«La grande questione delle migrazioni: quale politica per l’Italia?». T. Graziani e D. Scalea ospiti alla Camera dei Deputati «La grande questione delle migrazioni: quale politica per l’Italia?». T. Graziani e D. Scalea ospiti alla Camera dei Deputati
Mercoledì 25 novembre nell’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati si è tenuto il convegno «La grande questione delle migrazioni: quale politica per l’Italia?»,... «La grande questione delle migrazioni: quale politica per l’Italia?». T. Graziani e D. Scalea ospiti alla Camera dei Deputati

Mercoledì 25 novembre nell’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati si è tenuto il convegno «La grande questione delle migrazioni: quale politica per l’Italia?», organizzato dalla Rivista di Studi Politici Internazionali e dal Centro Studi Nuova Europa.

L’IsAG è stato chiamato a dare il proprio contributo con due relatori: il Presidente Tiberio Graziani e il Direttore Generale Daniele Scalea.

I lavori sono stati aperti dall’onorevole Edmondo Cirielli, Segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati e membro della Commissione Esteri il quale, oltre ai saluti di rito, è entrato nel merito dell’incontro, sottolineandone l’importanza per l’elaborazione di una strategia italiana. Per Cirielli la questione delle migrazioni ha a che fare con le crisi internazionali e di conseguenza non può non riguardare la politica estera italiana. Un primo “fronte” analizzato dal deputato è stato quello siriano, dove è in atto una vera e propria guerra in cui la religione – ha sostenuto Cirielli – non è la causa scatenante, la quale invece deve essere rintracciata nei rapporti politici regionali. Altro fronte è quello libico, che rileva per il nostro Paese soprattutto per i massicci arrivi di migranti. Secondo Cirielli l’Italia deve da una parte disciplinare tale fenomeno nelle fasi dell’arrivo e della permanenza dei migranti, ma anche garantire la tutela dei confini e della legalità, nel rispetto delle istituzioni comunitarie e dei singoli Stati membri.

Il primo panel, incentrato sulla dimensione geopolitica del fenomeno, è stato introdotto dall’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, il quale, oltre a essere uno dei promotori dell’incontro, ha moderato gli interventi dei relatori.

Nella sua introduzione, l’Ambasciatore ha spiegato l’obiettivo dell’incontro, ossia quello di individuare i contenuti di una possibile politica dell’immigrazione per il nostro Paese, in particolare tenendo conto di alcuni aspetti quali il diritto d’asilo, i rapporti con le comunità religiose e le società di appartenenza, il controllo dei confini, il contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo, l’educazione ai valori e ai principi europei. Secondo Terzi, la necessità di inquadrare da un punto di vista politico e di sicurezza la questione è data dal fatto che negli ultimi 5-10 anni nessun altro evento come le recenti crisi ha destabilizzato in questa maniera l’Europa. Una crisi – ha proseguito l’Ambasciatore – di cui l’ISIS è protagonista, ma che di fatto affonda le sue radici in una guerra civile siriana da intendersi come una proxy war dove alcune potenze hanno cercato – e cercano ancora – di affermare la loro sfera di influenza nella regione, contribuendo però ad alimentare l’influenza del radicalismo islamico. Ciò, secondo Terzi, ha generato due conseguenze: l’inasprimento di un conflitto che ha assunto proporzioni di carattere regionale e il rafforzamento della minaccia terroristica. Per questo motivo il fenomeno deve essere affrontato anche in chiave geopolitica, in quanto occorre definire una strategia nazionale che tenga conto non solo della politica migratoria o di integrazione, ma anche delle priorità della politica estera italiana – in special modo per quanto riguarda le crisi di Siria, Iraq e, soprattutto, Libia – e di una necessaria coesione dell’Occidente.

A seguire è intervenuto Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG, il quale ha esposto una relazione sull’inquadramento del fenomeno migratorio nell’attuale passaggio geopolitico dall’unipolarismo a guida statunitense alla transizione multipolare. Secondo Graziani alla base di questi flussi vi è una spiegazione di carattere economico – legata soprattutto alle conseguenze della globalizzazione – da associare a ragioni più di natura politica, dovuta agli effetti della propagazione del terrorismo, dei traffici illegali e dell’espansione della criminalità a livello internazionale. In questo complesso contesto geopolitico, secondo Graziani l’Italia deve elaborare una propria strategia facendo riferimento alla sua identità culturale e all’interesse nazionale, partendo dalla considerazione che il nostro è un Paese euro-mediterraneo. L’Italia – ha continuato Graziani – dovrebbe inoltre farsi promotore del recupero dei rapporti con la Federazione Russa e, allo stesso tempo, non rinunciare a un’azione diplomatica sul piano bilaterale. In chiusura del suo intervento, Graziani ha anche avanzato l’idea di un summit internazionale dedicato alla questione delle migrazioni e alla sicurezza, con la partecipazione dei decisori politici internazionali e il contributo di think tank italiani e stranieri.

