Dall’ISIS all’emergenza migranti: le sfide mediterranee alla sicurezza nazionale italiana discusse alla Camera dei Deputati Dall’ISIS all’emergenza migranti: le sfide mediterranee alla sicurezza nazionale italiana discusse alla Camera dei Deputati
Venerdì 12 giugno si è svolto presso la Camera dei Deputati, a Palazzo San Macuto, il convegno pubblico Isis, emergenza migranti e \”Primavere\” che... Dall’ISIS all’emergenza migranti: le sfide mediterranee alla sicurezza nazionale italiana discusse alla Camera dei Deputati

Venerdì 12 giugno si è svolto presso la Camera dei Deputati, a Palazzo San Macuto, il convegno pubblico Isis, emergenza migranti e \”Primavere\” che non fioriscono. Le sfide della sicurezza mediterranea per l’Italia organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) col patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

Dopo i saluti del Presidente dell\’IsAG, Dott. Tiberio Graziani, i lavori sono iniziati con la presentazione del moderatore Dott. Giommaria Monti, giornalista e autore TV, che ha evidenziato la centralità della sicurezza mediterranea condizionata negli ultimi 6 mesi dall’arrivo di 53.000 profughi sulle nostre coste. Il piano basato sullo smistamento dei profughi è diventato ormai inaccettabile agli occhi dei Governatori del Nord. La sicurezza del Mediterraneo ha due aspetti: il terrorismo e la destabilizzazione che queste enormi masse di profughi comportano per la nostra società.

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Successivamente, è intervenuto il Dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, per presentare il Report L’Italia e le sfide mediterranee alla sicurezza: instabilità politica, terrorismo e migrazioni irregolari, appositamente realizzato per l\’occasione assieme a Chiara Ginesti e Valeria Ruggiu. Tra i punti citati dal Direttore Scalea in questa breve anticipazione: la natura più centralizzata di ISIS rispetto a al-Qaida; come i foreign fighters di ritorno pongano più problemi di destabilizzazione dei paesi musulmani che di terrorismo internazionale; come in Occidente si debbano isolare gli elementi più radicali senza emarginare le comunità islamiche; la necessità di contrastare la propaganda wahhabita, una forma estremamente rigida di Islam sunnita, che costituisce spesso la \”porta d\’ingresso\” al jihadismo insurrezionale e terrorista.

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L’On. Manlio Di Stefano, membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle, ha individuato nella strategia interventista adottata dall\’Occidente in Libia il motivo della crescente instabilità politica nel paese. Parimenti, ha accusato gli USA di aver favorito la nascita dello Stato Islamico in Siria per combattere il Presidente Assad e per limitare l\’influenza russa e iraniana sul paese. Il Deputato ha perciò insistito sulla necessità per l’Italia di sviluppare una politica estera indipendente.

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L’On. Edmondo Cirielli, membro della Commissione Esteri e Segretario dell’ Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati per Fratelli d\’Italia, ha condiviso una serie di riflessioni partendo dalla debolezza politica dell’Italia condizionata nelle sue scelte dagli Stati Uniti. Il Deputato non ha biasimato perciò gli USA, considerati in questo momento il miglior alleato possibile, bensì la scelta italiana di non investire nella difesa appaltandola a Washington.

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L\’On. Stefano Dambruoso, Questore della Camera dei Deputati di Scelta Civica, ha evidenziato la necessità di garantire la presenza di professionisti nelle commissioni di controllo sui servizi di sicurezza. Ha proseguito portando l’attenzione sulla mancanza di conferme all’esistenza di una struttura organizzata in Europa dell’ISIS. Sono state riscontrate, per ora, solo attività spontanee di reduci che non si sono integrati, nonché di persone che, animate da un ideologia \”romantica\”, combattono per scelte personali. La creazione di un ufficio investigativo per coordinare le strategie di lotta al terrorismo sarebbe un importante posso in avanti. Infine, l\’On. Dambruoso ha ribadito l’importanza di sviluppare una cultura di de-radicalizzazione seguendo gli esempi francesi e inglesi.

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L’Ammiraglio Claudio Gaudiosi, attuale Sottocapo di Stato Maggiore della Marina Militare, ha nel suo intervento individuato l’importanza del Mediterraneo come centro di gravità geopolitico dell’Italia. Lo scopo della Marina è garantire gli interessi del paese assicurando la sicurezza delle linee marittime. Queste, negli ultimi anni, sono diventate la via preferenziale non solo dell’economia ma anche della politica internazionale. Inoltre, solo il 29% del Mediterraneo non è sottoposto a rivendicazioni territoriali, motivo per cui l\’Ammiraglio individua nella presenza marittima la chiave per garantire il diritto alla libera circolazione sul mare. Affrontando il tema delle migrazioni, il Sottocapo Gaudiosi, ha specificato i compiti della missione attualmente in corso, Mare Sicuro. L’obiettivo della missione è il monitoraggio delle acque tra la Libia e la Sicilia concentrando il proprio sforzo sulla sorveglianza delle installazioni offshore e sulla raccolta di informazioni. Un ulteriore problema riguarda i cambiamenti climatici: si prevede un sollevamento del livello del Mar Mediterraneodi 2 metri entro il 2100, cosa che provocherebbe il sommergimento di molti importanti porti italiani.

