«Cambio generazionale nella dirigenza kazaka»: l’Ambasciatore Ravagnan al convegno IsAG sul <i>Nurly Zhol</i> «Cambio generazionale nella dirigenza kazaka»: l’Ambasciatore Ravagnan al convegno IsAG sul <i>Nurly Zhol</i>
Il 5 novembre, presso la Sala Aldo Moro del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI), ha avuto luogo la conferenza «Nurly Zhol, “Via... «Cambio generazionale nella dirigenza kazaka»: l’Ambasciatore Ravagnan al convegno IsAG sul <i>Nurly Zhol</i>

Il 5 novembre, presso la Sala Aldo Moro del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI), ha avuto luogo la conferenza «Nurly Zhol, “Via verso il futuro”. Quale modernizzazione per il Kazakhstan?», organizzata dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia.

Di seguito riportiamo la trascrizione dell’intervento dell’Ambasciatore dell’Italia in Kazakhstan, S.E. Stefano Ravagnan, disponibile sul canale YouTube dell’IsAG.

 

Mi limiterò ad alcune riflessioni “sparse” sulla base della mia esperienza, è il primo anno ad Astana, però, venendo da cinque anni passati a Mosca dove pure mi ero occupato di Asia centrale, è interessante vedere la stessa tematica da due punti di vista. Spesso si dice che l’Asia centrale e anche il Kazakhstan sono oggetto di valutazioni molto contrapposte per via della loro storia recente. Ad esempio, c’è chi “difende” il Kazakhstan mettendolo sempre a confronto con gli altri Paesi dell’Asia centrale, per dire che è l’unico che è riuscito a “combinare” qualcosa, oppure c’è chi dice che è un Paese senza prospettive, perché è troppo dipendente dal petrolio. Quindi – come sempre probabilmente – la verità sta nel mezzo.

Quello che colpisce quando si arriva in un Paese come il Kazakhstan è sicuramente l’impegno riformistico. Ora, se si vanno a prendere testi anche più “antichi”, ovvero di dieci anni fa, si ritroveranno gli stessi annunci di grandi riforme, quindi i più smaliziati possono pensare che ci sia molta retorica. Io penso invece che siamo arrivati veramente ad un punto cruciale della storia di questo Paese: storia che, quella del nuovo Kazakhstan, è molto recente, molto giovane, quindi chiaramente con tutti i limiti che questo comporta, perché appunto il Paese ha conosciuto uno sviluppo rapidissimo – penso sia stato secondo solo al Qatar in quel periodo di tempo – ma è arrivato a quel punto di sviluppo in cui o avanza e si consolida o rischia fortemente. Spesso i Kazaki ripetono «I nostri vicini non ce li siamo scelti noi» e sono vicini ingombranti come ben sappiamo, molto più grossi, molto più potenti e non necessariamente prudenti, quindi è un Paese che si trova in un contesto abbastanza difficile da gestire.

Il Parlamento in questi giorni sta approvando, emendando, discutendo questo enorme pacchetto di riforme che va sotto il nome di “Cento Passi” e vorrei segnalare che questo dibattito parlamentare è stato molto più lungo del previsto. Non è stato il timbro, come molti si aspettavano, su decisioni prese dal Governo o dalla Presidenza, ma c’è stato un dibattito che è tuttora in corso – quindi molto più lungo del previsto – con audizioni di Ministri, con richieste di emendamenti, perché il pacchetto ha un’ampiezza tale che se va in porto trasforma completamente questo Paese. A mio avviso, di tutte queste riforme, citando lo stesso Presidente Nazarbaev, la riforma essenziale è la strutturazione della Pubblica Amministrazione. Questo Paese ha adottato una innumerevole quantità di riforme, bellissime, ispirate dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario, dall’OCSE ma sono rimaste sulla carta, perché la capacità di assorbimento non c’è stata. E non c’è perché la pubblica amministrazione, come tale, è ancora immatura, oltre ai problemi ben noti di corruzione. Quindi di tutti questi “Cento Passi” – che sono poi accorpati in cinque grandi tavoli di riforma – sicuramente il più importante è il raggiungimento di una pubblica amministrazione professionale in cui si entra per concorso, in cui si avanza per merito e, quindi, un civil service all’europea. Lo stesso Presidente ha citato più volte gli esempi britannico, svizzero, francese: tutte le migliori Pubbliche Amministrazioni.

