Primo Ministro del Québec in missione a Roma: l’allocuzione alla Camera dei Deputati Primo Ministro del Québec in missione a Roma: l’allocuzione alla Camera dei Deputati
Il 27 maggio 2015 il Primo Ministro del Québec, Philippe Couillard, in missione a Roma, ha visitato Palazzo Montecitorio, dove ha tenuto una conferenza... Primo Ministro del Québec in missione a Roma: l’allocuzione alla Camera dei Deputati

Il 27 maggio 2015 il Primo Ministro del Québec, Philippe Couillard, in missione a Roma, ha visitato Palazzo Montecitorio, dove ha tenuto una conferenza organizzata dalla Camera dei Deputati, dalla Delegazione del Québec a Roma e dall\’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG). Di seguito il testo del suo intervento.

 
Illustri invitati, cari amici,

Sono onorato di rivolgermi a Voi in quest’aula, cuore della democrazia italiana, in quest’anno in cui il Québec celebra il cinquantesimo anniversario della sua presenza istituzionale in Italia.

Con una superficie di circa 1,7 milioni di chilometri quadri, il Québec è sicuramente caratterizzato da una geografia diversificata. Tuttavia ha anche una ricca storia. La fondazione di Québec nel 1608 segna la creazione del più antico insediamento permanente francese in America. Le nostre prime alleanze vennero stabilite con le Prime Nazioni, ancora assai presenti da noi.

In conseguenza della guerra dei 7 anni, della conquista di Québec e del Trattato di Parigi, nel 1763 la Nuova Francia verrà integrata all’Impero Britannico. In special modo, è proprio a questa nuova relazione che il Québec deve la sua tradizione parlamentare. Fondato nel 1791, il Parlamento quebecchese è di poco più giovane del Congresso statunitense e più contemporaneo rispetto all’Assemblea Nazionale francese. In seguito la lotta si rese necessaria per dare a questo Parlamento un carattere veramente rappresentativo e responsabile. Questo si è verificato nella metà del XIX° secolo, alcuni anni dopo una rivolta armata ancora assai presente nella nostra memoria collettiva. Nello stesso periodo, per citare lo storico Eric Hobsbawm, l’Europa si trovava nell’«era delle rivoluzioni». Per l’Italia, questo fu il periodo della sua unificazione, attesa da così tanto tempo.

Col passare del tempo, i Quebecchesi si sarebbero riappropriati dell’utilizzo pubblico della loro lingua. Avrebbero, progressivamente, preso il controllo dell’economia e fatto crescere una cultura distinta. Si sarebbero dati uno Stato, grandi istituzioni e avrebbero istituito rapporti diretti col mondo esterno.

Insomma, la tenacia delle generazioni che ci hanno preceduto ha fatto del Québec una nazione fiorente e fiera della propria identità, pur facendo parte della federazione canadese. Il Québec, con i suoi 8,2 milioni di abitanti, è l’unico Stato a maggioranza francofona in America. Sempre forte e fiero del suo carattere distinto, aperto ed accogliente, risolutamente rivolto verso il futuro, conscio della sua responsabilità unica che va molto al di là dell’amministrazione corrente della cosa pubblica: il dovere essenziale di garantire, non solo la stabilità, ma anche la crescita, la promozione di quelle caratteristiche che lo contraddistinguono.

Nel frattempo, nessun paese, ad eccezione della Francia, dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, avrebbe esercitato così tanta influenza sul pensiero politico e alimentato i nostri grandi dibattiti ideologici quanto l’Italia. La Chiesa cattolica per lungo tempo sarà al centro della vita sociale e, nell’immaginario quebechese, la città di riferimento non sarà Parigi o Londra o New York, bensì Roma. Un aneddoto storico interesserà, io credo, questa platea. Nel periodo dell’unificazione italiana, un reggimento di zuavi pontifici venne reclutato da noi in Québec per difendere lo Stato del Vaticano; 388 nostri uomini attraversarono l’Oceano Atlantico. Ci furono alcuni lievi feriti, ma nessuna vittima in combattimento. In seguito, sarà come alleati di fatto (dal 1914 al 1918) o di ideali (contro il fascismo e il nazismo dal 1939 al 1945), che combattemmo fianco a fianco sui campi di battaglia durante i due conflitti mondiali del XX° secolo.

