Ruolo e prospettive del “Nuovo Giappone” in Asia-Pacifico: il convegno del 25 maggio Ruolo e prospettive del “Nuovo Giappone” in Asia-Pacifico: il convegno del 25 maggio
Si è svolto a Roma, il 25 maggio 2015, presso l’Istituto Giapponese di Cultura, il Convegno Ruolo e prospettive del nuovo Giappone in Asia-Pacifico,... Ruolo e prospettive del “Nuovo Giappone” in Asia-Pacifico: il convegno del 25 maggio

Si è svolto a Roma, il 25 maggio 2015, presso l’Istituto Giapponese di Cultura, il Convegno Ruolo e prospettive del nuovo Giappone in Asia-Pacifico, organizzato da IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie), Istituto Giapponese di Cultura e Ambasciata del Giappone in Italia, volto ad analizzare il contributo del Giappone alla pace, alla sicurezza e alla stabilità in Asia e, di conseguenza, i motivi che spingono il governo Abe alla revisione dell’art. 9 della Costituzione.

I saluti introduttivi sono stati pronunciati dal Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura Fumio Matsunaga e dal Presidente IsAG Tiberio Graziani. La ricercatrice IsAG Valentina Gullo ha aperto il convegno illustrando i contenuti del suo Report Il rilancio del Giappone: tra Abenomics e contributo proattivo alla pace, scritto appositamente per IsAG in occasione di questo convegno. La moderazione è stata affidata al giornalista e autore televisivo Marco Vignudelli.

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Successivamente a prendere la parola è stato l’Ambasciatore del Giappone in Italia Kazuyoshi Umemoto il quale ha inteso spiegare in che modo, secondo il punto di vista giapponese, stiano cambiando gli equilibri nell’area.
Finchè è esistita la Guerra Fredda c’è stato equilibrio, seppur del terrore. Successivamente tutto si è fatto più complesso per i cambiamenti di forza nel panorama mondiale. Nei prossimi decenni l’instabilità caratterizzerà ancora il mondo a causa di turbolenze che si ripetono nel corso di tanti decenni. L’Asia Orientale, a settanta anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, sta vivendo un periodo di cambiamento ed in questo senso un fattore cruciale è la relativa diminuzione della potenza degli USA nell’area; la tendenza è divenuta multipolare e tutto dipenderà da quanto le potenze riusciranno a collaborare. Negli ultimi decenni si è assistito ad una forte crescita economica che ha sua volta ha portato allo sviluppo di molte potenzialità ed a storie di successo. In questo contesto il Giappone ha assunto un ruolo di stabilizzatore ma attraverso un basso profilo ed un ruolo di sostegno economico. Questa attività si è realizzata sin dagli anni Cinquanta quando ancora si trovava ad essere esso stesso beneficiario di una politica di sostegno. La politica giapponese dei prestiti e donazioni ha interessato la Corea del Sud (1965), cosa poco nota, così come la Cina (1975) che, grazie ad una normalizzazione dei rapporti si è trovata ad essere uno dei maggiori beneficiari.

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Il perchè di queste azioni è presto detto – prosegue l’Ambasciatore – perchè il Giappone ha sempre ritenuto che la sviluppo economico di un paese è garante della politica interna dei paesi stessi ma anche della situazione internazionale. Secondo questo spirito è stata aiutata la Cina quando venne avviata la fase di riforme per la costruzione delle infrastrutture. Cosa che il Giappone vede in maniera molto positiva ed infatti, dal 2007, la Cina ha superato gli USA come suo partner commerciale e, diventato tale, non può essere considerato un rivale sebbene vi siano al momento delle disuguaglianze crescenti dovute all’aumento delle spese militari che avviene in modo non trasparente. Infatti, gli altri paesi hanno effettuato tagli alla spesa militare mentre al contrario la Cina le ha aumentate del 360%. È questo dato oggettivo a creare preoccupazione nelle nazioni vicine e non si tratta solamente di questo ma di una politica sempre più assertiva nel Mar Cinese Meridionale e Orientale. Nel primo caso, grandi lavori di consolidamento di alcuni arcipelaghi stanno creando tensione con i vicini mentre nel secondo caso vi sono state ripetute violazioni da parte di navi cinesi nelle acque giapponesi (disputa per le Senkaku-Diaoyu) con la conseguente dimostrazione di forza con uso di navi e aerei militari.
A seguito di tutto ciò si è creata una nuova percezione del contesto di sicurezza da parte dei giapponesi che si concretizza in un riordino della legislazione in materia di sicurezza e difesa ovvero nella revisione dell’art. 9 della Costituzione. È importante però – fa notare S.E. Umemoto – che questo problema non faceva parte delle esigenze nazionali fino a qualche tempo fa ed il fondamento è la Costituzione del dopoguerra. Di fronte alla distruzione si è dovuto riflettere su come organizzare le forze militari nell’ottica di una limitazione e partecipazione alle operazioni internazionali nel rapporto con gli States. Davanti a nuove esigenze, il Governo Abe ha cercato di allentare queste autolimitazioni a causa di un contesto strategico più teso ma senza cadere nell’equivoco che siano tali mutazioni a far ripensare a una modifica della legislazione sulla sicurezza, ma il dibattito ne è comunque influenzato. La revisione è di fatto un grande passo in avanti, conclude Kazuyoshi Umemoto, e molte cose sono cambiate pur rimanendo sempre salda la filosofia giapponese di un approccio pacifico.

