L’Associazione di Amicizia Italia-Brasile, cogliendo l’occasione di alcuni incontri istituzionali previsti, in questo periodo, nell’agenda italiana dell’ex Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da...

L’Associazione di Amicizia Italia-Brasile, cogliendo l’occasione di alcuni incontri istituzionali previsti, in questo periodo, nell’agenda italiana dell’ex Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, lo ha invitato ad una Conferenza che si è svolta la mattina di domenica 7 giugno in Campidoglio, nell’Aula Giulio Cesare. Ad accogliere Lula ed il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva, appena confermato nel suo incarico, c’erano l’On. Fabio Porta ed il Sindaco di Roma Ignazio Marino, oltre ad un parterre di diplomatici, tra i quali l’Ambasciatore del Brasile in Italia S.E. Ricardo Neiva Tavares, di addetti ai lavori, tra i quali Donato Di Santo ex Sottosegretario agli esteri con delega per l’America Latina del Governo Prodi, ed il Professor Domenico De Masi sociologo ed esperto di Brasile, e di numerosi giornalisti.

L’incontro dal titolo “Partecipar para mudar: empenho civil contra a pobreza e a desigualdade” si è aperto coi saluti del Sindaco che si è congratulato con Lula sostenendo che il suo esempio ci dimostra come si possa fare molto col nostro impegno quotidiano, che molto dipende da noi, che con la nostra volontà si possono cambiare le cose ed eliminare la sofferenza dal nostro pianeta. Poi Marino cita Robert Kennedy che, in un discorso del 1968, diceva che “..non troveremo mai un fine per la nazione nell’accumulare i beni terreni: il PIL comprende anche l’inquinamento, la vendita di sigarette e di armi nucleari, ma non tiene conto delle nostre famiglie, della bellezza della natura, della conoscenza, della saggezza e del nostro coraggio, non misura, cioè, ciò per cui la vita vale la pena di essere vissuta”. Anche Papa Francesco viene citato da Marino che riporta un passaggio del discorso fatto all’apertura dell’Expo 2015 di Milano dove sostiene che bisogna “..smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano impatto su chi, vicino o lontano, soffre la fame”. Poi il primo cittadino della capitale afferma che dobbiamo essere la generazione fame zero – come dice Lula – che l’accesso alle risorse del pianeta deve essere consentito a tutti, inserendo questo obiettivo nelle agende politiche, impegnandosi a servire i poveri e non a servirsi dei poveri. In chiusura del suo intervento ringrazia Lula per la forza e la determinazione con cui ha ottenuto risultati straordinari per la crescita del suo paese, e per il suo contributo pacifico ma rivoluzionario. Infine, consegna al Presidente emerito la lupa capitolina.

A seguire interviene il Direttore Generale della FAO che ringrazia la città di Roma per l’ospitalità offerta alla sua Organizzazione da 70 anni, che compirà quest’anno e che saranno festeggiati in una cerimonia in cui sarà invitato anche il Comune di Roma. José Graziano da Silva sostiene che la guerra contro la fame non ha l’obiettivo di uccidere nessuno, ma di salvare tutti. E ricorda come nacque il Programma “Fame zero”: erano gli anni ’90 ed il PT vinse le elezioni comunali cominciando a proporre questo Programma nelle città medio-grandi nelle quali si era imposto. Oggi il Programma è uscito dai confini del Brasile e, attraverso la FAO, viene promosso nella cooperazione sud-sud, attuandolo velocemente perché chi ha fame ha fretta di mangiare. Da Silva ha, poi, evidenziato come quest’anno il numero di persone che soffrono la fame nel mondo è sceso al di sotto degli 800 milioni, anche se ha ammetto che c’è ancora molto da fare.

Subito dopo prende la parola l’On. Fabio Porta sostenendo che Lula ha dimostrato che nessun sogno è precluso a chi ha un grande progetto da realizzare; che cambiare il mondo è sempre possibile se siamo in grado di guardarlo con gli occhi dei più deboli. Poi ricorda come negli anni ha seguito la carriera politica del Presidente emerito, iniziata da un piccolo centro del sertão brasiliano per arrivare ad occupare la carica più importante del Brasile. Ricordando che in Brasile c’è il maggior numero di oriundi italiani del mondo (oltre 35 milioni), dà il benvenuto a Lula e lo ringrazia per aver mantenuto intatta l’amicizia nei confronti dell’Italia.

