Lo stato della cooperazione scientifica Italia-Messico: intervista a Emilia Giorgetti Lo stato della cooperazione scientifica Italia-Messico: intervista a Emilia Giorgetti
Nell’ambito delle ricerche dell’IsAG in tema di cooperazione per l’innovazione tecnologica, il Direttore del Programma di ricerca dell’IsAG “Africa e America Latina” Giuliano Luongo... Lo stato della cooperazione scientifica Italia-Messico: intervista a Emilia Giorgetti

Nell’ambito delle ricerche dell’IsAG in tema di cooperazione per l’innovazione tecnologica, il Direttore del Programma di ricerca dell’IsAG “Africa e America Latina” Giuliano Luongo ha intervistato la Dott.ssa Emilia Giorgetti, Addetta scientifica presso l’Ambasciata d’Italia in Messico.

 

Giuliano Luongo: Come si è evoluta negli ultimi la cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Messico? Qual è il suo stato attuale?

Emilia Giorgetti: La cooperazione S&T bilaterale tra Italia e Messico ha visto negli ultimi anni come pilastri fondamentali il Programma Esecutivo di cooperazione scientifica e tecnologica tra i due Ministeri degli Esteri (MAECI e SRE) e l’analogo programma bilaterale tra CNR e CONACyT, la principale agenzia di finanziamento alla ricerca del Paese. Si tratta essenzialmente di progetti di mobilità tra ricercatori e studenti di dottorato, intesi a creare le condizioni per futuri sviluppi della cooperazione. Attualmente si stanno finanziando 17 di questi progetti nei settori: aerospaziale (1), agricoltura e alimentazione (3), ambiente ed energia (3), scienze biomediche (3), scienze esatte (4), tecnologie applicate ai beni culturali (3). Esistono poi numerosi accordi bilaterali attivi (almeno 50) tra università italiane e messicane e/o centri di ricerca di ambo i Paesi – attraverso i quali si eseguono vari programmi di ricerca congiunti e scambi di ricercatori e studenti – e un importante accordo tra la nostra Agenzia Spaziale e la recentemente fondata Agenzia Spaziale messicana. È inoltre consistente anche una cooperazione “informale” tra singoli ricercatori o gruppi di ricerca, che sfugge alla contabilità ufficiale, ma che è fonte di notevoli risultati e dimostrazione dell’interesse reciproco tra gli attori scientifici dei due Paesi. Tra i compiti dell’Ufficio di Cooperazione Scientifica e Tecnologica, di nuovissima istituzione, c’è anche quello di razionalizzare questo panorama, spesso frammentato, per indirizzarlo verso modalità di cooperazione più efficaci e coordinate.

GL: Il 9 novembre 2015 si è tenuto presso l’Istituto italiano di cultura di Città del Messico il seminario Biotechnologies and agro-technologies for sustainable agriculture under climate change. Quali sono stati i temi principali affrontati durante l’evento?

E. Giorgetti: Il seminario è stata l’occasione, prima di tutto, per rafforzare i legami che già si stavano costruendo tra il Dipartimento di Scienze Bioagroalimentari del CNR (DISBA) e due importanti istituzioni messicane: il CINVESTAV, che rappresenta l’omologo del CNR in Messico e che svolge la ricerca di maggior impatto internazionale e CONAFOR, la Commissione Nazionale Forestale. Nel primo caso, l’interesse di DISBA alla collaborazione congiunta riguarda essenzialmente le tematiche di “plant signalling” e genomica, sviluppate ai massimi livelli internazionali dalla sezione CINVESTAV di Irapuato e dal vicino Laboratorio Nazionale LANGEBIO, sotto la supervisione di due eccellenze della ricerca mondiale nel campo: il Dr. Martin Heil e il Dr. Luis Herrera Estrella. Riguardo a CONAFOR, il contatto, nato nell’ambito di un Forum Internazionale su temi di desertificazione e deforestazione che si è svolto all’inizio di questo anno a Cancún (Messico), ha permesso di giungere alla elaborazione di un progetto bilaterale dedicato allo studio degli stress biotico e abiotico e alla propagazione delle specie arboree, alla riforestazione e alla ottimizzazione dei processi di generazione di energia da biomasse. Il seminario si è aperto con la cerimonia ufficiale di firma di due accordi di collaborazione tra CNR-DISBA e i succitati Enti, alla presenza dell’Ambasciatore Italiano Alessandro Busacca.

Gli altri temi toccati nel corso del seminario sono stati l’utilizzo dei composti volatili emessi dalle piante per il controllo di piaghe e la riduzione del consumo di pesticidi, l’uso smart delle risorse idriche in ambienti aridi, lo sviluppo di specie resistenti o con forti capacità di adattamento agli stress biotici e abiotici (come la siccità) o con proprietà di mitigazione dei cambiamenti climatici, la biodiversità e la sua difesa, anche attraverso la istituzione di banche del germoplasma. Il seminario ha voluto essere il più possibile inclusivo, per permettere, da una parte alle eccellenze italiane di presentarsi ad un pubblico messicano ampio, dall’altra, per dare la possibilità alle più diverse istituzioni messicane che svolgono attività nel settore di illustrare le loro realtà di punta.

