Italia ed Egitto: sviluppo condiviso e stabilità mediterranea Italia ed Egitto: sviluppo condiviso e stabilità mediterranea
La scoperta ad opera dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) del vasto giacimento di gas al largo delle coste egiziane racchiude in sé un potenziale non... Italia ed Egitto: sviluppo condiviso e stabilità mediterranea

La scoperta ad opera dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) del vasto giacimento di gas al largo delle coste egiziane racchiude in sé un potenziale non solo di natura energetica. A ben vedere, infatti, si pongono le basi per un possibile riassetto geopolitico dell’Italia nel Mediterraneo. Per comprendere tale possibile evoluzione è necessario avere sullo sfondo non solo la perdita di quello che fu un rapporto privilegiato con la Libia, ma anche altri fattori geo-economici come l’allargamento del canale di Suez.

Il protrarsi delle sanzioni alla Russia, che hanno creato una frattura sul fronte energetico con l’abbandono del progetto del gasdotto South Stream, ha indebolito ulteriormente non solo il nostro Paese, ma tutta l’Europa. Si osserva così, che tutte le crisi sorte in questi anni intorno all’Europa, non hanno fatto altro che indebolirla e condizionarla.

L’Italia, geograficamente proiettata verso l’Oriente e l’Africa, trova oggi un cardine sul quale fare leva proprio in un momento nel quale, non solo nel Mediterraneo, si vanno ridisegnando gli equilibri di potere e le vecchie influenze lasciano il posto a nuove. In tali nuove dinamiche s’inserisce l’ascesa asiatica trainata da una Cina, che se pur in difficoltà, rimane uno dei principali mercati in un periodo di contrazione dei consumi a livello mondiale.

Anche se rallentata da alcuni fattori negativi, come l’attuale crisi economica, assistiamo comunque a una situazione fluida che sta promuovendo una transizione verso un ordine nuovo e definitivamente multipolare. Per l’Italia, che con l’Egitto vanta un rapporto di amicizia storico, la scoperta del giacimento prefigura così un vantaggio competitivo. La scoperta dell’ENI, in tal senso, ha il potenziale per riposizionare il nostro Paese nel Mediterraneo in direzione Asia e Africa, specialmente dopo la guerra di Libia che ha avuto come esito una rinnovata presenza inglese e francese a scapito dell’Italia.

La nuova realtà di Suez, in sinergia con il giacimento di gas, può essere un moltiplicatore economico per le nostre imprese e, più in generale, per l’intera Nazione. A tal fine appare necessaria una strategia precisa che possa innescare questo processo, portando nuovamente l’Italia a proiettarsi più incisivamente nel Mediterraneo e nel mondo. Le imprese italiane sono le prime interessate; il futuro gas egiziano sarà protagonista come fattore produttivo a basso costo nei parchi di Suez che si delineano a tutti gli effetti come una potenziale “continuità geografica” produttiva dell’Italia, fattore questo, generato dalla vicinanza al nostro Paese.

Questa estensione geo-economica si concretizza strategicamente a cavallo tra Eurasia e Africa e si proietta per impulso geografico verso tutto l’Oriente. Ciò la rende fattivamente una piattaforma produttiva multi-continentale. Se poi consideriamo il Mediterraneo come un grande porto naturale tra Paesi e continenti, in esso Suez rappresenta la porta “da” e “verso” l’Oriente. Nel descritto contesto, l’Italia appare la banchina privilegiata all’interno di questo bacino, unico teatro di transito di merci e materie prime.

Ovviamente, il punto di minor distanza e quindi di una “continuità costruttiva” è il nostro Meridione con le regioni di Sicilia, Basilicata, Puglia e Calabria. La prospettiva di una Macro Regione nel Sud Italia, basata su infrastrutture che la rendano piattaforma logistica italo-europea, è ciò che l’Italia deve realizzare per dar vita a questo naturale anello di congiunzione con la nuova realtà oltre mare. Un flusso continuo che scorra ininterrotto tra la penisola e la piattaforma produttiva egiziana diventerebbe la base per una fascia di sviluppo economico del Mediterraneo; una riproposizione mediterranea della Nuova Via della Seta cinese.

