«La guerra alle porte. Contenere i conflitti nel Mediterraneo» – il convegno alla Camera «La guerra alle porte. Contenere i conflitti nel Mediterraneo» – il convegno alla Camera
Giovedì 19 novembre, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, Camera dei Deputati, si è tenuto il convegno La guerra alle porte. Contenere... «La guerra alle porte. Contenere i conflitti nel Mediterraneo» – il convegno alla Camera

Giovedì 19 novembre, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, Camera dei Deputati, si è tenuto il convegno La guerra alle porte. Contenere i conflitti nel Mediterraneo, organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG). La conferenza, divisa in due panel, si è incentrata sulle soluzioni per impedire che l’instabilità di Libia e Siria, paesi minacciati da violente lotte intestine, si ripercuota sui vicini e sull’intera regione. L’incontro ha visto la presenza di 40 corsisti del NATO Regional Cooperation Course 14 del NATO Defence College (NDC). La vasta partecipazione alla conferenza ha rimarcato l’importanza del tema affrontato, la cui attualità è stata peraltro evidenziata dalla coincidenza imprevista e imprevedibile con i fatti del 13 novembre a Parigi. I lavori hanno dato vita a un vivace e proficuo dibattito tra esperti in materia, rappresentanti delle istituzioni e delle forze di sicurezza, i quali hanno messo in luce punti di vista e prospettive differenti di analisi del terrorismo di matrice fondamentalista.

I lavori sono stati aperti dai saluti dell’On. Stefano Dambruoso, Questore della Camera dei Deputati, che ha ringraziato i presenti e gli organizzatori rimarcando la grande importanza e attualità della tematica discussa. I recenti fatti di Parigi, paragonabili a un atto di guerra, hanno mostrato la forte volontà reattiva della Francia che deve essere condivisa dai players mondiali e da attori regionali. La risposta, ha proseguito, deve essere anche di tipo investigativo, così da arginare il fenomeno del “reducismo”, il ritorno in patria di foreign fighters, garantendo allo stesso tempo quel bilanciamento necessario tra libertà e sicurezza, come nel recente D.L. antiterrorismo. L’Onorevole ha, infine, ricordato l’introduzione in Italia della figura importante del Procuratore Nazionale Anti-terrorismo con funzione di coordinamento tra polizia, servizi segreti e magistratura; ha concluso ribadendo che, nonostante si sia verificata un’anticipazione forte della soglia di punibilità, rimangono alte le istanze garantiste caratteristiche del nostro ordinamento democratico.

Il Presidente dell’IsAG, Tiberio Graziani, ha dato il suo benvenuto ai presenti affermando la necessità, dato il traumatico contesto temporale, di un approccio sinergico con la Russia per contenere i conflitti nella regione. Gabriella Lepre, giornalista RadioRai e conduttrice del programma “Voci dal Mondo”, ha moderato il primo panel, introducendo la Dott.ssa Valeria Ruggiu, Direttrice del programma IsAG “Nord Africa e Vicino Oriente” e curatrice, assieme a Daniele Scalea, del Report I conflitti in Libia e Siria e il potenziale di destabilizzazione regionale.

Dopo una breve introduzione circa il movimento e la comunicazione come i nuovi strumenti di guerra caratterizzati da varietà e imprevedibilità, la dott.ssa Ruggiu ha affermato che la difficoltà maggiore incontrata durante l’elaborazione del Report è stata quella della completezza, dacché il fenomeno analizzato è complesso e caratterizzato da una compresenza di attori locali e internazionali. Il Report, ha proseguito, si apre con una domanda circa il potenziale di destabilizzazione della Siria e della Libia, e si pone come obiettivo quello di valutare lo stato attuale dei paesi interessati, onde capire come evitare la loro destabilizzazione. Il Report sottolinea come Libia e Siria, paesi dilaniati dalla guerra civile, siano divenuti oramai “buchi neri” regionali che pongono il concreto rischio di destabilizzare un’area che va dal Marocco all’Asia Centrale, attirando le ingerenze di altri Stati e organizzazioni criminali. I paesi della regione oltre ad essere affetti da problematiche peculiari (la Turchia e la questione curda, il Libano e il nodo confessionale, l’Egitto e la Tunisia e i recenti cambi di regime) si ritrovano quindi a dover fare fronte a un medesimo caos potenzialmente globale: in tale contesto, la Giordania può giocare un ruolo importante come paese aperto al dialogo e portavoce di un Islam moderato. Valeria Ruggiu ha concluso il suo intervento affermando la necessità di adottare contromisure che abbiano lo scopo da una parte di porre fine all’arruolamento di altri terroristi e dall’altro di formare una società “consapevole”, non solo in Europa ma anche nei Paesi arabi.