GL: Qual è il valore aggiunto che la cooperazione tra Italia e Messico può dare – e ha già dato – nell’ambito delle biotecnologie per la sostenibilità agricola?

E. Giorgetti: Il Messico è uno dei cinque Paesi mega-diversi a livello mondiale. La sua straordinaria biodiversità, legata anche alle condizioni geografiche (altitudine variabile da 0 a 6.000 metri e presenza di tutte le condizioni climatiche: tropicale, mediterraneo, continentale, arido e semiarido, pluviale) fa del Paese un gigantesco laboratorio naturale. La copresenza di diverse condizioni climatico-ambientali, inoltre, rappresenta un enorme vantaggio negli studi legati alla agricoltura, perché, anche variando la collocazione geografica dei campi sperimentali, si possono ottenere più raccolti all’anno e/o velocizzare i processi di germinazione e crescita delle specie, accelerando notevolmente i tempi delle prove sperimentali.

Il Messico, a livello politico, si sta compromettendo in maniera molto forte sul fronte dei cambiamenti climatici. È stato il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge sull’argomento (2012), si è posto obiettivi molto stringenti per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, anche dando impulso ad una agricoltura sostenibile e con proprietà di mitigazione e resilienza e sta svolgendo una mappatura molto seria del suo territorio, finalizzata alla creazione di una banca dati e alla messa a punto di una serie di best practices che permettano di affrontare i fenomeni naturali legati ai cambiamenti climatici in maniera efficace.

Allo stesso tempo, sta facendo uno sforzo significativo per la conservazione della propria straordinaria biodiversità, creando una serie di banche del germoplasma, anche con carattere internazionale, finalizzate alla protezione delle specie vegetali autoctone e alcuni laboratori nazionali molto ben equipaggiati, dedicati allo studio della genomica vegetale, della patologia e delle relazioni esistenti tra patologie e patrimonio genetico. Si tratta quindi di un Paese che offre moltissime interessanti possibilità a chi voglia svolgere studi in questi campi.

GL: Quali saranno le prossime iniziative dei due Paesi in ambito biotecnologico e agroalimentare?

E. Giorgetti: I contatti e gli incontri che si sono svolti in questi mesi, principalmente tra il CNR e i vari enti messicani preposti alla ricerca nel campo delle biotecnologie e dell’agroalimentare, hanno permesso di individuare alcuni temi sui quali iniziare una collaborazione fattiva. Oltre a quelli già citati, uno di questi temi, che fu proposto nel corso del 2014 durante una visita del Presidente del CNR Luigi Nicolais accompagnato da un pool di imprese emiliane, è quello relativo al packaging alimentare: si tratta di svolgere ricerca avanzata sui materiali, al fine di elaborare sistemi di packaging (si pensi ad esempio alle capsule del caffè) che, oltre a mantenere le proprietà organolettiche dell’alimento e a garantirne la conservazione nel tempo, siano bio-compostabili. Altri temi che si stanno affrontando, anche se in questo caso la discussione è appena iniziata, riguardano i biocombustibili, sia derivati da colture ad hoc, sia ottenuti attraverso il processamento di residui organici dell’industria alimentare. Su questo sono in corso trattative molto promettenti con il Governo dello Stato di Morelos.

GL: Oltre a questi appena citati, in quali altri ambiti la cooperazione scientifica-tecnologica tra Italia è Messico è più intensa?

E. Giorgetti: Come segnalato in precedenza, c’è una intensa attività scientifica bilaterale che si svolge sotto traccia. Di questa fanno parte anche molte eccellenze italiane che operano in Messico in maniera permanente, alcune anche da decine di anni. Questo Ufficio sta svolgendo, fino dalla sua apertura, un’azione sistematica volta alla individuazione dei ricercatori italiani operanti in Messico, tra le altre cose, anche allo scopo di individuare, con un meccanismo di tipo bottom up, quali sono i temi sui quali nasce spontanea la collaborazione tra i due Paesi. L’elenco disponibile al momento contiene circa 80 nominativi e tra le aree scientifiche maggiormente rappresentate si riscontrano la fisica e la geologia.

C’è poi anche una intensa attività nel campo dell’astrofisica: vale la pena segnalare che il sensore e gli attuatori meccanici del Grande Telescopio Millimetrico situato sulla cima del Vulcano Sierra Negra nello Stato di Puebla, strumento unico al mondo per le sue caratteristiche, sono di fabbricazione italiana. Esiste poi in Messico un importante tessuto di imprese italiane attive nel campo delle energie rinnovabili (eolica, solare, geotermica) e in contatto con i principali enti di ricerca del Paese. Altri temi sui quali penso che possano nascere significative collaborazioni sono quelli della scienza dei materiali (il grafene per esempio) e tutte le tecnologie legate alla conservazione e al restauro dei beni artistici e culturali, argomento sul quale l’Italia vanta un indiscusso primato a livello mondiale.



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