Successivamente a prendere la parola è stato il senatore Pierferdinando Casini, Presidente della Commissione Esteri del Senato. Il senatore ha evidenziato come il tema debba essere inquadrato su due livelli: i rapporti dell’Italia con il resto dei Paesi mediterranei e le migrazioni internazionali. Per Casini quello delle migrazioni è un tema globale connesso a questioni sia di carattere economico che politico e nel Mediterraneo è un problema acuto che è destinato a divenire ancora più critico. Inoltre – ha osservato Casini – si deve riscontrare la mancanza di una adeguata politica europea proprio per l’area mediterranea, in quanto negli ultimi anni l’UE ha preferito concentrarsi maggiormente sull’area nord-orientale del Continente. Per quanto concerne il fenomeno terroristico, tornato prepotentemente alla ribalta, Casini ha sottolineato che l’obiettivo dell’ISIS è quello di realizzare una nuova piattaforma politica in grado di superare i vecchi confini statali dell’area. Su questo aspetto, Casini in maniera critica ha evidenziato l’assenza di una strategia occidentale anti-ISIS. Nella lotta al terrorismo internazionale – ha concluso Casini – l’obiettivo dovrebbe essere quello di stabilire delle priorità, ma i Paesi occidentali sembrano incapaci di farlo: un esempio è dato dal mancato coinvolgimento della Federazione Russa, impensabile per la definizione di una strategia più efficace.

Daniele Scalea, il Direttore Generale dell’IsAG, ha invece discusso dei flussi migratori che dall’Africa investono l’Europa, facendo ampio ricorso a dati e statistiche. Ha così potuto evidenziare come l’immigrazione in genere, e quella africana in particolare, siano in fortissimo aumento in Italia – cosa che rende le migrazioni non più solo una questione umanitaria, ma anche sociale, politica e di sicurezza. Secondo Scalea tre macro-fattori determinano questi ampi flussi dall’Africa: una demografia esplosiva, l’instabilità politico-economica e l’iniqua distribuzione del reddito all’interno del continente. Si tratta di fattori strutturali che non è in nostro potere risolvere, e certo non in maniera rapida. L’Italia può comunque alleviare la situazione d’emergenza concentrandosi sulla stabilizzazione della Libia.

A seguire è intervenuto il Dottor Ugo Melchionda, Presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS, il quale ha posto l’attenzione sul disfacimento delle vecchie statualità, difficilmente ricomponibili, di Siria e Iraq, come motivo alla base del problema attuale. Melchionda, citando alcune statistiche recenti, ha evidenziato come il danno per l’Italia sarebbe quello di trasformarsi di nuovo in un Paese di emigrazione. Per l’Italia infatti, la presenza degli immigrati rappresenta comunque una risorsa economica da non sottovalutare, considerato che genera un saldo netto a favore delle casse statali per circa 3 miliardi di euro. La situazione attuale – ha concluso Melchionda – non fa che dimostrare una tendenza innegabile, legata alla trasformazione dell’Italia in un Paese multi-culturale.