Questo ritengo sia il passaggio fondamentale per dare sostanza a tutto il resto, dato che la diversificazione economica e le altre ricette sono note. Non è la prima volta né per il Kazakhstan né per altri Paesi, ma è necessario che poi si sappia effettivamente applicare tali riforme, resistendo alle varie pressioni e ai vari interessi consolidati che si oppongono ad esse e che in Kazakhstan sono evidenti. Nella fattispecie in questo anno sono stato testimone di un passaggio, un cambiamento completo di situazione. Sono arrivato che il Paese ancora cresceva al 4,6%, mentre adesso sta a stento all’1%. C’è stata una coincidenza di elementi negativi incredibili: dal rallentamento cinese, alle sanzioni, ai problemi con la Russia, al crollo del petrolio: insomma tutto l’insieme chiaramente ha “complottato” e ha fatto sì che ci fosse questa brusca frenata del Paese. Come si diceva prima, e lo confermano i rappresentanti della Banca Mondiale e altri esperti, ciò è un bene nel senso che è finalmente lo stimolo che spinge ad andare oltre la retorica e, dopo anni in cui si è parlato di diversificazione economica, finalmente si comincia a fare. Questo è sicuramente il momento delle scelte vere.

Quello che noto in positivo è che c’è un avanzamento della nuova generazione nella dirigenza kazaka: il nuovo Governatore della Banca Centrale, che ho conosciuto la settimana scorsa nella sua precedente mansione (senza che ci fosse alcun gossip sul fatto che diventasse lui il nuovo Governatore) è una persona che credo non abbia quarant’anni e sicuramente è molto aperto. Il nuovo Governatore di Almaty più o meno è della stessa generazione e pure lui con un’educazione all’estero. Diciamo che questa nuova generazione sta entrando nei gangli vitali, non è più semplicemente lo specchietto per le allodole per gli Ambasciatori stranieri che possono dire: «Guarda come parlano bene inglese!»: no, stanno entrando nei centri decisionali del Paese e questo penso che sia un fatto molto positivo. Certamente ci sono le resistenze della generazione precedente che ha tutta un’altra mentalità e che, chiaramente, risente di anni di Unione Sovietica e di un forte attaccamento alla Russia. Quindi, – ribadisco – questa tensione indubbiamente c’è – ma il tempo penso darà ragione ai nuovi arrivati se sapranno “giocarsela” bene.

Per quanto riguarda la parte bilaterale, è inutile dire che in Kazakhstan, come in Russia e come oserei dire in tutti i Paesi ex-sovietici, per l’Italia c’è una passione smodata, in positivo ovviamente. Questo ci aiuta molto come Ambasciate e come Ambasciatori per cui dalla musica alla cucina – e direi anche molto per la tecnologia – la visione dell’Italia non è quindi una visione stereotipata ma quella di un Paese moderno e avanzato da cui si può attingere e imparare. Tradizionalmente c’è stata in Kazakhstan una dimensione energetica assolutamente prevalente da cui stiamo uscendo, nel senso che come il Paese vuole diversificare, così anche il nostro interscambio necessariamente si diversifica rispetto alla sola ENI e galassia di imprese che ruota attorno ad essa, che restano tuttavia centrali. Quello che vedo in positivo, anche in una fase di rallentamento economico, è la quantità di imprenditori italiani che incontro ogni giorno e i cui progetti sono molto interessanti, nel senso che non si tratta più di vendere vestiti, scarpe e diciamo il Made in Italy più tradizionale (che ormai i Kazaki conoscono ampiamente e se lo vengono a comprare direttamente) ma soluzioni e processi produttivi, know-how tecnologico, settore agricolo, agrobusiness. Quindi sicuramente è una fase di anche maggiore interesse, se vogliamo, per chi fa questo lavoro, perché è un rapporto molto più maturo che supera il dato puro e semplice dell’importazione di petrolio contro esportazione di abbigliamento, mobili, come è stato per molti anni e che produceva, tra l’altro, questo enorme disavanzo a nostro sfavore.

