Quale modernizzazione per il Kazakhstan? La conferenza IsAG alla Farnesina Quale modernizzazione per il Kazakhstan? La conferenza IsAG alla Farnesina
Giovedì 5 novembre, presso la Sala Aldo Moro del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI), ha avuto luogo la conferenza «Nurly Zhol, “Via... Quale modernizzazione per il Kazakhstan? La conferenza IsAG alla Farnesina

Giovedì 5 novembre, presso la Sala Aldo Moro del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI), ha avuto luogo la conferenza «Nurly Zhol, “Via verso il futuro”. Quale modernizzazione per il Kazakhstan?», organizzata dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia. Il convegno, tenutosi a circa un anno dall’annuncio del programma di sviluppo Nurly Zhol da parte del Presidente kazako Nursultan Nazarbaev, ha dato vita a un vivace dibattito critico tra esperti in materia, i quali hanno messo in luce punti di forza e criticità di una delle economie più dinamiche e promettenti dell’Asia centrale.

Il dott. Dario Citati, Direttore del Programma «Eurasia» dell’IsAG e moderatore del convegno, ha preso la parola evidenziando il duplice scopo dell’iniziativa: presentare uno studio analitico e scientifico circa la dimensione economica del Paese centroasiatico (affermatosi come uno dei protagonisti della politica internazionale) e, al contempo, fornire un’azione di supporto alla politica estera italiana nella regione. Nel suo discorso introduttivo, Dario Citati ha inoltre tenuto a sottolineare che, nel lavoro analitico sul Kazakhstan, quello dell’IsAG resta sempre uno sguardo «italiano ed europeo» che per ciò stesso mantiene sempre un approccio di critica costruttiva. Infatti, se il Kazakhstan stesso afferma di ispirarsi all’Europa per la dichiarata volontà di introdurre rule of law, trasparenza e liberalizzazione dell’economia, allo stesso tempo appare necessario che raggiunga ulteriori obiettivi, quali la creazione di una cultura delle istituzioni e lo sviluppo di una società democratica, temi rispetto ai quali l’Italia può fornire un contributo importante in termini di monitoraggio. Dopo l’introduzione sono stati aperti i lavori.

Il Consigliere dell’Ambasciata del Kazakhstan in Italia, Assylbek Tauassarov, ha subito rimarcato la posizione geografica strategica del Paese, «cuore dell’Eurasia», che ha permesso lo sviluppo di una politica estera multivettoriale consentendo una funzione di collegamento tra Europa e Asia. Il Consigliere ha nominato la Strategia 2050, funzionale all’inserimento del Kazakhstan tra le nazioni più sviluppate al mondo, non negando come tale percorso presenti insidie legate alle ripercussioni negative della recente crisi geopolitica. A tale sfida il Paese ha risposto con l’adozione del programma Nurly Zhol, volto a stimolare l’economia e le riforme strutturali. Negli scorsi anni la rapida crescita economica ha permesso l’accumulo di un Fondo Nazionale, grazie al quale, in un periodo di rallentamento come quello attuale, è possibile mettere in atto le politiche necessarie per proseguire lo sviluppo e incentivare gli investimenti dei partner stranieri. Tauassarov ha terminato menzionando Expo 2015 ed Expo 2017. L’Italia, forte dell’esperienza da poco conclusa a Milano, ha la possibilità di supportare l’organizzazione dell’evento ad Astana, mentre il Kazakhstan, grazie al tema delle energie verdi, ha l’occasione di  mostrare il nuovo corso del Paese.

La parola è passata quindi al Ministro Maurizio Greganti – Capo dell’Unità Russia, Europa Orientale, Caucaso, Asia Centrale del MAECI – il quale ha invitato a considerare la presente congiuntura economica negativa come stimolo per programmi di riforme come il Nurly Zhol e il “Piano dei 100 passi”. Il Ministro si è concentrato sui punti di forza del Paese, ben saldi nonostante il calo del prezzo del petrolio: PIL e PIL pro capite inferiori solo a quelli della Russia, adesione al WTO ed, entro fine anno, firma di un accordo di partenariato e cooperazione rafforzato con l’UE. In tal modo il Paese potrebbe realmente affermarsi come perno del dialogo economico tra Unione Europea e Unione Economica Eurasiatica. Il Ministro, infine, ha rimarcato le relazioni sempre più salde tra Italia e Kazakhstan, anche in vista di Expo Astana 2017, incentrato sul tema delle energie rinnovabili, a testimonianza di come il Paese voglia riorientare il proprio modello di sviluppo e svincolarsi dagli idrocarburi.