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Terminato l’intervento dell’Ambasciatore, il Ministro Plenipotenziario Mario Vattani, rappresentante del Ministero degli Affari Esteri italiano, ha inteso per prima cosa ricordare che in un mondo globalizzato ciò che accade molto lontano ha un effetto anche per noi e per tale motivo è giusto guardare al Giappone con grande interesse; tanto più che una amicizia storica lega le due nazioni e per le quali il prossimo anno si festeggeranno 150 anni di rapporti bilaterali eccellenti. Italia e Giappone condividono gli stessi codici e linee di pensiero che li trovano vicini anche negli incontri del G7 e del G20. Il rapporto commerciale è anche questo molto forte e dinamico per un ammontare di circa 8 milioni di euro di investimenti reciproci. Il Giappone è inoltre per l’Italia anche un partner politico e nostro interlocutore principale con il quale condividere i principi della democrazia, del libero mercato e del mercato del lavoro. Ma questo secolare rapporto si lega anche alla sfera culturale. Molti non sanno che grazie all’intervento dell’Ambasciata Giapponese in Italia è stato possibile restaurare la Piramide Cestia a Roma ed inoltre il padiglione EXPO del Giappone a Milano risulta essere tra i più visitati. Ma cosa rende così speciale il rapporto tra i due? Il Ministro Vattani ricorda che sin dal lontano XVI secolo c’è sempre stato reciproco rispetto per le due specifiche identità e la politica estera italiana, in questo senso, è stata sempre estremamente lungimirante.

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Uno sguardo invece più tecnico è quello della Dottoressa Donata Dionisi dell’Agenzia ICE per il commercio estero. Dopo un generale periodo di crisi, dal 2010 il Giappone ha avuto un recupero del PIL particolarmente significativo in una crescita media del 3%. Il Giappone esporta principalmente prodotti ad alto valore tecnologico, nel settore della meccanica, dell’ottica e dei minerali mentre invece ha una forte dipendenza dall’importazione di risorse energetiche e combustibili. Per quanto attiene ai rapporti commerciali con l’Italia, particolarmente importante è il sistema moda. Tra i prodotti, l’Italia importa principalmente veicoli e contestualmente dal 2011 vi è un incremento delle esportazioni italiane che passano così dal passivo all’attivo. Sono in aumento anche i numeri delle partecipazioni giapponesi nelle aziende italiane.

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Secondo il Professor Franco Mazzei, la scelta geostrategica di Shinzo Abe è dovuta a fattori geopolitici e alle situazioni del momento poichè l’area è ricca di potenziali punti di instabilità. Ma quali sono questi fattori geopolitici? Tre obiettivi: il mantenimento dello status quo dove il ruolo fondamentale è giocato dal Giappone, gli Stati Uniti che sono un bilanciatore esterno e la Cina che vorrebbe ottenere l’egemonia sulla regione. Se il contendere è tra queste due potenze, ci sono differenze fondamentali tra Cina e Giappone. La Cina vanta un territorio immenso, può dirsi uno Stato continente, ha una sua centralità (si dice “paese del centro”) e punta all’universalismo. Dall’altra parte il Giappone è un arcipelago, è uno Stato nazione per nascita e conserva gelosamente la sua insularità e il suo particolarismo. Un atteggiamento tipico ha caratterizzato la storia del Giappone, il tropismo, ovvero un alternarsi di orientamenti. A una prima fase di nipponismo, chiusura nel suo particolarismo, si è passati a un asiatismo, apertura all’Asia e alla Cina, fino all’occidentalismo e all’apertura prima al modello europeo (1868) e poi a quello americano (1945). Ma ciò che più di tutti si riconosce all’arcipelago giapponese è la fitness ovvero la sua capacità di assorbire e reagire ai traumi; in una parola la resilienza.
Negli anni che vanno dal 1945 al 1991, il Giappone ha compiuto dei veri e propri miracoli poichè ha saputo coniugare la democrazia al pacifismo, è divenuta la seconda potenza capitalistica e ha trascinato l’Asia verso lo sviluppo, grazie anche a una nascente globalizzazione. Solamente nel 2012, la politica assertiva cinese ha costretto Abe a una revisione dell’art. 9 della costituzione e a un riposizionamento geostrategico a causa anche di una sostenibilità sociale ed economica.

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Il Professor Marco Del Bene (Università Sapienza di Roma) invece guarda al Giappone dal punto di vista della storiografia che procede attraverso un rinnovamento e la ricostruzione dell’identità culturale. Il Giappone non sarà mai un paese di secondo livello ma di prima grandezza a livello globale. Si pensa a un nuovo Giappone e ad un nuovo giapponese grazie per un cambiamento di tipo antropologico, restituendo un ruolo adeguato alla sua importanza economica e politica. Si giunge a una reinterpretazione dell’art. 9 per una Costituzione imposta dalle forze nordamericane e di stampo pacifista ma che è stata fortemente metabolizzata e mai mutata fino ad oggi. Il Giappone ha dimostrato di rinunciare alla guerra per risolvere le controversie e anche l’opinione pubblica, memore dei fatti tragici, è tendenzialmente pacifista. Ma le critiche al risveglio di un Giappone militarista passano anche per i media, per la cinematografia e la fumettistica laddove si esprime la volontà di riappropriazione e riconciliazione con il proprio passato.

In definitiva, a una analisi della situazione e del ruolo geopolitico giocato dal Giappone nell’area, secondo la lettura data dai protagonisti della nostra conferenza, nonostante la modifica delle norme di impiego delle forze armate, è comunque insostenibile l’idea che il Giappone possa divenire una reale minaccia per il quadrante poichè rimane tale il problema del rapporto con il suo passato. Elementi di geopolitica e relazioni diplomatiche si intrecciano con aspetti culturali della memoria storica con cui Abe deve necessariamente fare i conti.

(Chiara Ginesti)



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