«Agricoltura ed energia rinnovabile in Kazakhstan»: l’intervento di Sara Silvi al convegno IsAG sul <i>Nurly Zhol</i> «Agricoltura ed energia rinnovabile in Kazakhstan»: l’intervento di Sara Silvi al convegno IsAG sul <i>Nurly Zhol</i>
Il 5 novembre, presso la Sala Aldo Moro del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI), ha avuto luogo la conferenza «Nurly Zhol, “Via... «Agricoltura ed energia rinnovabile in Kazakhstan»: l’intervento di Sara Silvi al convegno IsAG sul <i>Nurly Zhol</i>

Il 5 novembre, presso la Sala Aldo Moro del Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale (MAECI), ha avuto luogo la conferenza «Nurly Zhol, “Via verso il futuro”. Quale modernizzazione per il Kazakhstan?», organizzata dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia.

Di seguito riportiamo la trascrizione dell’intervento di Srara Silvi, collaboratrice del Programma «Eurasia» dell’IsAG e co-autore del report Nurly Zhol: misure anti-crisi e obiettivi strategici nella nuova politica economica del Kazakhstan, del quale Silvi ha illustrato la parte relativa allo sviluppo del settore agricolo e delle energie rinnovabili nel Paese centroasiatico.

L’intervento è disponibile anche sul canale YouTube dell’IsAG.

Con Alessandro Lundini abbiamo deciso di ampliare l’orizzonte della nostra ricerca non soltanto sul Piano Nurly Zhol, ma anche sul settore agricolo e su quello delle energie rinnovabili. L’immagine collettiva del Kazakhstan è l’immagine di un Paese i cui pozzi petroliferi bruciano sul Caspio. Volare sul Kazakhstan vuol dire volare sul mare nel quale sono accesi i fuochi, è pensare ad un Paese di petrolio, di gasdotti, al Paese che riscalda le nostre case in Europa durante l’inverno.

Forse, però, non siamo abbastanza concentrati su altri aspetti di questa grande Repubblica, e di questa nazione giovane, dinamica, effervescente. Potremmo mai immaginare che il Kazakhstan non sia soltanto tra i primi dieci produttori mondiali di petrolio e di gas ma uno dei più forti produttori mondiali di farine? Potremmo mai pensare che la nostra pizza, la nostra pasta abbiano delle radici centroasiatiche? Ebbene sì, perché il Kazakhstan è un Paese dalle enormi potenzialità non soltanto energetiche ma un Paese che, con una superficie territoriale pari a quella dell’Europa occidentale, può non solo letteralmente “sfamare” la Russia, ma anche sostenere il consumo alimentare della nostra “vecchia” Europa. Immaginiamo che in Kazakhstan più di ottanta sono i milioni di ettari dedicati e potenzialmente utilizzabili per l’agricoltura e la pastorizia. Le aziende agricole e medie, quelle che producono grano, hanno una superficie superiore ai cinquemila ettari. Le nostre dolci colline impallidiscono davanti a queste cifre, perché il Paese ha enormi potenzialità e possibilità di sviluppo per poter ampliare la produzione di beni alimentari.

L’agricoltura in Kazakhstan è al giorno d’oggi un settore certamente non paragonabile per guadagni a quello che è l’ambito industriale ed energetico. È un settore che produce non più del 5% del PIL ma che occupa il 15-20% della forza lavoro del Paese. È un campo lavorativo la cui produttività è ancora inferiore a quella degli altri settori. Ma pur essendo un ambito di produzione ancora sofferente per quella che è stata la transizione economica dall’URSS ai giorni d’oggi, è a nostro avviso un ambito che offre grandi opportunità di investimento. L’agricoltura del Kazakhstan viene portata avanti soprattutto nella fascia settentrionale del Paese, nelle steppe kazake, nel bassopiano siberiano al confine con la Russia, ed è un’agricoltura dedicata prevalentemente alla produzione di cereali, la grande monocultura del Paese.

Mi fa sorridere pensare che forse questa sia una nazione dai grandi contrasti, dalle grandi cifre. Il più grande Paese del globo senza sbocco sul mare, uno dei più forti produttori di beni energetici, il più grande produttore di beni agricoli di tutta l’Asia centrale, il secondo della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), il vecchio granaio dell’Unione Sovietica, il Paese con un’enorme disponibilità di risorse pro capite, di risorse del sottosuolo, un Paese con una disponibilità territoriale per l’agricoltura veramente immensa, per noi Europei quasi inimmaginabile.

Possiamo dire che l’agricoltura, oltre ad essere sviluppata nel settentrione del Paese, è praticata anche al Sud, in dimensioni relativamente più modeste. A Sud del Paese non spirano i gelidi venti della Siberia, ma ci sono più di trecento giorni l’anno di sole nei deserti del Kizilkum, in quelle terre che bagnavano una volta e sono bagnate tuttora dal rinascente lago d’Aral. Troviamo prodotti che nascono grazie al sole, dunque ortaggi e frutta dal sapore particolarmente vivo. Il Paese poi è una terra in cui è nata e connaturata l’identità stessa dei propri abitanti, l’amore per la pastorizia, per la transumanza, che per secoli ha visto mandrie pascolare liberamente.

