L’AIEA e la Banca dell’uranio a basso arricchimento in Kazakhstan: un progetto per la sicurezza nucleare L’AIEA e la Banca dell’uranio a basso arricchimento in Kazakhstan: un progetto per la sicurezza nucleare
Il 27 agosto si è tenuta la cerimonia della firma dell’intesa tra il governo del Kazakhstan e l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) per l’istituzione... L’AIEA e la Banca dell’uranio a basso arricchimento in Kazakhstan: un progetto per la sicurezza nucleare

Il 27 agosto si è tenuta la cerimonia della firma dell’intesa tra il governo del Kazakhstan e l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) per l’istituzione della Banca del combustibile nucleare. L’evento ha avuto luogo ad Astana alla presenza del Direttore Generale dell’AIEA Yukiya Amano e del co-direttore del Nuclear Threat Initiative (NTI) Sam Nunn.

Giungono così alla conclusione i negoziati per la realizzazione di un’iniziativa importante nell’ambito della sicurezza nucleare, alla quale l’AIEA lavora sin dal 2010. Sebbene il Kazakhstan avesse mostrato ufficialmente il proprio interesse al progetto già nel 2011, il raggiungimento di un’intesa lo si è avuto solo al termine di un percorso diplomatico non semplice. La svolta definitiva nel mese di aprile di quest’anno, con l’accordo tra il Paese centroasiatico e l’AIEA, al quale l’11 giugno è seguito il via libera alla sottoscrizione di due trattati da parte del Consiglio dei Governatori dell’Agenzia1. L’intesa raggiunta tra il Kazakhstan e l’AIEA riguarda lo stabilimento della Banca e l’immagazzinamento dell’uranio a basso arricchimento (LEU, Low-Enriched Uranium) più la definizione degli aspetti tecnici con l’operatore dell’impianto. A questi accordi va aggiunto un altro trattato tra la stessa Agenzia e la Russia per il transito del materiale da e per il Kazakhstan. I trattati rimarranno in vigore per 10 anni, al termine dei quali sarà comunque possibile decidere per un rinnovo. L’uranio a basso arricchimento comincerà ad essere inviato nell’impianto metallurgico Ulba di Oskemen (nel Nord-Est del Paese) a partire dal 2017, quando si ritiene che lo stabilimento kazako diverrà completamente operativo.

L’idea alla base della proposta della Banca del combustibile nucleare nasce dalla volontà di evitare che, accanto ai programmi per la produzione di energia nucleare per scopi civili, gli Stati sviluppino piani per l’arricchimento di uranio per la realizzazione di arsenali atomici. Di norma, infatti, il LEU è utilizzato solo per la produzione di energia nucleare e non a scopo militare, potendo essere trasformato in uranio ad alto arricchimento (Highly Enriched Uranium, necessario per la produzione di armi nucleari) solo per mezzo di un ulteriore processo di arricchimento dell’uranio per il quale, però, è richiesta un livello tecnologico più avanzato. Pertanto, nel caso in cui si rivolgessero alla Banca istituita dall’AIEA, i Paesi potranno servirsi del LEU solo per finalità civili, nel rispetto dei requisiti e degli obblighi imposti dall’Agenzia ONU.

Il progetto ha, quindi, almeno nelle intenzioni dei promotori, un duplice vantaggio: da una parte quello di fornire agli Stati che intendono produrre il nucleare “civile” una riserva sicura di uranio a prezzi di mercato in caso di problemi sul mercato mondiale dell’uranio, dall’altra quello di permettere un maggiore controllo dei programmi di sviluppo nucleare dei singoli Paesi, ponendo un freno alla proliferazione di armi e materiali nucleari.