Gli anni ’60 segnano una rivoluzione sociale, culturale e politica che, anche se qualificata come «tranquilla», non si rivela meno importante. È la nascita dello Stato quebecchese moderno. Uno Stato di cui si constata molto presto che non può esercitare pienamente le proprie responsabilità senza assumerle anche a livello internazionale. Inoltre, in un’epoca in cui c’è molto da fare, la costruzione dello Stato deve appoggiarsi, in parte, ad una competenza proveniente dall’estero.

Nel 1965, il vice Primo Ministro e Ministro dell’Istruzione del Québec, Paul Gérin-Lajoie, firma le prime intese formali con la Francia e l’Italia. Nello stesso anno, pronuncia un discorso in cui espone le idee su cui si baserà l’azione internazionale del Québec, vale a dire che in Canada le competenze interne di una provincia si estendono a livello internazionale.

Ricordo che in virtù dell’Atto costituzionale del 1867, il Québec ha competenza, esclusiva o condivisa, in settori come la salute, l’istruzione, la giustizia, l’ambiente, le risorse naturali o l’immigrazione. Il principio definito allora da Paul Gérin-Lajoie è forte e semplice al tempo stesso: quello che è di nostra competenza a casa nostra lo è anche a livello internazionale. Proprio questo principio ha portato all’istituzione di una solida rete di rappresentanza internazionale, a un’intesa sul reciproco riconoscimento delle competenze con la Francia e a una presenza oggi affermata nelle sfide planetarie come la lotta contro i cambiamenti climatici.

In questo contesto, il Primo Ministro Jean Lesage inaugura un Ufficio in Italia; questo segna l’inizio di un rapporto continuo. La scelta dell’Italia in origine viene determinata dal potenziale economico e dalle affinità culturali.

Tuttavia in breve tempo i nostri legami si diversificarono, in particolare sul piano politico, parlamentare, universitario, scientifico, culturale, economico o turistico.

In Québec esiste anche una numerosa comunità italiana, che fa da trait d’union tra le nostre due società ed è coinvolta in tutti gli aspetti della vita quebecchese. Forte di 300 000 membri, questa esercita una leadership politica ed economica. Vorrei anche sottolineare che nel nostro Parlamento siedono al momento due deputati della comunità italiana, l’On. Filomena Rotiroti e l’On. Rita de Santis.

Meccanismo di coordinamento dei nostri scambi e luogo di riflessione, la Sottocommissione mista di cooperazione Québec-Italia, raro caso di strumento formale di cooperazione che lega il Québec a un governo centrale, favorisce gli scambi nei settori dell’istruzione e della cultura. Questa permette la condivisione delle competenze scientifiche, l’istituzione di progetti congiunti di ricerca, la mobilità dei nostri ricercatori, di partenariati di ricerca, di trasferimenti di tecnologie.

I progressi ottenuti nei settori dell’aereonautica, dei materiali avanzati, delle scienze della vita e della biotecnologia hanno generato l’ottenimento di brevetti e la pubblicazione di articoli congiunti.

Il Centro interuniversitario di studi quebecchesi è il solo centro di questo tipo al di fuori del Québec; riunisce nove università – Bari, Bologna, Firenze, Genova, L’Aquila, Roma internazionale, Torino, Trento e Venezia – che formano una rete importante di specialisti sul Québec.

Che si tratti di arti della scena, cinema, arti visive, museologia, musica, arti circensi o arti digitali, si contano ogni anno circa 400 attività culturali quebecchesi tenute in più di una decina di città italiane. Il Québec ha l’onore di partecipare ad eventi prestigiosi come la Biennale di Venezia, il Festival RomaEuropa e il Festival MilanOltre.

Vorrei dirvi fino a che punto siamo fieri che una superpotenza delle arti, patria di Dante, Michelangelo, Verdi e Fellini, abbia manifestato fin dagli anni sessanta un grande interesse per la cultura quebecchese.

Dal 1998 e frutto di una sostenuta collaborazione fra istituzioni e diffusori dell’Italia e del Québec, la Biennale Orizzonte Québec valorizza le espressioni artistiche e culturali più significative del Québec.