Al giorno d’oggi il Kazakhstan – ecco un altro dato veramente molto forte – è il Paese nei quali i capi di allevamento di bovini, ovini, sono più numerosi rispetto alla popolazione, Mongolia a parte. Per cui troviamo cammelli, ovini, industria del pollame: moltissime sono le potenzialità di questo settore. C’è da rilevare quanto l’agricoltura e la pastorizia in Kazakhstan abbiano sofferto della difficile transizione dall’economia sovietica, Poiché, così come quello industriale, anche questo settore era essenzialmente legato alle esigenze e all’attività produttiva di Mosca. Non un sistema autoreferenziale, ma un sistema connesso al governo centrale.

La transizione che tutti i comparti produttivi hanno necessariamente attraversato, più o meno dolorosamente, è stata quella che il comparto agricolo vive ancora tutt’oggi, ma è una transizione che ha posto un evidente focus sulla necessità di modernizzare tutte le tecniche agricole e produttive. Non soltanto variare la coltivazione di beni ma in qualche modo adeguare – soprattutto alla luce dell’ingresso nel WTO – le tecniche di coltivazione presenti in questo Paese. Poiché la monocoltura del grano ha esposto il Kazakhstan soprattutto nei primi anni post-indipendenza alla difficoltà e, comunque, alla stringente necessità di provvedere all’autosufficienza alimentare del Paese, oggi la dirigenza centrale si è prodigata in una serie di piani per l’agricoltura per far sì che aumentassero i prodotti coltivati.

Dunque, non c’è più l’ esigenza di garantire l’autosufficienza alimentare, ma di ampliare la sfera dei prodotti a cui i cittadini kazaki, attraverso i mercati esteri – soprattutto quello cinese e al giorno d’oggi quello europeo – possono accedere. È importante anche considerare l’identità così eterogenea di questo Paese composto da tantissime etnie, la cui popolazione ha stili di vita che sono in alcuni casi assolutamente moderni come nelle grandi città, nella capitale, ad Almaty, nei centri industriali, ma che ha ancora una forte preponderanza della comunità rurale. È bene evidenziare come le esigenze di questa giovane e dinamica popolazione stiano cambiando in campo alimentare. Posso pensare che se da una parte si può ancora camminare nei bazar tipici delle repubbliche centroasiatiche si trovano, allo stesso tempo, magari soltanto a pochi isolati di distanza, nascenti e grandi nuovi centri commerciali con un modello tipico occidentale.

La popolazione kazaka sta adottando uno stile di vita sempre più europeo e chiede perciò accesso a nuovi prodotti. Il Paese ha una forte esigenza di produrre anche beni alimentari finiti, non soltanto cereali e prodotti caseari e della pastorizia allo stato grezzo, ma soprattutto ha bisogno di impianti d’inscatolamento, di lavorazione, di impianti in cui si producano cibi per il consumo di massa. Troviamo – ripeto – i bazar e i nuovi centri commerciali, sfolgoranti e sfavillanti, ed è questa un’ottima opportunità per quelle che sono le potenzialità di investimento dei Paesi occidentali. Pensiamo alla forte attrattiva, al fascino della cultura italiana e al campo alimentare. Non soltanto Italia partner per il gas e il petrolio del mar Caspio, ma soprattutto fonte di ispirazione e di grande fascino per questa popolazione. Il settore è dunque molto dinamico e lascia ampie potenzialità, aperte a coloro i quali volessero investire in un campo di produzione che ha ancora molti passi avanti da fare per poter migliorare e per poter ampliare la propria redditività, ma che è sicuramente foriero di buone opportunità.

Al contempo, accanto al settore agricolo abbiamo ritenuto giusto e doveroso evidenziare quanto il Kazakhstan abbia delle risorse incredibili non soltanto in campo energetico, assodate e provate, non soltanto in campo agricolo – certo da ottenere con degli ingenti sforzi di modernizzazione – ma anche nel settore delle energie verdi. Basti pensare ad Astana, a quello che succederà da qui a due anni, a quanto il governo attraverso diversi piani di modernizzazione – anche soltanto della struttura della proprietà della terra, della gestione del suolo – stia puntando a diversificare la propria economia, a far sì che questo Paese – con i deserti meridionali infuocati dal sole, venti siberiani che in qualche modo vanno a bussare alle porte degli abitanti del Nord – possa veramente sfruttare le potenzialità dell’energia eolica, dell’energia geotermica e anche le grandi potenzialità delle biomasse, un grande comparto della pastorizia associato alla possibilità di sfruttare le risorse di questo settore.

Credo che sia stata una grande opportunità, per me e per il mio collega Alessandro Lundini, di avere uno sguardo diverso su questo Paese, e di pensare al Kazakhstan non soltanto come il Paese dalle potenzialità economiche per lo sfruttamento delle risorse energetiche, l’ampliamento dei corridoi di trasporto e delle risorse del sottosuolo, ma anche come il Paese nel quale forse andremo ben presto ad attingere per avere energie pulite e, chissà, anche un ottimo grano. Grazie.



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