L’Unione Africana e le prospettive del continente in ambito sanitario L’Unione Africana e le prospettive del continente in ambito sanitario
Nell’ultimo decennio, il continente africano ha fatto numerosi progressi in ambito sanitario. Tra gli obiettivi dell’Unione africana vi è quello del raggiungimento di una... L’Unione Africana e le prospettive del continente in ambito sanitario

Nell’ultimo decennio, il continente africano ha fatto numerosi progressi in ambito sanitario. Tra gli obiettivi dell’Unione africana vi è quello del raggiungimento di una copertura medica universale entro il 2025, l’instaurazione di un centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie e della creazione di un’agenzia unica per l’approvvigionamento dei farmaci. I Millennium Devolopment Goals sono stati propulsori dell’African Health Strategy 2007-2015, progetto che ha avuto come mission la costruzione di un’efficace risposta unitaria all’emergenza sanitaria, mentre, per un post-2015, è stato stilato un programma d’azione comune con lo scopo di mettere in chiaro le priorità in tema di sviluppo dell’intero Continente.

L’Africa ha compiuto progressi significativi nei settori sociale ed economico e farà molti passi in avanti sicuramente nel prossimo futuro. Ostacoli a questo progresso però, sono le continue crisi in tutto il territorio continentale. In questo contesto l’emergenza sanitaria la fa da padrona, agendo sia come causa che come conseguenza delle catastrofi.

L’African Regional Health Report 20141 , elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come aggiornamento del precedente Report del 2006, ha rilevato che l\’aumento degli investimenti in ambito sanitario si tradurrebbe in centinaia di miliardi di dollari l\’anno in reddito supplementare che potrebbe essere utilizzato per migliorare le condizioni di vita e le infrastrutture sociali nei paesi più poveri. Si stima, infatti, che per ogni aumento del 10% della speranza di vita alla nascita vi è un corrispondente aumento di crescita economica pari allo 0,4% l\’anno.

Il Report, inoltre, pone l’attenzione sui miglioramenti nell’ambito sanitario avvenuti negli ultimi decenni: il Continente ha avviato ad esempio una lotta contro l’epidemia dell’HIV, ottenendo piccoli, ma notevoli risultati, come la riduzione del 38,5% di nuove infezioni dal 2001 al 2012 nell’Africa Sub-Sahariana o, in tutto l’Africa, della riduzione del 37% dal 2009 al 2012 dei casi di trasmissione del virus tra madre e figlio o della diminuzione del 33% di casi di morte per malattie da AIDS nel periodo 2005-2012; ulteriori progressi sono avvenuti sulla riduzione del tasso di mortalità nei bambini di età inferiore ai 5 anni, che è sceso dai 175 morti su mille del 1990 ai 95 su mille del 2012; più o meno nello stesso periodo (1990-2010), nell’Africa Sub-Sahariana vi è stato un calo di mortalità materna pari al 41%.

Non è un caso che le infezioni da HIV, la mortalità infantile e quella materna abbiano avuto un grosso calo negli ultimi anni: tre degli otto obiettivi dei Millennium Devolopment Goals (MDG) definiti nel 2000 dalle Nazioni Unite, infatti, riguardano proprio queste tre tematiche.

Gli MDG, dunque, che hanno come deadline l’anno 2015, hanno sollevato l’attenzione dell’intera Comunità internazionale sui temi dello sviluppo del continente, funzionando come un forte stimolo per praticare politiche mirate allo sviluppo e alla crescita dei paesi meno sviluppati.

Anche se è ormai realistico che molti paesi non raggiungeranno gli obiettivi prefissi entro la fine dell’anno2, gli MDG hanno contribuito comunque a porre le basi per una crescita economica e sociale dell’area.

Un attore che sarà sempre più incisivo nel settore sanitario è sicuramente l’Unione Africana (UA).

L’UA non ha ancora definito un impianto istituzionale specifico che si occupa di questioni in materia di sanità, ma ha comunque il dovere di indirizzare politiche sullo sviluppo in materia di risposta all’emergenza sanitaria: l’articolo 16 della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli3, infatti, dichiara che:

«Every individual shall have the right to enjoy the best attainable state of physical and
mental health
», dettando, nel secondo comma, disposizione agli Stati per il raggiungimento di questo scopo: «States parties to the present Charter shall take the necessary measures to protect the health of their people and to ensure that they receive medical attention when they are sick».