La parola passa all’ex Presidente che ringrazia l’Italia per la solidarietà dimostratagli negli anni da tanti amici e compagni, a partire dal suo primo viaggio nel 1965, cui hanno fatto seguito tanti altri incontri nel nostro paese dove è venuto per avere solidarietà ed altrettanti di amici in Brasile per sostenerlo. Lula mette in risalto come la rapida interconnettività dei mezzi di comunicazione moderni consente di far conoscere le problematiche dei vari paesi in tutto il mondo, anche nei paesi più lontani e meno potenti. Lo sviluppo del mondo, allora, dipende da una vera cultura di solidarietà nel pianeta. Dice, il Presidente, di voler mandare un messaggio ai giovani: sostiene che il loro contributo è fondamentale perché la comunità si liberi dall’egoismo. Poi spiega che il successo dei vari Programmi sociali realizzati dai Governi a guida PT e lo sviluppo che, con essi, il paese ha avuto sono frutto della partecipazione diretta, attiva ed entusiasta della comunità civile. Ricorda, Lula, che quando è stato eletto Presidente del Brasile la prima volta 50 milioni di brasiliani – cioè 1/3 della popolazione – vivevano sotto la soglia di povertà, con meno di 1 $ al giorno e la maggioranza di loro era nera. Oggi 36 milioni sono fuori dalla povertà; 42 milioni hanno avuto accesso alla classe media; sono stati creati 11 milioni di nuovi posti di lavoro, portando all’8% il tasso di disoccupazione (il più basso nella storia del paese); gli studenti universitari sono passati da 3,5 a 7 milioni, con la costruzione di 18 nuove Università e 748 Campus Universitari; 8 milioni di persone hanno imparato un mestiere; c’è stato l’aumento dei salari minimi e la democratizzazione dell’accesso al credito. L’obiettivo principale dei suoi Governi era rivolto ai poveri, attraverso l’inclusione sociale, che è stata costruita collettivamente. Al riguardo Lula dice di aver prestato ascolto a tutti i settori della società, per coinvolgerli indistintamente in questo processo: in particolare gli tornano in mente gli oltre 70.000 chilometri percorsi su tutto il territorio nazionale, da nord a sud, per sentire le istanze di tutti; un viaggio immenso nel cuore del Brasile, facendo leva su chi aveva i sentimenti e gli strumenti migliori per attuare un progetto politico condiviso ed utile a tutta la popolazione. Questi risultati non sarebbero stati ottenuti senza un forte impegno civile che ha contribuito a rafforzare la democrazia in Brasile. Non si può costruire una società migliore e più giusta – secondo Lula – se non con un modo nuovo di fare politica. La mobilitazione dei movimenti e della società civile è essenziale per eliminare i privilegi e sconfiggere una società diseguale. La c.d. democrazia partecipativa serve ad eliminare il rischio dell’autoreferenzialità della politica, che porta a commettere molti errori; essa ha consentito di discutere del destino del Brasile, per la prima volta nella sua storia, di concerto con la gente comune. La sfida straordinaria che abbiamo davanti oggi, per il Presidente emerito, è di non permettere che la società e, soprattutto, i giovani si allontanino dalla politica, perché fuori dalla politica difficilmente si potrà cambiare il loro destino. Racconta, poi, dei suoi esordi come sindacalista quando, durante uno sciopero nel 1968 a San Paolo, disse che non gli piacevano i politici né quelli ai quali piacevano i politici. Commenta di essere stato un estremista e di pensarla diversamente adesso; di aver capito che parlava in quel modo soltanto per la propria ignoranza. Quel che riscontra nei giovani di oggi, che leggano i giornali, o guardino la tv, o siano connessi alla rete, è che per loro non esiste un politico buono, che non vogliono saperne di politica e che se ne allontanano volentieri. Chi può dire, invece, che quel politico buono e competente che i giovani desiderano non sia proprio uno di loro, che, però, sta lì, prostrato sul divano? Lula, a questo punto, esorta i giovani a partecipare alla politica, ad essere parte attiva nel mondo, a dire la propria. Un giovane, secondo lui, non ha diritto ad avvilirsi, anche se le persone intorno a lui lo sono, lui non deve. L’intervento si chiude con una riflessione su ciò che sta accadendo in Europa: il disfacimento, dovuto alla crisi economica, delle ricchezze e dello stato sociale conquistati nel secolo scorso dai nostri padri. L’Italia, che è il paese più solidale che Lula abbia conosciuto, non può retrocedere ed i suoi giovani devono combattere per non perdere queste importantissime conquiste che né in America Latina né in Africa sono state ancora ottenute. Non c’è niente di meglio che le persone socializzino, condividano i loro bisogni e li reclamino.

NOTE:

Simona Bottoni è ricercatrice associata del programma di ricerca "America Latina" dell'IsAG.


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