La Repubblica di Macedonia tra crisi economica, etnica e politica La Repubblica di Macedonia tra crisi economica, etnica e politica
La profonda crisi politica che si sta verificando nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia non si può attribuire solamente agli scandali legati alla corruzione... La Repubblica di Macedonia tra crisi economica, etnica e politica

La profonda crisi politica che si sta verificando nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia non si può attribuire solamente agli scandali legati alla corruzione o a una cattiva gestione della cosa pubblica, quanto soprattutto alla difficoltà di trovare una propria collocazione geopolitica nella frattura emersa dal collasso della Jugoslavia nel 1991. Tale crisi non costituisce inoltre un’eccezione nella gestione dello Stato da parte dei governanti macedoni, bensì il culmine di tante piccole fratture che si sono susseguite negli anni. Se da un lato gli Accordi di Ocrida, che dovevano conferire una maggiore autonomia alla minoranza albanese e una più larga e riconosciuta partecipazione alla gestione della vita politica a seguito del conflitto del 2001, non sono riusciti a stemperare le tensioni interetniche tra la minoranza albanese e la maggioranza macedone, dall’altro lato i partiti politici hanno risposto alle richieste della popolazione con azioni non adeguate, spesso sorvolando sulle problematiche di tipo economico e sociale.

La minoranza albanese non è soddisfatta dei risultati conseguiti alla fine del conflitto del 2001 e la convivenza con i Macedoni è risultata sempre complicata: questo anche perché i due partiti che rappresentano la minoranza preferiscono spesso competere l’uno con l’altro piuttosto che lavorare per una soluzione efficace del problema relativo alla convivenza tra le diverse etnie1. La minoranza albanese non si sente ancora realmente rappresentata nelle istituzioni e nella vita pubblica in Macedonia e, nonostante i cinque ministeri ottenuti dal partito di Ahmeti nelle ultime elezioni parlamentari, vinte dal partito conservatore VMRO-DPMNE, la soluzione sembra lontana e l’attacco da parte di un gruppo di terroristi a Kumanovo non ha fatto altro che inasprire la convivenza. Secondo il primo ministro Gruevski, l’attentato di Kumanovo del maggio 2015, nel quale un commando armato di quaranta persone ha provocato 22 vittime, è stato un tentativo per destabilizzare il Paese, aggiungendo così ulteriori problematiche alla vita del governo. Secondo alcuni analisti kosovari e albanesi, invece, dell’attentato sarebbe stato addirittura complice il governo stesso per alleggerire la pressione causata dallo scandalo delle intercettazioni.

Il leader dell’opposizione, il sindaco di Strumica Zoran Zaev, aveva infatti dapprima informato di avere delle intercettazioni riguardanti la corruzione di Gruevski e, successivamente, ha iniziato a pubblicarle, dopo che il suo partito è stato sconfitto sia alle elezioni presidenziali che parlamentari del 2014, che tuttavia è ormai accertato si sono svolte in un clima non soddisfacente rispetto ai criteri europei di democraticità. Secondo il rapporto finale redatto dalla missione OSCE/ODIHR2, infatti, vi è stata un’eccessiva esposizione nei media nazionali di Gruevski e del partito VMRO rispetto alla SDSM: il leader dell’opposizione Zoran Zaev e i parlamentari eletti hanno così da subito boicottato il Parlamento3, accusando la VRMO di brogli elettorali, per poi far uscire definitivamente allo scoperto lo scandalo intercettazioni. Secondo quanto denunciato da Zaev, Gruevski e il capo dei servizi segreti Saso Mijalkov, poi dimessosi il 12 maggio4, avrebbero tenuto sotto osservazione circa 20.000 persone, in particolare membri dell’opposizione, giornalisti e magistrati. Con lo scoppio dello scandalo, la crisi politica ha raggiunto il suo apice e solo grazie alla mediazione del Commissario Europeo all’allargamento Johannes Hahn si è potuto giungere a una temporanea soluzione: Gruevski ha infatti annunciato le proprie dimissioni e indetto elezioni anticipate previste per l’aprile 2016.