Abbiamo stabilito rapporti con grandi istituzioni e importanti festival, alcuni dei quali daranno un’importanza particolare alla creatività quebecchese per sottolineare il 50° anniversario della presenza istituzionale del Québec.

In Québec abbiamo anche potuto realizzare due importanti mostre grazie ai prestiti di opere provenienti da una cinquantina di musei e istituzioni italiane.

Uno Studio del Québec a Roma accoglie ogni anno due borsisti quebecchesi, che vengono a nutrirsi delle ispirazioni di questa città. In qualche modo si tratta della nostra Villa Medici.

Inoltre, il Québec e l’Italia condividono questo interesse per la diffusione delle loro lingue, come viene testimoniato dalla Settimana della Lingua italiana nel mondo e dalle Giornate della Francofonia in Italia.

Più in generale, i nostri legami culturali sono fondati su evidenti affinità, come dimostrato dal notevole successo in Italia della pièce \”Le Cognate\” di Michel Tremblay.

Infine, i nostri rapporti culturali, per quanto ricchi, sono rimasti all’insegna della disponibilità, dall’assenza di obblighi o riserve e questo, da una parte come dall’altra.

Alcune voci si sono levate per dire che il Québec deve puntare su quella che è la sua forza: la creatività. Si tratta di una delle nostre forze intangibili. Non ci si stupirà del fatto che questa creatività si esprime anche sul piano economico.

Un ricco ambiente culturale, universitario e scientifico fa del Québec un polo innovativo favorevole allo sviluppo di industrie a forte contenuto tecnologico: quella aerospaziale, le tecnologie mediche, quelle dell’informazione e delle comunicazioni, passando per le tecnologie pulite e per un ecosistema di divertimento digitale.

Il Québec ritiene importante stringere ulteriormente i suoi legami con un’Italia che sa far sposare il sapere, la tradizione, l’apertura, la creazione, l’innovazione, la qualità. I nostri tessuti industriali sono simili: grandi società fiancheggiano piccole e medie imprese innovative nella fabbricazione di prodotti che richiedono un’alta qualità di design e ingegneria.

E come l’Italia, il Québec ha una manodopera ben formata e una cultura innovativa molto radicata.

L’Italia ha quasi sempre figurato fra i primi dieci partner economici del Québec, cosa di cui andiamo fieri, poiché il marchio Made in Italy è sinonimo di prestigio e qualità eccezionale.

Si contano ben 44 società italiane insediate in Canada la cui sede sociale si trova in Québec, e una trentina di compagnie quebecchesi in Italia. Gli scambi di beni ammontano a qualcosa come 2 miliardi di dollari ogni anno.

Inoltre abbiamo dato vita a partenariati strategici con alcune regioni, come la Lombardia, con la quale il Québec partecipa ad un Partenariato di collaborazione industriale e tecnologica. Molte nostre imprese partecipano alle numerose grandi fiere di Milano.

Possiamo e vogliamo spingerci oltre, in particolare quando entrerà in vigore l’Accordo economico e commerciale globale fra il Canada e l’Unione europea, del quale il Québec è, fin dall’inizio, un ardente promotore.

Il Québec punta anche su due progetti di grandissima entità: Il Plan Nord e la Strategia marittima.

Il Plan Nord integra lo sviluppo minerario, energetico, forestale, bioalimentare e turistico di un territorio di 1,2 milioni di chilometri quadri, cioè quattro volte l’Italia.

Il Nord inoltre è un formidabile oggetto di ricerche che richiedono una collaborazione internazionale e il nostro nuovo Istituto nordico riunisce gruppi di ricerca specializzati in scienze sociali, naturali, mediche e ingegneria.

Infine, il Plan Nord si basa sull’ascolto, il rispetto, l’apertura, lo scambio e la solidarietà. Non potrebbe esistere al di fuori di un partenariato con le comunità che vivono sul territorio, incluse quelle autoctone, e del rispetto delle priorità di sviluppo che si sono date.

Il mio governo molto presto renderà pubblica anche una Strategia marittima, vale a dire un approccio integrato dell’attività economica legata al mare.

