Il rilancio dell’Iniziativa della Via della Seta in Kazakhstan: le sfide future Il rilancio dell’Iniziativa della Via della Seta in Kazakhstan: le sfide future
Durante la visita in Francia nel novembre 2015, una delegazione kazaka guidata dal Presidente Nursultan Nazarbaev ha concluso accordi commerciali per un valore di... Il rilancio dell’Iniziativa della Via della Seta in Kazakhstan: le sfide future

Durante la visita in Francia nel novembre 2015, una delegazione kazaka guidata dal Presidente Nursultan Nazarbaev ha concluso accordi commerciali per un valore di 5 miliardi di dollari statunitensi. L’incontro è avvenuto due mesi dopo la sua visita in Cina, durante la quale il Presidente kazako ha firmato una serie di accordi commerciali e memorandum d’intesa su 48 progetti, del valore di circa 30 miliardi di dollari. Queste e altre misure promosse dal governo, rendono il Paese un ponte perfetto tra Est e Ovest, e contribuiscono a costruire quello che alcuni politici della regione definiscono la “Grande Via della Seta”. Le attività del governo kazako si inseriscono in un momento nel quale la Cina promuove la propria personale iniziativa della Silk Road Economic Belt (SREB, “Cintura Economica della Via della Seta”) e investe in grandi progetti per le infrastrutture di trasporto per il collegamento tra la Cina con l’Europa centrale e orientale attraverso il Kazakhstan. Le opinioni degli esperti kazaki in merito alle iniziative riguardanti la Via della Seta sono contrastanti. Alcuni credono che il sostegno finanziario cinese rafforzerà il commercio e la cooperazione tra i Paesi, conducendo alla crescita economica nonostante il rallentamento registrato nella regione. Altri sono scettici, dichiarando che ciò confliggerà con l’iniziativa statunitense della New Silk Road (NSR, “Nuova Via della Seta”), complicando quindi la situazione geopolitica e geoeconomica.

Due Vie – Due visioni

A seguito della visita di Nazarbaev in Francia e in Cina, numerose notizie riportate dai media e numerosi dibattiti tra gli esperti ci hanno ricordato che l’idea di promuovere una nuova Grande Via della Seta è stata oggetto di discussione nel corso degli ultimi 20 anni. L’idea è di rilanciare la via commerciale che, per molti secoli, ha collegato la Cina e l’Europa tramite l’Asia centrale, portando quindi prosperità e una migliore collaborazione tra i Paesi situati lungo la via. Ciò mitigherebbe l’impatto negativo della lontananza dai maggiori mercati globali, che ha mostrato una tendenza a fungere da limite per i Paesi centroasiatici senza sbocco sul mare. Infatti, ripetuti sforzi, messi in atto non solo dai governi nazionali ma anche da numerosi attori internazionali, sono stati compiuti per rilanciare la cooperazione economica tra i Paesi della regione centroasiatica. Uno di questi tentativi è l’iniziativa di Washington della New Silk Road, presentata dal Segretario di Stato Hillary Clinton nel 2011. La New Silk Road è stata elaborata con un unico obiettivo politico: stabilizzare politicamente l’Afghanistan e, per estensione, l’Asia centrale e meridionale, promuovendo una cooperazione Sud-Sud, relazioni più strette e dialogo politico.

Nel 2013, Pechino ha proclamato la Silk Road Economic Belt contemporaneamente alla Maritime Silk Road (MSR, “Via della Seta Marittima”), come parte della sua iniziativa One Belt, One Road (OBOR, “Una Cintura, Una Via”). La SREB è stata introdotta come un mezzo per promuovere la cooperazione economica Est-Ovest e la stabilità nell’Eurasia centrale, grazie allo sviluppo di strumenti per stabilire un mercato comune sopra-regionale e per mantenere una circolazione stabile di merci, investimenti e servizi. Pechino, infatti, ha messo sin dall’inizio in evidenza le questioni economiche e gli strumenti economici e finanziari per la promozione della SREB. Nel 2014 Pechino ha anche istituito la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture quale strumento finanziario per implementare la SREB e la MSR. Gli esperti kazaki e centroasiatici hanno suggerito che la SREB, incentrata sull’aspetto economico, non è una rivale del programma guidato dagli Stati Uniti che, al contrario, si concentra su obiettivi politici e militari.

Quali sono le implicazioni?

Per molti anni, il governo kazako ha lavorato in stretta collaborazione con la Banca Mondiale per riformare le proprie istituzioni economiche e finanziarie, includendo sforzi diretti verso aree specifiche che, secondo l’Indice di Competitività Globale della Banca Mondiale, aiuterebbero il Paese a rendere la sua struttura istituzionale e giudiziaria pari agli standard internazionali.

Il governo kazako, così come quelli delle altre Repubbliche centroasiatiche, ha accolto iniziative come quella della Silk Road e della SREB come un’opportunità di confrontarsi con sfide sempre maggiori. Queste hanno riguardato tre aspetti primari dello sviluppo: migliorare le loro datate infrastrutture autostradali e ferroviarie; attrarre gli Investimenti Diretti Esteri (IDE); potenziare il commercio e la cooperazione economica in un periodo difficile, a seguito del rapido declino dei prezzi dell’energia e delle altre materie prime sul mercato internazionale.

