La cooperazione Italia-Europa-Russia: il convegno IsAG al CNR La cooperazione Italia-Europa-Russia: il convegno IsAG al CNR
Venerdì 13 novembre, presso la gremita Aula Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) si è tenuto il convegno La cooperazione Italia-Europa-Russia. Il rilancio... La cooperazione Italia-Europa-Russia: il convegno IsAG al CNR

Venerdì 13 novembre, presso la gremita Aula Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) si è tenuto il convegno La cooperazione Italia-Europa-Russia. Il rilancio di un dialogo necessario. L’evento, che ha riscosso un rilevante successo sia per la grande attualità delle tematiche trattate, sia per la partecipazione di illustri relatori, è stato organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) in collaborazione con l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI) del CNR. La conferenza si è articolata in due sessioni, la prima moderata da Giuseppe Palmisano, Direttore dell’ISGI, mentre la seconda parte è stata presieduta da Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG.

L’iniziativa ha offerto una completa ed aggiornata analisi dello spettro di tematiche riguardanti le relazioni tra Unione Europea e Federazione Russa: i rapporti bilaterali Italia e Russia; la lotta al terrorismo; il ruolo dell’Alleanza Atlantica; le crisi in Ucraina e in Siria. Il Presidente emerito della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio che è stato letto durante lo svolgimento dei lavori. Nel messaggio, Napolitano ha affermato che «il tema di oggi è di grande rilievo non solo per la politica estera italiana e quella europea, ma per il superamento delle tensioni internazionali nel loro complesso e il consolidamento di una prospettiva di pace, di progresso, e di cooperazione. Non bisogna considerare esaurita la strategia di coinvolgimento della Russia come membro della comunità internazionale nella consapevolezza che essa rimane un partner indispensabile».

Il Prof. Paolo Annunziato, Direttore Generale del CNR, ha esordito ringraziando i partecipanti e portando i saluti del Presidente Luigi Nicolais che per un impegno concomitante non ha potuto prendere parte alla conferenza. Il Direttore ha dato il via ai lavori esponendo il tema della collaborazione internazionale in campo scientifico. Come dimostrazione di attiva sinergia con la Federazione Russa, è stato sottolineato l’intenso rapporto di collaborazione e ricerca scientifica tra Italia e Russia, da molto tempo partner nel campo dei progetti sul clima nella base artica di Ny-Ålesund, nell’arcipelago norvegese di Spitzbergen (nelle Isole Svalbard), portando così avanti ricerche di eccellenza per lo sviluppo scientifico non solo del nostro Paese, ma per l’intera comunità scientifica. Annunziato ha dunque concluso auspicando un rilancio degli investimenti pubblici nella ricerca, indubbiamente necessari per la crescita dell’Europa tutta.

La parola è passata quindi a Tiberio Graziani, Presidente dell’ IsAG, il quale ha ringraziato il CNR per l’ospitalità e per aver permesso, grazie a tale evento, di porre l’attenzione sulle importanti tematiche concernenti i rapporti di collaborazione con la Federazione Russa. Graziani ha subito rimarcato l’importanza del dibattito sui confini dell’Europa, nella fattispecie i confini dell’Europa Orientale e della Russia eurasiatica; successivamente, ha rinnovato l’attenzione sul titolo del convegno e sulla valenza del sostantivo “cooperazione”: la Russia è entrata a far parte delle democrazie di tipo europeo ormai da 25 anni, dunque non si può non stringere con essa un rapporto di collaborazione ed assistenza reciproca. La partnership con la Russia, al di là delle incomprensioni recenti con l’Unione Europea, deve essere rafforzata per il bene e la stabilità comune.