Questa strategia ci farà trarre maggior profitto da un commercio mondiale che non potrebbe esistere senza il trasporto marittimo. La Strategia marittima coincide con la volontà degli Stati americani dei Grandi Laghi, la cui Via marittima costituisce la porta di entrata, di posizionarsi come la principale via di accesso dell’Europa verso il Nord America.

La Strategia propone di istituire poli logistici per migliorare i legami intermodali fra il porto di Montréal, gli aeroporti, le reti ferroviarie e quella stradale quebecchese. Avranno anche l’effetto di dare il via ad investimenti nella trasformazione manifatturiera e nello sviluppo di servizi a valore aggiunto.

Ci sembra vantaggioso avvicinare i luoghi di produzione di siti d’instradamento e accoglienza.

La firma dell’Accordo economico e commerciale globale fra il Canada e l’Unione Europea, insieme all’Accordo di libero scambio nordamericano, permetterà al Québec di collocarsi come uno dei poli logistici principali delle attività di import-export fra l’Europa e l’America.

D’altronde il San Lorenzo e tutta la zona marittima quebecchese offrono siti di eccezionale bellezza, che li rendono destinazioni turistiche di grande richiamo.

Sarei infine negligente se non parlassi di quella che a miei occhi è la sfida più grande della comunità internazionale. La 21a Conferenza delle Parti sul clima, che si terrà a Parigi, è un’occasione che non possiamo mancare.

Il Québec, quarto produttore mondiale di energia idroelettrica, produce la sua elettricità con il 98% di fonti rinnovabili. Nel 2012 abbiamo raggiunto – e superato – gli obiettivi del protocollo di Kyoto. Abbiamo istituito un mercato del carbonio con la California e a breve ci faremo carico di impegni ambiziosi fino ad oltre il 2020 per la riduzione dei gas serra. Dopo il recente annuncio della provincia dell’Ontario che si unirà a questo mercato, è importante sapere che la maggioranza della popolazione canadese vive (o vivrà presto) in uno Stato che partecipa a uno scambio dei diritti di emissione, fissando limiti rigidi alle emissioni di gas serra. Se aggiungiamo la Columbia Britannica, la quale si è dotata di una tassa sul carbonio, possiamo dire che più del 70% dei Canadesi abitano in una provincia che ha scelto di fissare un prezzo per il carbonio, come viene raccomandato da un largo consenso internazionale, con le Nazioni Unite in prima fila. Da noi, il 100% dei prodotti di vendita dei diritti di emissione sono destinati a un Fondo verde che permette di avviare nuove iniziative in settori come il trasporto collettivo o l’elettrificazione dei mezzi di trasporto. In questa lotta, siamo intenzionati a far valere il ruolo degli Stati federati e delle regioni. Il «Climate Group», emanazione dell’ONU, è una delle espressioni di questo ruolo che va sempre di più affermandosi, del semplice fatto che la maggioranza delle conseguenze dei cambiamenti climatici, o delle leve di azione che permettano di combatterli, si ritrovano spesso a questo livello di giurisdizione. Con i Paesi Baschi in Spagna e lo Stato dell’Australia del Sud, il Québec assume la copresidenza del gruppo degli Stati e regioni costituitosi in seno a questo organismo.

Signore, Signori,

I prossimi anni saranno molto attivi sul piano delle relazioni tra l’Italia e il Québec. Il Québec, in uno spirito di convivialità e amicizia, ha intenzione di moltiplicare gli scambi e consolidare i partenariati con questa Italia della creatività che tanto apprezziamo, capace di innovazione e di adattamento alle sfide contemporanee.

Un Paese unico dal passato immenso e saldamente ancorato a questo nuovo secolo. Un Paese magnifico che noi ammiriamo ed amiamo.

Voglio infine sottolineare l’apporto della Delegazione del Québec a Roma e del suo personale, diretto dalla Dott.ssa Daniela Renosto, la quale da più di venti anni contribuisce a far conoscere qui il Québec con un’energia ed una competenza eccezionali, che ella trae sicuramente dal suo grande attaccamento sia al Québec sia all’Italia.

Vi ringrazio per l’attenzione.



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