Negli ultimi due anni, la Cina ha messo a disposizione risorse significative, di natura finanziaria e tecnica, per ricostruire le infrastrutture di trasporto e comunicazione del Kazakhstan e, in alcune zone, ha costruito sistemi totalmente nuovi. Infatti in Kazakhstan, che è il nono Paese al mondo per estensione, le distanze sono enormi e la mancanza di autostrade e ferrovie di livello internazionale mina l’attrattività del Paese nei confronti degli investitori internazionali e accresce i costi per il commercio.

I funzionari kazaki ritengono che gli investimenti cinesi per le infrastrutture aiuteranno il Paese a diventare più competitivo come territorio di transito per gli spostamenti via terra dei container tra la Cina e l’Unione Europea. Secondo la Kazakhstanskaya Pravda, il Paese movimenta circa 250.000 container l’anno (o circa il 2% dei movimenti totali di container tra Cina e Unione Europea) e Astana aspira a raddoppiare tale numero nei prossimi due o tre anni.

Numerosi accordi bilaterali e memorandum d’intesa tra Cina e Kazakhstan hanno anche aiutato a migliorare il clima e il volume degli investimenti tra questi due Paesi. Il Kazakhstan ha attratto dalla Cina investimenti rivolti non solo alle sue infrastrutture stradali, ma anche all’energia, alle comunicazioni, al manifatturiero, al turismo e, infine, al settore agricolo. Secondo alcune stime, il volume degli IDE dalla Cina al Kazakhstan è quasi raddoppiato nel corso degli ultimi quattro o cinque anni.

Un’area di grande interesse per Astana è il commercio internazionale, in quanto vede un forte bisogno di diversificare gli scambi commerciali alla luce del rapido declino degli introiti del settore energetico dai mercati occidentali. Il crescente commercio con la Cina ha aiutato ad attenuare l’impatto negativo della volatilità nei mercati internazionali di materie prime. Secondo le stime ufficiali, gli scambi tra Cina e Kazakhstan sono passati da 337 milioni di dollari a metà degli anni Novanta, a 22 miliardi di dollari nel 2014. Rilevante, a partire dall’introduzione della SREB, è il fatto che i due Paesi abbiano firmato accordi commerciali e progetti di investimento del valore di 70 miliardi di dollari, sebbene numerosi progetti siano stati rinviati per vari motivi.

Le azioni future

La SREB potrebbe certamente contribuire ad incrementare la cooperazione economica e il commercio transfrontaliero tra il Kazakhstan da un lato e la Cina e gli altri Paesi dell’Asia centrale dall’altro. Per realizzare questo potenziale, sia Astana sia Pechino dovrebbero affermare chiaramente che la SREB non è in competizione con la New Silk Way sostenuta dagli USA. Dovrebbero inoltre lavorare sulla creazione di sinergie tra i due programmi nel campo della cooperazione economica; migliorare l’integrazione industriale a livello transnazionale e regionale; coinvolgere i Paesi dell’Europa occidentale sia nei diversi progetti infrastrutturali della Silk Road, sia nei negoziati che nelle organizzazioni commerciali regionali.

A tal proposito, Pechino e Astana non dovrebbero cooperare solo per la costruzione di strade e vie di comunicazione, ma promuovere anche nuove autostrade e ferrovie per attrarre imprese locali e internazionali, comprese le aziende europee, per muovere le loro merci tramite queste reti. Entrambi i governi dovrebbero inoltre lavorare per integrare le aziende kazake – soprattutto le piccole e medie imprese che creano posti di lavoro – nelle catene manifatturiera e di approvvigionamento cinesi, per implementare la collaborazione e gli scambi transnazionali, incluso l’accesso dei prodotti kazaki sul mercato cinese. Per esempio il settore agricolo del Kazakhstan potrebbe iniziare ad integrarsi nella filiera di approvvigionamento alimentare cinese. Per ultimo, ma non meno rilevante, la Cina – con la sua grande esperienza nel commercio, nell’imprenditoria e negli investimenti internazionali – dovrebbe collaborare con il Kazakhstan per sviluppare le capacità nella gestione e nello sviluppo di questi settori, sia nel settore privato sia pubblico, per aiutare a migliorare la competitività internazionale delle imprese kazake. E i Paesi europei dovrebbero considerare di sfruttare il commercio e affidare i movimenti di merci e servizi ai canali di trasporto emergenti della Silk Road.

(Traduzione dall’inglese di Francesca Giannerini)

Testo aggiornato e adattato dal seguente articolo: Kazakhstan’s revival of the Silk Road Initiative: the challenges ahead, 08/10/2015.

NOTE:

RAFIS ABAZOV, Dottore di ricerca, è Visiting Professor all’Università Nazionale Kazaka Al-Farabi e Direttore del MDP/Global Classroom Program. Insegna anche alla School of International and Public Affairs, presso la Columbia University, New York. È autore di “The Formation of Post-Soviet International Politics in Kazakhstan, Kyrgyzstan and Uzbekistan” (1999), “The Culture and Customs of the Central Asian Republics” (2007) e “The Role of Think Tanks in the Policy-Making Process in Kazakhstan” (2012). È anche il curatore della serie “Literary heritage on the Great Silk Road” (2012-2015).


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