Il gas, materia prima che nel Mediterraneo sembra abbondare (basti pensare ai giacimenti ciprioti e agli stessi presenti nel Meridione e nell’Adriatico) costituisce la base essenziale per la ricerca di una risoluta stabilità regionale, fattore necessario per l’Italia e per l’Europa nel proprio percorso di sviluppo negli anni che verranno. Stabilità e sviluppo sono, infatti, due fattori inscindibili. Non è interesse europeo generare instabilità, conflitti e disordini ai propri confini che, per forza di cose, si tradurrebbero in un condizionamento delle proprie politiche, soprattutto estere.

Ci si dovrebbe poi interrogare se vi sia o meno una vera politica estera europea perché si evince ancora il continuo calcolo di interessi nazionali. Una buona dose di pragmatismo sarebbe auspicabile da parte del nostro Paese che rischia di venire emarginato da più parti nel nuovo contesto del Mediterraneo. Dai porti del Northern Range, dalla Spagna con connessione francese, ad Atene e Marocco, tutti sono alla ricerca del proprio interesse, finalizzato al posizionamento nell’offerta logistico-portuale per i prossimi anni. È così che il gas egiziano scoperto dagli italiani racchiude in se più di un significato, più di un’opzione.

L’Italia non ha mai veramente messo a profitto la sua invidiabile posizione geografica, non ha sviluppato nessuna infrastruttura in linea con i mutamenti mondiali; non è ancora pienamente e attivamente connessa; sonnecchia e perde posizioni. Ci si perde ancora nella solita lotta intestina per finanziamenti di natura localista senza la pur minima visione nazionale, nonostante sia pacifico che un eventuale investimento infrastrutturale nel Mezzogiorno diverrebbe un’occasione per lo sviluppo di tutto il Paese.

Le infrastrutture degne di passare alla storia sono concepite su aspetti di natura prettamente strategica, commerciale o militare che siano, sempre e comunque, calcolate e pensate per un obiettivo preciso e di larghe vedute. Sviluppare gli strumenti necessari alle imprese italiane per proiettarsi verso i mercati esteri a costi minori e attraverso un corridoio privilegiato (realizzato, peraltro, da fattori geografici e non politici) è il fine da perseguire. La competitività passa da qui. L’innovazione ha bisogno di velocità e fruibilità a basso costo per imporsi. Avere a disposizione una piattaforma integrata di cui essere parte sarà il valore aggiunto ai prodotti italiani e ai servizi che da tale realtà scaturiranno.

Essenziale è poi il ruolo dell’Egitto nella ricerca di stabilità nel Nord Africa. Il Paese, oltre ad essere di per se stesso un fattore di stabilità, può essere un valido aiuto per la ricerca e il mantenimento della stabilità in Libia, offrendo all’Italia un appoggio per un riposizionamento favorevole nel Paese. Bisogna poi considerare il fattore demografico Nord-africano che vede una netta maggioranza di giovani, a differenza di un’Europa che invecchia e trova difficoltà nel mantenere un tasso di natalità positivo.

Uno squilibrio che alimenta il fenomeno dell’immigrazione. Per questa ragione realizzare un’area di sviluppo condiviso è senza dubbio una soluzione d’importanza strategica che, oltre a fermare il costante flusso di esseri umani, è in primis un antidoto al radicalismo che trova terreno fertile sempre in situazioni di disagio ed emarginazione generate dalla mancanza di un reddito percepito nel proprio Paese, diversamente di quanto accade all’estero.

NOTE:

Alessandro Di Liberto è ricercatore associato del programma di ricerca "Infrastrutture e Sviluppo Territoriale" dell' IsAG


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