Tunisia dalla dittatura alla democrazia: il convegno in Sapienza Tunisia dalla dittatura alla democrazia: il convegno in Sapienza
Venerdì 8 maggio si è svolto presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma il convegno Tunisia: dalla dittatura... Tunisia dalla dittatura alla democrazia: il convegno in Sapienza

Venerdì 8 maggio si è svolto presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma il convegno Tunisia: dalla dittatura alla democrazia, nel più ampio quadro didattico della serie degli \”Incontri con la Diplomazia\” promossa dall\’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) col Master in Geopolitica e Sicurezza Globale della Sapienza.

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I lavori sono stati aperti dalla presentazione del Prof. Gianfranco Lizza, Coordinatore del Master nonché moderatore del convegno. Questi ha delineato l’attuale delicatezza della situazione tunisina, a causa delle ripercussioni dei recenti disordini interni che hanno indebolito il paese e della forte instabilità regionale, della Libia in particolare, che si riflette a cascata in tutta l’area mediterranea. I molteplici rischi che aleggiano su una siffatta realtà nordafricana impongono un ripensamento della strategia mediterranea da parte dell’Europa.

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Il convegno ha avuto, poi, il piacere di avere tra i propri intervenuti S.E. Naceur Mestiri, Ambasciatore in Italia della Tunisia, il quale ha ripercorso le tappe fondamentali dello sviluppo ed articolazione della nazione tunisina a partire dall’indipendenza del paese. Individuando le linee guida del progetto nazionale avanzato già nel periodo del regime autoritario, volto al superamento dell’analfabetismo e della povertà con Bourguiba prima, ed alla modernizzazione nel settore economico con Ben Alì poi, la Tunisia è rimasta compatta di fronte alla nuova sfida presentata dal processo di transizione democratica e dai disordini dovuti al contesto regionale, attraverso una netta presa di posizione da parte dell’opinione pubblica in occasione dell’attentato dello scorso marzo.

Il Prof. Lizza ha avanzato una serie di riflessioni partendo dalle singolarità del paese. Per quanto la Tunisia condivida notevoli caratteristiche con i paesi limitrofi, presenta un discreto numero di attributi del tutto peculiari. Conta una popolazione molto giovane, nonché etnicamente omogenea, in una porzione di territorio abbastanza limitata. Gode, inoltre, di un sistema economico liberalizzato ed un ceto medio la cui educazione riflette la forte influenza europea. Spicca, in questo senso, la relazione privilegiata con la Francia, per retaggio storico ed educativo, nonché con l’Italia per i forti interessi commerciali e l’assoluta vicinanza geografica.

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La Prof.ssa Leila El Houssi, docente di Storia del Medio Oriente all’Università di Firenze, ha individuato come chiave di volta del successo dell’attuale costruzione del regime democratico nel carattere transculturale del paese. Meta di una sostenuta emigrazione, soprattutto italiana, nel periodo antecedente all’indipendenza, la Tunisia ha una lunga tradizione di convivenza interconfessionale e di equilibrio tra laicità e Islam all’interno delle istituzioni dello Stato. L’altro fattore di rilievo si rinviene nell’eccezionalità tunisina rispetto ai paesi limitrofi in quanto lavora attivamente al processo di costruzione nazionale, fenomeno riscontrabile già a partire dal XIX secolo durante la reggenza di Tunisi.

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Il Dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), ha evidenziato quali sono le sfide e le difficoltà che si prospettano per il paese. Andando ad enucleare quali sono i principali punti di debolezza, certamente il forte tasso di disoccupazione che è seguito alla massiccia opera di privatizzazioni degli anni Novanta in un paese ove più del 50% della popolazione è al di sotto dei 25 anni, ha un notevole impatto negativo, a dispetto di un PIL in crescita. In secondo luogo, il divario socio-economico tra aree costiere urbane e zone rurali per lo più concentrate nell’entroterra al confine con l’Algeria e la Libia, lasciando che si sviluppi una ampia rete di commerci informali nelle zone di confine. Bisogna, tuttavia, considerare come un fattore fortemente positivo l’articolazione della società civile attraverso i corpi intermedi, radicati all’interno della cultura politica tunisina: l’attivismo dei sindacati ha, infatti, contribuito alla mediazione con le forze politiche nel corso del 2013, evitando che gli attriti tra opposizione laica e il partito islamista al Governo sfociassero in lotte intestine. La Tunisia gode, inoltre, di una competitività economica superiore a quella italiana, dando un forte impulso alla normalizzazione dei propri rapporti all’estero.

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I lavori si sono conclusi col dibattito col pubblico. Primo a intervenire il Prof. Domenico Rizzuti, Presidente del Forum Italo-Tunisino per la Cittadinanza Mediterranea, il quale ha evidenziato la necessità di riportare l’attenzione sul Mediterraneo attraverso l’apertura di un forum permanente entro il quale poter discutere problematiche condivise, e come la creazione di progetti di mobilità a favore degli studenti verso i paesi rivieraschi avrebbe il pregio di modificare l’attuale posizione del bacino, divenendo un ponte effettivo tra l’Europa ed il Nord Africa. Antonio Perna, docente di Sociologia Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina e attuale Assessore alla Cultura nella Giunta Accorinti al Comune di Messina, ha ribadito l’importanza di un maggiore coinvolgimento del settore produttivo nelle attività di partenariato, in particolare nei settori agricolo e alimentare, attraverso forme di cooperazione rafforzata volte ad una maggiore competitività internazionale dei prodotti dell’area. Sono intervenuti anche il Prof. Francesco Franci e lo studioso di Islam Glauco D\’Agostino.

(Testo di Sara Fusi, foto di Giorgia Licitra e Anastasia Latini)



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