Le dimissioni del premier romeno e le proteste di piazza a Bucarest: un resoconto degli eventi Le dimissioni del premier romeno e le proteste di piazza a Bucarest: un resoconto degli eventi
Se si esclude la Rivoluzione del 1989, l’incendio avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 ottobre scorso nella discoteca “Colectiv”, al centro... Le dimissioni del premier romeno e le proteste di piazza a Bucarest: un resoconto degli eventi

Se si esclude la Rivoluzione del 1989, l’incendio avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 ottobre scorso nella discoteca “Colectiv”, al centro di Bucarest, risulta essere il più tragico della recente storia moderna della Romania. Una sciagura che, con 44 ragazzi morti e oltre 150 feriti, ha scosso l’intero Paese, provocando manifestazioni di protesta nelle piazze di tutta la nazione, al punto da costringere il Primo Ministro, Victor Ponta, alle dimissioni e ad assumersi formalmente le responsabilità politiche dell’accaduto. La folla radunatasi nei giorni seguenti la tragedia, tanto nella capitale quanto nelle altre principali città del Paese, ha scandito slogan contro la classe politica romena, accusata di corruzione.

In alcuni casi le proteste si sono spinte anche oltre la politica. A Iasi, nel Nord-Est della Romania, ad essere presa di mira è stata anche la Chiesa Ortodossa, con tanto di folla che davanti alla sede del Patriarcato, ha urlato slogan come “vogliamo ospedali, non cattedrali”, riempiendo l’istituzione ecclesiastica di fischi. La Chiesa è salita alla ribalta dell’opinione pubblica dopo che vari esponenti del clero avevano preso posizione contro la festa di Halloween, considerata anticristiana ed estranea alle tradizioni locali. L’incendio, infatti, era avvenuto nel locale “Colectiv”, proprio mentre si doveva festeggiare Halloween. Alcuni parroci avevano inoltre bollato come satanista il concerto rock organizzato nel locale: parole, queste, che, strumentalizzate da alcuni media, hanno messo la Chiesa Ortodossa al centro del malcontento di una parte dei manifestanti. Alcuni analisti hanno osservato come mai nella storia del popolo romeno si era registrato un episodio simile a quello accaduto a Iasi. In passato ci sono stati casi di scontento contro la Chiesa, ma si è sempre trattato di casi isolati e comunque diretti contro qualche pope considerato indegno per il suo ruolo. Mai prima d’ora la Chiesa Ortodossa è stata oggetto di fischi in piazza, neanche durante il regime comunista. Gli stessi analisti fanno notare, pertanto, l’implicazione culturale profonda delle manifestazioni scoppiate in seguito all’incendio al “Colectiv”, tanto da parlare della nascita ufficiale di un anticlericalismo romeno1.

In seguito alle dimissioni del Primo Ministro si sono susseguite le dimissione di altri esponenti del governo, così come del Sindaco del quarto municipio di Bucarest, che era incaricato della giurisdizione del locale. Altri esponenti delle istituzioni responsabili di aver fornito l’autorizzazione di funzionamento della discoteca sono stati costretti a rassegnare le dimissioni. In seguito sono partiti una serie di arresti diretti contro i proprietari del locale, nonché contro alcuni membri dell’Ispettorato per Situazioni di Emergenza (ISU).

Con l’intensificarsi delle proteste il Presidente romeno di etnia tedesca, Klaus Iohannis, ha convocato presso il palazzo della presidenza, a Cotroceni, una serie di persone in qualità di rappresentanti dei manifestanti, che però non hanno smesso di far discutere riguardo la loro effettiva rappresentatività2. A questo proposito, sono interessanti i dati forniti dal sondaggio svolto dalla Scuola Nazionale di Studi Politici e Amministrativi (SNSPA) di Bucarest, che ha chiesto ai manifestanti la ragione per cui protestavano. Il risultato delle interviste è stato tutt’altro che scontato. Se, infatti, ci si aspettava un parere univoco di condanna della corruzione, in realtà solo il 19% di coloro che manifestavano in Piata Universitatii, la principale piazza della capitale, consideravano la corruzione come il principale problema della Romania. Il 10% dei dimostranti invece ritiene che sia la classe politica ad essere inadeguata, il 4% ha risposto di volere un cambiamento del sistema politico e solo il 3% è sceso in piazza perché venga rispettato il risultato del referendum che decretò la riduzione del numero di parlamentari, indetto qualche anno fa. Inoltre, la somma delle percentuali summenzionate non fa 100 perché, come viene precisato anche nel sondaggio, alla domanda che chiedeva ai cittadini il perché della loro presenza in piazza, i Romeni hanno fornito una gamma davvero eterogenea di risposte, non classificabili in macro categorie3.