La Banca funzionerà quindi come un deposito di uranio a basso arricchimento finalizzato alla produzione di energia nucleare – è prevista la costituzione di una riserva fino a 90 tonnellate di barre di LEU contenute in circa 60 container – al quale potranno rivolgersi gli Stati appartenenti all’AIEA che non dispongono della tecnologia e degli impianti necessari alla lavorazione dell’uranio o che dovessero trovarsi in difficoltà nel reperire l’uranio sul mercato internazionale. La Banca infatti riceverà una “scorta” adeguata di LEU dai Paesi che ne dispongono in maggiori quantità, i quali si sono impegnati a fornire alla Banca una quota del “carburante” in loro possesso oppure il LEU derivante dal downgrading dell’uranio ad alto arricchimento presente nelle testate nucleari. Con il LEU ricevuto, l’impianto dovrebbe essere in grado di produrre combustibile nucleare per sostenere i consumi di una grande città per tre anni.

Per poter ricevere l’uranio, gli Stati richiedenti dovranno dimostrare di aver subito l’interruzione del rifornimento di LEU, di non essere in grado di assicurarsi l’uranio attraverso il ricorso al mercato internazionale o ad accordi bilaterali con altri Stati e, infine, di aver sottoscritto un accordo sulle misure di salvaguardia con l’Agenzia Nucleare dell’ONU al fine di impedire un ulteriore arricchimento o la rivendita dell’uranio.

L’idea di una Banca del combustibile nucleare è stata fortemente sostenuta dal Nuclear Threat Initiative (NTI), l’istituto che si occupa delle tematiche legate alla proliferazione nucleare e al disarmo co-presieduto dall’ex senatore statunitense Sam Nunn (autore, assieme al senatore Richard Lugar, del Threat Reduction Program Cooperative, il programma statunitense di supporto allo smantellamento di parte dell’arsenale nucleare sovietico, compresa la bonifica dei siti e la prevenzione della diffusione del materiale nucleare) e avente come principale consigliere Warren Buffet. Il magnate statunitense ha giocato un ruolo non secondario nella promozione della Banca, avendo garantito sin dal 2006 50 milioni di dollari per l’avvio e l’operatività del progetto2.

Ad NTI si sono poi associati diversi Stati, per quello che può essere definito come un vero e proprio sforzo multilaterale. La Banca del combustibile ha infatti ricevuto il benestare anche da parte del gruppo di Paesi che ha mediato l’intesa con l’Iran, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU più la Germania. L’apertura all’apporto di più Stati, caratteristica del progetto, è riscontrabile anche nella composizione dei finanziatori della Banca. Se infatti il Nuclear Threat Initiative ha garantito 50 milioni di dollari, un contributo decisivo è stato dato dagli Stati donatori, i quali hanno assicurato la copertura di circa 100 milioni di dollari. Gli Usa hanno provveduto a sostenere il progetto con 49,54 milioni di dollari, l’Unione Europea con 25, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti con 10 e la Norvegia con 5.

La costituzione della Banca rappresenta un momento molto importante per evitare il riproporsi di crisi internazionali derivanti dallo scontro tra due volontà, quella degli Stati di accedere a questa tecnologia e i timori della comunità internazionale che un accesso al nucleare civile possa essere la premessa per lo sviluppo di un arsenale militare atomico. Secondo Nunn, con la costituzione di una Banca dell’AIEA, gli Stati disporranno di una “alternativa”3 in più per perseguire lo sviluppo del nucleare civile senza dover necessariamente avviare dei propri programmi per l’arricchimento dell’uranio, con il rischio di aumentare a dismisura le crisi politiche sulla questione del nucleare.

In quest’ottica il ruolo dell’AIEA assume un’importanza centrale nel riportare l’idea della Banca del LEU a una dimensione multilaterale, accettata da tutti e in grado di assicurare le esigenze di approvvigionamento di uranio così come quelle di sicurezza globale. Il controllo dell’AIEA consente di superare i dubbi avanzati in passato dai Paesi in via di sviluppo sul potere che alcuni Stati avrebbero potuto esercitare sul funzionamento della Banca. L’aver posto la riserva di combustibile sotto il controllo dell’AIEA, e non quello di un singolo Stato, impedisce che possano esserci improvvise interruzioni di rifornimenti di LEU dovute a motivi politici.