Solitamente, le misure in materia sanitaria vengono emanate attraverso forum di settore, tramite l’istituto del New Partnership for Africa’s Development (NEPAD)4 o anche per mezzo di partnership internazionali con Stati e Organizzazioni, tra cui spicca la Global Health Workforce Alliance.

Un notevole segnale che fa comprendere quanto l’UA prenda in considerazione le tematiche legate alla sanità è il fatto che l’Organizzazione collochi l’argomento tra gli interventi prioritari. Ad esempio, pur coinvolgendo tematiche che vanno oltre l’ambito sanitario in senso stretto, durante la prima sessione della “AU Conference of Ministers in Charge of Social Development”, avvenuta a Windhoek in Namibia nell’Ottobre del 2008, l’Unione africana ha riservato una particolare importanza ad alcuni aspetti inerenti alla sanità e all’emergenza sanitaria. Durante la conferenza, infatti, sono state poste le basi del Social Policy Framework for Africa (SPF), un progetto che mira a fornire una struttura politica unitaria per aiutare gli Stati membri a rafforzare le politiche sociali nazionali e, in generale, a promuovere l’emancipazione e lo sviluppo umano.

Tra le 18 tematiche sociali prese in considerazione dal SPF, quattro sono legate strettamente all’ambito sanitario:

• la salute;
• l’HIV/AIDS,
• la tubercolosi,
la malaria e altre malattie infettive;
• ma ve ne sono anche altre due che, pur non direttamente, possono essere altresì valutate:
alimentazione e nutrizione;
disabilità.

Degno di nota è il progresso in ambito sanitario da parte dell’UA avvenuto nell’Aprile del 2014 con la African Ministers of Health Conference organizzata congiuntamente dall’OMS e dalla Commissione dell’Unione Africana (African Union Commission – AUC) a Luanda, in Angola.

Tra gli obiettivi di questa Conferenza, particolare attenzione è stata data all’individuazione delle azioni chiave necessarie per accelerare i processi che portano ad una copertura sanitaria universale (Universal Health Coverage) in tutta la Regione. Una di queste azioni è stata la definizione dell’anno 2025 come deadline per il raggiungimento dello scopo: data irrealistica, ma incentivante secondo i partecipanti.

In tale occasione, ulteriori dibattiti sono stati svolti per concordare le tappe fondamentali e la tempistica per la creazione di un’agenzia africana per l’approvvigionamento farmaci (African Medicines Agency) e un centro di prevenzione e controllo delle malattie infettive (African Centre for Disease Prevention and Control). Infine, sono stati studiati i meccanismi per affrontare i fattori di rischio delle malattie non trasmissibili ed è stata fatta una revisione del piano per ridurre la mortalità materna ed infantile.

Dal canto loro, i Ministri della Sanità dell’Unione africana si riuniscono, comunque, con cadenza biennale. Ogni sessione si concentra su una tematica ben specifica: l’ultima – la sesta – avvenuta nella città di Addis Ababa (Etiopia) nell’Aprile del 2013, ha trattato l’impatto dei cambiamenti climatici sulla sanità e sullo sviluppo in Africa.

Forse una delle più rilevanti sessioni dell’African Union Conference of Ministers of Health è stata la terza, nell’Aprile del 2007, a Johannesburg, Sudafrica. In tale occasione è stato avviato l’African Health Strategy 2007-2015 (AHS), con la visione di un’Africa integrata e prospera, libera dal peso delle diffusioni delle malattie, dalla disabilità e dalla morte prematura che attualmente affligge il Continente. La mission è, dunque, quella di costruire un’efficace risposta unitaria per ridurre la diffusione delle malattie e la disabilità, attraverso il rafforzamento dei sistemi sanitari con interventi di larga scala e con azioni settoriali che coinvolgano l’intera popolazione.

Questa strategia è mossa da una serie di principi, come quello di considerare la salute come un diritto umano, ma anche come un settore chiave per lo sviluppo. Inoltre, si sancisce anche che non vi deve essere alcun tipo di barriera all’accesso ai servizi, che debbano essere favorite politiche a vantaggio dei poveri, senza alcun tipo di discriminazione e senza sprechi, considerando le politiche di prevenzione come migliori a livello di costi-benefici.

L’obiettivo dell’AHS è, dunque, quello di contribuire allo sviluppo socio-economico dell’Africa, migliorando la salute dei cittadini e garantendo l’accesso all’assistenza sanitaria per tutti gli africani – in particolare i più poveri e emarginati – entro il 2015, stessa data di scadenza degli MDG.