A questo punto ha preso la parola l’Ambasciatore Russo in Italia S.E. Sergej Razov, che ha rilanciato il tema centrale del dibattito e ha sottolineato che, sebbene negli ultimi decenni i rapporti tra UE e Russia siano stati alquanto turbolenti, il legame che unisce le due nazioni è tuttora saldo. I leader russi hanno, infatti, sempre avuto a cuore la questione del mantenimento della plurisecolare tradizione di amicizia e cooperazione basata sulla condivisione di valori religiosi e civili. In un periodo di forti cambiamenti e turbolenze dovute al drastico calo delle risorse energetiche, alla svalutazione del rublo, all’introduzione di sanzioni antirusse da parte dell’UE e alle conseguenti contromisure, gli interscambi fra la Russia e l’Italia hanno, senza dubbio, accusato il colpo. «Tutto sommato sono convinto che in questa fase non semplice dello sviluppo dei rapporti tra la Russia e l’Occidente sia fondamentale non oltrepassare il punto di non ritorno. Non bisogna disperdere il potenziale di cooperazione accumulato nei precedenti decenni di collaborazione reciprocamente proficua. Parto dal presupposto che tutte le crisi vengono prima o poi superate» ha aggiunto l’Ambasciatore. In un secondo momento Razov ha elencato le molteplici criticità che persistono tra la Russia e l’UE e le innumerevoli occasioni di accordi internazionali non andati a buon fine. Per concludere, ha invitato le istituzioni italiane a riflettere su una serie di interrogativi e a ripristinare la cooperazione sulla base della verità e del rispetto reciproco.

Il Direttore del Dipartimento Scienze Umane e sociali del CNR, prof. Riccardo Pozzo, ha posto l’attenzione sulle attività del suo ente. Secondo Pozzo, il convegno è infatti la dimostrazione di come il CNR lavori per raggiungere obiettivi di eccellenza sia in ambito nazionale sia in ambito internazionale, operando attraverso i propri istituti di ricerca e coinvolgendo università e fondazioni. Pozzo ha inoltre ricordato nel suo intervento il progetto “Terza Roma”, inaugurato nel 1981 e diretto dal Prof. Pierangelo Catalano, teso a evidenziare i tratti comuni del Diritto romano con quello della Russia e dei Paesi slavi.

Il convegno è proseguito con l’intervento del moderatore della prima sessione, Giuseppe Palmisano, che ha esordito ricordando come l’ISGI abbia sempre rivolto il suo sguardo verso tematiche attuali quali la sicurezza e il mantenimento della pace, lo sviluppo sostenibile, la protezione dell’ambiente, i diritti umani, analizzando il tutto da una prospettiva giuridica. Il convegno organizzato insieme all’IsAG non solo ha il merito di porre al centro della riflessione molti dei suddetti temi, ma anche di presentare punti di vista autorevoli sull’approccio italiano ed europeo al dialogo. In situazioni di forte criticità come quelle attuali (crisi ucraina, sanzioni, sostegno della Russia in zone di guerra e lotta al terrorismo), è necessario che il dialogo internazionale assuma forme costruttive mediante l’ausilio di istituzioni come le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa e l’Organizzazione Mondiale del Commercio. «Non si può pensare di risolvere le grandi sfide geopolitiche senza il rispetto reciproco delle posizioni e senza la ricerca di una cooperazione vantaggiosa» ha concluso Palmisano, cedendo la parola ai relatori.

Il Sen. Pierferdinando Casini, Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, nel suo intervento si è soffermato sullo stato delle relazioni tra Unione Europea, Italia e Russia e su come queste relazioni si collochino rispetto alle sfide odierne. Inizialmente Casini si è riallacciato alle parole dell’Ambasciatore russo Razov che, con un velo di polemica, aveva alluso a un trattamento di sfavore verso la Russia da parte dell’Europa. Si tratta, secondo Casini, dell’idea del doppio standard nata nel 1989 come risultato del confronto tra due sistemi, quello capitalista e quello comunista, il secondo dei quali giunse al collasso per una serie di ragioni storiche. L’errore sta nel fatto che, dal 1989 in poi, molti Stati occidentali hanno approfittato della vittoria di questa sfida nella speranza di poter tenere la Russia in uno stato perenne di subalternità politica, culturale ed economica. Ma non ci si può limitare agli avvenimenti che hanno coinvolto la Russia dal 1917 al 1989. Essa resta, infatti, un Paese che affonda le radici in un passato dalla straordinaria importanza e singolarità e che si dimostra vitale oggi per l’Europa nella lotta al terrorismo. La pericolosità del terrorismo, infatti, sta nel tentativo di costruire nuove piattaforme geopolitiche che scompongano i confini tradizionali e che, sulla base di un richiamo religioso, controllino territori, impongano regole sociali e politiche, mettano in pericolo le statualità. «Oggigiorno – ha affermato il Senatore – quando si parla di terrorismo si parla di crimine contro l’umanità. A questo punto sorge spontanea una domanda: si può pensare di combattere il terrorismo senza la Russia? La collaborazione tra Europa e Russia insieme con gli Stati Uniti è fondamentale» È necessario dunque un rilancio del dialogo che vada oltre le visioni divergenti, nell’ottica del superamento dei problemi e della sfida al terrorismo.