Dunque, tanto il risultato del sondaggio appena citato, assieme ai rappresentanti dei manifestanti convocati dal Presidente Iohannis, quanto la nuova direzione politica del Paese hanno lasciato spazio a insinuazioni su un “colpo di Stato” mascherato, come ha sostenuto il senatore Ioan Ghise4. Il Paese, per i sostenitori di questa tesi, risulta conteso tra gli USA e la Germania. In questo contesto le dimissioni del Primo Ministro Ponta, filo-americano dichiarato con una agenda di politica estera fortemente orientata ad ostacolare l’influenza russa nella Repubblica Moldova, per alcuni, sarebbero una conferma di questa teoria. Subito dopo le dimissioni di Ponta, inoltre, Johannis ha annullato un prestito di 150 milioni di euro diretto alla Repubblica di Moldova ed ha nominato come nuovo premier l’ex Commissario europeo all’agricoltura, Dacian Julien Ciolos, che guiderà un governo tecnico fino alle prossime elezioni parlamentari5.

A pochi giorni dall’insediamento del nuovo Primo Ministro Ciolos, inoltre, proprio l’Ambasciatore americano in Romania, Hans Klemm, ha voluto assicurare al nuovo governo di Bucarest il sostegno degli Stati Uniti per rafforzare la partnership strategica bilaterale. Secondo quanto riferisce l’agenzia romena Mediafax, nel programma stilato dal nuovo governo di Bucarest, ci sarebbero molte aree di interesse comune tra i due Paesi, tra cui la promozione della sicurezza, dello Stato di diritto, e lo sviluppo della prosperità dei due Paesi.

NOTE:

Stefan Caliman è collaboratore del Programma di ricerca "Eurasia" dell'IsAG.


1. Nașterea anticlericalismului românesc", 08/11/2015.
2. Lista lui Iohannis sau lista lui Soros? "Societatea civilă" chemată la Cotroceni e finanțată, aproape integral de magnatul american, 06/11/2015.
3. Studiu SNSPA: „Piața Universității – noiembrie 2015”, 09/11/2015.
4. "A fost o tentativă de lovitură de stat, dejucată de demisia lui Victor Ponta", 12/11/2015.
5. Klaus Iohannis respinge împrumutul pentru Republica Moldova, 09/11/2015.


  • Marco Berti

    24/12/2015 #1 Author

    Le dimissioni sono un contentino per scongiurare delle rivolte.
    Il sistema, che è persino più corrotto di quello italiano continuerà come prima
    magari con qualche trasformismo.
    Una cosa veramente scandalosa poi è lo spudorato arricchimento ostentato
    da molti preti cosa che di fronte alla miseria dilagante tra il popolo ha tolto molta
    credibilità alla chiesa ortodossa ed ha ben giustificato molte proteste dei fedeli
    i quali benché poveri sono sempre stati molto ma molto generosi con la chiesa ed ora
    che vedono preti che girano con macchine che loro non riuscirebbero a comprarsi
    in tutta la vita giustamente si indignano non poco.
    Notoriamente quello del prete è un mestiere redditizio in Romania, tutti i preti che
    conosco anche quelli di campagna si sono fatti perlomeno una grande casa personale
    e spesso varie altre per i figli, hanno belle macchine e si permettono agi che il romeno
    medio con 250/300 euro al mese di stipendio ed un costo della vita quasi come qui non
    si sogna neppure.

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    • Stefan Caliman

      08/01/2016 #2 Author

      Il sondaggio dell’Università di Bucarest tra i manifestanti, insieme agli sviluppi politici, altrimenti improbabili, dopo la tragedia di “Colectiv”, fa pensare che le dimissioni del governo furono cercate.
      La Chiesa Ortodossa Romena, lo dicono i numeri, è l’istituzione più filantropica presente nel Paese, la cui importanza vitale per la genesi del popolo romeno è riconosciuta dalla storiografia. Tra le sue fila non risulta esserci più corruzione rispetto ad altre categorie, mentre gli attacchi nei suoi confronti sembrano allinearsi piuttosto alla tendenza occidentale volta a delegittimare qualsiasi voce che vada contro il pensiero unico dominante.

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