La Prof.ssa emerita di Islamistica alla Sapienza Biancamaria Scarcia Amoretti ha aperto il proprio intervento affermando l’esistenza di importanti differenze fra sunniti e sciiti, anche in tema di jihad. Ha evidenziato come il jihad, nella sua duplice accezione di “sforzo” militare e spirituale, assuma un significato diverso per sunnismo e sciismo. L’Islam, ha proseguito, si trova sotto un attacco raffinato da parte dell’Occidente che, per un retaggio colonialista, pretende di insegnare i valori di libertà e giustizia sociale ai paesi del Medio Oriente. La Professoressa ha osservato che l’emergere dell’Iran come potenza regionale, sul piano geopolitico oltre che teologico, ha riportato in auge la divisione confessionale tra sunniti, la maggioranza, e sciiti, la minoranza, e come il punto di forza di quest’ultimi stia nell’essersi dati una figura unitaria che li rappresentasse, cosa che non è riuscita al sunnismo. In conclusione, l’Europa dovrebbe quindi aprirsi all’Iran e scegliere il modello che più combacia con gli interessi dell’Occidente.

L’Ammiraglio Mario Rino Me, docente presso l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI), si è soffermato nel suo intervento sull’analisi delle fratture economiche e demografiche che attraversano il così detto “Mediterraneo allargato” e sull’evaporazione dei confini coloniali, come il venir meno dello Stato libico, cerniera tra Maghreb e Mashreq. Secondo l’Ammiraglio, occorre sia agire sull’integrazione materiale e culturale dei migranti, per evitare un loro inserimento nel circuito criminale, sia contrastare il terrorismo e l’ideologia che ne definisce il suo fine e il suo agire politico, togliendo a Daesh il potere di attrazione e il consenso tra la popolazione. Nella seconda parte dell’intervento l’Ammiraglio ha indicato due direttrici lungo le quali agire per contrastare l’avanzata dell’Isis: la prima é un’azione militare, peraltro difficile e circondata da interrogativi, e la seconda è un’azione culturale, finalizzata a privare Daesh del proprio potere di attrazione. Egli ha concluso con l’auspicio di un accordo tra Stati Uniti e Russia da una parte e Arabia Saudita e Iran dall’altra, volto a unificare intenti e obiettivi.

La Dott.ssa Cinzia Bianco del King’s College di Londra ha fornito un quadro approfondito dei rapporti tra il mondo arabo del Golfo Persico e i paesi MENA. Le “Primavere Arabe” hanno alimentato l’instabilità regionale e le potenze del Golfo hanno saputo sfruttare la situazione supportando a livello politico, economico e commerciale le diverse fazione, fornendo anche strumentazioni militari ad alto tasso tecnologico. Lo scontro all’interno del mondo sunnita si è esteso, per Cinzia Bianco, anche al livello di mezzi di comunicazione, con il confronto tra le emittenti Al Jazeera, qatariota, e Al Arabiya, saudita. Queste manovre hanno l’obiettivo di estendere l’influenza geopolitica delle monarchie del Golfo, facendo leva su fattori tribali e sulla polarizzazione ideologica. In conclusione, secondo la Dott.ssa Bianco, solo un approccio costruttivo che bilanci interessi diversi (per esempio un accordo tra Iran e Arabia Saudita, vero “Game changer”) avrebbe ripercussioni stabilizzanti sui paesi della regione.

A concludere il primo ciclo di interventi è stato l’Ambasciatore Claudio Pacifico, già rappresentante italiano presso la Lega Araba e Direttore Generale della Farnesina, il quale ha esordito invitando a riflettere sul comportamento dei paesi occidentali negli ultimi anni, i quali hanno o provocato o incoraggiato dinamiche che hanno destabilizzato il Mediterraneo e travolte le vite di milioni di persone. L’Ambasciatore Pacifico ha sostenuto che il fallito tentativo di far funzionare un sistema democratico di stampo occidentale abbia avuto alla base la mancanza di consapevolezza politica, la povertà e le enormi sperequazioni economiche. Lo scontro tra paesi della regione vede una contrapposizione non solo tra sciiti e sunniti, ma anche tra Islam moderato e radicale. Risulta necessario, ha concluso l’Ambasciatore, creare un’ampia coalizione che abbia come priorità la pace e stabilizzazione della regione (non tanto l’uscita di scena di Assad), coinvolgendo anche la Cina per i suoi crescenti interessi e i paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Al termine del primo panel, la parola è ritornata al Presidente Graziani che ha affermato che dai vari interventi si possono trarre molteplici spunti di riflessione, arricchiti dai differenti approcci che hanno caratterizzato i relatori. Ha sottolineato, inoltre, l’emergere della necessità di un nuovo modello di sicurezza condiviso in Europa, in ambito occidentale ed esteso ad altri attori. L’Italia, ha affermato, può essere determinante nella riformulazione di tale modello e per questo vi è un’esigenza di ridefinire in maniera netta e con una ritrovata autorità le alleanze tenendo conto degli sconvolgimenti geopolitici in atto.