A seguire è intervenuto il dott. Dario Citati, Direttore del Programma “Eurasia” dell’IsAG, che ha presentato un’analisi storica sul tema della politica estera russa. Citati ha definito la geografia russa come la chiave interpretativa della storia del Paese: la dimensione spaziale e territoriale rappresenta il legame profondo che esiste tra la politica estera e l’organizzazione stessa dello Stato. Storicamente, la Russia non si è costituita come uno Stato-nazione e poi ha costruito il suo impero come molte potenze europee; altresì, nel suo caso peculiare, la creazione dell’impero e quella dello Stato si incrociano ed accompagnano reciprocamente. Ciò che usualmente chiamiamo «Russia» non corrisponde infatti a una regione geografica chiara e definita, bensì è la risultante di un processo storico in cui alla progressiva espansione territoriale di un nucleo centrale verso Est e verso Ovest si accompagna la creazione di strutture amministrative. È proprio per questo, secondo Citati, che la Russia è spesso oggetto di giudizi e posizioni contrastanti: nel mondo anglosassone, in particolare, vi è la percezione che l’imperialismo e l’espansionismo sarebbero costitutivi dell’animo della Russia stessa; mentre invece la visione propria dei Russi ribadisce che la dimensione multinazionale dello Stato implica una politica estera attiva ma di difesa, volta cioè alla salvaguardia della stabilità interna. Per quanto riguarda i fatti di attualità, Dario Citati ha spiegato che i bombardamenti russi contro lo Stato Islamico sono stati in realtà preceduti da un’intensa attività diplomatica. Prima di colpire, la Russia ha quasi “concertato” l’azione militare discutendone praticamente con tutti i Paesi della regione: dal governo siriano di Assad a Paesi più vicini agli USA quali Egitto e Arabia Saudita, ma anche Iran, Israele e Turchia. Il dott. Citati ha terminato il suo intervento ricordando una frase del poeta russo Fëdor Ivanovič Tjutčev: «La Russia non si può capire con la ragione». Condivisibile se riferita allo “spirito russo”, questa frase non è però veritiera se riferita alla politica estera della Russia, che invece può e deve essere compresa con l’analisi razionale: l’auspicio è che eventi come questo possano offrire un contributo importante in tal senso.

La parola è passata poi all’On. Gianni Pittella, Presidente dell’Alleanza Progressista Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo, il quale nel suo intervento si è soffermato sia sulla crisi ucraina, sia sulla necessità attuale di ricostituire i rapporti con la Russia al fine di fronteggiare l’emergenza del terrorismo. L’On. Pittella ha affermato che il rapporto tra UE e Russia è necessario per sconfiggere l’estremismo islamico e avviare una transizione che tenga conto anche del dopo Assad: «Ritengo che sia illusorio combattere e vincere due nemici contemporaneamente». Per riprendere i negoziati con la Russia bisogna affrontare prima di tutto alcune problematiche interne e bisogna successivamente monitorare gli accordi. La cooperazione non deve avvenire solo nell’ambito della lotta contro il terrorismo, ma deve investire la sfera culturale, universitaria, commerciale e ambientale. Pittella ha concluso il suo intervento invitando i leader nazionali a reagire, a superare qualsiasi timore con lucidità e capacità di decisione per rafforzare la soggettività politica dell’Unione Europea.