L’Ambasciatore dell’Italia in Kazakhstan, S.E. Stefano Ravagnan, si è soffermato sull’impegno riformistico che caratterizza questa giovane nazione, fondamentale per non soccombere ai potenti vicini. In Parlamento, infatti, si sta dibattendo su eventuali emendamenti del Piano dei 100 passi, con la speranza che le riforme della Pubblica Amministrazione colpita dalla corruzione trovino attuazione sotto la spinta del rallentamento economico. Ravagnan ha inoltre segnalato come la classe dirigente kazaka sia sempre più giovane e innovativa e come l’interesse per l’Italia stia divenendo poliedrico. L’avanzamento dei giovani nella dirigenza kazaka lascia dunque ben sperare per un cambiamento radicale, anche di mentalità. Inoltre, sta nascendo un’attenzione crescente per la cultura e proprio quest’anno è stato inaugurato l’anno della cultura italiana in Kazakhstan e si sta rafforzando la collaborazione con le università straniere. Infine anche l’Ambasciatore ha concluso ribadendo il ruolo che potrebbe avere l’Italia in Expo 2017, sia nella preparazione dell’evento sia nell’organizzazione dei contenuti.

Il convegno è proseguito con la presentazione del report dell’IsAG intitolato Nurly Zhol: misure anti-crisi e obiettivi strategici nella nuova politica economica del Kazakhstan, scritto da Alessandro Lundini (Ricercatore associato del Programma «Eurasia» dell’IsAG) e Sara Silvi (Collaboratrice del Programma «Eurasia» dell’IsAG).

Lundini ha illustrato la prima sezione del Report, composta da descrizione e analisi della nuova politica economica Nurly Zhol. Presentata nel 2014, sarà implementata fino al 2017, con un’appendice nel 2018-2019. L’esigenza è sorta in seguito a un deterioramento delle condizioni economiche generali per via dell’influenza delle sanzioni nei confronti della Russia, della svalutazione della moneta e del crollo del prezzo del petrolio. Le misure dovrebbero condurre a una nuova crescita economica di breve e lungo periodo. La duplice valenza del programma sarebbe garantita dagli ingenti investimenti previsti dal piano, provenienti per metà dal fondo nazionale e per metà stanziati da istituti finanziari internazionali. Lundini ha esaminato le tre macro-aree di intervento del Nurly Zhol: diversificazione economica, sostegno alle piccole e medie imprese e al settore bancario, sviluppo dell’industria nazionale; area logistica e miglioramento delle infrastrutture dei trasporti; infrastrutture legate ai servizi sociali. Il ricercatore IsAG ha altresì accennato al “Piano dei 100 passi” definendolo «la seconda gamba, insieme al Nurly Zhol, nel cammino verso la modernizzazione». Nell’ultima parte, ha quindi osservato le prospettive future: le aspettative sono positive per quanto riguarda il mantenimento dei livelli occupazionali, ma non troppo rosee circa il tasso di crescita del PIL, a rischio a causa della diminuzione delle entrate provenienti dal settore estrattivo e dei tagli del budget statale.

La Silvi invece ha illustrato la seconda parte del report, analizzando due settori meno convenzionali dell’economia kazaka: l’agricoltura e le energie rinnovabili. In primo luogo, la ricercatrice ha evidenziato come il Kazakhstan sia uno dei più grandi produttori di farine al mondo e sebbene l’agricoltura non produca più del 5% del PIL, impiega più del 15% degli occupati del Paese, assumendo quindi una grande importanza assieme alla pastorizia. Silvi ha poi spiegato che entrambi i settori hanno risentito della transizione post-sovietica, ma ciò ha fatto sì che si verificasse una rapida modernizzazione delle tecniche e degli strumenti agricoli. Infine, la studiosa ha messo in luce l’interesse crescente per le energie rinnovabili: il governo kazako si sta infatti concentrando sullo sfruttamento dell’energia eolica, geotermica e delle biomasse.