In secondo luogo, si sta ampliando molto la cooperazione extra-economica, nell’ambito universitario e culturale. Le università kazake e in particolare direi gli studenti dell’università – che incontro molto spesso con grande piacere – sicuramente guardano all’Europa come riferimento primario, almeno per quella che è la mia esperienza. Sicuramente non guardano alla Cina e non più alla Russia come i loro genitori. L’Europa è un polo di attrazione e in questo polo di attrazione l’Italia finora ha giocato un ruolo estremamente marginale per il problema linguistico, per la nostra specializzazione in settori molto precisi – tipo il design – e quindi il grosso è andato in particolare nei Paesi anglofoni. Questo ora sta un po’ cambiando e anche a livello di singole università italiane c’è molto interesse anche per la novità che rappresenta questo Paese. Per inciso devo dire che il padiglione kazako a Milano ha aiutato moltissimo a promuovere il Paese e ad incuriosire i vari settori italiani – economici, culturali o accademici che siano – e questo lo vedo dalle richieste che mi arrivano. E poi c’è l’aspetto culturale: quest’anno abbiamo lanciato l’Anno della Cultura italiana, ma in realtà si tratta sempre di una promozione di nostre attività sotto un logo unitario che dia maggiore impatto. Tutto questo è fatto strettamente con le controparti kazake: il Ministro della cultura in primo luogo, le università, i vari altri centri culturali, perché troviamo un terreno molto fertile e sicuramente la cultura italiana ed europea vengono guardate con grande interesse, pure in un momento in cui il Paese è così dedito alla ricerca delle proprie radici culturali e storiche. Anche in questo noi abbiamo un ruolo molto importante, perché quello che di antico si trova sull’Asia centrale spesso e volentieri si trova in Italia, a Venezia in particolare. Quindi c’è un forte interesse degli studiosi kazaki a setacciare gli archivi italiani alla ricerca di queste testimonianze che diano fondamento a un Kazakhstan che non è nato nel 1991 ma che affonda, anche prima del 550° anno dalla fondazione del Khanato, le sue radici nel Medioevo. Certamente è un momento molto particolare ma, allo stesso tempo, il Paese mantiene i suoi punti di forza, nel senso che è una grande cassaforte di risorse, che vanno ben oltre petrolio e gas e sono praticamente tutte le materie prime possibili e immaginabili, pertanto ha le basi per superare questo momento. Al contempo, è ad una svolta: se riesce a realizzare anche solo una parte di queste nuove riforme, allora veramente potrà “prendere il volo” e dare sostanza alla sue grandi ambizioni in campo internazionale.

Un ultimo accenno per l’Expo: effettivamente c’è una collaborazione già avviata tra le due Expo e potenzialmente è molto interessante, perché gli organizzatori di Expo Astana guardano molto al modello di Expo Milano come ispirazione. È la prima volta che il Kazakhstan organizza un evento di questa dimensione e quindi chiaramente ci sono anche molte preoccupazioni e c’è un lavoro di approfondimento in corso e, avendo noi il modello già fatto, siamo in una posizione privilegiata, ancora da finalizzare e da definire, ma questo sicuramente nei prossimi due anni ci consentirà di giocare un ruolo importante sia nella parte di preparazione di Expo, sia nel dare contenuti per il nostro padiglione. Quindi – direi – che le premesse ci sono tutte e aggiungo che mi rallegro per questa iniziativa, perché effettivamente in Italia non ce ne sono tante del genere ma, forse, grazie anche appunto all’Expo e all’impatto che ha avuto il padiglione kazako, mi sembra di capire che finalmente il Kazakhstan esca un po’ dalla zona degli “Stans” e cominci ad affermarsi come singolo Paese alla ricerca della sua collocazione ed è importante averne consapevolezza. Grazie.



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