L’Unione africana ha tutto l’interesse per avere una nuova strategia, non solo nel campo sanitario, ma in generale nell’insieme dei settori chiave afferenti allo sviluppo economico e sociale. Un tentativo in questa direzione è stato fatto con l’African Common Position (CAP) on the post-2015 Development Agenda5, un programma d’azione, ma anche una opportunità per percorrere una strada comune, in cui inserire le priorità del Continente africano in tema di sviluppo. Tra queste, oltre alla lotta alle malattie infettive, si parla di “accesso universale ed equo a cure sanitarie di qualità”, in linea con la conferenza di Luanda 2014 e con tutte le iniziative precedenti.

L’Unione africana, dunque, si sta muovendo nella direzione giusta, ma gli accordi internazionali hanno comunque il limite di non essere sempre e/o completamente applicabili, specie in contesti di governance instabile, di guerra e di carestia. Dopotutto, i grossi problemi dell’UA legati al finanziamento esterno e alle rispettive clausole di condizionalità da parte dei paesi donatori, alla difficoltà di incanalare le proprie politiche ad organi stabili e all’applicazione dei piani a lungo e medio termine, si rispecchiano anche nell’ambito sanitario.

Infatti, se da una parte è verosimile poter immaginare il Continente africano libero dalla mortalità precoce e dalle pandemie e con un accesso universale ai farmaci, dall’altra dobbiamo considerare che i tempi per assistere a questo scenario saranno probabilmente molto lunghi.
Positivo, comunque, è lo sforzo che si sta facendo per l’instaurazione dell’African Medicines Agency e dell’African Centre for Disease Prevention and Control. Una volta completati, potranno entrambi essere un supporto operativo e concreto alle politiche sanitarie degli Stati africani, dando l’occasione di poter affrontare le emergenze sanitarie in completa autonomia, garantendo comunque alti livelli di professionalità.

Queste premesse rappresentano una concreta speranza per il continente più povero della terra, ma certamente, un progresso sulla sanità dell’area non può che influire positivamente sull’economia e sul benessere dell’intero pianeta. È per questo che la Comunità internazionale, in sinergia con l’Unione africana, nel prossimo futuro dovrà rinnovare l’impegno affinché l’Africa raggiunga gli standard sanitari minimi comunemente riconosciuti. L’UA dal suo canto, dovrà continuare il suo impegno in tema di istituzionalizzazione e cercare di risolvere i conflitti interni o tra Stati Membri, garantendo stabilità politica nei governi e all’interno dell’Organizzazione. Allo stesso modo, dovrà perseverare con i progetti e le iniziative in corso, garantendo una continuità dei lavori ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

NOTE:

1 The health of the people: what works – the African Regional Health Report 2014, sito istituzionale WHO.

2 A livello numerico gli obiettivi andavano ben oltre i dati ottenuti nel 2014, per esempio si presupponeva che entro il 2015 sarebbe stata bloccata del tutto la propagazione dell’HIV, oppure sarebbe stato reso universale l’accesso ai sistemi di salute riproduttiva, che la mortalità sotto i 5 anni sarebbe dovuta scendere di 2/3 rispetto al 1990, etc.

3 La Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli ha l’obiettivo di riconoscere i diritti umani, politici, civili, economici e sociali, venendo incontro all’impegno preso nella Carta dell'Organizzazione dell'Unità Africana, ai sensi della quale "la libertà, l'eguaglianza, la giustizia e la dignità sono obiettivi essenziali alla realizzazione delle legittime aspirazioni dei popoli africani” e tenendo conto della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. È stata adottata a Nairobi il 28 giugno 1981 dalla Conferenza dei Capi di Stato e di Governo dell'Organizzazione dell'Unità Africana, entrata in vigore il 21 ottobre 1986. Stati parti: 53, tutti i membri dell’Unione Africana.

4 Il NEPAD ha una serie di obiettivi chiave nel campo della salute, compresi la migliorazione dei sistemi sanitari, la riduzione dell’incidenza dell’HIV/AIDS, della la tubercolosi e della malaria, aumentare il numero di operatori sanitari qualificati e garantire l’accesso ai farmaci.

5 “COMMON AFRICAN POSITION (CAP) ON THE POST- 2015 DEVELOPMENT AGENDA”. 3 Giugno 2014, African Union Commission, Addis Ababa.


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