La prima parte della conferenza è terminata con l’intervento del dott. Gianfranco Tamburelli dell’ISGI, che nel suo intervento ha tracciato un excursus sulla situazione della crisi ucraina. L’incomunicabilità in ambito politico tra Russia e Unione Europea affonda le sue radici intorno al 2003-2004. In quegli anni l’UE aveva lanciato una politica di Eastern Partnership a Paesi come Armenia, Bielorussia, Moldavia, Ucraina, Georgia e Azerbaigian, provocando la prevedibile reazione della Russia che interpretò questo atto politico come un tentativo di estensione dell’influenza economico-politica dell’UE ad Est. Il 2013 è stato poi un anno di forti cambiamenti. L’allora presidente in carica Victor Janukovyč, che, fino a quel momento, aveva seguito una linea bifronte (mantenendo da un lato il dialogo con la Russia, dall’altro l’intesa con l’UE) ha avuto allora difficoltà a reggere le molte contraddizioni interne. Nel novembre 2013, dopo aver ottenuto un cospicuo prestito da parte della Russia, ha sospeso l’accordo che prevedeva la realizzazione di un’area globale di libero scambio con l’Europa (DCFTA), a favore di una ripresa di relazioni economiche più strette con la Russia. Scoppia la crisi, il governo è accusato di corruzione, abuso di potere e violazione dei diritti umani. «Si tratta di una crisi profonda che permea la cultura, attraversa le famiglie, colpisce ogni individuo», ha affermato Tamburelli. Nonostante ciò, solo un anno più tardi, l’Ucraina uscita dalla rivolta di Majdan firma l’Accordo di associazione e di libero scambio con l’UE nell’ottica del rinnovamento e con l’auspicio di dare “un nuovo corso” al sistema, che però appare ancora molto lontano dal realizzarsi. Tamburelli ha infine sottolineato l’assenza ancora oggi di accordi trilaterali di cooperazione Russia-UE-Ucraina impossibili da stipulare finché non siano superati i contrasti ideologici, i “frozen conflicts” e i conflitti regionali.

La seconda parte della conferenza è stata presieduta dal dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, il quale ha aperto i lavori della seconda sessione, introducendo gli ospiti e le tematiche dei rispettivi interventi.

Il primo intervento della seconda sessione è stato quello del prof. Giandomenico Caggiano, docente di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università di Roma Tre, il quale ha fatto il punto della situazione riguardo i negoziati tra UE e Russia, soffermandosi sullo status quo degli accordi. Nel suo intervento ha provveduto a tracciare le principali iniziative tra l’Unione Europea e la Russia: la cooperazione avviata all’inizio degli anni Novanta, con la firma nel 1994 dell’Accordo di partenariato e cooperazione (APC), ha avuto lo scopo di promuovere il dialogo in numerosi settori come il commercio, l’istruzione, la tecnologia nucleare e spaziale. Oggi, per l’Unione Europea, è il momento di affrontare una duplice sfida: da un lato costruire rapporti con i Paesi vicini alla frontiera, dall’altro fronteggiare l’opposizione dell’Unione Economica Eurasiatica. Come già detto, negli ultimi decenni, la stabilità dei rapporti e, dunque, degli accordi tra Russia e UE è stata messa a dura prova; nonostante ciò la porta del dialogo con Mosca è sempre aperta e i recenti accordi di Minsk ne sono la prova. «Questo quadro giuridico mescola questioni che, in una prospettiva di crisi come quella odierna, porta con sé un disagio risolvibile solo in termini di cooperazione e partenariato», ha concluso Caggiano.

Il prof. Antongiulio De Robertis, docente di Storia dei trattati e politica internazionale presso l’Università di Bari, nonché Vicepresidente del Comitato Atlantico, si è soffermato nel suo intervento sulle tematiche della sicurezza. Il Professore ha articolato il suo discorso parlando di tre temi importanti: i confini dell’Europa, il diritto romano nei Paesi slavi e la sicurezza. Ha definito la cittadinanza europea come condizione di colui che, vivendo da molto tempo in un determinato territorio, si considera un vero e proprio cittadino; tutti, dunque, anche i Russi, hanno il diritto di considerarsi Europei. Per quanto riguarda il Diritto romano, è stata precisata l’importanza dello studio e della conoscenza del latino; mentre, affrontando la tematica della sicurezza, sono stati illustrati invece i concetti di Balance of Power (equilibrio fra potenze che gli Stati europei cercarono sino alla Prima Guerra Mondiale) e Common Interest (sicurezza collettiva, che con difficoltà si cerca di perseguire ancora oggi). «Perché la minaccia alla sicurezza sia neutralizzata è indispensabile non che vi sia l’equilibrio di potenze, bensì l’equilibrio degli interessi e la stabilità internazionale», ha concluso De Robertis.