Attualmente infatti esistono altre riserve di LEU, ma quella di Oskemen sarà la prima ad essere operata dalle Nazioni Unite in quanto l’attività dell’impianto sarà affidata proprio all’AIEA, che di fatto detiene la maggiore responsabilità per il buon funzionamento dell’iniziativa. Una differenza di non poco conto rispetto alle altre riserve di LEU già esistenti, per esempio, in Russia e negli Stati Uniti. Anche per quanto concerne le voci di spesa relative alla gestione della Banca, l’impegno maggiore è quello assunto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, la quale si farà carico dei costi di importazione-esportazione del LEU e dei costi operativi. Il Kazakhstan invece pagherà le spese riguardanti l’immagazzinamento e la custodia del LEU, nonché quelle legate all’ordinaria gestione dell’impianto e al personale.

La decisione di istituire la Banca del LEU rappresenta comunque un successo per Astana. La scelta è ricaduta sul Paese centroasiatico in quanto non solo ha espresso la ferma volontà politica di aderire al progetto, ma ha anche risposto positivamente ai due principali requisiti posti dall’Agenzia ONU per ospitare la Banca: il primo, il fatto di non possedere sul proprio territorio armi nucleari; il secondo, la completa apertura dei propri siti alle ispezioni del personale dell’AIEA. Ciò conferma la credibilità di cui gode il Kazakhstan a livello internazionale sui temi del disarmo nucleare e della sicurezza internazionale. Per il Kazakhstan, la realizzazione sul proprio territorio di una Banca del combustibile è un altro importante elemento della sua politica di disarmo e non proliferazione nucleare, ambito nel quale il Paese è divenuto nel giro di pochi anni uno dei Paesi-guida a livello mondiale4.

Martoriato dagli oltre 450 test nucleari realizzati sul proprio territorio in epoca sovietica, il 29 agosto del 1991 il Kazakhstan è stato il primo Stato al mondo a chiudere un poligono nucleari, quello di Semipalatinsk, divenendo così un esempio da seguire a livello internazionale. Il Kazakhstan ha poi rinunciato, di concerto con la comunità internazionale, alle oltre 1.200 testate nucleari ereditate dall’URSS e di conseguenza allo status di potenza nucleare. Il contributo alla sicurezza regionale e internazionale da parte del Paese centroasiatico è poi proseguito nel corso degli anni attraverso iniziative diplomatiche e politiche quali, ad esempio, il trattato per un’area libera da armi nucleari in Asia Centrale oppure il “Progetto Atom”, che mira a sensibilizzare i governi e l’opinione pubblica mondiale sulla minaccia che incombe sul Pianeta a causa delle armi nucleari.

Per la comunità internazionale, infine, i trattati tra AIEA, Kazakhstan e Russia assumono un significato che va persino oltre quello, già di per sé di grandissima rilevanza, di rafforzare l’impegno nella lotta alla non proliferazione nucleare. È da tenere in considerazione, infatti, sia la rilevanza dell’apporto dato da Mosca sia il lavoro svolto dagli Stati Uniti nel sostenere politicamente e finanziariamente la realizzazione della Banca del combustibile nucleare. Come accaduto con l’accordo sul nucleare iraniano, la vicenda dell’istituzione della Banca del combustibile nucleare ha evidenziato che, ponendo da parte le divisioni, i Paesi occidentali e la Russia possono cooperare proficuamente su alcune importanti questioni e riuscire a raggiungere risultati di grande beneficio per la comunità internazionale.

NOTE:


1. IAEA Moves Ahead on Establishing Low Enriched Uranium Bank in Kazakhstan.
2. International IAEA LEU Bank.
3. IAEA Board Approves Agreement for Hosting the IAEA’s LEU Fuel Bank, First of its Kind and “Significant Milestone” in Global Nuclear Cooperation.
4. Il Vertice sulla sicurezza nucleare de L'Aja e la politica di disarmo e non proliferazione del Kazakhstan.


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