso intreccio dei residui delle tradizioni nazionali di epoca pre-sovietica e sovietica con i primi frutti delle riforme democratiche: pubblicamente, le autorità si impegnano ad adeguarsi gli standard occidentali, ma nei fatti resta forte il ruolo di norme e tradizioni nazionali»10.

Questi elementi specifici del contesto kazako palesano interessanti analogie con uno Stato dell’Asia meridionale che ha perseguito una via affatto peculiare per il proprio sviluppo: la Repubblica di Singapore, che Nazarbaev non a caso ha menzionato in un’allocuzione prima delle elezioni come esempio ben riuscito di modernizzazione senza occidentalizzazione11. Nel giro di quattro decenni, questo piccolo Stato insulare è divenuto il quarto centro finanziario del mondo dopo New York, Londra e Tokyo, vanta uno dei porti più trafficati al mondo ed è universalmente riconosciuto come uno degli hub più efficienti nel settore della logistica. Al contempo, non sono mai mancate le critiche verso la gestione autoritaria del Presidente Lee Kuan Yew, recentemente scomparso, che per parte sua ha sempre rivendicato la centralità dei «valori asiatici» (paternalismo, rispetto delle tradizioni, preminenza del collettivo sull’individuo) come architrave dell’equilibrio interno di Singapore e precondizione stessa dei suoi successi economici12.

Con le dovute differenze geopolitiche ed etno-culturali, tra Kazakhstan e Singapore esistono in effetti diversi punti di contatto. In primo luogo, entrambi i Paesi hanno raggiunto un’indipendenza in modo non indolore (a Singapore, per la mancata unione con la Malesia negli anni Sessanta, fortemente voluta da Lee Kuan Yew; in Kazakhstan, per la tenace resistenza a voler conservare fino all’ultimo l’Unione Sovietica). Inoltre, si tratta in entrambi i casi di due realtà fortemente multirazziali e pluriconfessionali, che hanno fatto della tolleranza e dell’armonia inter-etnica uno dei punti nodali nella creazione di un’identità civica. Infine, naturalmente, vi è la presenza forte di una personalità carismatica che domina la scena politica.

Il «modello singaporese» è un termine di raffronto senz\’altro fecondo, ma non esaustivo per la comprensione del contesto kazako. Nell’auto-rappresentazione che Nazarbaev ha forgiato per il Kazakhstan, quest’ultimo ambisce infatti ad essere il Paese «euro-asiatico» per eccellenza: intendendo con ciò – a differenza di quanto affermano la teoria degli Asian values o lo stesso eurasismo russo – lo Stato cerniera che lega l’Europa e l’Asia e che per ciò stesso non rivendica l\’autonomia da essi, ma al contrario cerca di collegarli geopoliticamente e di assumere sul piano politico-culturale il meglio da entrambi.

Negli ultimi anni, un’attenzione particolare è stata riservata ai progetti di lungo periodo: dapprima la «Strategia Kazakhstan-2030», quindi la «Strategia Kazakhstan-2050»; infine, ma non meno importante, il programma «Nurly Zhol-La via verso il futuro». Queste ambiziose iniziative sembrano indicare la volontà di Nazarbaev di pensare uno sviluppo del Paese che vada al di là della propria persona: ed è proprio su questo terreno che si giocherà il destino del prossimo mandato presidenziale. La «via verso il futuro» del Kazakhstan è obbligata a passare per la formazione di una cultura delle istituzioni di tipo europeo, dove la continuità sia cioè garantita proprio da meccanismi di ricambio della classe dirigente in base a regole condivise e al principio del rule of law.

NOTE:

DARIO CITATI è Direttore del Programma di ricerca «Eurasia» dell’IsAG, in rappresentanza del quale ha lavorato ad Astana dal 24 al 29 aprile 2015 in qualità di analista accreditato per seguire le elezioni presidenziali in Kazakhstan.


1. OSCE-ODHIR, Elections Observation Mission, Republic of Kazakhstan – Early Presidential Elections, 26 April 2015, p. 2 e 1.
2. Dichiarazione raccolta dall’A. nella conferenza stampa del 27 aprile.
3. Cfr. supra.
4. Cfr. supra.
5. Life in Kazakhstan, p. 1 e 111.
6. Vice-Ministr: Kazachstan isključaet vvedenie edinoj valjuty v EAÊS.
7. Konstitucija Respubliki Kazachstan.
8. Vse členy pravitelstva Kazachstana sochranili svoi posty.
9. S. M. ELISEEV, I. Ž. ISKAKOV, I. L. KINSERSKAJA, Političeskaja konkurencija i partii na postsovetskom prostranstve: sravnitel’nyj analiz političeskich transformacij v Rossii i Kazachstane, Sankt-Peterburg 2011, p. 144.
10. Ivi, p. 218.
11. Nazarbaev: Kazachstan sam sozdaët svoju političeskuju model’.
12. Per approfondire il tema, si veda F. MONCERI, Altre globalizzazioni. Universalismo liberal e valori asiatici, Soveria Mannelli 2002.


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