Dario Citati ha quindi dato avvio al dibattito con i discussant non prima di aver ringraziato i relatori e aver portato i saluti dell’On. Guglielmo Picchi, non per sua volontà assente alla discussione.

Primo ad intervenire l’On. Edmondo Cirielli, componente della III Commissione, “Affari Esteri e Comunitari”, della Camera dei Deputati, il quale ha ribadito l’importanza della posizione strategica del Kazakhstan e la sua grande capacità diplomatica, che suscitano particolarmente l’interesse italiano. Il deputato si è poi concentrato su Expo 2017 e sull’opportunità che avrà l’Italia di consolidare la collaborazione non solo sotto il profilo economico, perché se è vero che il nostro Paese attrae simpatia soprattutto per i propri prodotti è anche in grado di esportare il know-how produttivo e quello della sua classe dirigente. Cirielli ha infine sottolineato quanto lo sforzo di cambiamento del Kazakhstan sia più da apprezzare che da criticare, poiché per compiere un’impresa così titanica non si possono non incontrare delle difficoltà, e si è detto speranzoso che il Paese possa ricoprire un ruolo sempre crescente sulla scena internazionale.

Il dottor Lorenzo Colantoni dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) ha evidenziato che il Kazakhstan sta spontaneamente virando verso le energie rinnovabili, come si evince anche dal tema dell’Expo 2017, e ciò non è trascurabile visto che è uno dei principali esportatori di petrolio e gas. Inoltre, con le energie rinnovabili non si tratta solo di cambiare modalità ma anche di preservare le riserve di idrocarburi, mettendo quindi in atto una collaborazione vera e propria tra rinnovabili che servirebbero per uso domestico e idrocarburi da esportare. Secondo Colantoni ciò costituirebbe un ottimo stratagemma per svincolarsi dall’altalena dei prezzi del petrolio, permettendo comunque al Paese di continuare a crescere e di porsi come un partner ancora più interessante.

L’intervento del dottor Federico Eichberg, Dirigente della VI Divisione (Cooperazione Economica Bilaterale) presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si è svolto all’insegna del motto «Just do it!». Eichberg, attraverso una serie di pregnanti metafore “casalinghe”, ha cioè riassunto i rapporti tra Italia e Kazakhstan insistendo sulla necessità di una effettiva implementazione delle proposte susseguitesi negli ultimi anni. La cornice senza quadro rappresenta progetti e piani di sviluppo non ancora realizzati, che andranno a costituire il quadro; la bacheca indica gli impegni che il Kazakhstan si prefigge per questi anni; il disimpegno, su cui affacciano varie porte, esemplifica la rosa di opportunità che il Paese offre; il bicchiere (a suo avviso comunque «mezzo pieno») altro non è che l’insieme di tutti quei disegni non ancora concretizzati, ma che si sa come mettere in atto.

L’Ambasciatore Ravagnan ha rilevato come l’Iran possa giocare un ruolo importante per il Kazakhstan, ponendosi come «nuova frontiera che consenta al Paese centrosiatico di uscire dall’abbraccio russo-cinese». Connesso al ruolo dell’Iran è inoltre l’integrazione tra i paesi dell’Asia Centrale, incoraggiata dall’ottimizzazione delle infrastrutture attraverso la costruzione di nuovi corridoi commerciali.

Successivamente è intervenuto il professor Aldo Ferrari, storico e docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia nonché Presidente dell’ASIAC (Associazione per lo Studio in Italia dell’Asia centrale e del Caucaso), il quale ha espresso soddisfazione per il report dell’IsAG apprezzando il tono neutrale con cui si è effettuata l’analisi, rimarcando come in Italia il tema dell’Asia Centrale venga trascurato e come spesso nemmeno le università producano molte ricerche in merito: ciò rende ancor più meritoria l’attività dell’IsAG e del suo Programma “Eurasia”.

La dott.ssa Chiara Pierobon, ricercatrice presso l’Università tedesca di Bielefeld, ha parlato delle linee di ricerca presenti in Germania, dove nonostante l’attenzione verso l’Asia Centrale l’interesse verso l’area sta complessivamente calando. Relativamente al commento sul Nurly Zhol, ha voluto metterne in luce alcune criticità. Anzitutto, la mancanza di un riferimento allo sviluppo regionale impedisce la realizzazione di riforme radicali, dal momento che il Paese presenta notevoli squilibri economici. Punto secondo, sono assenti misure di capacity building per la piccola e media imprenditoria e per la Pubblica Amministrazione, la quale, come precedentemente ricordato, è ancora fortemente corrotta. Funzionali allo scopo potrebbero essere i contatti con nazioni più mature e l’informatizzazione dei servizi pubblici. Ultimo punto su cui si è soffermata è stato la cooperazione tra Stato e società civile. La società civile può essere un  «agente di cambiamento» e un fattore di sostenibilità, per cui sarebbe opportuno coinvolgere maggiormente la popolazione.