L’intervento successivo ha riguardato i rapporti culturali tra l’Italia e la Russia, tematica di cui si è fatta portavoce Rita Giuliani, titolare della Cattedra di Lingua e letteratura russa presso l’Università Sapienza di Roma: «La storia russa e la storia italiana sono intrecciate da mille fili. Nella complessità che ha contraddistinto i rapporti politici, diplomatici, economici e religiosi tra queste due terre nel corso di più di un millennio, la componente culturale ha giocato un ruolo di primo piano, costante nel tempo e fattore di reciproca conoscenza e di pace. La cultura nutre lo spirito e agisce da ponte tra società lontane». La Giuliani ha ripercorso brevemente i rapporti culturali tra i due Paesi, stabilitisi sin dagli albori della civiltà russa. A dimostrazione di ciò ha presentato il caso di Antonij Rimljanin, santo della Chiesa Ortodossa, fondatore di un Monastero a Novgorod ma nato in territorio romano. Ha poi mostrato alcune immagini, come quelle della Cattedrale della Dormizione, il campanile di Ivan Il Grande, la Cattedrale dell’Arcangelo Michele a dimostrazione del fatto che anche l’architettura russa, in uno dei suoi simboli più autentici (il Cremlino di Mosca), porta il marchio “Made in Italy”. Questo plurisecolare legame ha dovuto superare innumerevoli ostacoli come la Guerra di Crimea, che vide l’Italia scendere in campo al fianco dell’Impero Ottomano e contro la Russia; «Italia hai mentito al mio cuore» scriveva Afanasij Fet. Ma presto gli intellettuali russi ripresero a cedere al fascino della cultura italiana e nel 1910 venne pubblicata forse l’opera più grande che la cultura russa abbia mai dedicato al Belpaese: Immagini d’Italia di Pavel Muratov. Con lo scoppio della Rivoluzione, la Russia si trovò presto chiusa nel recinto sovietico ma, anche in quel momento, la cultura fu un ponte tra i due mondi.

L’ultimo intervento del convegno è stato quello del dott. Marco Ricceri, Direttore di Eurispes, che si è soffermato sulle grandi infrastrutture euro-asiatiche. Ricceri ha evidenziato il ruolo della Russia nella costituzione dell’Unione Economica Eurasiatica, inizialmente un’unione solo tra Bielorussia, Kazakhstan e Russia, ma di cui fanno parte ora anche il Kirghizistan e l’Armenia. L’obiettivo del progetto è promuovere l’integrazione economica con la nascita di un mercato comune, la costituzione di un’unione doganale e, settore per settore, politiche volte a sviluppare l’economia reale. Per quanto concerne, nello specifico, i progetti delle infrastrutture eurasiatiche, sono di capitale importanza i programmi per la realizzazione dei corridoi eurasiatici, linee di collegamento Pacifico-Baltico e con i Paesi che affacciano sull’Atlantico. Questo grandioso progetto prevedrebbe la realizzazione di linee ferroviarie e autostradali ultramoderne, di oleodotti, distretti industriali, nuove città. Il disegno complessivo collegherebbe Vladivostok non solo con i Paesi Baltici ma anche con una linea Sud fino a Parigi e a Berlino. Riprendendo il filo conduttore di molti interventi precedenti, anche Ricceri ha parlato della necessità di recuperare al più presto un dialogo e una collaborazione con la Federazione Russa: solo insieme si potranno risolvere le problematiche odierne e anche l’Italia dovrà impegnarsi in questo, recuperando una maggiore autonomia d’azione.

La conferenza si è definitivamente conclusa col ricordo di Gianfranco Tamburelli delle parole di speranza di Nelson Mandela: «Nessun problema è così profondo da essere insuperabile, se c’è la volontà di tutte le parti in causa, tramite la discussione e il negoziato anziché la forza e la violenza».

(Testo di Claudia Venditti e Ilaria Marra; foto di Priscilla Inzerilli e Gaia Cafarella)



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