Come se non bastasse, la Macedonia si trova in un periodo di grave crisi economica contraddistinta da un alto tasso di disoccupazione, specie giovanile5, e un alto tasso di povertà. Tuttavia, il governo macedone ha investito numerosi fondi pubblici per la realizzazione del progetto “Skopje 2014”, ossia l’erezione di numerose statue e monumenti volte a rinvigorire il sentimento nazionalista tra la popolazione. Tra il 2010 e il 2013 sono state realizzate 35 opere artistiche e architettoniche, come la statua in Ploštad Makedonija rappresentante Alessandro Magno, che sono costate, al 2013, la somma di 207.872.492€, provocando polemiche sull’eccesso di spesa in un momento di crisi6. Il costo totale è oltretutto destinato a salire vertiginosamente, fino a toccare la cifra di circa 500 milioni di euro7 e le reazioni da parte della popolazione sono state tutto fuorché positive8.

I monumenti storici dedicati a personalità del mondo antico quali Alessandro Magno e Filippo II, inoltre, hanno inasprito i già non idilliaci rapporti con la Grecia. Quando la Repubblica Socialista di Macedonia dichiarò la propria indipendenza dalla Federazione Jugoslava, la Grecia sostenne che il nome “Macedonia” non poteva essere utilizzato in quanto rappresentante della regione settentrionale della Grecia e della volontà di interessi territoriali della neonata Repubblica. Nonostante nel 1995 si fosse trovata una soluzione, con l’ingresso della Macedonia nell’ONU con il nome provvisorio F.Y.R.O.M. (Former Yugoslav Republic of Macedonia), Atene ha sempre continuato a imporre il suo veto per l’ingresso di Skopje in organizzazioni internazionali quali la NATO e l’UE. Seppur la Corte Internazionale di Giustizia abbia sancito nel 2011 che questo comportamento violi gli Accordi ad interim del 19959, un eventuale riconoscimento delle richieste avanzate dalle autorità macedoni comporterebbe tuttavia il fallimento della ventennale diplomazia greca nei confronti di Skopje. Il braccio di ferro tra Grecia e Macedonia sembra pertanto destinato a durare nel tempo, facendo slittare ulteriormente l’eventuale ingresso della Macedonia nell’Unione Europea. Con la vittoria delle ultime elezioni parlamentari in Grecia da parte del partito Syriza guidato da Alexis Tsipras, ci si sarebbe potuto aspettare un raffreddamento delle relazioni greco-macedoni e dei progressi volti alla risoluzione della “questione del nome”: ciò non è accaduto a causa della coalizione di governo con gli indipendentisti di ANEL e una posizione non chiara dell’esecutivo10.

Sul piano internazionale, l’operato del primo ministro Nikola Gruevski appare molto differenziato nelle sue scelte, soprattutto in un momento di forte tensione tra l’Unione Europea e la Federazione Russa. Dopo la rinuncia alla costruzione del gasdotto South Stream, progetto congiunto a cui lavoravano l’italiana ENI e la russa Gazprom, è stato presentato un nuovo progetto che, sfruttando i tubi già posati dalla compagnia italiana Saipem nel Mar Nero, attraverserebbe la Turchia e la Grecia per poi approdare nei Balcani. La Macedonia, il cui rapporto di collaborazione con Gazprom risale al 199711, ha deciso di partecipare al Turkish Stream, il nuovo progetto del colosso energetico russo, aumentando di fatto la già stretta collaborazione economica tra i due Paesi. Tuttavia, a fronte della volontà di entrare a far parte dell’Unione Europea e della NATO12, il primo ministro Gruevski ha affermato che parteciperà al progetto solo ed esclusivamente se verrà trovato un accordo tra l’Unione Europea e la Russia13. Ma se da un lato il primo ministro Gruevski auspica un futuro europeo per la Macedonia, dall’altro non smette di recarsi in Russia al fine di rinsaldare i rapporti commerciali bilaterali, alla luce anche del supporto ricevuto dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in occasione delle proteste antigovernative e durante l’attacco terroristico di Kumanovo: il Ministro russo ha sostenuto infatti che i disordini sono stati orchestrati dall’esterno, come nel caso dell’Euromaidan in Ucraina, per destabilizzare un Paese che non ha voluto partecipare alle sanzioni contro la Federazione Russa14.