La dottoressa Orietta Moscatelli, caporedattrice esteri di Askanews, ha presentato il contesto in cui è stato lanciato il Nurly Zhol: crisi ucraina, sanzioni nei confronti della Russia e calo del prezzo del petrolio. Il Kazakhstan, sulla scia di tale crisi, temeva che simili circostanze potessero verificarsi nelle proprie regioni settentrionali a minoranza russa. Di ciò ha risentito la politica multivettoriale kazaka e l’interesse verso il progetto russo di aggregazione economica con l’Unione Economica Eurasiatica, che è oggi in fase di stallo. Il Kazakhstan, ha proseguito Moscatelli, avendo sofferto le turbolenze economiche e politiche della Russia, dà chiari segnali di voler diversificare. Lo fa avvicinandosi all’UE, ma ancor più alla Cina, con la quale ha recentemente firmato accordi del valore di circa 23 miliardi di dollari. Nonostante anche la Cina stia rallentando, ci sono elementi per prospettare esiti positivi per l’economia. Secondo Orietta Moscatelli, è comunque necessaria una cooperazione regionale vissuta senza timori di ingerenze russe o di dominio cinese ed è fondamentale preservare la stabilità regionale in un’area non immune da estremismi.

Il Ministro Greganti ha commentato alcuni degli spunti offerti dai discussants. Riallacciandosi all’intervento di Aldo Ferrari, ha chiarito come l’interesse internazionale verso l’Asia Centrale sia in aumento, citando a dimostrazione molteplici incontri istituzionali recenti o in programma.

L’Ambasciatore Ravagnan ha ripreso la parola aggiungendo che il Kazakhstan in termini di e-government è molto più avanti rispetto al l’Italia. Ha continuato dicendo che il Nurly Zhol deve essere letto in relazione al momento storico di emanazione, novembre 2014. In quel contesto, in assenza della crisi, il piano aveva semplicemente funzione anticiclica per evitare la disoccupazione. Quindi Ravagnan ha proseguito con un breve cenno all’Europa, considerata un esempio per tutti i Paesi, ma che sta perdendo colpi per via dello scarso interventismo, che rischia di relegarla al ruolo marginale di «dispensatrice di borse Erasmus». Nota positiva dell’UE è invece l’avvio dei negoziati per la facilitazione dei visti d’ingresso. Aldo Ferrari, in risposta al Ministro Greganti, ha ribadito come l’Università italiana, che dovrebbe essere il centro di formazione culturale primaria, non si renda conto di determinate esigenze, costringendo gli specialisti italiani a recarsi all’estero. Lampante è per l’appunto l’esempio degli studiosi di Asia Centrale.

Alessandro Lundini ha, poi, precisato che il Nurly Zhol, essendo un programma di sviluppo a breve termine, è inevitabilmente focalizzato su specifici settori in modo da avere un impatto maggiore. Ha concluso tornando sulla corruzione, in merito alla quale, oltre alle riforme del codice penale, si è deciso di agire sulla mentalità della popolazione e della Pubblica Amministrazione, promuovendo legalità e trasparenza.

I lavori si sono conclusi con l’intervento del dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, il quale ha ringraziato tutti i relatori intervenuti al convegno e ha espresso il suo apprezzamento per il successo di pubblico, a testimonianza del fatto che c’è comunque un grande interesse per un tema non certo semplice come quello dello sviluppo del Kazakhstan. E proprio con questo tipo di attività l’IsAG, ente internazionalistico ufficialmente riconosciuto dal MAECI, si conferma al servizio della politica estera dell’Italia.

(Testo di Mariafrancesca Elia e Francesca Giannerini.
Foto di Priscilla Inzerilli e Giulia Castello.
Video di Veronica Tora, Gaia Cafarella e Giulia Castello)



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