Il secondo Panel, moderato da Maria Grazia Romano, Faculty Advisor del NDC, ha visto come primo relatore il Prof. Paolo Bargiacchi, ordinario di Diritto Internazionale all’Università Kore di Enna, il quale ha osservato come Parlamento e giurisprudenza europea pongano limiti giuridici all’azione delle forza di polizia, non consentendone l’agevole raccolta di informazioni. Egli suggerisce quindi di superare tale impasse giuridica, trovando un giusto punto di equilibrio tra sicurezza e tutela delle libertà al più presto, pena il rischio che gli Stati membri dell’UE eludano i controlli delle Corti. Va sostenuto, ha proseguito, un approccio pragmatico più che valoriale volto alla creazione di un’autorità unica europea che si occupi di trattare dati e agire in modo preventivo e repressivo nei casi in cui le circostanze lo richiedano. Dopo i recenti fatti di Parigi, secondo Bargiacchi, la Francia potrebbe distaccarsi da questo modello di sicurezza per avvicinarsi per esempio al modello statunitense adottato a seguito dei fatti dell’11 settembre 2001.

La parola è passata al Prof. Vittorfranco Pisano, dell’Università Popolare UNINTESS, che ha analizzato le problematiche relative alla sicurezza e alla minaccia terroristica. Il terrorismo è un fenomeno dalle dinamiche note e ripetitive ma imprevedibili in quanto non è possibile determinare con certezza assoluta quali bersagli Daesh è intenzionato a colpire. Per Pisano, è sbagliato parlare di “guerra” a ISIS (come ha fatto Hollande) in quanto le azioni militari sono tra Stato ed ente sub-nazionale e utilizzare tale termine equivale a riconoscerlo in modo implicito. Lo Stato, ha concluso, deve tutelare in primis le proprie frontiere tramite un’azione di intelligence in grado di fare fronte a possibili minacce e ridurre il pericolo del terrorismo.

Il Prof. Ranieri Razzante, direttore dell’Osservatorio sul Riciclaggio e sul Finanziamento del Terrorismo (ORFT) della LUISS, ha rimarcato la necessità di dialogo con l’Islam moderato, la sua posizione assolutamente a favore della sospensione di alcune garanzie democratiche in scenari ben precisi e la proposta di applicare il “41bis” ai terroristi, ai reclutatori e ai facilitatori. Come l’articolo 41 bis, noto anche con la dicitura “carcere duro”, ha sancito una dura battuta di arresto per le organizzazioni mafiose, allo stesso modo, sostiene Razzante, è necessario agire nei confronti del terrorismo. L’accostamento non è casuale: infatti abbiamo potuto scorgere non poche somiglianze tra i modi di finanziamento dell’ISIS e delle organizzazioni di stampo mafioso. Successivamente Razzante ha illustrato le vie di finanziamento occulto dell’ISIS tra cui il petrolio, estratto e venduto grazie alla compiacenza di banche internazionali, il traffico di droga e di persone, le estorsioni, le imposizioni fiscali alle ONLUS che operano sul campo e le attività commerciali. Riciclaggio e finanziamento del terrorismo sono due facce della stessa medaglia.

Al termine del secondo Panel, si è tenuto il Q&A con il pubblico. I corsisti del NDC hanno unitamente condannato i tragici eventi di Parigi e hanno sottolineato l’estraneità dei fatti accaduti rispetto ai principi dell’Islam, religione utilizzata dai terroristi per giustificare i loro scopi criminali. I lavori si sono conclusi con i saluti e i ringraziamenti del Dott. Daniele Scalea, Direttore Generale dell’IsAG, che ha ribadito la necessità di evitare un allargamento della crisi, e con quelli del Colonnello Giuseppe Morabito, direttore della Middle East Faculty del NDC, che ha colto l’occasione per condannare con grande fermezza i fatti di Parigi. Sarà necessario trovare la paura del nemico, e lì attaccarlo politicamente e militarmente.

(Alessio D’Agapito, Jalila Dobere, Fatima Ezzahra Ez Zaitouni)



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