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L’Ambasciatore Giulio Terzi Di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri, ha individuato nella solidarietà nord-atlantica l’elemento risolutivo delle crisi internazionali. L’Italia, inoltre, è un paese dalle responsabilità globali riconosciute che gode di prestigio internazionale nella lotta al terrorismo. Sul tema della sicurezza, la distrazione dell’Occidente e l’antagonismo con la Russia hanno favorito la diffusione del settarismo nel mondo islamico. Anche l\’Iran va coinvolto, ma senza stimolarne le tendenze teocratiche ed egemoniste e ponendolo di fronte alle sue responsabilità come l’ingerenzanella politica interna dell\’Iraq che ha accresciuto l’emarginazione dei sunniti creando così le basi di sostegno a ISIS. La gestione della crisi in Libia comporta una serie di rischi legati al traffico di esseri umani e alla presenza sempre più radicata dell’ISIS. Il rischio di radicalizzazione sarebbe reale nella misura in cui molti migranti finiscano in centri islamici iniziando un processo di radicalizzazione. Tra le possibili soluzioni, la necessità di riportare l’attenzione su una prevenzione antiterroristica più realistica appare fondamentale all\’Amb. Terzi. L’Italia, dal canto suo, gode di un ruolo di leadership in Libia che dovrà usare nell’individuazione di una personalità che rappresenti i legami tribali per avviare un processo di conciliazione.

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Il Sen. Peppe De Cristofaro, vice-Presidente della Commissione Esteri del Senato per Sinistra, Ecologia e Libertà, ha iniziato il suo intervento parlando della fuga dell’Unione Europea dalle sue responsabilità sui migranti e della mancanza di un indirizzo comune di politica estera. Un intervento militare in Libia contro forze difficili da indurre alla ragione avrebbe effetti disastrosi. Sul tema dei migranti, il Senatore ha evidenziato la necessità di una politica che coinvolga tutta l’Europa per assorbire i 214.000 migranti arrivati nel 2014. In merito alla questione siriana, il Sen. De Cristofaro ha illustrato il problema del finanziamento alle opposizioni libica e siriana nonostante la presenza di frange jihadiste al loro interno. Alcuni paesi, inoltre, hanno favorito l’ascesa dell’ISIS prima che gli si rivoltasse contro. La soluzione del conflitto passa attraverso il riavvicinamento con l’Iran evitando di avere un pensiero unico.

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Il Prof. Paolo Bargiacchi, Ordinario di Diritto Internazionale all\’Università Kore di Enna e curatore dell\’ultimo numero di Geopolitica, ha spiegato come gli strumenti nazionali di contrasto al terrorismo siano spuntati dalla giurisprudenza europeo. Lo Stato dell\’UE è ormai impossibilitato a ricorrere all’autotutela repressiva. La Corte Europea dei Diritti Umani, infatti, ha eliminato di fatto le differenze tra migrante e rifugiato e condizionato il diritto di estradizione verso i paesi di origine. La governabilità delle migrazioni rappresenta l’alternativa più realistica per affrontare il problema, capendone le cause che ne sono alla base. Un altro aspetto fondamentale in questo senso sarà l’intensificazione del contrasto economico alla criminalità internazionale. La lotta ai foreign fighters è invece bloccata dalle leggi sulla privacy. Una differenza abissale in questo senso esiste con gli Stati Uniti, dove la Corte Suprema accetta di ritirarsi di fronte alle minacce alla sicurezza nazionale.

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La Dott.ssa Valeria Ruggiu, Direttrice del Programma “Nordafrica e Vicino Oriente” dell’IsAG, ha voluto ricordare l’emergere di nuovi protagonisti nel mondo arabo come la società civile e il vuoto di potere che condiziona la stabilità politica degli Stati dell’area. Le divisioni tra sunniti e sciiti vengono strumentalizzate dagli Stati per legittimare il proprio potere. Il prolungarsi della conflittualità, inoltre, ha permesso alle tribù locali di sostituirsi all’autorità dello Stato quando il controllo territoriale di quest’ultimo viene a mancare. Un paese fortemente condizionato dalle vicende tribali è la Libia dove esistono più di 300 tribù, sebbene la ripartizione tra esse sia molto flessibile. Si tratta di reti di persone per cui identità nazionale e appartenenza tribale non sono in contrasto. Lo scenario politico libico, molto frammentato al suo interno, ha visto l’emergere di due coalizioni rivali, da un parte il Governo di Tobruk riconosciuto all\’estero, dall’altro quello di Tripoli sostenuto dal movimento di Fajr Libia. Per quanto riguarda la questione molto sensibile delle migrazioni, l’aumento della collaborazione per aiutare i paesi di partenza a controllare i propri confini appare una scelta obbligata.

Il convegno si è chiuso col dibattito col pubblico e con brevi conclusioni tracciate dal Presidente IsAG Tiberio Graziani.

(Alexandre Brans)



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