A chiusura del panel è intervenuto il dottor Michele Groppi, Ricercatore presso il King’s College di Londra. Groppi ha proposto un intervento – dal titolo «Flussi migratori e processo di radicalizzazione islamica: quali potenziali rischi per l’Italia e l’Europa?» – nel quale la questione è stata affrontata sia da una prospettiva di breve termine che da una di lungo periodo. Dopo aver premesso che si deve escludere una semplicistica equazione tra flussi migratori e aumento del crimine o della minaccia terroristica, Groppi ha sottolineato come comunque nel breve periodo non siano da escludere le infiltrazioni terroristiche da parte di persone che godono dello status di rifugiati o di immigrati: un esempio può essere dato dai recenti casi di foreign fighters, ma anche da altri episodi – citati nel corso della relazione – nei quali immigrati giunti nel nostro Paese si sono rivelati dei terroristi. Altro rischio che non può essere escluso – ha proseguito Groppi – è il possibile arrivo di reclutatori per conto delle formazioni terroristiche o di veri o propri “ideologi del terrore”. Sulle criticità di lungo periodo, Groppi ha posto in risalto le difficoltà che gli immigrati potranno incontrare nel loro processo di integrazione in un’Europa sempre più scossa dalla paura e, dall’altro lato, il possibile consolidamento sul continente europeo di un clima ideologico radicale tra la popolazione musulmana, nel caso in cui la grande massa di immigrati non dovesse integrarsi a dovere nella nostra società. Esponendo le sue conclusioni, Groppi ha proposto alcune possibili azioni che potrebbero essere implementate per far fronte a queste problematiche. Nel breve periodo la risposta è quella di puntare su una maggiore sicurezza interna, mentre nel lungo periodo è necessario implementare una strategia più complessa, comprendente il coinvolgimento della società civile nella gestione dell’emergenza profughi, la ridefinizione del modello multiculturale europeo e, infine, la creazione di un “fronte unico” contro il terrorismo con la comunità islamica.

Il convegno è poi proseguito con il secondo panel – nel quale la questione migratoria è stata analizzata in relazione alle politiche europee e a i rapporti della nostra società con il mondo islamico. La discussione è stata moderata dalla professoressa Maria Grazia Melchionni, Direttore della Rivista di Studi Politici Internazionali, che nell’intervento introduttivo ha affermato che, a prescindere dalle crisi geopolitiche, le migrazioni sono destinate a non cessare per diverse ragioni, tra le quali la disparità economica, la globalizzazione o i disastri naturali.

Nel corso dei lavori, i relatori hanno analizzato il fenomeno sotto diversi punti di vista. L’on. Margherita Boniver, già Presidente della Comitato Parlamentare di controllo degli accordi di Schengen e della vigilanza e controllo dell’immigrazione, ha sottolineato come sia un errore sia equiparare l’afflusso migratorio al terrorismo e, allo stesso tempo, accettare un afflusso incontrollato. Per Boniver la politica dei flussi deve essere definita e gestita tenendo conto dell’interesse nazionale. Concordando con gli interventi precedenti che hanno messo in risalto l’assenza di una solidarietà comunitaria in ambito UE, Boniver ha concluso sostenendo che il nostro Paese, pur non rappresentando una grande potenza, ha il dovere di stabilire una chiara agenda di politica estera e di perseguire gli obiettivi in base ad essa. L’intervento successivo è stato quello di Guido Bolaffi, Direttore di WEST (Welfare, Società, Territorio) il quale ha invece sostenuto la necessità di catalogare quella in atto non come una crisi migratoria ma umanitaria, un fenomeno globale che richiede un approccio globale e non delle risposte nazionali.

A seguire è stata la volta del Professore Silvestro Specchia, il cui intervento è stato finalizzato alla descrizione e all’analisi delle politiche europee e in particolare del regolamento comunitario 604/2013 (il cosiddetto “Dublino III”) sulla politica di asilo. Il punto di vista della comunità islamica è stato invece espresso dalla dottoressa Veronica Lazzerini, delegata della Comunità Religiosa Islamica (CO. RE. IS). Nel suo intervento, Lazzerini ha parlato dell’operato della Commissione affari giuridici del CO. RE. IS, illustrando come l’azione di questo organo non ha come obiettivo quello di creare una sorta di “legislazione specifica” per la comunità musulmana, quanto far comprendere come l’istituto della libertà religiosa concesso dall’ordinamento italiano consenta al musulmano una piena integrazione nella società italiana e la libertà di professare la fede. L’operato della commissione – ha concluso Lazzerini – è volto ad affermare alcuni elementi ritenuti fondamentali, quali il sostegno alle tendenze anti-radicali, l’importanza del dialogo interreligioso, la cittadinanza globale e l’educazione del cittadino al modello democratico.

La chiusura della giornata è stata affidata all’Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, il quale ha introdotto l’intervento della Professoressa Emanuela Del Re, che ha affrontato la tematica anche alla luce della sua esperienza professionale.

In conclusione, la parola è tornata all’Ambasciatore Ferraris, che ha ringraziato gli organizzatori dell’evento sottolineando come sarebbe un errore ritenere il problema frutto di una percezione distorta da parte delle popolazioni europee o di mere strumentalizzazioni portate avanti da alcuni partiti. Dovere delle classi dirigenti è quello di prendere atto delle criticità esistenti, perché si tratta di un problema reale, avente anche una natura culturale, che richiederà molto tempo per la sua soluzione.



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