La politica di Gruevski, nell’attuale difficile contesto di relazioni diplomatiche tra Unione Europea e Federazione Russa, appare molto oscillante perché tesa a contemperare esigenze diverse15: l’auspicio è che nel medio-lungo periodo la Macedonia abbia un futuro all’interno della UE, senza però rinunciare agli investimenti russi nel Paese e mantenendo buoni rapporti diplomatici con Mosca, grazie anche ai legami di tipo economico e culturale.

L’ultima questione che si trova ad affrontare l’esecutivo di Skopje è il grave problema dei migranti, che hanno destato l’attenzione dei mass media di tutta Europa nel mese di agosto. Nonostante l’approvazione di una legge volta a consentire l’utilizzo dei mezzi pubblici ai migranti per recarsi in Serbia, con la quale esiste una informale collaborazione per garantire il transito dei migranti verso l’UE, i grandi flussi migratori che hanno investito la Western Balkan Route hanno costretto Skopje a chiudere le proprie con la Grecia raffreddando ulteriormente i rapporti diplomatici tra i due Paesi

Grafico 1
Grafico 1. Dati ottenuti da www.frontex.europa.eu

Le problematiche che attanagliano la Repubblica di Macedonia, a 24 anni dalla sua indipendenza, non sono poche ma non sembra possano essere ascritte semplicisticamente alle politiche adottate dai governi costituiti sotto la guida di Nikola Gruevski. Già fin dalla permanenza nella Jugoslavia, la Macedonia era uno dei Paesi meno sviluppati – seguito solamente dal Montenegro16 – e la situazione attuale, costituita da un alto livello di tensione interna, è la risultante di policies inadeguate che hanno tenuto banco fin dall’indipendenza del Paese. La Repubblica di Macedonia, per via delle ridotte dimensioni, del basso livello demografico e delle difficoltà economiche, per il momento non riesce ad affermare un proprio ruolo geopolitico di rilievo nei Balcani, stretta dalla presenza di Serbia, Grecia e Bulgaria, nonché dal persistere di una condotta di politica estera ambivalente e oscillante.

-3.

NOTE:


1. Lavrim Lita, MACEDONIA: Continua la crisi politica tra i partiti albanesi, 08/09/2014.
2. OSCE/ODIHR, Presidential and Early Parliamentary Elections, 13 April and 27 April 2014, pp. 13-14.
3. Lavrim Lita, MACEDONIA: L’opposizione continua il boicottaggio del Parlamento. Verso elezioni anticipate?, 29/09/2014.
4. NetPress, «Директор на УБК, Сашо Мијалков си поднесе оставка», 12/05/2015.
5. Dati ottenuti dal sito della World Bank .
6. AA.VV., Skopje 2014 Project and its Effects on the Perception of Macedonian Identity Among the Citizens of Skopje, Institute of social sciences and humanities, Skopje, 30/06/2013.
7. Sinisa Jakov Marusic, Skopje 2014: the new face of Macedonia, updated, Balkan Insight, 07/06/2013.
8. AA. VV., “Who owns Alexander the Great?”: a question upon which EU enlargement relies, Annex 1, Institute of Social Sciences and Humanities, Skopje, s.d.
9. «[…] the Hellenic Republic, by objecting to the admission of the former Yugoslav Republic of Macedonia to NATO, has breached its obligation under Article 11, paragraph 1, of the Interim Accord of 13 September 1995», cfr.
10. Edoardo Corradi, L’irrisolta disputa greco-macedone: Tsipras non è la soluzione, 13/08/2015.
11. Gazprom, Gazprom and Macedonia to continue cooperation within the South Stream project, 22/06/2012.
12. Иднината на Македонија е во НАТО и ЕУ, 26/05/2015.
13. Russia Today, Macedonia ready to join Turkish stream project once Moskow reaches agreement with EU, 28/05/2015.
14. Tass, Developments in Macedonia directed from outside — Lavrov, 20/05/2015.
15. Vassilis Petsinis, From pro-American to pro-Russian? Nikola Gruevski as a political chameleon, 22/05/2015.
16. Suzana Saveska e Ron Brown (a cura di), Unemployment in the Republic of Macedonia, 7° Conferenza Annuale del NISPAcee, Sofia, 25-27 marzo 1999, pp. 2-3.


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